Latinoamerica-online.it

Un'assemblea dell'Oea non troppo favorevole a Washington

"Uniti contro la disuguaglianza e la discriminazione": questo il tema dell'Assemblea Generale dell'Organización de los Estados Americanos, che si č svolta dal 5 al 7 ottobre a Lima. All'incontro ha partecipato anche il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che ha insistito sui punti che premono a Washington, in particolare sulla necessitŕ di serrare le file contro quelli che considera suoi nemici.

Non tutto perň č andato come nei calcoli statunitensi. Blinken si č congratulato con l'Oea per l'espulsione, mesi fa, della Russia come paese osservatore permanente, una decisione assunta su iniziativa del Guatemala e di Antigua and Barbuda. Ma il messaggio trasmesso da Zelensky nella sessione inaugurale, in cui ha citato le figure di Bolívar, San Martín e Hidalgo sostenendo che, se fossero in vita, sosterrebbero la causa dell'Ucraina, non ha prodotto l'entusiasmo sperato. E la mozione presentata dal Guatemala in favore di un "continuo appoggio per la fine dell'aggressione russa" non ha incontrato l'unanimitŕ dell'assemblea: Messico, El Salvador, Honduras, Argentina, Bolivia e Brasile non l'hanno sottoscritta.

Su un altro tema č cresciuta l'opposizione alle posizioni della Casa Bianca: 19 paesi hanno votato a favore dell'esclusione dall'Oea di Gustavo Tarre, delegato dal "presidente incaricato" Guaidó. Nove gli astenuti. Anche se questo non č bastato a cacciare l'inviato del governo fantoccio venezuelano (era necessaria la maggioranza dei due terzi, ovvero 24 voti), va sottolineato che soltanto tre nazioni si sono schierate con gli Stati Uniti: Canada, Guatemala e Paraguay. Quando nel 2019 Tarre era stato accettato come rappresentante del Venezuela in seno all'Oea, solo dieci paesi si erano dichiarati contrari.

L'APPOGGIO DEL GUATEMALA ALL'UCRAINA. Per quale motivo il Guatemala ha deciso un sostegno senza riserve alle posizioni ucraine e alle sanzioni promosse da Stati Uniti e Unione Europea contro Mosca? Tale scelta č forse dettata dal desiderio di Giammattei di compiacere il governo di Washington temendo di comparire nella Engel List stilata dal Dipartimento di Stato, che segnala gli alti funzionari e i membri della pubblica amministrazione del cosiddetto Triangulo Norte del Centro America (El Salvador, Guatemala, Honduras) colpevoli di corruzione o di atti antidemocratici.

L'elenco dei corrotti segue naturalmente criteri ispirati agli interessi statunitensi. Come ha denunciato in luglio un comunicato del Ministero degli Esteri di Tegucigalpa, la lista "non ha mai incluso personaggi come il dittatore honduregno, ex presidente Juan Orlando Hernández, evidentemente proteggendolo, visto che solo qualche ora dopo la conclusione del suo mandato gli Stati Uniti lo hanno accusato di essere un narcotrafficante e ne hanno chiesto l'estradizione". A quanto pare, durante la sua presidenza Hernández era troppo importante per la continuazione del golpe del 2009.

Tornando al Guatemala, Giammattei si č recato in luglio in Ucraina dove ha firmato una serie di accordi bilaterali: si č trattato della prima visita di un capo di Stato latinoamericano negli ultimi dodici anni. Appare chiaro il desiderio del paese centroamericano di proporsi come principale alleato degli Stati Uniti al posto della Colombia che, dopo aver eletto per la prima volta un governo non allineato con la Casa Bianca, a fine settembre ha riaperto parzialmente le frontiere con il Venezuela Bolivariano. (8/10/2022)

 

Latinoamerica-online

a cura di Nicoletta Manuzzato