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Papa Bergoglio, una figura controversa

Sono piaciuti i suoi primi atti: dalla scelta del nome Francesco alla decisione di non indossare i lussuosi paramenti papali. Il suo stile semplice e austero ha conquistato anche i non credenti. Un'elezione storica la sua: per la prima volta ascende al soglio pontificio un latinoamericano e un gesuita. Ma in Argentina la figura di Jorge Bergoglio, l'arcivescovo di Buenos Aires designato dal conclave a sostituire Benedetto XVI, è controversa e molte sono le ombre sul suo passato.

Durante la dittatura Bergoglio, ancor giovane, era già provinciale della Compagnia di Gesù. Alcuni testimoni lo accusano di aver consegnato ai repressori due sacerdoti, Orlando Yorio e Francisco Jalics, che svolgevano lavoro sociale nelle villas miserias della capitale. Bergoglio avrebbe detto a Yorio e Jalics di abbandonare tale impegno e, al loro rifiuto, li avrebbe obbligati a lasciare la congregazione. Privati così della protezione ecclesiastica, nel maggio del 1976 i due furono sequestrati dai militari e "interrogati" per cinque mesi come sospetti sovversivi. Yorio morì nel 2000 in Uruguay senza essersi mai ripreso dalle torture subite.

Questo e altri fatti emergono dal libro El silencio. De Paulo VI a Bergoglio: las relaciones secretas de la Iglesia con la Esma (traduzione italiana: L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina. Fandango Libri), del giornalista Horacio Verbitsky. I rapporti del clero argentino con i militari sono analizzati criticamente anche in Iglesia y dictadura, opera scritta da un uomo profondamente cattolico, il difensore dei diritti umani Emilio Mignone, morto nel 1998.

Sul nuovo pontefice la condanna dell'associazione Hijos, che raggruppa i figli dei desaparecidos, è senza appello: "Ci fu una Chiesa che optò per il silenzio e per la vicinanza a Videla: lì era Bergoglio. La Chiesa del popolo fu massacrata e fatta sparire". Più sfumata la posizione di Estela de Carlotto, presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo. E' disposta a concedergli "un voto di fiducia", ma senza dimenticare la "nube nera" che pesa su di lui: Bergoglio appartiene a una Chiesa la cui gerarchia "non ha compiuto un passo per collaborare con la verità, la memoria e la giustizia".

Nessuna assoluzione piena neppure dal Premio Nobel per la Pace, Adolfo Pérez Esquivel. Bergoglio non fu complice della dittatura, afferma Pérez Esquivel, "credo però che gli sia mancato il coraggio di affiancare la nostra lotta per i diritti umani nei momenti più difficili". E forse anche in seguito: molti denunciano il silenzio di Bergoglio al ritorno della democrazia, la mancanza di una condanna netta del regime militare, la sua reticenza nel testimoniare contro i repressori. Che non esitano a considerarlo uno di loro: il giorno successivo alla sua nomina, nel processo in corso per le torture e gli omicidi nel campo di concentramento di La Perla, molti imputati portavano sul petto un nastro con i colori del Vaticano.

Nel 2007 al sacerdote Christian Von Wernich veniva comminata la pena dell'ergastolo per genocidio. Nel comunicato sulla sentenza la Conferenza Episcopale, presieduta proprio dal futuro papa, definisce un grave peccato "contro Dio, l'umanità e la propria coscienza", qualsiasi avallo alla violenza repressiva, ma termina invitando il popolo argentino a prendere le distanze "tanto dall'impunità come dall'odio o dal rancore", per incamminarsi verso "la riconciliazione". Un appello che mette sullo stesso piano le vittime e i carnefici, i familiari degli scomparsi e i torturatori e assassini. E nonostante lo scandalo espresso da ambienti cattolici, Von Wernich continua a celebrare la messa in carcere senza che dai suoi superiori venga preso alcun provvedimento.

Un altro elemento va sottolineato in quel comunicato del 2007: si sostiene che qualsiasi membro del clero connivente con il regime militare "avrebbe agito sotto sua responsabilità personale". Questo tentativo di salvare l'istituzione verrà vanificato, nel maggio 2012, dalla pubblicazione sul quotidiano Página/12 di un documento che inchioda l'intera gerarchia ecclesiastica. E' il resoconto di un incontro avvenuto nel 1978 tra l'allora presidente della Conferenza Episcopale, cardinale Primatesta, i suoi due vice Aramburu e Zazpe e il generale Videla (v. l'articolo Desaparecidos: la Chiesa sapeva) per discutere l'atteggiamento da assumere di fronte ai parenti dei desaparecidos che sollecitavano notizie. Al dittatore, preoccupato per le conseguenze che le rivelazioni sulla sorte dei sequestrati avrebbero potuto provocare, Primatesta  aveva risposto assicurando la comprensione e la cooperazione della Chiesa, "cosciente dello stato di caos in cui si trovava il paese".

Jorge Bergoglio non è il cardinale Primatesta: non ha collaborato apertamente con la dittatura e forse negli ultimi tempi - come sostiene - si è adoperato per salvare qualche vita. Fa però parte di quella folta schiera di persone che, simpatizzando con i settori più conservatori (è nota la sua avversione per la Teologia della Liberazione), ha giustificato e minimizzato gli "eccessi" del regime.

Le sue convinzioni politiche non sono mutate da allora: si è scontrato con il governo di Néstor Kirchner prima e di Cristina Fernández poi, mentre ha instaurato buoni rapporti con l'opposizione di destra. E negli ultimi tempi ha intrapreso una crociata contro la legge argentina sui matrimoni gay e contro ogni depenalizzazione dell'aborto, anche in caso di stupro. La sua opzione per i poveri è sincera, ma rimane nell'ambito della carità. "Se do da mangiare ai poveri, mi chiamano santo. Se domando perché i poveri non hanno da mangiare, mi chiamano comunista", ebbe a dire dom Hélder Câmara. Papa Francesco probabilmente non si chiederà mai perché i poveri non hanno da mangiare.

16/3/2013

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a cura di Nicoletta Manuzzato