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Cuba, la Conferenza Nazionale del Pcc

Come era stato deciso l'anno scorso dal Sesto Congresso, si è svolta il 28 e 29 gennaio all'Avana la Prima Conferenza Nazionale del Partido Comunista. Tra gli obiettivi delineati nella risoluzione finale, "la difesa dei valori della nostra società e l'unità nazionale intorno al partito e alla Rivoluzione, incentivando la partecipazione attiva del popolo nell'adozione delle decisioni e il rafforzamento della nostra democrazia socialista", una maggiore promozione "di donne, neri, meticci e giovani a responsabilità di direzione", la lotta "alla corruzione, all'illegalità e all'indisciplina".

Sul tema della corruzione è tornato Raúl Castro nel suo discorso conclusivo, definendola "uno dei principali nemici della Rivoluzione, molto più dannosa del multimilionario programma sovversivo e interventista del governo Usa e dei suoi alleati interni ed esterni". Secondo voci non ufficiali, sono circa trecento i funzionari pubblici e i dirigenti d'impresa nazionali e stranieri già arrestati nell'ambito delle indagini per malversazione.

Castro ha anche affrontato le critiche di quanti chiedono la restaurazione di un sistema multipartitico, come se Cuba fosse "un paese in condizioni normali e non una fortezza assediata". Rinunciare al principio del partito unico, ha detto l'oratore, "equivarrebbe semplicemente a legalizzare il partito o i partiti dell'imperialismo su suolo patrio e sacrificare l'arma strategica dell'unità dei cubani". Raúl ha poi riaffermato la decisione di limitare a due periodi consecutivi di cinque anni le principali cariche istituzionali e ha ribadito che al partito spetta il compito di "stimolare, promuovere, coadiuvare al meglio il lavoro degli organi di governo, ma in nessun caso sostituirli". Un cambiamento di prospettiva fondamentale, perché rompe con la tradizione consolidata che assegnava al Pcc l'ultima parola su qualsiasi provvedimento.

Nel frattempo ha perso credibilità la notizia, diffusa dall'opposizione, della morte in carcere del dissidente Wilmar Villar Mendoza in seguito a uno sciopero della fame. Un comunicato ufficiale riferisce che Villar Mendoza, deceduto per setticemia il 19 gennaio a Santiago, nell'ospedale dove era stato ricoverato per problemi respiratori, era in prigione per reati comuni e non stava attuando alcun digiuno volontario. Le autorità dell'Avana hanno quindi respinto gli attacchi di quei paesi (Stati Uniti in testa) che avevano approfittato della vicenda per criticare il governo cubano.

SI RAFFORZANO I LEGAMI CON IL BRASILE. "Vogliamo parlare di diritti umani? Allora cominciamo a parlare di diritti umani in Brasile, negli Stati Uniti e della situazione a Guantanamo". Con queste parole il 31 gennaio la presidente brasiliana Dilma Rousseff, alla sua prima visita ufficiale sull'isola, ha chiuso la bocca a quanti speravano da lei una condanna della "dittatura" cubana. E in seguito, parlando con i giornalisti, ha espresso la sua contrarietà all'embargo statunitense e l'interesse di Brasilia nel rafforzare i rapporti economici con l'Avana. In quest'ambito si inseriscono la concessione di un credito di 350 milioni di dollari per l'acquisto di alimenti e di altri 200 milioni per macchinari agricoli e gli investimenti in corso per l'ampliamento del porto di Mariel.

L'impresa brasiliana impegnata a Mariel, la Odebrecht, ha anche annunciato la firma di un contratto con il gruppo statale Azcuba (che ha sostituito il Ministero dello Zucchero) per la gestione produttiva di uno zuccherificio a Cienfuegos. E' la prima volta che Cuba accetta la partecipazione straniera in questo settore, un tempo colonna portante della sua economia.

5/2/2012

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a cura di Nicoletta Manuzzato