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Ecuador, i cinque anni di Rafael Correa

Ha lasciato Quito la missione dell'Onu incaricata di indagare gli avvenimenti del 30 settembre 2010, quando la rivolta di alcuni reparti di polizia sfociò nel sequestro del capo dello Stato e in scontri che provocarono morti e feriti. Dopo una serie di incontri con autorità civili e militari, esponenti politici e rappresentanti della società civile, in un comunicato emesso il 20 gennaio i delegati delle Nazioni Unite hanno espresso le loro conclusioni: si trattò di "un tentativo di destabilizzazione politica e una minaccia all'ordine costituzionale e democratico". L'inchiesta era stata sollecitata dal governo ecuadoriano per confutare le posizioni dell'opposizione, che ha sempre negato l'ipotesi di un fallito colpo di Stato.

La polemica ha avuto eco anche negli Stati Uniti, dove The Washington Post, nel suo editoriale del 12 gennaio, ha definito il presidente Correa "un autocratico accolito di Hugo Chávez", che "dovrebbe essere noto per il più completo e spietato assalto alla libertà dei media in corso nell'emisfero occidentale". L'articolo si riferiva al processo intentato da Correa contro il giornale El Universo, che riferendosi ai fatti del 30 settembre lo aveva accusato di aver ordinato di sparare contro persone innocenti. Una risposta alle affermazioni del quotidiano statunitense è venuta da Nathalie Cely, da poche settimane ambasciatrice a Washington. Dopo aver rivendicato per il capo dello Stato, come per qualsiasi cittadino, il diritto di "difendere il suo onore di fronte a eventuali offese", la diplomatica segnala come sia giunta l'ora "di realizzare una discussione lucida sui privilegi e le responsabilità della stampa. E' questo il processo in corso in maniera pubblica, problematica e democratica in Ecuador".

La nomina di Nathalie Cely, e quella contemporanea di Adam E. Namm come rappresentante Usa a Quito, hanno segnato il ristabilimento dei rapporti diplomatici tra i due paesi, messi in crisi nell'aprile scorso dalle rivelazioni di Wikileaks. In un cablogramma del 2009 venivano infatti riportati i giudizi negativi dell'ambasciata nordamericana sul generale Humberto Vaca, implicato in casi di corruzione, e veniva insinuato il sospetto che Correa lo avesse posto deliberatamente a capo delle forze di sicurezza per poterlo manipolare.

Il tentativo di golpe ha rappresentato il momento più drammatico della presidenza di Rafael Correa, che a metà gennaio ha celebrato il suo quinto anno al potere con una popolarità del 55%. Un record per questo paese, dove nell'ultimo decennio nessun capo di Stato è riuscito a terminare il suo mandato senza essere cacciato dalla protesta popolare. Come scrive Emir Sader su Alai, América Latina en Movimiento (16/1/2012), la Revolución Ciudadana guidata da Correa "privilegia le politiche sociali e non il riequilibrio fiscale, i processi di integrazione regionale e le alleanze tra il Sud del mondo e uno Stato forte, promotore della crescita economica e garanzia dei diritti sociali e non lo Stato minimo, che rinuncia a favore del mercato. Oltre a ciò, il governo ha ripreso gli investimenti di base - come strade, energia, porti, infrastrutture in generale - che hanno permesso di imprimere dinamismo all'economia ecuadoriana. Nel 2011, nonostante le pressioni esterne negative - diminuzione del credito internazionale, variazioni dei prezzi del petrolio, diminuzione drastica dell'invio delle rimesse degli emigrati alle loro famiglie - l'economia è cresciuta di un 8%, uno degli indici più alti, se non il più alto, di tutta l'America Latina".

20/1/2012

Altri dettagli sugli avvenimenti del 30 settembre 2010 nell'archivio notizie: Torna la calma dopo il tentato golpe

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a cura di Nicoletta Manuzzato