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Una grande perdita per gli studi precolombiani

Och bi: con questa espressione maya, che significa "ha intrapreso la sua strada", l'archeologo Leonardo López Luján ha informato della morte del padre, lo studioso di culture precolombiane Alfredo López Austin, avvenuta a Città del Messico il 15 ottobre.

Nato nel 1936 a Ciudad Juárez, nello Stato messicano di Chihuahua, López Austin si era laureato in Legge, ma aveva poi abbandonato questo campo di studi per dedicarsi alla storia. Tra le sue opere ricordiamo Hombre-dios. Religión y política en el mundo náhuatl; El conejo en la cara de la Luna. Ensayos sobre mitología de la tradición mesoamericana; Cuerpo humano e ideología: las concepciones de los antiguos nahuas. Negli ultimi anni, in collaborazione con il ricercatore peruviano Luis Millones, si era dedicato al confronto tra la mitologia mesoamericana e quella andina.

López Austin non ha dato solo un rilevante contributo alla conoscenza del passato precolombiano, ma si è battuto sempre in difesa dei diritti delle comunità indigene. Dopo la sollevazione zapatista ebbe un ruolo rilevante negli Accordi di San Andrés tra il governo messicano e l'Ezln (accordi che in realtà non vennero mai attuati). Il 14 ottobre del 2019 scriveva su La Jornada: "Non perdono il colonialismo, straniero o interno, che dissangua i popoli indigeni chiamandoli ipocritamente connazionali o fratelli e li considera arretrati, infantili, incolti, incapaci di decisioni giuste, arrogandosi così il diritto di decidere per loro, negando loro il diritto di determinare liberamente il proprio destino. Io, messicano, non perdono il Messico razzista che ha prolungato per due secoli l'ingiusta situazione ereditata dal colonialismo spagnolo". (16/10/2021)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato