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Latinoamerica-online.it l'informazione dall'America Latina - febbraio 2012 |
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Fotografia |
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Tina Modotti: un nuovo sguardo Si è aperta a Roma la mostra Tina Modotti: un nuovo sguardo (fino all'11 marzo), organizzata dall’Ambasciata del Messico in Italia in collaborazione con l’Instituto Cervantes. Si tratta di una selezione di 26 fotografie scattate tra il 1923 e il 1927, che ci pone di fronte a immagini innovative e semplici: un riflesso sensibile di tutte quelle cose che, radicate nel quotidiano, non ci sembrano degne di ammirazione e invece rappresentano l’essenza della vita. D’indole ribelle, proletaria per nascita, Tina Modotti appartiene a quella generazione di artisti che hanno intrecciato i fili dell’impegno sociale alle cause che, nella prima metà del XX secolo, hanno condotto a nuovi modi di intendere la ragion d’essere dell’uomo contemporaneo. per maggiori informazioni |
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Cinema |
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Pino Solanas presenta Tierra Sublevada Il cineasta argentino Pino Solanas - vincitore nel 2004 dell'Orso d'oro del Festival del cinema di Berlino - presenta il 6 febbraio a Roma il suo documentario Tierra Sublevada. Oro Impuro, viaggio sconcertante tra i risultati delle politiche neoliberiste avviate negli anni Novanta e portate alle estreme conseguenze negli anni immediatamente successivi. Terminato nel 2009 il film guida, con un sottofondo di musiche malinconiche, nei luoghi della vasta provincia argentina in cui le concessioni minerarie hanno fatto tremendi danni: sul fronte ambientale, sul fronte dell’occupazione, sul fronte dello sfruttamento intensivo di risorse i cui proventi non creano alcun beneficio per la popolazione locale, andando invece ad arricchire i bilanci di multinazionali straniere, incoraggiate anche a livello fiscale da autorità conniventi. Il costo del saccheggio in atto è rappresentato da colline buttate giù con la dinamite, falde acquifere inquinate, attività agricole in rovina. Una terra violentata, insomma, al pari dei suoi abitanti. per maggiori informazioni |
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Nel centenario della morte |
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L'Ecuador ricorda Eloy Alfaro Delgado Ricorre quest'anno il centenario della morte del presidente Eloy Alfaro Delgado (1842-1912), padre dello Stato moderno ecuadoriano. Eloy Alfaro è uno dei pilastri fondamentali della democrazia e della trasformazione sociale ed economica dell’Ecuador: promotore della ferrovia, dell’educazione pubblica e della Scuola di Arti e Mestieri, istituì lo Stato laico e favorì l’istruzione scolastica delle donne. La barbara uccisione del generale Alfaro e dei suoi seguaci, avvenuta a Quito il 28 gennaio 1912, rappresenta uno degli eventi più drammatici della storia del paese. |
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Astronomia |
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Sulle Ande cilene il telescopio più grande del mondo Una "cattedrale" della scienza in pieno deserto cileno. Questo sarà l’European-Extremely Large Telescope (E-ELT), il telescopio ottico-infrarosso più grande al mondo che verrà realizzato entro una decina d’anni dall’European Southern Observatory (ESO) nel deserto di Atacama sulle Ande cilene, in località Cerro Amazones, a 3060 metri di quota. E-ELT è un telescopio della classe dei 40 metri, quasi la metà di un campo da calcio. Grazie alla sua imponente struttura riuscirà a raccogliere una quantità di luce quindici volte maggiore rispetto a quella raccolta dai telescopi più all’avanguardia della classe di 8-10 metri, attualmente in uso. La nostra conoscenza dell’astrofisica si amplierà enormemente grazie al contributo di E-ELT, che studierà gli oggetti più distanti, dalle prime galassie ai buchi neri super-massicci. Riusciremo a comprendere come si siano formate le prime stelle e come si siano evolute. E-ELT scruterà il cielo alla ricerca di pianeti extrasolari simili alla Terra e potenzialmente abitabili. Studiandoli nel dettaglio, avvicinerà gli astronomi a una migliore comprensione delle prime fasi della formazione di sistemi planetari, contribuendo a dare risposta all’ancestrale domanda: "Siamo soli nell’universo?" |
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Profezie |
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Nel 2012 la fine del mondo? Sulla "profezia" dei Maya che fisserebbe al 21 dicembre 2012 la fine del mondo, vi segnaliamo un articolo di Antonio Aimi, studioso di culture precolombiane. Anche se un proverbio cinese ricorda che "quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito", nel caso del tormentone "2012 - la fine del mondo" (profezie apocalittiche, film, libri, siti Internet e chi più ne ha più ne metta) sarebbe bene guardare il dito. Anzi la persona che tiene il dito puntato verso il nulla. Ma capire le ragioni di queste mode new age va al di là delle possibilità di chi ha una certa familiarità col calendario maya, l’innocente motore immobile del circo che ci aspetta da qui alla data fatidica. In attesa di vedere come andrà a finire (ovviamente si accettano scommesse) può essere utile verificare che cosa sul 2012 hanno detto i diretti interessati. Innanzi tutto è importante osservare che si tratta sostanzialmente di una estrapolazione dal Conto Lungo, uno dei calendari maya. I Maya, in realtà, non fanno mai riferimento al 2012 né lo associano ad alcuna profezia. segue |
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Haiti |
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Design solidale a Milano La mostra "Hispaniola - Design per solidarietà" vede coinvolti dieci designer nella progettazione di arredi, in particolare banchi, per le strutture scolastiche, le così dette escuelitas, create e gestite dalla ong dominicana Oné Respe in aree di forte degrado della Repubblica Dominicana, che ospitano ogni anno centinaia di bambini dominicani e haitiani. Il fine è duplice: da un lato riportare l’attenzione, ormai sopita, sulla situazione haitiana ancora irrisolta dopo il tremendo sisma del 12 gennaio 2010; dall’altro contribuire concretamente all’economia locale dando un impulso produttivo, capace di innescare processi di sviluppo ad Haiti e nella vicina Repubblica Dominicana, coniugando design e artigianalità locale. La rassegna, inaugurata a Milano il 12 gennaio presso la Plusdesign Gallery (via Ventura 6), resterà aperta fino al 26 dello stesso mese. per maggiori informazioni |
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Teatro |
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In scena a Milano La modestia di Spregelburd Al Teatro Grassi di Milano va in scena, dal 10 gennaio al 5 febbraio, La modestia di Rafael Spregelburd, con la regia di Luca Ronconi. "E' colpa mia se la vita mi passa accanto senza vedermi": in questa battuta del personaggio di Anja, è racchiuso il senso de La modestia, di Rafael Spregelburd, argentino, classe 1970, drammaturgo, regista, attore, traduttore. Ispirandosi alla pittura grottesca e visionaria di Hieronymus Bosch, Spregelburd ripensa in teatro la raffigurazione dei sette peccati capitali proposta dall'artista olandese nel Cinquecento. Per Spregelburd, i vizi contemporanei sono paranoia, stravaganza, caparbietà, stupidità, panico, inappetenza e finta modestia, pericolosissimo vizio che sa di mediocrità. "La commedia - spiega Ronconi - è enigmatica o ironica, a seconda dell’occhio con cui lo spettatore sceglie di vederla. Spregelburd prevede quattro attori, due coppie, per otto personaggi. La vicenda, una storia di equivoci e di espedienti, si svolge in un unico spazio, che indica due luoghi - e di conseguenza due tempi - diversissimi e lontani: Buenos Aires ai nostri giorni, forse un paese dei Balcani in un tempo passato. Colpisce la sensazione di spaesamento che pervade i personaggi: nessuno si sente mai a casa propria, né in senso logistico, né in senso identitario. Il teatro di Spregelburd fa pensare a un certo cinema che abbiamo conosciuto e apprezzato grazie a registi e sceneggiatori come Alejandro González Iñárritu e Guillermo Arriaga, autori di film come Babel o 21 grammi. Una cifra tipicamente latinoamericana, ma che ci è divenuta familiare e che viviamo come profondamente contemporanea". V. l'intervista a Rafael Spregelburd apparsa su il manifesto |
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Arte |
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Living Rooms del cubano Diango Hernández E' in corso presso il Mart di Rovereto, fino al 26 febbraio, la mostra Diango Hernández. Living Rooms, a Survey, a cura di Yilmaz Dziewior. Diango Hernández, nato nel 1970 a Sancti Spíritus, nell’isola di Cuba, vive a Düsseldorf. Questa è la prima retrospettiva mondiale dedicata al suo lavoro, che ha già ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali: le acquisizioni da parte di collezioni pubbliche prestigiose come il MoMA di New York, e le partecipazioni alla Biennale di Venezia del 2005, a quelle di San Paolo e Sydney nel 2006, a quella di Liverpool nel 2010 e, nello stesso anno, alla Triennale Kleinplastik di Fellbach. L'esposizione comprende un centinaio di opere dal 1996 a oggi, tra cui disegni, installazioni, dipinti, video e due lavori realizzati appositamente per il Mart: Resistere e A house without objects. per maggiori informazioni |
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Fotografia |
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A Rovereto l'Argentina di Carlo Valsecchi E' aperta fino al 26 febbraio, presso il Mart di Rovereto, la mostra "Carlo Valsecchi. San Luis", incentrata su trentasei grandi opere fotografiche realizzate tra il 2007 e il 2008 in alcuni dei luoghi più sperduti dell'Argentina. Il lavoro del quarantaseienne fotografo bresciano è, per sua stessa definizione, "una sorta di Land Art": campi arati oppure spazi aperti mai toccati da mano umana; rettilinei stradali o lunghissimi canali di irrigazione. Obiettivo del fotografo è indagare il rapporto tra spazio mentale e spazio fisico. Un tema, questo, centrale nella ricerca dell'artista, anche in lavori che hanno per soggetto scenari di tipo industriale e architettonico-urbano. Un esempio su tutti è la monumentale immagine "0507 San Luis" (2007), larga un metro e mezzo e lunga ben sedici metri e mezzo. Coglie un paesaggio sterminato sormontato da una striscia azzurra. Questa potrebbe voler rappresentare l'oceano, ma a San Luis il mare è talmente lontano da essere radicalmente assente. L'azzurro è in realtà un effetto ottico generato da altre terre all'orizzonte, che l'occhio non riesce a risolvere. Tobia Bezzola, nel catalogo, descrive l'idea del limite rappresentato da Valsecchi come "la vertigo dell'orizzontalità". E Valsecchi, di rimando, spiega: "L'incontro con la vertigo dell'orizzontalità è di una forza inaudita, lascia senza respiro. Devi dimenticarti di essere un abitante del vecchio mondo e farti avvolgere dagli spazi della natura. Di fronte alla natura noi uomini dimostriamo spesso una 'transitoria arroganza' attraverso la quale diveniamo non-vedenti. Riuscire a immaginare una relazione con la Natura primordiale di questi luoghi per il sottoscritto è stato assai complesso, ma allo stesso tempo un desiderio insopprimibile". per maggiori informazioni |
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Libri |
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"Memorie di un'infamia", di Lydia Cacho Tra le novità editoriali segnaliamo la pubblicazione in Italia di "Memorie di un'infamia" (Fandango Libri), l'opera della coraggiosa giornalista Lydia Cacho. Nata a Città del Messico il 12 aprile del 1963, Lydia Cacho da sempre si batte per i diritti delle donne e dei bambini, e lo fa attraverso le sue parole e la sua voce. Ha iniziato la sua carriera scrivendo per le pagine culturali del giornale Novedades de Cancún, e in seguito iniziò a interessarsi di problemi sociali. Lydia descrive la sua famiglia come una "tribù amorosa, solidale e forte, che ha sempre condiviso ideali pacifisti". La madre la portava, insieme alle sue sorelle e ai fratelli, nelle "città perdute" della capitale. "Là la gente vive nelle discariche - racconta - con una tortilla al giorno… quando c’è. Penso che mia madre non abbia mai immaginato l’effetto che produsse nella mia anima quell’incontro". Nel 2003 scrisse degli articoli per il giornale Por Esto, su abusi sessuali perpetrati nei confronti di minori nella città di Cancún. segue |
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Fumetti |
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"L'Eternauta" con la prefazione di Fofi E' uscita in Italia la riedizione, assai fedele all'originale e con la prefazione di Goffredo Fofi, de "L'Eternauta" (001 Edizioni), il fumetto di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López. Quando venne pubblicata la prima puntata, nel settembre 1957 su Hora Cero Semanal, una rivista argentina, nessuno pensava che "L'Eternauta" sarebbe passato alla Storia: e non soltanto a quella del fumetto. Nessuno lo pensava, perché la vicenda di un'invasione aliena e della resistenza di un gruppo di persone, sembrava una delle tante storie di fantascienza che, in quegli anni, popolavano gli incubi collettivi suscitati dalla guerra fredda. Ma il fumetto, scritto da Oesterheld e disegnato da López, era qualcosa di diverso e di più: tutto succedeva a Buenos Aires, in Argentina, e la lotta contro gli alieni non era opera del classico supereroe, ma di quattro cittadini comuni. E, puntata dopo puntata (per due anni), si scopriva che gli alieni, nei loro metodi oppressivi e repressivi, erano molto terrestri. "L'Eternauta" era una potente metafora della società e della politica argentina che, proprio allora, stava incubando i germi di quella feroce dittatura che Jorge Rafael Videla instaurò nel 1976. segue |
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Festival del Film di Roma |
La vittoria a una commedia argentina Piovono mucche. Inizia così, nel modo più stravagante possibile, Cosa piove dal cielo? (titolo originale Un cuento chino), bella sorpresa del concorso romano. C'è una barchetta di legno e una coppia di cinesi innamorati e una scena in sospensione, nel tempo e sul lago. Il quadro è kitsch, l'effetto flou, il romanticismo patinato. La svolta inaudita: all'improvviso dal cielo piomba sulla barca - e sulla sfortunata donna - una mucca. Tragedia. E risate. Chiusa parentesi (per ora). Ci spostiamo a Buenos Aires ed entriamo nella vita piatta e brutalmente alienata di Roberto, un uomo sulla cinquantina tutto casa e bottega (è il proprietario di un ferramenta). Monotonia quotidiana, sguardo fisso e sornione, tendenza al monologo. Roberto è routine ed esilio volontario. Unico passatempo: il ritaglio dei fogli di giornale delle notizie più incredibili dal mondo (una di queste fa riferimento alla tragedia dell'incipit). segue |
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Il Cinema Latinoamericano a Trieste |
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I premi e le motivazioni PREMIO AL MIGLIOR FILM: El casamiento di Aldo Garay (Uruguay-Argentina, 2011) Motivazione della Giuria: Con un sapiente esercizio di lettura psicologia dei personaggi, trattati con particolare pudore, il film racconta relazioni affettive che hanno subito forme di insopportabile intolleranza. Un film-verità molto ben dominato per la qualità delle sequenze, l’eccellente lavoro di macchina da presa e l’intelligenza della musica. Per tutto ciò si tratta di un forte e splendido contributo contro i pregiudizi di una società che anche a questo livello tenta la strada della liberazione. PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: Entre la noche y el dia di Bernardo Arellano (Messico, 2011) Motivazione della Giuria: Per la grazia rispettosa e l’attenzione con cui il film entra nella dolorosa tematica dell’emarginazione liberando questa condizione in una prospettiva finale di libertà, felicità e autonomia per lo straordinario protagonista. Il film emoziona, coinvolge e guida lo spettatore senza mai cadere in scelte strumentali o retoriche. segue |
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Libri |
Napoli barrio latino Le migrazioni internazionali latinoamericane, da tempo oggetto di studi e di ricerche nel nostro paese soprattutto per quanto concerne l’emigrazione di massa italiana verso i paesi del sud del continente americano, tornano a essere importante argomento di discussione per l’inversione migratoria verificatasi a partire dagli anni Settanta. L’America Latina, da area di arrivo di migliaia di emigranti europei, è diventata area di partenza di altrettanto numerosi flussi migratori che da queste regioni si dirigono innanzitutto verso gli Stati Uniti (meta principale) ma anche, e con sempre maggiore consistenza, verso l’Europa, e in particolar modo verso Spagna e Italia. segue |
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Pittura |
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In ricordo di Flo (Florence Woods) Occhi azzurri della superficie del mare Sorriso dolce che copriva dolori antichi Giovane donna del sud del Nuovo Mondo, indomabile, fibra bella Questi versi di Giampiero Gobbato sono dedicati a Florence Woods, scomparsa un anno fa a Cernusco sul Naviglio (in provincia di Milano). Nata a Rosario, in Argentina, Florence aveva partecipato alle lotte popolari che avevano attraversato il suo paese alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta. Nel 1971, ricercata dagli apparati repressivi, era stata costretta a lasciare Rosario e a rifugiarsi nel Cile di Salvador Allende. Per circa due anni aveva condiviso i processi politici e sociali cileni, finché il golpe di Pinochet non l'aveva costretta a riparare, insieme al figlio di cinque anni, negli uffici commerciali di Cuba a Santiago, coraggiosamente resi territorio svedese dall’ambasciatore Arold Edelstam. Alla fine del 1974 Florence aveva deciso di stabilirsi a Milano, dove un piccolo gruppo di argentini già svolgeva attività di solidarietà con l’America Latina. Due anni dopo era stata raggiunta dalla tremenda notizia che la sorella maggiore, impegnata in attività sociali nelle villas miserias di Buenos Aires, era stata sequestrata e fatta scomparire dalla giunta militare argentina. Di Florence Woods vi presentiamo un catalogo delle opere del periodo 1990-95. |
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Poesia |
La cubana Fina García Marruz galardonada con el Premio García Lorca La escritora cubana Fina García Marruz ha sido galardonada con el VIII Premio Internacional de Poesía Ciudad de Granada Federico García Lorca, que distingue el conjunto de una obra poética. A través de una rueda de prensa el alcalde de Granada (sur de España), José Torres Hurtado, dio a conocer la decisión del jurado, que reconoce a García Marruz como una de las autoras más importantes de la literatura hispanoamericana del siglo XX. Torres Hurtado informó que debido a las condiciones de salud de la poetisa caribeña, no pudo recibir el galardón personalmente. Desde el Carmen de los Mártires de la ciudad española, el jurado deliberó durante más de una hora y resaltó el “tono reflexivo, intenso y apasionado de la poetisa cubana, así como su contención formal y el dominio de la expresión lingüística. También resaltaron su labor investigadora sobre la literatura de Cuba desde instituciones como la Biblioteca Nacional José Martí y el Centro de Estudios Martianos. García Marruz, premiada además con el Pablo Neruda de Chile y el Reina Sofía de España, ha competido con otras 40 candidaturas, la mayoría de ellas de ensayistas latinoamericanos. sigue |
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Giustizia per il poeta Paco Uriondo |
La palabra justa Mendoza, Argentina. Frente a un centenar de personas de pie, en silencio, unos con puños apretados, otros con fotos de sus seres queridos en alto, amuchados detrás del blindex que los separaba de los victimarios, el juez Juan Antonio González Macías leyó el veredicto del primer juicio por crímenes de lesa humanidad en la ciudad de Mendoza: prisión perpetua en cárcel común para cuatro ex miembros del D2 de la policía provincial, doce años de prisión para un militar (imputado en un solo caso) y absolución para un ex oficial de Inteligencia. La pena máxima recayó sobre el ex comisario inspector Juan Agustín Oyarzábal, el ex oficial inspector Eduardo Smahá Borzuk, el ex subcomisario Alberto Rodríguez Vázquez y el ex sargento Celustiano Lucero. Las condenas fueron por delitos de lesa humanidad contra 24 víctimas. El caso más conocido es el del poeta, periodista y militante montonero Francisco Urondo, asesinado el 17 de junio de 1976 en una cita envenenada que terminó con el secuestro de su esposa Alicia Raboy y de su hija Angela. "Del otro lado de la reja está la realidad, de/ este lado de la reja también está/ la realidad; la única irreal es la reja..." Así dice uno de los últimos poemas de Francisco Urondo, o Paco para sus amigos, cuyos asesinos fueron condenados ayer en Mendoza. En Wikipedia hay una biografía sucinta, una foto de Paco de medio perfil en la que, por algún misterio sus ojos han perdido la picardía de esas salidas picantes que siempre tenía. Dice: "Santa Fe, 10 de enero de 1930-Mendoza, 17 de junio de 1976, escritor, periodista, guerrillero y militante político nacido en Argentina". Un texto, que también por algún misterio ha perdido esa inquietud vital, la geometría de sus movimientos y hasta la calidez que siempre tenía cuando se relacionaba con otras personas o cuando hacía su vida y decidía cosas y las comentaba generosamente con gran capacidad para hacerse querer. sigue |
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Riconoscimenti |
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El Premio "Mario Benedetti" a Leonard Peltier Somos los orientales del Uruguay, querámoslo o no, los navegantes de este país pequeño y persistente, país de la cola de paja, verde y herido, de las redotas y los éxodos, de la memoria y los sueños, las glorias, las nostalgias y los éxitos celestes. Es una patria joven, que se reconoce como parte inseparable de Nuestra América, mestiza y mulata, que con sus héroes habló y habla al mundo con un lenguaje cálido y nuevo. Y lo debe hacer hoy más que nunca, ante el peligro de autoextinción de la Humanidad, que temía Mario cuando escribía: "No tengo miedo a mi muerte sino a la de la Humanidad". sigue |
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Codici precolombiani in Internet |
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Ponen al alcance de todos, cinco códices mexicanos prehispánicos En la actualidad, cinco códices mexicanos pueden ser consultados a escala mundial, debido a que se encuentran publicados en línea en las páginas electrónicas de la Biblioteca Digital Mundial www.wdl.org y en la Biblioteca Digital Mexicana http://bdmx.mx/. Asimismo, la tenaz labor realizada por especialistas durante casi una década ha permitido digitalizar 98 códices prehispánicos y colombinos, no obstante que ese proyecto comenzó desde 1994. Los materiales están resguardados en la bóveda de la Biblioteca Nacional de Antropología e Historia. Este corpus documental incluye documentos de Puebla, la zona mixteca (como el Códice colombino), Oaxaca, la región del Altiplano, Michoacán y el centro de México, entre otros. Luego de concluir ese "complejo proceso" se encuentran a disposición de los interesados para consulta en línea en el mismo recinto o mediante discos compactos, de las cuales se realizaron una serie de réplicas para su difusión. Los códices están en soportes de algodón, piel de venado o papel amate, y destaca en ello su amplio espectro de colores en tinturas naturales. En ellos se encuentran distintos estilos y datan de la época prehispánica, la Colonia y del siglo XVIII; de este último resaltan documentos de varios pueblos. sigue |
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La scomparsa del regista cileno |
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Raúl Ruiz, "cineasta que se nutría de todas las artes" El cineasta chileno Raúl Ruiz falleció en París, a los 70 años, debido a una infección pulmonar, confirmaron el Centro Nacional de Cine francés y sus amigos en Chile. "Tengo el alma de luto, es una tristeza infinita", lamentó el director chileno Miguel Littín, amigo desde la adolescencia de Ruiz. "Almorcé con él hace unos días", agregó. (...) Raúl Ruiz era uno de los cineastas chilenos de mayor prestigio fuera del país, con una filmografía difícil de clasificar por su creatividad, lirismo y, sobre todo, por la experimentación que incorporaba en cada proyecto. La hipótesis del cuadro robado, El territorio, La isla del tesoro o Misterios de Lisboa son sólo algunos de sus títulos más destacados, algunos de hasta cuatro horas de duración. Estaba convencido, según dijo hace unos años en entrevista, que toda obra cinematográfica es un camino sin fin. "Las películas casi por definición quedan inacabadas, porque se acaban en la próxima. O cuatro películas después", sostuvo el director de Klimt (2006) y Comédie de l’innocence (2000). "Los puentes se van volviendo más importantes que lo que conectan. Por ejemplo, siempre me ha gustado jugar con formas proyectadas, con sombras chinas", comentó. Para Ruiz, el cine era irrenunciablemente un arte. sigue |
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a cura di Nicoletta Manuzzato Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04 |