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Brasile, il governo perde un altro ministro

Già sette componenti del governo di Dilma Rousseff, scelti su pressione del suo predecessore Lula o dei partiti alleati, si sono dimessi o sono stati rimossi. L'ultimo caso in ordine di tempo riguarda il titolare del dicastero del Lavoro, Carlos Lupi, che il 4 dicembre ha rinunciato all'incarico. Le accuse di irregolarità e ruberie a carico del suo Ministero in realtà erano note da tempo, ma come per gli altri anche la nomina di Lupi, presidente del Partido Democrático Trabalhista, faceva parte delle regole del gioco. In Brasile un capo dello Stato può essere eletto pur essendo privo di maggioranza parlamentare: in tal caso è costretto, per governare, a costruirsi una rete di alleanze (generalmente in cambio di posti ministeriali). Una situazione che si scontra con l'intransigenza di Dilma verso ogni forma di corruzione.

E infatti, prima di Lupi, altri cinque membri del governo erano stati "licenziati" per la loro disinvolta gestione dei fondi pubblici: il capo di gabinetto Palocci, il titolare dei Trasporti Nascimento, quello dell'Agricoltura Rossi, cui si erano aggiunti in settembre il ministro del Turismo Pedro Novais, del Pmdb (sostituito dal suo compagno di partito Gastão Dias Vieira) e in ottobre il ministro dello Sport, il comunista Orlando Silva (rimpiazzato da Aldo Rebelo, anche lui comunista). Solo il titolare della Difesa, Nelson Jobim, è caduto per motivi più strettamente politici: la sua eccessiva acquiescenza alle posizioni delle gerarchie militari.

MOLTI LIMITI ALLA RICERCA DELLA VERITA'. Il Brasile ha finalmente la sua Comissão da Verdade. Il 18 novembre, dopo l'approvazione del Parlamento, la presidente Dilma Rousseff ha promulgato la relativa legge, che istituisce l'organismo incaricato di far luce sulle violazioni dei diritti umani durante la dittatura. La Commissione, che sarà composta da sette membri eletti dal capo dello Stato, per due anni potrà visionare documenti pubblici, ascoltare testimoni e sollecitare analisi forensi per identificare i resti dei desaparecidos. Non avrà però funzioni penali, perché i responsabili sono protetti dall'amnistia. Nonostante questo, ha potuto nascere solo dopo intense trattative con le forze armate e con l'opposizione di destra, che hanno preteso l'ampliamento del periodo preso in esame (dal 1946 al 1988 e non solo dal 1964 al 1985, gli anni della dittatura).

"Affinché i fatti che macchiarono la nostra storia non avvengano mai più è necessario che si conosca la verità": queste le parole di Dilma Rousseff, ex prigioniera politica, che ha reso omaggio a quanti hanno lottato e sono morti per la democrazia. Pur nei suoi limiti, l'istituzione della Comissão da Verdade è stata accolta con soddisfazione da quanti si battono per la memoria e la giustizia. Da Ginevra l'alto commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, la sudafricana Navanethem Pillay, ha salutato la notizia come "un primo passo essenziale e grandemente benvenuto per curare le ferite del paese e chiarire le ingiustizie del passato". Pillay ha però invitato Brasilia ad adottare ulteriori provvedimenti per permettere il giudizio dei colpevoli. Non sarà facile, visto che recentemente la Camera ha respinto la proposta di revisione della Lei de Anistia presentata dalla deputata socialista Erundina, che chiedeva la cancellazione dell'impunità per i crimini di lesa umanità. Per questo Luiza Erundina ha definito "una farsa" la creazione della Commissione, che a suo parere sarà del tutto inutile. I responsabili godono già dell'amnistia, che interesse avrebbero di presentarsi davanti alla commissione a deporre?

ABBIATE CURA DI QUESTA TERRA. "Abbiate cura di questa terra". E' il testamento spirituale di Nísio Gomes, leader religioso della comunità Guarani-Kaiowá, assassinato il 18 novembre da alcuni uomini mascherati. Gomes aveva guidato un piccolo gruppo di indigeni che agli inizi del mese avevano ripreso possesso della loro terra ancestrale, nello Stato di Mato Grosso do Sul: un'azione che i latifondisti hanno voluto subito punire. Il 22 ottobre, nello Stato del Pará, era stato ucciso il sindacalista rurale João Chupel Primo, che aveva coraggiosamente denunciato la deforestazione illegale.

4/12/2011

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a cura di Nicoletta Manuzzato