Latinoamerica-online.it

 

Colombia

Una pace sempre più minacciata  (6/1/2019)

 

Guatemala

In piazza contro il governo Morales  (15/1/2019)

 


Guatemala, in piazza contro il governo Morales

Il 14 gennaio, mentre il presidente Jimmy Morales teneva il suo terzo informe di governo, organizzazioni contadine, sindacati e movimenti sociali manifestavano nella capitale e massicci blocchi stradali venivano effettuati nei dipartimenti di Alta Verapaz, Quiché, Quetzaltenango, Totonicapán, Chiquimula, Petén. Le proteste erano rivolte contro la politica del capo dello Stato e contro la sua decisione di cacciare dal paese la Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala (Cicig).

Già due giorni prima migliaia di persone erano scese in piazza contro la corruzione e per esprimere appoggio alla Cicig. L'organismo delle Nazioni Unite aveva denunciato nel 2016 un figlio e un fratello di Morales perché coinvolti in una truffa e l'anno successivo aveva chiesto che venisse revocata l'immunità allo stesso presidente, sospettato di finanziamento illecito nel corso della sua campagna elettorale. In quell'occasione Morales era stato salvato dal Congresso, che aveva evitato l'apertura di un'indagine.

La fine dell'accordo del 2006 che aveva portato alla creazione della Commissione era stata notificata il 7 gennaio dalla ministra degli Esteri, Sandra Jovel, ma il segretario generale dell'Onu aveva respinto la decisione, invitando il governo guatemalteco a rispettare i suoi impegni internazionali. Nel frattempo si svolgeva un braccio di ferro tra l'esecutivo e la Corte Costituzionale, che interveniva per permettere l'ingresso nel paese di uno degli inviati della Commissione, Yilen Osorio Zuluaga, bloccato in aeroporto dalle autorità migratorie. La Corte si pronunciava inoltre contro l'interruzione unilaterale della missione della Cicig.

Non è la prima volta che Morales tenta di liberarsi della presenza scomoda dell'organismo dell'Onu. Lo aveva già fatto nel 2017 ordinando l'espulsione del titolare, il colombiano Iván Velásquez: anche allora un intervento della Corte Costituzionale aveva reso nullo il provvedimento. L'anno successivo il capo dello Stato aveva manifestato la decisione di non rinnovare il mandato della Cicig per presunte violazioni alle leggi nazionali. L'annuncio era stato fatto nel corso di una conferenza stampa mentre, in un chiaro atto di intimidazione, veicoli militari prendevano posizione di fronte alla sede dell'organismo. E di nuovo, a bloccare il tentativo del presidente, era intervenuto il massimo tribunale. Massicce manifestazioni in diverse città avevano mostrato il malcontento della popolazione nei confronti della corrotta classe politica.

Non si arresta intanto la strage di ambientalisti e difensori dei diritti umani. Tra le ultime vittime i fratelli Neri e Domingo Esteban Pedro, assassinati in dicembre: si battevano contro la costruzione di una centrale idroelettrica nella regione di Ixquisis (Huehuetenango). A fine luglio era stata uccisa Juana Raymundo, della comunità ixil: il suo corpo era stato ritrovato con segni di tortura a Nebaj, nel Quiché. Juana faceva parte del Movimiento para la Liberación de los Pueblos e del Comité de Desarrollo Campesino, una delle principali organizzazioni rurali del Guatemala. E in settembre, sempre a Nebaj, veniva colpita a morte dai killer la dirigente della Red de Mujeres Ixiles Juana Ramírez Santiago.

15/1/2019


Colombia, una pace sempre più minacciata

E' terminata il 3 gennaio la tregua proclamata dall'Ejercito de Liberación Nacional, a partire dal 23 dicembre, "per generare un clima di tranquillità durante il Natale e l'Anno Nuovo". Il gruppo guerrigliero aveva voluto così venire incontro alle richieste della popolazione che soffre per il conflitto. Nessuna sospensione delle ostilità invece era stata decisa dal governo, che non ha fatto nulla per favorire il dialogo. Fin dall'inizio del suo mandato Duque ha posto come condizioni preliminari alla ripresa delle trattative che l'Eln sospenda unilateralmente ogni azione militare, liberi tutte le persone sequestrate e accetti di ritirarsi in una determinata zona sotto supervisione internazionale. Condizioni che la guerriglia ha respinto perché disconoscono gli accordi presi in precedenza.

In novembre il governo colombiano aveva sollecitato a Cuba la cattura e l'estradizione del leader dell'Eln Nicolás Rodríguez Gabino. Una sorta di provocazione, visto che l'isola è la sede dei colloqui di pace, interrotti con l'ascesa al potere di Iván Duque. E a Cuba rimane la delegazione guerrigliera. "Abbiamo ripetuto a più riprese che non ci alzeremo dal tavolo delle trattative - ha spiegato in una recente intervista a Telesur il comandante Pablo Beltrán - Stiamo mostrando con chiarezza che non disperiamo, stiamo trattando nel frattempo di fare tutto ciò che possiamo da qui, dall'Avana, per la pace in Colombia".

Il 24 novembre 2016 avveniva la firma degli accordi tra il governo e le Farc. Da allora sono oltre ottanta gli ex guerriglieri assassinati. In ottobre due ex comandanti, Iván Márquez (che fu anche capo negoziatore) e Oscar Montero El Paisa, in una lettera alla Comisión de Paz del Senato avevano denunciato il "tradimento" di quanto accordato, affermando che le modifiche al testo originale "hanno trasformato questo patto in un mostruoso Frankenstein". Si riferivano in particolare ai cambiamenti apportati dal Congresso al sistema di giustizia, chiamato a giudicare i crimini commessi da entrambe le parti nel corso del conflitto. "Ingenuamente abbiamo creduto nella parola e nella buona fede del governo, nonostante Manuel Marulanda Vélez ci avesse sempre avvertito che le armi erano l'unica garanzia sicura del compimento di eventuali accordi".

E secondo un rapporto presentato a metà dicembre dalla Defensoría del Pueblo, nel 2018 sono stati assassinati 164 dirigenti sociali e comunitari. L'elenco non è completo: alla vigilia di Natale è stato colpito a morte da membri dell'esercito Luis Eduardo Garay, dell'Asociación de Campesinos del Sur de Córdoba. Il 29 dicembre, nel dipartimento del Chocó, è stato trovato il corpo della giovanissima leader della popolazione embera Maye Sarco Dogirama: era stata uccisa a colpi d'arma da fuoco. Anche il 2019 è iniziato all'insegna della violenza: in sei giorni si contano già altrettante vittime. Tra queste l'afro-discendente Maritza Quiroz Leiva, che guidava la lotta delle donne sfollate di Santa Marta (dipartimento di Magdalena), assassinata dai sicari nella sua abitazione.

Gli ultimi mesi dell'anno sono stati caratterizzati da massicce manifestazioni, in tutto il paese, contro la politica economica del presidente Duque. Il movimento, iniziato dagli universitari che chiedevano più fondi per gli atenei pubblici, ha visto scendere in piazza maestri, pensionati, indigeni, contadini. Alle  mobilitazioni hanno aderito le principali centrali sindacali, in lotta contro la proposta di riforma tributaria dell'esecutivo. A metà dicembre gli studenti hanno ottenuto una prima vittoria: il governo si è impegnato a garantire le risorse richieste per l'istruzione superiore.

6/1/2019

Latinoamerica-online.it

a cura di Nicoletta Manuzzato