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Bolivia, un nuovo Plan Cˇndor dietro il golpe del 2019?

Un nuovo Plan Cˇndor, simile al coordinamento tra le dittature del Cono Sur nel secolo scorso, ha operato in Bolivia nel 2019? E' un fatto che il regime di Jeanine A˝ez, che a La Paz aveva preso il posto del legittimo presidente Evo Morales dopo il colpo di Stato del 10 novembre, ha ricevuto non solo sostegno politico, ma anche appoggio materiale da parte dei governi di destra della regione. I particolari stanno emergendo soltanto ora, parallelamente ai procedimenti in corso contro i responsabili del golpe.

In giugno il parlamentare ecuadoriano Fausto JarrÝn, del movimento correista Uniˇn por la Esperanza, ha denunciato l'ex presidente LenÝn Moreno per l'invio di "gas lacrimogeni e proiettili di diverso tipo alla forza pubblica boliviana" impegnata nella repressione delle proteste. Secondo Jarrin si tratterebbe di "disposizione arbitraria di risorse pubbliche", per cui Moreno andrebbe giudicato per peculato. Nella decisione di sostenere il regime di La Paz sarebbero coinvolti, oltre al capo dello Stato, la ministra di Governo dell'epoca, MarÝa Paula Romo, e i vertici delle forze armate e della polizia.

Armi e munizioni antisommossa non arrivarono solo da Quito. Anche Buenos Aires, sotto la presidenza Macri, fece la sua parte. Lo conferma una lettera inviata dall'allora comandante generale dell'aviazione boliviana, Terceros Lara, in cui si ringrazia l'ambasciatore argentino per "la collaborazione prestata" e per il "materiale bellico di agenti chimici" ricevuto. La nota, recentemente scoperta negli archivi dell'ambasciata, mette a nudo il ruolo svolto da Mauricio Macri nell'attacco alla democrazia del vicino paese. Gli "aiuti" dei governi amici giunsero in Bolivia nei giorni immediatamente successivi al colpo di Stato, alla vigilia dei massacri di Sacaba e Senkata.

Quanto al Brasile, non sono stati trovati finora documenti che attestino, al di lÓ delle dichiarazioni di aperto sostegno, una concreta complicitÓ di Bolsonaro con gli avvenimenti del 10 novembre. Si sa per˛ che l'ambasciatore di Brasilia partecip˛ alla preparazione del golpe riunendosi con esponenti della destra boliviana. Il tutto sotto la supervisione dell'amministrazione Trump. "Esisteva un piano continentale per reprimere il popolo boliviano", afferma l'attuale ministro di Governo di La Paz, Eduardo Del Castillo. Un piano che si stava giÓ organizzando nel luglio 2019, quando lo statunitense Kevin O'Reilly, vicesegretario aggiunto per l'Emisfero Occidentale, giunto in Bolivia per incontrarsi con diplomatici di Argentina, Brasile, Per¨ e rappresentanti dell'Oea e dell'Unione Europea aveva anticipato - senza presentare alcuna prova - che nelle elezioni di ottobre si sarebbero verificati brogli. Puntualmente dopo il voto, mentre la destra scatenava la violenza nelle piazze rifiutandosi di riconoscere la vittoria di Morales, il segretario generale dell'Oea, Luis Almagro, denunciava la mancata trasparenza delle consultazioni.

Il sovvertimento dell'ordine costituzionale a La Paz era del resto in progetto giÓ da tempo. Nel 2018 soldati argentini e cileni avevano effettuato manovre al confine con la Bolivia, con la partecipazione di effettivi del Southern Command. Lo stesso avvenne l'anno seguente, con un insolito spiegamento di truppe. Sempre nel 2018-19 Argentina, Paraguay, Brasile, Per¨ e Cile militarizzarono le loro frontiere con la Bolivia, mentre Macri autorizzava l'allestimento di una base militare nella localitÓ di confine di La Quiaca (Jujuy).

Nel settembre del 2019, poche settimane prima delle elezioni, in Argentina si tennero nuove imponenti manovre, in coincidenza con la visita di Ivanka Trump alla provincia di Jujuy. La figlia di Donald Trump era accompagnata da 2.500 agenti federali e da importanti funzionari del governo di Washington, che si incontrarono con esponenti dell'opposizione a Morales. Secondo la parlamentare del Mas Alicia Canqui CondorÝ, alla partenza gli statunitensi lasciarono sul posto equipaggiamento militare che poi venne dirottato verso il territorio boliviano spacciandolo per attrezzatura contro gli incendi boschivi. E durante il golpe consiglieri e mercenari stranieri affiancarono le forze di sicurezza boliviane nella repressione delle proteste popolari. (20/7/2021)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato