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Al Messico il ruolo di "portinaio" degli Usa?

Una Conference on Prosperity and Security in Central America, promossa congiuntamente da Stati Uniti e Messico alla presenza di esponenti del mondo degli affari e dei rappresentanti dei governi di Guatemala, Honduras e Salvador, si Ŕ svolta a metÓ giugno a Miami. In realtÓ, pi¨ che discutere di prosperitÓ e sicurezza in Centro America, la conferenza mirava a disegnare le nuove strategie per una maggiore presenza militare di Washington e per l'aumento degli investimenti e della vendita di armi statunitensi nella regione.

In questo contesto risulta cruciale il ruolo del governo di Pe˝a Nieto. Un documento sottoscritto in maggio da decine di organizzazioni sociali messicane, centroamericane e statunitensi denunciava la pericolosa deriva della politica di CittÓ del Messico: "In base a dichiarazioni ufficiose di funzionari del Ministero degli Esteri si pu˛ intuire che, in cambio del miglioramento della piattaforma di negoziato del Tlcan tra i due paesi, il governo messicano starebbe infine per concedere la realizzazione di operazioni ufficiali dell'esercito Usa su territorio nazionale". Lo stesso titolare del dicastero degli Esteri, Luis Videgaray, ha fatto allusione a questa trattativa con il vicino del Nord. Da notare che, per compiacere il potente alleato, Videgaray si Ŕ recentemente distinto negli attacchi al governo del Venezuela, rivaleggiando con il segretario generale dell'Oea, Almagro.

Washington sta dunque estendendo la sua penetrazione nell'intera area: era giÓ apparso chiaro in aprile, quando a Cozumel si era tenuta la Centsec 2017, la Central American Defense Conference organizzata da Usa e Messico con la partecipazione di tutti gli Stati centroamericani (Nicaragua compreso). In quell'occasione era stato annunciato che il Southern Command statunitense avrebbe garantito appoggio tecnologico e di intelligence a una forza composta da militari messicani e guatemaltechi, incaricata della vigilanza alla frontiera tra le due nazioni. Una delle basi operative di questa forza congiunta sarÓ situata nella zona guatemalteca del PetÚn, dove passa una delle rotte dei migranti diretti verso il Nord.

Fermare i migranti, assimilati a terroristi e narcotrafficanti, sembra infatti essere uno degli obiettivi prioritari del progetto. In questo piano il Messico appare "eccessivamente disposto a svolgere il ruolo di portinaio degli Stati Uniti", ha denunciato Erika Guevara Rosas, responsabile per le Americhe di Amnesty International. I due governi hanno violato in maniera sistematica il diritto di asilo di migliaia di persone in fuga dalla violenza, sostiene un rapporto della ong.

Se il presidente Obama si valeva degli aiuti economici ai paesi dell'area per imporre i voleri della Casa Bianca, Trump preferisce il bastone alla carota, scrive su Nacla la ricercatrice Hillary Goodfriend. "Sotto la guida del segretario del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ed ex capo del Southern Command, John Kelly, l'amministrazione ha proposto grossi tagli agli aiuti all'estero e all'assistenza ai rifugiati e si appoggia sul Messico perchÚ faccia ancora di pi¨ lo sporco lavoro degli Stati Uniti di trattenere, controllare e deportare i centroamericani, cosý come di militarizzare ulteriormente il suo confine meridionale con il Guatemala e di addestrare le forze di sicurezza del Centro America".

E per non lasciare dubbi su chi comanda, in aprile Kelly non aveva esitato, davanti a una Commissione del Senato Usa, a intromettersi pesantemente negli affari interni del paese confinante. Riferendosi al crescente sentimento antistatunitense nella popolazione messicana (irritata per la costruzione del muro) e alla conseguente possibilitÓ di una vittoria della sinistra alle prossime presidenziali, Kelly aveva dichiarato apertamente: un presidente di sinistra non sarebbe buono nÚ per gli Stati Uniti nÚ per il Messico. Non aveva fatto nomi, ma Ŕ chiaro che Washington non intende tollerare un trionfo di Lˇpez Obrador nelle elezioni del 2018. (17/6/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato