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Processo Condor, la Cassazione conferma gli ergastoli

Quattordici ergastoli. La sentenza della Cassazione del 9 luglio ha messo la parola fine al processo per le violazioni dei diritti umani commesse nell'ambito del Plan Cóndor, il coordinamento criminale tra le dittature del Cono Sur negli anni Settanta e Ottanta. Respinti tutti i ricorsi contro le condanne pronunciate in Corte d'Appello, dovranno scontare il carcere a vita tre cileni e undici uruguayani che sequestrarono, torturarono e uccisero numerosi oppositori di origine italiana. In questo, come era già avvenuto in altri due processi contro repressori argentini, è stato fatto ricorso all'articolo 8 del Codice Penale, che consente di giudicare i responsabili di delitti compiuti all'estero contro nostri connazionali. Allo stesso modo è stato possibile condannare l'italo-uruguayano Jorge Néstor Troccoli, ex membro dei servizi segreti della marina militare di Montevideo, anche per la sparizione di una ventina di cittadini uruguayani.

Il Processo Condor era iniziato nel 1999 e aveva conosciuto lunghi anni di fase preliminare. Nel 2017 il primo grado di giudizio si era concluso con otto condanne e diciannove assoluzioni. Situazione ribaltata in appello, dove gli ergastoli comminati erano stati 24. Quattro dei condannati (di cui uno deceduto) non hanno fatto ricorso e la sentenza a loro carico è stata automaticamente confermata, tre sono morti nel frattempo e per altri tre, di nazionalità peruviana, il procedimento è stato stralciato per mancanza della documentazione necessaria. In attesa delle richieste di estradizione, per ora solo Troccoli, rifugiato da anni in Italia per sfuggire alla giustizia uruguayana, è stato arrestato e rinchiuso in una cella del penitenziario di Salerno.

"Provo una grande gioia e una grande emozione perché è stata fatta giustizia, perché siamo arrivati alla conclusione di un processo che è durato più di vent'anni. Una grande gioia per tutti i familiari delle vittime che oggi hanno avuto giustizia. Ma penso anche ai familiari di tutti quei desaparecidos che la giustizia non l'hanno avuta, che continuano a chiederla nei tribunali uruguayani - ha commentato Zelmar Michelini, figlio dell'omonimo dirigente assassinato a Buenos Aires nel 1976 - Questa conferma delle condanne apre un campo nuovo per cercare altre vie di giustizia in Italia, se in Uruguay non la si ottiene".

Anche Jorge Ithurburu, presidente di 24marzo Onlus, l'organizzazione che in questi anni ha sostenuto lo sforzo dei familiari, ha dichiarato la sua soddisfazione per il risultato e ha voluto ricordare l'avvocato Marcello Gentili, scomparso nel febbraio 2020. Già legale della famiglia di Giuseppe Pinelli e dei parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine, Gentili si era fortemente impegnato nei processi contro i membri della dittatura militare: per questa lotta per la verità e la giustizia la presidente argentina Cristina Fernández aveva conferito, a lui e al collega Giancarlo Maniga, l'Orden de Mayo al Mérito, una delle più alte onorificenze del paese. (10/7/2021)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato