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8 marzo, l'onda femminista in America Latina

L'8 marzo le piazze e le strade dell'America Latina si sono riempite di donne di ogni età. Combattive, determinate, decise a rivendicare i propri diritti e a dire no al machismo in tutte le sue forme. Erano due milioni secondo la Coordinadora 8M a Santiago, un interminabile serpente colorato diretto verso Plaza de la Dignidad, come è stato ribattezzato il centro della rivolta di questi ultimi mesi. "Il nuovo Cile lo faremo tutte noi, con le nostre mani", così l'attrice Natalia Valdebenito nel suo improvvisato discorso. Il collettivo femminista Las Tesis, con la performance Un violador en tu camino, ha fornito il tema della mobilitazione. Altre massicce manifestazioni si sono tenute a Valparaíso, Concepción, Osorno, Puerto Montt.

In Messico decine di migliaia di donne hanno espresso la propria indignazione contro la violenza di genere, in un paese in cui ogni giorno si registra una decina di femminicidi, la maggior parte dei quali resta impunita. Una marea viola ha occupato il centro della capitale, marciando dal Monumento a la Revolución allo Zócalo. Manifestazioni anche a Mérida, Querétaro, Oaxaca, Cuernavaca.

A Buenos Aires un grande corteo si è diretto verso il palazzo presidenziale, la Casa Rosada: le manifestanti portavano rose e cartelli con i nomi delle tante vittime di femminicidio. Un'altra battaglia in campo è quella per il diritto d'aborto: dopo le grandi lotte del movimento, il governo Fernández dovrebbe inviare a breve al Congresso un progetto di legge in merito. La Chiesa cattolica però non rinuncia all'opposizione e proprio nella giornata dell'8 marzo ha celebrato una messa "in favore della vita" di fronte alla Basilica di Luján.

A São Paulo e in altre città del Brasile tantissime donne hanno manifestato contro il presidente Bolsonaro, noto per le sue espressioni machiste. In Colombia sono scese in piazza a migliaia per condannare l'inerzia del governo, che non fornisce protezione alle leader sociali, e per denunciare la responsabilità dei membri della forza pubblica in molti casi di violenza. Anche in Centro America le femministe si sono mobilitate: in Salvador per la depenalizzazione dell'aborto (nel paese vige una delle leggi più restrittive in materia), in Guatemala per denunciare l'impunità di cui continuano a godere i responsabili della morte, tre anni fa, di una quarantina di bambine e adolescenti nell'incendio di un centro d'accoglienza per minori. Prima del rogo le giovani ospiti dell'Hogar Seguro Virgen de la Asunción avevano segnalato a più riprese maltrattamenti e abusi. (9/3/2020)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato