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Guyana, vittoria della sinistra alle elezioni

Gli abitanti della Co-operative Republic of Guyana avevano votato il 2 marzo, ma la proclamazione del vincitore è arrivata solo cinque mesi dopo: nelle presidenziali si è imposto Mohamed Irfaan Ali, della formazione di sinistra Ppp/C (People's Progressive Party/Civic). Il ritardo nel riconoscimento dei risultati è dovuto al tentativo del presidente uscente, l'ex militare David Arthur Granger sostenuto dalla coalizione Apnu/Afc, di ottenere la riconferma grazie ai brogli. Un tentativo maldestro: la verifica ha permesso di scoprire circa 4000 schede non conteggiate a favore dell'opposizione attribuendo così il trionfo al Ppp/C, che ha anche conquistato la maggioranza dei seggi della National Assembly.

Questo voto riveste una particolare importanza politica visto che il paese confina con il Venezuela e che il governo Granger era noto per le sue posizioni filostatunitensi (alla ExxonMobil aveva dato in concessione le ricche riserve petrolifere di cui dispone). Ma avvicinandosi il momento delle consultazioni, l'esecutivo di Georgetown aveva tentato di prendere le distanze dall'amministrazione Trump: in luglio - aveva rivelato il quotidiano Chronicle - aveva respinto la richiesta Usa di utilizzare il territorio della Guyana per trasmettere la Voz de las Américas e i suoi contenuti antichavisti verso la Repubblica Bolivariana. La responsabile delle Comunicazioni della presidenza, Ariana Gordon, aveva dichiarato: "Non è nel nostro interesse nazionale fare quacosa che contribuisca a destabilizzare le relazioni con il Venezuela". Relazioni già complicate dalla controversia in corso per il controllo della regione dell'Esequibo. (3/8/2020)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato