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Brasile, con Lula in prigione si conclude il golpe

Con Lula incarcerato si conclude il golpe iniziato nell'agosto di due anni fa con la destituzione di Dilma Rousseff. A questo passo si Ŕ arrivati attraverso una serie di sentenze che hanno ignorato qualsiasi diritto della difesa: prima la condanna a nove anni e sei mesi, da parte del giudice Moro, per un reato di cui non esiste alcuna prova (pena aumentata in seconda istanza a dodici anni e un mese dal tribunale di Porto Alegre), poi la decisione, presa dagli stessi giudici di Porto Alegre in una seduta lampo, di respingere ogni ricorso e infine il verdetto del Supremo Tribunal Federal, che non ha concesso l'habeas corpus nonostante la presunzione d'innocenza prevista dalla Costituzione, negando quindi a Lula la possibilitÓ di attendere in libertÓ l'ultimo grado di giudizio.

Il giudice Moro non si Ŕ lasciato sfuggire l'occasione e il 5 aprile ha deliberato l'immediato arresto dell'ex presidente, imponendogli di presentarsi entro le 17 del giorno dopo alla polizia federale di Curitiba, capitale dello Stato del Paranß. Una spiegazione di tanta fretta viene dal quotidiano spagnolo El PaÝs, che riporta la raccomandazione scritta su un documento riservato, firmato da un membro del pubblico ministero: il "manipolatore di masse" deve essere incarcerato al pi¨ presto. Si teme - Ŕ chiaro - la mobilitazione popolare.

Appresa la mossa di Moro, Lula si Ŕ recato presso la sede del Sindicato dos Metal˙rgicos a SŃo Bernardo do Campo, nella zona industriale di SŃo Paulo, dove aveva avuto inizio la sua carriera politica. Qui Ŕ rimasto anche oltre la scadenza impostagli dal giudice, mentre all'esterno dell'edificio si radunavano migliaia di persone venute a esprimergli solidarietÓ.

Il 7 aprile ha partecipato a una messa in ricordo della moglie Marisa LetÝcia Rocco, scomparsa l'anno scorso. Ha poi tenuto un lungo discorso di commiato alla folla che si era mobilitata in sua difesa, ricordando la sua storia politica e ripetendo che "le idee non possono essere imprigionate". In uno dei suoi discorsi aveva detto: "Se mi arresteranno e non mi lasceranno andare, camminer˛ con le vostre gambe. Se non mi lasceranno parlare, parler˛ attraverso la vostra bocca. Se il mio cuore smetterÓ di battere, batterÓ attraverso il vostro cuore. Non Ŕ di me che devono aver paura, devono aver paura di voi". Infine nel tardo pomeriggio si Ŕ costituito ed Ŕ stato rinchiuso nella sede della PolÝcia Federal di Curitiba. Intorno all'edificio militanti del Pt e di altri partiti e movimenti della sinistra hanno montato un accampamento e hanno dichiarato di voler rimanere lý fino alla liberazione dell'ex presidente.

Le sentenze che hanno portato Lula in carcere erano state emesse in un clima teso, inasprito dalle dichiarazioni apertamente golpiste di alti vertici militari. Il generale a riposo Luiz Gonzaga Schroeder Lessa aveva affermato, nel corso di un'intervista, che se a Lula fosse stato concesso l'habeas corpus sarebbe rimasto "solo il ricorso alla reazione armata. Il dovere delle forze armate Ŕ quello di restaurare l'ordine". In modo pi¨ sfumato il comandante in capo dell'esercito, Villas B˘as, attraverso Twitter si era riferito al caso dell'ex presidente dicendo di condividere "l'anelito di tutti i cittadini per bene che ripudiano l'impunitÓ". In precedenza un altro generale a riposo, Paulo Chagas, era stato ancora pi¨ chiaro, segnalando che l'obiettivo principale era "mettere dietro le sbarre un capo di organizzazione criminale giÓ giudicato e condannato a pi¨ di dodici anni di prigione che, con l'appoggio del Supremo Tribunal Federal, ha circolato liberamente e apertamente per tutto il territorio nazionale raccontando menzogne, predicando l'odio e la lotta di classe".

Chagas si riferiva alle carovane attraverso il paese con cui Lula aveva preso contatto diretto con la popolazione brasiliana, incontrando ovunque folle di sostenitori. Le carovane erano state per˛ bersaglio di aggressioni e lanci di pietre e proprio nel Paranß, uno degli Stati pi¨ conservatori, addirittura di colpi d'ama da fuoco. Del resto fermare la corsa dell'ex presidente verso la rielezione era essenziale per i poteri forti, privi di candidati alternativi da opporgli. Non certo Michel Temer, l'uomo che attualmente esercita in modo illegittimo le funzioni di capo di Stato e che Ŕ costantemente messo all'angolo da accuse (documentate) di corruzione. In febbraio Temer ha dovuto anche ingoiare uno smacco politico: in mancanza dei voti necessari per l'approvazione in Parlamento, Ŕ stato costretto a ritirare il progetto di riforma delle pensioni. Secondo i sondaggi la riforma era osteggiata da oltre il 70% della popolazione. (8/4/2018)

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L'uccisione di Marielle Franco (17/3/2018)

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a cura di Nicoletta Manuzzato