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Sud America, negazionisti all'attacco

In Argentina il processo giudiziario per i crimini di lesa umanità si trova in "stato d'emergenza" per i sempre maggiori ostacoli che si frappongono ai giudizi contro gli ex repressori. Questa la denuncia emersa da un incontro di magistrati, avvocati, parlamentari e rappresentanti degli organismi in difesa dei diritti umani che si è tenuto il 10 aprile. Nel paese che più di tutti aveva progredito nel perseguire il terrorismo di Stato si registra un preoccupante arretramento.

"Il processo di memoria, verità e giustizia ha smesso di essere una politica di Stato - afferma l'avvocata Elizabeth Gómez Alcorta - L'esecutivo ha smantellato quasi tutte le strutture che affiancavano cause penali e magistrati nella ricerca di testimoni e informazioni". "Mancano i giudici e mancano gli spazi fisici per portare avanti le udienze", segnala Angeles Ramos, della Procuraduría de Crímenes contra la Humanidad. Continueranno così a godere dell'impunità non solo numerosi militari, ma anche tanti civili (banchieri, imprenditori, giornalisti) che furono complici della dittatura e da questa trassero profitto.

Mentre si moltiplicano i casi di condannati per sequestro, tortura e omicidio che ottengono il beneficio degli arresti domiciliari con il pretesto dell'età o dello stato di salute, aumentano le dichiarazioni negazioniste di esponenti del macrismo. Proprio in occasione del 41° anniversario del golpe, il 24 marzo, il responsabile della Segreteria dei Diritti Umani, Claudio Avruj, ha nuovamente cercato di ridimensionare il numero dei desaparecidos. Non si tratta di una semplice polemica storica, ma di un preciso messaggio politico che mira a delegittimare il ruolo di Madres e Abuelas de Plaza de Mayo. Come scrive il sociologo Guillermo Levy, la cifra esatta non si conoscerà mai: "Sequestri notturni, silenzio, negazione e distruzione di prove. Non ci sono elenchi, non ci sono confessioni per cui tutto ciò che abbiamo è il frutto del lavoro artigianale e militante di migliaia, di fronte a poteri e silenzi molto più forti dell'energia posta in questa ricostruzione. Chiaramente 30.000 non è oggi il numero della precisione, ma di una posizione. Distruggere questo numero non significa cercare una perfezione quantitativa, ma distruggere un'eredità di lotta a volte solitaria, altre volte di gruppo, di quanti hanno via via costruito, cercato, denunciato e nominato ciò che è avvenuto: un genocidio".

Che l'attacco sia diretto a screditare Madres e Abuelas, costantemente in prima linea contro la politica repressiva del governo, lo dimostrano anche le foto scattate sempre il 24 marzo ai parlamentari della maggioranza, ritratti dietro striscioni con le scritte "I diritti umani non hanno padrone" e "Mai più gli affari dei diritti umani" (era stato lo stesso Macri a definire "un affare sporco" la lotta per i diritti umani).

Ancora più preoccupante la situazione negli altri paesi del Sud America. Lo afferma il brasiliano Jair Krischke, presidente del Movimento de Justiça e Direitos Humanos, al quale Página/12 ha chiesto se nella regione vi siano ancora in azione elementi del Plan Côndor: "Basandomi sui fatti, la risposta che devo dare è sì. Questa gente si sta muovendo per impedire che si conosca la verità e per intimidire la giustizia. Non sto dicendo che il Plan Côndor continua a volare come negli anni Settanta, quando contava sull'apparato degli Stati terroristi di Argentina, Uruguay, Brasile, Cile, Paraguay, ecc. Ora hanno smesso di realizzare sequestri e omicidi in modo coordinato, ma la grande maggioranza dei suoi membri gode ancora della libertà in Cile e in Uruguay, per non parlare del Brasile, perché qui tutti sono liberi grazie all'amnistia che ci ha lasciato la dittatura e che nessun governo civile ha revocato".

E l'anno scorso Temer ha nominato responsabile del gabinetto per la Sicurezza Istituzionale il generale Sérgio Etchegoyen, dando così ai militari un preciso segnale: non devono preoccuparsi di future indagini sul passato. Etchegoyen infatti, durante il mandato di Dilma Rousseff, aveva pubblicamente attaccato la Comissão da Verdade che, pur con molti limiti, cominciava a svelare le implicazioni brasiliane del Plan Cóndor.

Jair Krischke figura nell'elenco di tredici persone minacciate di morte in Uruguay dal sedicente Comando Barneix. Il gruppo prende il nome da un generale a riposo suicidatosi due anni fa, quando stava per essere arrestato sotto l'accusa di aver torturato e assassinato nel 1974 un giovane militante di sinistra. Per ogni nuovo suicidio di militari - afferma il comunicato di questi nostalgici della dittatura - uccideremo tre persone scelte a caso dalla lista. Nel mirino del Comando vi sono personalità impegnate a vario titolo nella difesa dei diritti umani: oltre a Krischke il giurista francese Louis Joinet, la ricercatrice italiana Francesca Lessa, avvocati e magistrati uruguayani e il ministro della Difesa del governo di Montevideo, Jorge Menéndez. (11/4/2017)

In archivio 2017 altre notizie sulla difesa dei diritti umani:

Sentenza a Roma per il processo Condor (19/1/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato