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Argentina, il "partito dei giudici" condanna Cristina Fernández

Pochi giorni dopo il fallito attentato contro Cristina Fernández, il quotidiano Clarín, portavoce della destra macrista, titolava: "La pallottola non è uscita, ma la sentenza uscirà". Quasi un'ammissione di colpevolezza, la confessione che il tentato omicidio e l'accanimento giudiziario fanno parte di un unico disegno, quello di "togliere di mezzo" la figura politica più importante dell'Argentina odierna. Il processo per il Caso Vialidad, la presunta assegnazione irregolare di opere stradali nella provincia di Santa Cruz, ha riaperto una causa che era stata già chiusa a suo tempo per assoluta mancanza di prove. Un esempio classico di lawfare, sulla falsariga di quello che in Brasile portò Lula in prigione per spianare la strada all'elezione di Bolsonaro.

"Le campagne, tanto politiche quanto giudiziarie e mediatiche, orchestrate contro di lei hanno fatto sì che il processo in sé stesso sia ingiusto e tanto pieno di irregolarità che è impossibile incontrare negli annali della storia processuale recente un insieme più elevato di errori o difetti (nel migliore dei casi) e di illeciti penali (caso più adeguato alle evidenze accumulate)", scriveva alla vigilia il noto giurista spagnolo Baltasar Garzón.

E alla fine la sentenza è arrivata: sei anni di carcere e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il "partito dei giudici" sostituisce i golpe militari degli anni Settanta nell'imporre gli interessi oligarchici sul bene comune. Non si tratta di una sentenza definitiva, mancano altri gradi di giudizio e si presume passeranno anni prima che venga messa la parola fine. Ma il segnale è chiaro: "Mi condannano perché condannano un modello di sviluppo economico", ha affermato Cristina in un messaggio dal suo ufficio nel Congresso.

A festeggiare non sono solo i grandi gruppi nazionali. In settembre Atilio Boron commentava un documento  della Camera di Commercio degli Stati Uniti in Argentina che manifestava "la sua preoccupazione" davanti alla possibilità che il Senato attuasse una riforma della Corte Suprema ampliandone il numero dei membri. "Le imprese statunitensi - scriveva Boron - si sentono a loro agio con la Corte Suprema e il Potere giudiziario che abbiamo! Per loro il cancro del lawfare non esiste, è soltanto il delirio di qualche spirito allucinato nel campo popolare". (7/12/2022)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato