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Plan Cóndor, 24 ergastoli al processo d'appello

24 condanne all'ergastolo. Così si è concluso a Roma il processo d'appello contro altrettanti ex militari e politici che, nell'ambito del Plan Cóndor (il coordinamento tra le dittature del Cono Sur negli anni Settanta), sequestrarono, torturarono e fecero scomparire 43 oppositori: sei argentini, quattro cileni e 33 uruguayani. I condannati dovranno anche pagare le spese del giudizio e risarcire i familiari delle vittime.

"Finalmente una sentenza che ci rende veramente giustizia", ha commentato María Paz Venturelli, figlia dell'ex sacerdote e docente universitario cileno Omar Venturelli Leonelli, desaparecido nel 1973. E Nestor Gómez, fratello di Celica Elida Gómez Rosano che venne sequestrata nel 1978 mentre lavorava presso l'agenzia argentina di notizie Telam, ha affermato: "E' stato un grande sollievo per noi sapere che per una volta le cose sono state prese seriamente e non sono stati lasciati liberi i militari. La sentenza precedente ci aveva demoralizzato". Il primo grado di giudizio, nel 2017, si era in effetti concluso con otto condanne e ben diciannove assoluzioni.

I condannati sono sette cileni, tredici uruguayani, un boliviano e tre peruviani: alcuni di essi sono già detenuti in patria per altri reati. Già due anni fa non era stato possibile procedere contro sei imputati perché morti nel frattempo. Altri otto repressori sono deceduti prima della sentenza d'appello. Come nel 2017 l'unico a comparire in aula è stato Jorge Néstor Troccoli, che aveva sperato di sfuggire alla giustizia uruguayana riparando nel nostro paese e sfruttando la sua cittadinanza italiana. Assolto in primo grado, questa volta è stato riconosciuto colpevole e l'unica speranza che gli resta per evitare il carcere a vita è il ricorso in Cassazione.

Al procedimento ha assistito il viceministro boliviano Diego Jiménez, che intervistato da Página/12 ha ribadito la convinzione che il Plan Cóndor sia ancora attivo nel continente: "Crediamo che le forze reazionarie che sono presenti in America Latina, privilegiando gli interessi dell'imperialismo nordamericano, non abbiano cessato la loro attività, nonostante ci siano stati progressi da parte di molti paesi che hanno avuto governi progressisti. In America del Sud oggi c'è una corrente molto aggressiva, molto calunniatrice e nemica dei processi sociali. E questo significa che i livelli di coordinamento sono ancora lì. Per questo processi simili, che rinfrescano la memoria di quanto è avvenuto, sono importanti. Non possiamo permettere che accada di nuovo. Le nuove generazioni devono capire tutto il male provocato dai governi dittatoriali". (8/7/2019)

In archivio 2017 la notizia sulla prima sentenza:

Otto ergastoli a Roma per il Plan Cóndor (19/1/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato