Napoli barrio latino

Le migrazioni internazionali latinoamericane, da tempo oggetto di studi e di ricerche nel nostro paese soprattutto per quanto concerne l’emigrazione di massa italiana verso i paesi del sud del continente americano, tornano a essere importante argomento di discussione per l’inversione migratoria verificatasi a partire dagli anni Settanta. L’America Latina, da area di arrivo di migliaia di emigranti europei, è diventata area di partenza di altrettanto numerosi flussi migratori che da queste regioni si dirigono innanzitutto verso gli Stati Uniti (meta principale) ma anche, e con sempre maggiore consistenza, verso l’Europa, e in particolar modo verso Spagna e Italia.

La discussione scientifica mira a far luce sugli aspetti fondamentali della questione, sugli effetti che queste migrazioni hanno nei paesi di ricezione e in quelli di partenza (sebbene ancora in misura inferiore in questi ultimi) in termini economici, di rimodellamento societario e in relazione alle dinamiche di rinegoziazione identitaria e culturale. La riproposizione dello storico incontro/scontro con l’alterità, fondante per il continente latinoamericano, costituisce ancora uno dei nodi più complessi da sciogliere. La natura meticcia propria di quel continente si incorpora in sistemi culturali complessi, i cui confini diventano sempre più sbiaditi, incontrollabili e “liquidi”, come direbbe Bauman.

Sono migranti dall’identità complessa e ibrida, perché latinoamericana, resa più problematica da un passato incombente, quel peso coloniale che ancora soffrono e rivivono nelle società d’arrivo, stigmatizzati perché le loro facce mantengono i tratti somatici dei popoli colonizzati della storia e perché le società in cui cercano di portare a compimento il progetto migratorio riservano loro posizioni subalterne sia a livello economico che sociale, ovvero lo status di moderni colonizzati.

Il libro Napoli barrio latino, di Maria Rossi (ed. Arcoiris, Salerno, 2011) si propone come nuovo tassello nel macro puzzle degli studi sulle migrazioni internazionali, offrendo al lettore una chiave di analisi complessiva sui movimenti umani latinoamericani, per poi puntare l’attenzione su uno studio di campo specifico, quello napoletano, in cui, alla di per sé articolata esperienza che i migranti vivono in quanto migranti, si intreccia la complessità propria della città di insediamento.

Procedendo con ordine, la prima parte del testo, "Migrazioni latinoamericane in Italia: politiche, analisi e significati delle quantità", rappresenta un’introduzione e una riflessione generale sui perché e sulle quantità dei movimenti migratori latinoamericani in Italia. I dati Imila del Cepal (Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina) riferiscono che negli ultimi anni c’è stato un notevole incremento del numero dei migranti nella regione: da un totale di 21 milioni nel 2000, si è passati a più di 26 nel 2005, il che rappresenta il 13% dei 200 milioni di migranti nel mondo. Tali stravolgimenti dei sistemi migratori, siano essi quantitativi che geografici, ovvia direzionali, non possono essere spiegati a partire da un unico sistema teorico, piuttosto dalla combinazione e intreccio di quelli esistenti. Le ricerche più recenti sulla mobilità umana latinoamericana dimostrano che gli studi classici, che riconducevano tali movimenti alla relazione tra push e pull factors, sono a dir poco superati a favore di nuove teorie che tengono conto di un insieme di fattori: le politiche migratorie dei paesi d’arrivo e le relazioni diplomatiche che intrattengono con quelli di partenza, l’azione delle reti parentali e amicali che permettono un ingresso "morbido" del migrante nella nuova realtà, la partecipazione e peso della famiglia del migrante tanto nella scelta di partire, quanto nella destinazione, durata e sviluppo del progetto migratorio.

A questo nuovo ventaglio di prospettive si affianca un’articolazione del flusso sempre più intricata. Sono ormai superate le barriere delle migrazioni tradizionali, sia per quanto riguarda le singole regioni d’origine (tra le più attive verso l’Europa in questi ultimi decenni quelle andine e non più quelle che rappresentavano le mete storiche delle migrazioni italiane, ovvero i paesi del Cono Sud), sia per la composizione di genere che, a dispetto degli schemi classici, vede una partecipazione sempre più importante delle donne, su cui incide l’azione combinata delle reti migratorie e della domanda di lavoro, tanto da poter parlare di feminización de las migraciones, sia per quanto riguarda l’attivismo associativo e d’impresa non solo nella regione d’arrivo, ma anche in quella di partenza, con cui molti immigrati continuano a mantenere rapporti non solo come invio di rimesse o visite ai parenti ma, sempre più spesso, attraverso l’avvio di attività economiche.

Tra i paesi europei l’Italia rappresenta la seconda meta d’arrivo per quantità e dinamiche migratorie, subito dopo la Spagna. Sebbene coinvolto maggiormente (sia quantitativamente che per le implicazioni sociali) in flussi storici come quelli provenienti dal Nord Africa o più recenti, dall’Est Europeo e dalla Cina (pure altrettanto consistenti), il nostro paese sperimenta arrivi sempre più consistenti dall’America Latina, i cui immigrati in Italia rappresentano il 7,7% del totale degli immigrati regolarmente residenti secondo i dati Istat al 31 dicembre 2008. La geografia della distribuzione dei latinoamericani in Italia vede un netto predominio di alcune regioni italiane come principali aree di insediamento, tra le quali la Lombardia, il Lazio e indubbiamente la Liguria dove nelle città di Genova e La Spezia c’è la più alta incidenza di latinoamericani sul totale della popolazione migrante residente.

In questa geografia insediativa si inserisce Napoli e la piccola "comunità" latinoamericana che è oggetto dell’indagine di campo a cui è dedicata tutta la seconda parte del libro "Strategie di identificazione: latinoamericani a Napoli". La città partenopea è la città-porta per eccellenza, porto da cui si imbarcavano gli emigranti meridionali alla volta delle Americhe in un viaggio verso l’ignoto; città cosmopolita e storicamente multiculturale per il susseguirsi di dominazioni straniere; ma nella vita degli immigrati che vi abitano è anche valore aggiunto, spesse volte in senso peggiorativo, per questo ancora considerata da molti come luogo di passaggio e non solo perché il Nord attrae per l’immagine di ordine e stabilità che offre, ma soprattutto a causa di fattori endogeni che si perpetuano e si riflettono nella vita dei suoi nuovi abitanti.

In questa Napoli anche i latinoamericani cercano il loro spazio e ancorano le loro speranze per il futuro. Nella seconda parte del libro, dunque, la città viene esaminata come spazio latino di insediamento, conseguenza di pratiche di appropriazione e trattamento del territorio da parte del gruppo in questione, di cui si mettono in luce alcuni degli aspetti più importanti dell’esperienza di un migrante, dalla vita quotidiana al rapporto con la città, dall’inserimento lavorativo alla vita associativa di gruppo, dal recupero delle tradizioni al bisogno di riconoscimento. Ed è ai componenti stessi del gruppo che viene lasciato lo spazio e la possibilità di raccontare le loro storie, come fosse un racconto al lettore reso possibile dall’utilizzo della ricerca sociale di tipo qualitativo. In base a questa metodologia la ricerca si è mossa sul campo, tra i latinoamericani presenti sul territorio partenopeo, a cui sono stati distribuiti questionari a traccia aperta che, grazie a una struttura che non incasella ma piuttosto facilita la propensione al racconto, ha permesso di raccogliere testimonianze preziose confluite poi nelle pagine del libro, da cui emergono non solo le principali dinamiche migratorie, ma anche problematiche più complesse, quali il rapporto con la società d’accoglienza e, parallelamente e con non meno difficoltà, le relazioni intra-comunitarie, spesso di difficile gestione per l’eterogeneità propria del gruppo.

"A volte mi guardo allo specchio e mi dico: Ormai che sono? Sono peruviana senz’altro, ma adesso forse sono sudamericana… pure con mio marito [italiano], lui sa che le mie abitudini ci sono sempre, però ormai pure ho adottato la vostra cultura. A volte mi sento un poco perduta per il fatto dell’identità, allora mi dico che sono peruviana però sono diventata anche un miscuglio".

Con queste parole una giovane immigrata peruviana riassume una delle sfide più ardue che il gruppo in questione, ma in generale tutti gli immigrati, devono affrontare: ovvero quello della costante rinegoziazione identitaria. Migrare significa rottura con il passato, scontro con il presente, destabilizzazione, incertezza, ricostruzione del sé, ancoraggio ai miti e alle tradizioni del paese d’origine per poi ritrovare abitudini, gesti e valori, a distanza di tempo, fusi, decomposti e riformulati in versioni nuove, che degli originali conservano la base, altre volte solo il ricordo o il nome perché, invece, trasformati in qualcosa di nuovo, di ibrido e di fortemente rinnovato.

Molti degli immigrati intervistati definiscono l’Italia un sogno, un mito da conquistare, una moderna America in cui fare fortuna. Ma in questo lungo cammino di integrazione e reciproco riconoscimento molte domande restano ancora senza risposte. L’Italia sarà capace di mettere a frutto la personale esperienza di paese di emigranti per costruire un percorso di reale integrazione con i suoi nuovi abitanti? Come e in che misura la stereotipata somiglianza culturale inciderà nelle dinamiche integrative tra Italia e latinoamericani? Lo scontro identità/alterità riuscirà a confluire in un dialogo aperto in egual misura a entrambe le parti? In tal senso Napoli barrio latino propone spunti di riflessione su questi e altri temi relativi alle migrazioni internazionali e alle sfide sull’integrazione e sull’intercultura ancora da affrontare in futuro.