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Giochi di guerra nel "Mediterraneo Americano"

(15/5/2022) Sono in corso dal 7 maggio, nella zona marittima dello Stato messicano di Quintana Roo, le manovre militari Tradewinds 2022, organizzate dal Southern Command statunitense con lo scopo di "pianificare e rispondere a situazioni di crisi". Al Messico (e al Belize per la parte terrestre) è affidato il compito di ospitare queste esercitazioni, che dureranno due settimane e che vedono la partecipazione di altre cinque nazioni del continente (Canada, Brasile, Colombia, Guyana, Suriname), di dodici Stati dei Caraibi e di tre paesi europei: Francia, Olanda e Inghilterra. Contemporaneamente la stessa zona del Quintana Roo è teatro della North American Maritime Security Initiative, che ha come obiettivo la collaborazione tra Stati Uniti, Canada e Messico per combattere il terrorismo e la delinquenza organizzata.

L'area in cui si svolgono questi "giochi di guerra" è conosciuta, fin dalla prima metà del secolo scorso, come il Mediterraneo Americano. Per gli Usa una sorta di Mare Nostrum, comprendente il Mar dei Caraibi e il Golfo del Messico, su cui esercitare un dominio diretto. Ne troviamo la teorizzazione nel libro dello statunitense di origine olandese Nicholas Spykman, America's Strategy in Politics, uscito nel 1942. Spykman divide i paesi a sud del Rio Grande in due regioni. La prima comprende i territori che si affacciano sul "Mediterraneo": Messico, Centro America, Caraibi, Colombia e Venezuela, in cui la supremazia di Washington non può essere messa in discussione. Quanto al resto del continente, le minacce all'egemonia Usa possono venire da tre grandi Stati: Argentina, Brasile e, in misura minore, Cile attraverso un'azione comune o con l'appoggio di forze esterne al continente. In tal caso la risposta di Washington dovrà essere la guerra.

Che la visione di Spykman non sia solo un retaggio del passato lo dimostrano le dichiarazioni della nuova comandante del Southern Command, generale Laura Richardson, che lo scorso anno ha preso il posto dell'ammiraglio Craig Faller. In marzo, davanti alla Commissione per i Servizi Armati del Senato, Richardson ha affermato che la Cina, "a lungo termine la rivale strategica" degli Usa, continua la sua "marcia implacabile" per espandere la sua "influenza economica, diplomatica, tecnologica, militare e nel campo dell'informazione in America Latina e nei Caraibi", sfidando l'egemonia di Washington in tutti questi settori. Quanto a Mosca - ha detto - sta intrecciando sempre più rapporti "nelle nostre vicinanze", sottolineando che il viceministro degli Esteri russo in gennaio aveva sostenuto di non poter "né affermare né escludere" l'invio di materiale militare a Cuba e Venezuela. Paesi che, sempre secondo la comandante del Southern Command, "offrono a Putin un punto di appoggio nel nostro emisfero".

Difendere la supremazia Usa sul continente e prevenire influenze estranee è dunque il vero obiettivo di Tradewinds 2022. E se i nemici sono le potenze che hanno osato penetrare in un'area considerata riservata, e cioè Cina e Russia, l'alleato più fedele è la Colombia del presidente Duque, che da tempo lancia provocatori attacchi contro gli Stati venezuelani di Apure e Zulia. A fine marzo si è tenuto l'incontro tra Laura Richardson e il generale Luis Navarro, a capo delle forze armate di Bogotá. Un mese prima nel Mar dei Caraibi si era svolto un addestramento alla guerra sottomarina, con la partecipazione di mezzi navali del Southern Command, della IV Flotta Usa e della marina colombiana.

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato