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Argentina, tensione con Londra per le Malvinas In una lettera al presidente dell'Assemblea Generale dell'Onu, Nassir Abdulaziz Al-Nasser, il governo di Cristina Fernández ha ribadito la volontà di trovare una soluzione pacifica alla controversia con Londra sulla sovranità delle isole Malvinas/Falkland. Il tema è tornato d'attualità in questi ultimi tempi, nel trentennale del conflitto anglo-argentino (scoppiato il 2 aprile 1982), in seguito a una serie di iniziative britanniche che hanno preoccupato le autorità di Buenos Aires: l'invio della nave da guerra HMS Dauntless, armata di missili per la difesa antiaerea; l'arrivo sulle isole del principe William per ricevervi addestramento militare; l'installazione di una nuova piattaforma petrolifera che parteciperà ai lavori di prospezione iniziati già due anni fa (e che avevano portato a una crisi diplomatica tra i due paesi). Il greggio presente nelle acque dell'arcipelago è più che sufficiente a giustificare l'interesse inglese. Ma non si tratta solo di petrolio. La "Fortezza Malvinas", a poche centinaia di chilometri dalla costa argentina, "è diventata una delle cinque principali enclave militari straniere dell'emisfero occidentale e funziona in collegamento con la rete mondiale di basi di controllo e spionaggio che la Nato possiede sul pianeta", scrive Rina Bertaccini su Alai, América Latina en Movimiento del 14 febbraio. E non va dimenticato che dal 2008 la Quarta Flotta statunitense è tornata a pattugliare, dopo 58 anni, le acque latinoamericane. Il 25 gennaio la presidente argentina ha affrontato l'argomento Malvinas nella sua prima apparizione pubblica dopo il periodo di assenza dovuto a un intervento alla tiroide (gli esami clinici hanno escluso la presenza di cellule cancerogene). Respingendo l'accusa inglese di colonialismo, Cristina Fernández ha affermato che la rabbiosa reazione della Gran Bretagna risponde al tentativo di distogliere l'attenzione dai problemi politici interni, proprio come era avvenuto in Argentina quando la dittatura aveva cercato, scatenando il conflitto, di nascondere la realtà dei 30.000 desaparecidos e di un'economia devastata. A trent'anni di distanza e con la situazione politica completamente mutata, Buenos Aires non vuole certo un nuovo scontro armato, ma l'apertura di negoziati bilaterali. In questa battaglia può contare sull'appoggio di tutta la regione: dichiarazioni a sostegno delle rivendicazioni argentine sull'arcipelago sono venute dalle nazioni dell'Alba, della Celac e dell'Unasur. In segno di solidarietà i paesi del Mercosur, già nel dicembre scorso, avevano deciso di proibire l'attracco nei loro porti alle imbarcazioni battenti bandiera delle Falkland. Al blocco ha aderito anche il governo cileno, come Piñera ha confermato il 14 febbraio parlando al telefono con il premier inglese Cameron. Sono lontani i tempi il cui il Cile di Pinochet collaborava con la Gran Bretagna di Margaret Thatcher per sconfiggere le truppe argentine. Da Londra intanto giungono notizie che alimentano la tensione. Si è appreso che un gruppo di parlamentari britannici, membri della Commissione Difesa della Camera, giungerà in marzo alle Malvinas per ispezionarvi le installazioni militari. E alla HMS Dauntless si aggiungerebbe, nella zona contesa, un sottomarino con testate atomiche, in contrasto con il Trattato di Tlatelolco del 1967 che proibisce le armi nucleari in America Latina e nei Caraibi. 15/2/2012 Per informazioni sulle Malvinas v. le schede sul Sud America Per Mercosur, Alba, Celac, Unasur v. la pagina delle Organizzazioni internazionali |
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l'informazione dall'America Latina e dai Caraibi a cura di Nicoletta Manuzzato |