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Prosur, il blocco che guarda a Nord

Si chiamerà Prosur, ma molti sostengono che il nome più adatto sarebbe Pronorte. E' la proposta di costituzione di un nuovo blocco avanzata dai governi di destra della regione. Il Foro para el Progreso de América del Sur è stato formalmente lanciato il 22 marzo a Santiago del Cile dai presidenti di Argentina, Brasile, Colombia, Cile, Ecuador, Paraguay e Perù, tutti uniti nella difesa del libero mercato e nell'allineamento alle posizioni di Washington. Dall'incontro era stato escluso il Venezuela: per questo i capi di Stato di Bolivia, Uruguay, Guyana e Suriname non si sono presentati, limitandosi a inviare rappresentanti.

L'America del Sud rinnega dunque il tentativo di affrancarsi dalla tutela statunitense che era stato alla base della creazione dell'Unión de Naciones Suramericanas nel 2008. L'Unasur è stata svuotata dall'interno prima con la mancata designazione del nuovo segretario generale nel 2017, al termine del mandato di Ernesto Samper, poi con la sospensione della partecipazione dei governi di Buenos Aires, Brasilia, Santiago, Asunción, Lima e con il ritiro definitivo di Bogotá lo scorso anno. E ora l'Ecuador segue le orme colombiane, con il pretesto della trasformazione del blocco "in una piattaforma politica che ha distrutto il sogno dell'integrazione". Lenín Moreno ha anche dichiarato che l'edificio di Quito, sede dell'organismo, sarà destinato ad altro scopo e che la statua del primo segretario generale Néstor Kirchner, attualmente posta all'ingresso, verrà rimossa.

Pur tra le difficoltà del momento, l'Unasur rimane in piedi: così Diego Pary, ministro degli Esteri della Bolivia (paese che esercita la presidenza pro tempore dell'istituzione), ha risposto alla decisione del presidente ecuadoriano. E il governo di La Paz è pronto a offrire all'organismo una nuova sede a Cochabamba. (23/3/2019)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato