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Latinoamerica-online.it analisi e approfondimenti sull'America Latina |
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El Salvador, el capitalismo de la era digital Israele e America Latina: le relazioni pericolose (Parte 1) |
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Colombia, il programma di ultradestra di De la Espriella
(9/8/2026)
Rompendo con la tradizione, Abelardo de la Espriella ha
scelto come sede del suo insediamento non la capitale Bogotá, ma
la città di Cali. E il 7 agosto, dopo aver giurato e aver ricevuto la fascia
presidenziale dal presidente del Congresso, si è recato a
pronunciare il discorso inaugurale nella base del Batallón
Pichincha: dunque davanti a militari e non davanti ad autorità
civili. Alla cerimonia di investitura non erano presenti i
parlamentari del Pacto Histórico, il partito di Gustavo
Petro, che considerano illegittima la sua vittoria. Hanno
presenziato invece i capi di Stato di Argentina, Chile, Ecuador,
Honduras, Panama, Paraguay, Repubblica Dominicana, il re di
Spagna Felipe VI, il titolare della Fifa, Gianni Infantino e gli ex
presidenti colombiani, a eccezione di Ernesto Samper e di Juan
Manuel Santos, che non figuravano tra gli invitati.
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Argentina, contro le proteste il governo sceglie la repressione
(8/8/2026)
Una feroce repressione è stata la risposta del governo Milei alle
migliaia di manifestanti scesi in piazza il 6 agosto contro il
progetto di legge di Inviolabilidad de la Propiedad Privada
in discussione al Congresso. Per tre ore le forze di sicurezza
hanno attaccato con proiettili di gomma, idranti e gas lacrimogeni
sparati ad altezza d'uomo i dimostranti pacifici, che inalberavano
bandiere nazionali e cartelli con la scritta La patria no se
vende. Centinaia le persone ferite, tra cui una fotografa
ricoverata per una frattura al cranio; 28 le persone arrestate. Il
dibattito al Senato si è concluso con una parziale disfatta per
l'esecutivo, che per far approvare la legge ha dovuto
rinunciare agli articoli più controversi, come quello che
cancellava ogni limite all'acquisizione di terre argentine da parte
di cittadini stranieri. È passata invece la norma che
concede ai proprietari di immobili di sfrattare gli inquilini in
ritardo anche di pochi giorni nel pagamento dell'affitto, quando tante
famiglie sono costrette a indebitarsi solo per comprare il cibo.
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Venezuela, l'avvio del dialogo tra il governo e una parte
dell'opposizione
(3/8/2026)
Una telefonata tra il presidente dell'Asamblea
Nacional Jorge Rodríguez, in qualità di coordinatore della
delegazione governativa, e l'ex parlamentare Dinorah Figuera ha
dato avvio al processo di dialogo tra il chavismo e un settore
dell'opposizione. Nella conversazione telefonica è stata definita
la composizione delle due delegazioni. In un comunicato del primo
agosto Rodríguez
ha affermato che la prima sessione di colloqui avrà come obiettivi
"1) L'assistenza alle vittime del doppio terremoto. 2) Il
rafforzamento della democrazia. 3) Diritti e garanzie politiche".
Dal carcere di New York, dove è rinchiuso, Nicolás Maduro ha
celebrato "ogni percorso di dialogo che aiuti a consolidare la
pace, la convivenza e l'incontro tra venezuelani".
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Perù, le forze armate assumeranno il controllo della sicurezza
(1/8/2026) Keiko Fujimori ha prestato
giuramento il 28 luglio, insediandosi nella più alta carica
dello Stato. L'inizio del suo primo discorso come
presidenta è stato però ritardato dalla
protesta di una quarantina di deputati e senatori
dell'opposizione, che hanno innalzato fotografie con
i volti delle vittime dei crimini di Stato e hanno
poi abbandonato il Congresso, raggiungendo Plaza San
Martín. Qui si erano radunati i familiari delle
persone assassinate dalla dittatura fujimorista e
dagli ultimi governi, controllati dalla coalizione
di estrema destra che deteneva la maggioranza
parlamentare. Quanti si sono macchiati di crimini di
lesa umanità durante il regime del padre Alberto
hanno beneficiato di prescrizioni e amnistie e i
magistrati che, in nome della Costituzione e degli
obblighi internazionali dello Stato, si sono
rifiutati di applicare tali leggi sono oggetto di
procedimenti disciplinari.
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Cuba tra riforme economiche e sanzioni Usa
(30/7/2026) Il 26 luglio Cuba ha celebrato il Día de la Rebeldía
Nacional, l'anniversario (il 73°) dell'assalto al Cuartel
Moncada, la prima azione dei guerriglieri contro la dittatura
di Batista. Quell'atto segnò l'inizio della Rivoluzione che
porterà, pochi anni più tardi, a cambiare radicalmente la vita
dell'isola e diventerà punto di riferimento per i movimenti di
liberazione latinoamericani e africani. Parlando a Pinar del Río, il
presidente Díaz-Canel ha denunciato il bloqueo imposto da
Washington, "un'arma di guerra" con cui gli Stati Uniti sperano di
provocare "una rivolta sociale con l'unico proposito di imporre
governi vicini agli interessi imperiali". La nostrra risposta "è
l'inventiva, la creatività e, pur se può molestarli, anche
l'allegria - ha aggiunto - La
risposta ai tentativi mai abbandonati di isolarci e dividerci è
l'unità. L'audacia che ci ha lasciato in eredità il Moncada
ci obbliga a non aver paura dei cambiamenti, ma in nome dell'ideale
supremo di quanti caddero allora e di quanti hanno dato tutto nel
corso di questi anni, le trasformazioni economiche devono essere
guidate da un principio fondamentale: il maggior grado di giustizia
sociale".
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Ecuador, i candidati correisti esclusi dal voto locale
(19/7/2026)
Come già avvenuto con Revolución Ciudadana, proscritta per
nove mesi con motivi pretestuosi, anche il Movimiento Amigo,
con cui il correismo pensava di partecipare alle prossime elezioni
locali, è stato sospeso dallo stesso Tribunal Contencioso
Electoral per sospetto riciclaggio. Una decisione mossa
evidentemente dal desiderio di escludere dalle urne gli avversari
più temibili: guarda caso colpisce l'intera organizzazione politica
e non i presunti responsabili ed è stata presa a meno di 24 ore
dalla scadenza del termine per l'iscrizione alle consultazioni,
rendendo così praticamente impossibile ai candidati della sinistra
correre ai ripari. Senza contare che a fine marzo il Consejo
Nacional Electoral aveva deciso di anticipare al 29 novembre
il voto, inizialmente previsto per il 14 febbraio, giustificando lo
spostamento con le previsioni di forti piogge, a causa del Niño,
nei primi mesi del 2027.
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Guerra commerciale Usa-Brasile?
(20/7/2026)
L’impero in decadenza ritorna a pratiche coloniali tradizionali: le
cannoniere laddove ritiene che questo sia possibile o forse
conveniente (magari errando nelle previsioni come in Iran), misure
tecnico-economiche destabilizzanti come dazi o sanzioni, che
attraverso pochi prodotti ben selezionati possono bloccare intere
filiere, strategie variegate di alleanze con segmenti
politico-sociali specifici nazionali o esteri. In questa
desolata mappa dell’Occidente, quale il destino del Brasile? In
primo luogo il paese si colloca nell’ambito dello spazio regionale
latinoamericano, oggetto diretto del colonialismo del XXI secolo
affidato, nella seconda amministrazione Trump, a Marco Rubio,
figura dalla biografia nebbiosa e di modesta levatura (v.
Hedelberto Lòpez Blanch, Marco Rubio. Un mitomane
incontrollabile, Milano, Edizioni Punto Rosso, 2026). Il
progetto statunitense di trasformare Latinoamerica in protettorato
è esplicitamente e ripetutamente dichiarato e in parte già in
corso, ma trova nel Brasile un certo ostacolo. Questo infatti è un
paese troppo grande da controllare fisicamente, ha un livello non
banale di avanzamento scientifico-tecnologico, una economia che si
colloca fra le prime del pianeta, settori sociali antimperialisti
radicati, non pochi dirigenti politici competenti ed infine
è inserito in sodalizi internazionali di peso. Ma proprio per
queste sue caratteristiche di disturbo per l’obiettivo coloniale è
incalzato e provocato in continuazione. Cerco di riassumere qualche
informazione sulla situazione recente che si inserisce nel
confronto in vista delle elezioni politiche generali di ottobre
2026. Elezioni che qui come altrove sono di contrapposizione fra
progetti incompatibili, piuttosto che di alternanza fra indirizzi,
magari diversi, ma inquadrabili nella cornice delle rispettive
Costituzioni. (Teresa Isenburg)
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Altri approfondimenti sul Brasile
a questo link |
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Il Nicaragua rompe le relazioni diplomatiche con l'Italia
(20/7/2026) Managua ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con
Roma in seguito a un intervento del ministro degli Esteri Antonio
Tajani al Forum promosso dal Ppe a Madrid. Tajani aveva accusato il
Nicaragua di offrire protezione
"a pericolosi terroristi delle Brigate Rosse". Il riferimento era
ad Alessio Casimirri, l'ex brigatista condannato per il suo
coinvolgimento nel sequestro di Aldo Moro e che negli anni Ottanta
si è rifugiato nel paese centroamericano prendendone la
cittadinanza. La richiesta italiana di estradizione di Casimirri ha
sempre ricevuto risposta negativa da parte del governo di Daniel
Ortega e Rosario Murillo. Quest'ultima è diventata copresidenta
grazie a una parziale modifica costituzionale approvata dall'Asamblea
Nacional nel gennaio 2025. La riforma ha anche stabilito che il
coordinamento di tutti gli altri poteri dello Stato venga
esercitato dall'esecutivo e ha ampliato il periodo presidenziale da
cinque a sei anni. Le prossime consultazioni dovrebbero svolgersi dunque
nel 2027, ma il 19 luglio, nel corso della celebrazione del 47°
anniversario della Rivoluzione Sandinista, Ortega ha affermato che
in Nicaragua "non ci saranno più elezioni" che possano
permettere agli oppositori di impadronirsi del potere. "È finita la storia che
i partiti posti dagli yankee, posti dai somozisti, tornino al
governo", ha aggiunto, spiegando che verranno formulate "leggi che
erigano un muro, un blocco ai golpisti, ai vendepatria".
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Brasile e Messico di fronte all'arroganza Usa
(15/7/2026)
In una lettera inviata al Congresso brasiliano il ministro degli Esteri, Mauro Vieira, ha espresso i timori del governo per la
decisione di Washington di dichiarare organizzazioni terroristiche
straniere, alla stregua di Al-Qaida o dell'Isis, le bande criminali Primeiro Comando da Capital e
Comando Vermelho. "Questa classificazione unilaterale potrebbe
essere invocata come giustificazione per azioni extraterritoriali
su istituzioni brasiliane", scrive Vieira, aggiungendo: "Esiste il
rischio dell'uso della forza militare statunitense contro il
territorio nazionale".
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Si è spenta Taty Almeida, presidente delle Madres de Plaza de Mayo
(15/6/2026)
Se ne è andata senza poter accarezzare le ossa di suo figlio
Alejandro, come avrebbe tanto desiderato. Lydia Estela Uranga de
Almeida, da tutti nota come Taty, si è spenta il 14 giugno a
Buenos Aires, all'età di 95 anni. La presidente delle Madres de
Plaza de Mayo - Línea Fundadora era nata in una famiglia di
militari e la sua vita si era svolta senza scosse fino al 17 giugno
del 1975 quando Alejandro, studente di medicina e militante del
Partido Revolucionario de los Trabajadores, venne sequestrato dalla Triple A,
l'Alianza Anticomunista Argentina. Da allora Taty non
aveva smesso un giorno di cercarlo, bussando a tutte le porte, ma
inutilmente. Inizialmente aveva creduto a quanto le avevano
raccontato i parenti militari: che i responsabili erano da
rintracciare tra i peronisti, tanto che il golpe del 1976
per un breve momento le aveva infuso speranza. In seguito si era
resa conto dell'errore e aveva deciso di avvicinarsi alle
Madres, anche se con qualche esitazione: temeva che per la sua
estrazione familiare la considerassero una spia.
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La Bolivia in rivolta chiede le dimissioni di Rodrigo Paz
(22/6/2026) Una vera e propria rivolta contro il governo di Rodrigo Paz
è scoppiata agli inizi di maggio in Bolivia. Ad accendere la scintilla
l'effetto sui prezzi al consumo dell'aumento dei carburanti, che per vent'anni avevano goduto di sussidi
statali (da un giorno all'altro si è registrato un rialzo dell'87% della benzina e del
163% del diesel). A questo si è aggiunta la soppressione delle
imposte alle grandi fortune, compresa ovviamente la famiglia
presidenziale, e la legalizzazione dell'appropriazione delle terre
comunali da parte dell'agroindustria. Per non parlare del
memorandum d'intesa sui minerali critici firmato a fine aprile con
gli Stati Uniti: in pratica una svendita delle ricchezze del paese,
in particolare il litio.
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America Latina, si prepara un nuovo Plan Cóndor?
(29/5/2026)
Si prepara un nuovo Plan Cóndor con la scusa della lotta
al crimine? Il 28 maggio, in una riunione nella capitale cilena, i
rappresentanti di Argentina,
Bolivia, Cile, Ecuador e Perù (tutti paesi governati dalla destra o
dall'estrema destra) hanno concordato un coordinamento in materia
di sicurezza, intelligence e controllo di frontiere, sottoscrivendo il Compromiso regional de
Santiago contra la delincuencia organizada transnacional.
Già in aprile il presidente cileno José Antonio Kast aveva scelto
Buenos Aires come meta del primo viaggio ufficiale dopo il suo
insediamento. Nel corso di quella che lo stesso Kast ha definito
"una riunione molto produttiva" con il suo omologo argentino Javier
Milei, i due capi di Stato si sono impegnati ad approfondire
un'agenda bilaterale in tema di integrazione economica, ma
soprattutto contrasto alla delinquenza
organizzata e all'immigrazione irregolare.
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La nuova politica Usa in America Latina
(28/5/2026)
Come scrivono vari commentatori, la politica statunitense verso
l'America Latina ha virato dalla Dottrina Monroe
alla Dottrina Donroe,
come il New York Post ha definito la politica dell'attuale presidente Donald Trump. Se infatti prima
di lui l'intromissione Usa nel resto del continente era
mascherata e i colpi di Stato, pur favoriti e guidati da
Washington, erano affidati alle forze armate locali o ultimamente
alla magistratura e a parlamentari asserviti, ora gli Stati Uniti
intervengono direttamente, come è avvenuto il 3 gennaio in
Venezuela. Del resto in questi anni gli Usa stanno ampliando la
loro presenza militare in America Latina e nei Caraibi: secondo
dati risalenti al 2023 si contano 76 basi, più o meno grandi, sotto
il controllo operativo del Southern Command. A queste
andrebbero aggiunte altre installazioni non confermate
ufficialmente, a formare una fitta rete che copre l'intera regione.
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Sulla risposta del Messico agli Usa v. anche:
Sheinbaum: no a la injerencia; legítimo, dudar de EU |
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Honduras, venti contadini massacrati nel Bajo Aguán
(25/5/2026)
È stato uno dei peggiori massacri in un paese purtroppo
abituato alla violenza. Venti contadini della regione del Bajo Aguán sono
stati assassinati il 21 maggio mentre stavano per iniziare il lavoro in
una piantagione di palma africana. Tra le vittime due ragazzi di 14 e 16
anni e tre sorelle sulla trentina. La comunità aveva già denunciato,
qualche giorno prima, l'irruzione di agenti di polizia che avevano
attaccato abitazioni e botteghe, bruciando mobili ed elettrodomestici.
Anche nel caso di quest'ultima strage, secondo alcuni testimoni gli
attaccanti vestivano uniformi della polizia.
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Messico, la polemica sulle desapariciones
(4/4/2026)
"Tendenzioso e privo di rigore
giuridico". Così le autorità messicane hanno definito il rapporto
del Comitato delle Nazioni Unite contro la Sparizione Forzata che,
afferma il governo di Città del Messico, non ha preso in
considerazione "le osservazioni, le analisi e gli aggiornamenti
presentati, in base ai quali si dimostra che le argomentazioni non
coincidono né con la definizione di sparizione forzata dello stesso
Comitato, né con i progresso istituzionali raggiunti dal 2019 e in
particolare dal 2025". La reazione si spiega con la decisione del
Comitato di sollecitare il segretario generale dell'Onu, Guterres,
affinché porti con urgenza il problema davanti all'Assemblea
Generale, dal momento che "indizi ben fondati" dimostrerebbero che
desapariciones forzadas come crimini di lesa umanità si
sono commesse e continuano a commettersi nel paese.
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Sul Messico v. anche:
Drogas por armas: Estados Unidos y el narco de México |
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El Salvador, in quattro anni oltre 500 morti nelle carceri
(29/3/2026)
Dall'instaurazione nell'aprile 2022 del régimen
de excepción,
secondo i dati del Socorro Jurídico Humanitario sono 504
le persone che hanno perso la vita mentre erano rinchiuse in centri
di detenzione. Il 90% dei decessi riguarderebbe detenuti
che non erano legati alle maras. E - sostiene il Sjh
- le vittime potrebbero essere molte di più, addirittura duemila. Da quei centri
vengono continue denunce di sovraffollamento, torture, mancanza di
assistenza medica, mentre una commissione di esperti delle Nazioni
Unite accusa El Salvador di possibili crimini di lesa umanità.
Contro la sospensione delle garanzie costituzionali, usata non solo per
combattere le bande criminali, ma per silenziare sindacalisti,
ambientalisti, difensori dei diritti umani e chiunque si opponga al
presidente Bukele, il 25 gennaio si era svolta nella capitale una
massiccia manifestazione. Sonia Urrutia, della direzione del Bloque de
Resistencia y Rebeldía Popular, aveva riassunto così le richieste dei
dimostranti: "Esigiamo che cessi il regime d'eccezione". Nonostante questo, l'Asamblea Legislativa ha
continuato ad approvarne ogni mese la proroga (l'ultima in ordine
di tempo il 26 marzo).
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Le possibilità di Cuba nel confronto con gli Stati Uniti
(2/4/2026)
Una profonda analisi geopolitica su uno dei temi più stimolanti di
oggi: le reali possibilità di Cuba di fronte alla minaccia della
superpotenza statunitense. Il giornalista Breno Altman intervista
Joana Salém, storica ed economista, riferimento negli studi
latinoamericani, analizzando le armi della resistenza culturale, la
forza della diplomazia cubana, gli impatti dell'embargo economico e
le lacune geopolitiche che riconfigurano questo scontro storico.
Abbiamo cercato di andare oltre le narrazioni convenzionali per
capire come l'isola caraibica continui a scrivere la sua storia con
sovranità, anche in mezzo alle forti pressioni unilaterali degli
Stati Uniti. Una conversazione imperdibile per chi vuole capire le
dinamiche di potere nel continente e il futuro della sinistra
latinoamericana.
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Haiti, dramma senza fine
(2/4/2026)
Sempre drammatiche le notizie che giungono da Haiti. Almeno
settanta morti e trenta feriti: questo il bilancio, fornito dal
Collettivo di Difesa dei Diritti Umani, dell'attacco di
una banda criminale avvenuto la settimana scorsa nella regione agricola di Artibonite. Quasi
seimila persone hanno dovuto abbandonare le loro case per
sfuggire alla violenza, aggiungendosi ai tantissimi sfollati in
tutto il paese a causa del conflitto (si calcola siano quasi un
milione e mezzo).
La capitale continua ad essere controllata in gran parte
dai gruppi armati. A Port-au-Prince, denuncia un rapporto di
Médecins Sans Frontières basato su dati medici e
testimonianze delle vittime, "le aggressioni sessuali hanno
sperimentato una recrudescenza allarmante dal 2021. Vengono ora
utilizzate in maniera sistematica come mezzo per seminare il
terrore nella popolazione". Una situazione che vede la
polizia locale praticamente impotente. In ottobre il Consiglio di
Sicurezza dell'Onu aveva deciso la trasformazione della Missione
Multinazionale diretta dal Kenia in una nuova Gang Suppression Force,
che potrà contare su oltre cinquemila membri e, a differenza
della missione precedente, avrà la facoltà di procedere all'arresto dei
sospetti pandilleros. Un primo contingente di agenti provenienti
dal Ciad è già giunto ad Haiti.
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Su
Haiti v. anche:
Alexandre Sabès Pétion, la república negra y el horizonte de la emancipación |
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Scudo delle Americhe: l'ultima trovata di Trump
(8/3/2026)
Shield of the Americas, Scudo delle Americhe: questa
l'iniziativa lanciata da Trump che ha riunito il 7 marzo, nel suo club di golf
di Doral (Florida), i capi di Stato e di governo dell'America
Latina e dei Caraibi a
lui affini per "sradicare i cartelli criminali" che operano nell'emisfero. In realtà un'alleanza con tutti quei leader disposti ad
aprire i confini dei propri paesi alle truppe statunitensi con il
pretesto di colpire il narcotraffico. "L'unico modo per sconfiggere
questi nemici è quello di scatenare il potere dei nostri eserciti:
Dobbiamo usare il nostro esercito, voi dovete usare il vostro", ha
affermato il magnate. Il terreno di scontro di questa coalizione
militare, accolta con applausi dai presenti, sarà naturalmente il territorio
latinoamericano. Come ha sintetizzato Natalia Molano, portavoce in
lingua spagnola del Dipartimento di Stato, "questa amministrazione
ha ristabilito la preminenza degli Stati Uniti nella regione".
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Brasile, condannati i mandanti dell'omicidio di Marielle Franco
(26/2/2026)
76 anni e tre mesi di reclusione: questa la sentenza, letta dal
presidente dalla prima sezione del Supremo Tribunal Federal
Flávio Dino, a carico dell'ex deputato federale João Francisco e
del fratello Domingos Inácio Brazão. I due sono stati riconosciuti
colpevoli di aver ordinato l'uccisione della consigliera comunale
di Rio e attivista per i diritti umani Marielle Franco e del suo
autista, Anderson Gomes. A commettere materialmente
l'omicidio erano state le milícias, i gruppi paramilitari
che spadroneggiano a Rio e che sono composti in gran parte da ex
guardie municipali ed ex poliziotti come il reo confesso Ronnie
Lessa, condannato nell'ottobre 2024.
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Costa Rica, Laura Fernández è la nuova presidente
(2/2/2026)
Promette mano dura contro la delinquenza organizzata, seguendo le
orme di Bukele in Salvador, e la riforma del potere giudiziario, in
linea con altri governi di destra del mondo. È la nuova
presidente del Costa Rica, la politologa Laura Fernández Delgado
(Partido Pueblo Soberano),
uscita vincitrice dalle presidenziali del primo febbraio
sconfiggendo il socialdemocratico Alvaro Ramos, del Partido de
Liberación Nacional. "Dobbiamo edificare la Terza Repubblica -
ha detto nel suo primo discorso dopo la vittoria - Il mandato che
mi conferisce il popolo sovrano è chiaro, il cambiamento sarà
profondo e irreversibile", senza fornire ulteriori dettagli sulle
modifiche che intende proporre.
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Panama, i movimenti popolari resistono all'aggressione Usa
(29/12/2025)
Breve ritratto della congiuntura attuale e
dichiarazioni del rappresentante della principale organizzazione
dei lavoratori nel paese, il Sindacato Unico dei Lavoratori delle
Costruzioni e Simili. Raquel Sets: La Repubblica
di Panama è diventata un laboratorio politico e militare nel cuore
dell'America Latina. Sotto il governo dell'attuale presidente José Raul
Mulino due tendenze che attraversano la regione si combinano: la crescente
militarizzazione, specialmente nella regione dei Grandi Caraibi, e la
radicalizzazione delle politiche conservatrici. Sono state riattivate le
basi militari e la presenza di truppe straniere. Gli accordi con gli Stati
Uniti mettono in pericolo la sovranità nazionale e preoccupano i movimenti
popolari.
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Cile, un pinochetista alla presidenza
(15/12/2025)
Giovedì 11 settembre il Cile si era ritrovato unito nel ricordare
Salvador Allende, il presidente abbattuto dal golpe del
1973. E la domenica precedente almeno duemila persone avevano
raggiunto il Cementerio General di Santiago per
commemorare le vittime della dittatura di Pinochet. In ottobre il
Congresso aveva approvato il progetto di legge che creava il
Registro de Personas Ausentes por Desaparición Forzada,
riparazione simbolica per le famiglie dei tanti prigionieri politici di cui,
dopo l'arresto, non si era saputo più nulla.
Eppure, poco più di un mese dopo, il primo turno delle
presidenziali mostrava un paese dove la destra era dominante. Il
16 novembre infatti, se al primo posto si affermava la comunista
Jeannette Jara, sostenuta dalla coalizione di sinistra, subito
dietro di lei si piazzava il pinochetista José Antonio Kast,
seguito dal
populista di destra Franco Parisi (Partido de la Gente),
dall'altro estremista di destra
Johannes Kaiser e dalla conservatrice Evelyn Matthei. Il quadro era
subito chiaro: nel ballottaggio del 14 dicembre tra Jara e Kast,
quest'ultimo vinceva con il 58% dei suffragi grazie all'alleanza delle
destre (con Parisi che aveva fatto appello al voto nullo). L'argentino Milei si
precipitava a congratularsi con il neoeletto, mentre il segretario
di Stato Usa Marco Rubio rendeva noto che "gli Stati Uniti sperano
di collaborare con la sua amministrazione per rafforzare la
sicurezza regionale e rivitalizzare la nostra relazione
commerciale".
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La scomparsa di Vera Vigevani, madre di Plaza de Mayo
(3/10/2025)
Di origine ebraica, era arrivata da Milano in Argentina nel 1939 fuggendo dalle leggi razziali del fascismo (suo nonno morirà ad Auschwitz).
Nel paese che l'aveva accolta l'attendeva però un'altra tragedia:
nel 1976 l'unica figlia, Franca Jarach, 18 anni, verrà sequestrata
dalla dittatura e figura
tra i desaparecidos, vittima di uno dei tanti voli della
morte.
segue (foto di Tullio
Quaianni)
Guyana, Irfaan Ali riconfermato presidente
(7/9/2025)
Irfaan Ali, del People's Progressive Party/Civic,
è stato confermato presidente della Guyana in seguito alle elezioni
generali che si sono tenute il primo settembre. La riconferma di Ali
è stata favorita dalla recente crescita economica del paese, che
dal 2019 ha quadruplicato il bilancio statale grazie allo
sfruttamento petrolifero nelle acque dell'Esequibo, zona su cui il
governo di Caracas rivendica la sua sovranità. Proprio la concessione alla
transnazionale ExxonMobil di questo sfruttamento nelle
acque territoriali contese ha garantito all'ex colonia britannica
l'appoggio degli Stati Uniti, che approfittano del contenzioso tra
i due paesi in funzione antivenezuelana.
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Da Trump via libera al Pentagono per intervenire in America
Latina?
(12/8/2025)
Secondo il New York Times,
Donald Trump ha firmato una direttiva segreta che consente al
Pentagono l'intervento militare contro otto cartelli della
droga (di cui sei con base in Messico), definiti in febbraio dal suo
stesso governo organizzazioni terroristiche. Una decisione che dà
via libera a eventuali operazioni in territorio straniero. Secondo la legislazione statunitense, infatti, il
capo dello Stato può usare le forze armate contro qualsiasi persona
o istituzione accusata di terrorismo, senza chiedere
l'autorizzazione del Congresso e senza essere ritenuto responsabile
per l'eventuale morte di civili o per danni materiali.
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A Santiago in difesa della democrazia
(22/7/2025)
Democracia Siempre. Con questo
slogan quattro presidenti
latinoamericani (il cileno Boric, il brasiliano Lula, il colombiano
Petro, l'uruguayano Orsi) e il capo del governo spagnolo, Pedro Sánchez, si
sono riuniti il 21 luglio a Santiago de Chile per inviare un
messaggio in difesa della democrazia, sotto attacco a causa
dell'offensiva della destra globale. Il giorno precedente i cinque
leader avevano resa pubblica una lettera in cui denunciavano che
"l'erosione delle istituzioni, l'avanzata dei discorsi autoritari
spinti da diversi settori politici e la crescente disaffezione
civica sono sintomi di un malessere profondo in ampi settori della
cittadinanza", cui si sommano "le persistenti disuguaglianze, i
passi indietro nei diritti fondamentali, la diffusione della
disinformazione e dei discorsi d'odio sulle piattaforme digitali e
l'espansione di reti criminali che sfidano la legittimità dello
Stato".
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A Bogotá la Conferenza d'Emergenza sulla Palestina
(17/7/2025)
"L'era dell'impunità è finita".
È questo il messaggio lanciato dalla Conferenza Ministeriale
d'Emergenza sulla Palestina, che si è tenuta a Bogotá il 15 e 16 luglio.
Delegati di oltre trenta paesi hanno discusso del modo di fermare
il genocidio in atto a Gaza. L'incontro era promosso dal Gruppo
dell'Aia, creato a fine gennaio da nove Stati di tre continenti:
Belize, Bolivia, Colombia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia,
Senegal e Repubblica Sudafricana, con l'obiettivo di battersi per
difendere i principi della giustizia internazionale e sostenere il
diritto dei palestinesi all'autodeterminazione.
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Jennifer Geerlings-Simons è la nuova presidente del Suriname
(7/7/2025)
L'Assemblea Nazionale del Suriname ha eletto presidente Jennifer
Geerlings-Simons dopo le elezioni legislative che
si erano tenute il 25 maggio. Geerlings-Simons, che si insedierà il
16 luglio, è la prima donna ad assurgere alla più alta carica dello
Stato. È stata eletta per acclamazione dopo aver stretto
un'alleanza con altre cinque organizzazioni e dopo che il Partito
Riformista Progressista, attualmente al potere, aveva rinunciato a
proporre un suo candidato.
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