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Honduras: a 25 mesi dall’omicidio di Berta Cáceres i mandanti sono ancora liberi

Brasile

Cronaca del sequestro del prigioniero politico Lula

Non è facile cercare di informare su quello che avviene in Brasile nei giorni più vicini ed in particolare a partire dal 7 aprile, quando l'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva si è consegnato alla polizia federale. Un momento drammatico e illegale (l'incarcerazione senza prove e calpestando il diritto di presunta innocenza fino al termine dei possibili giudizi) all'interno della tragedia che ha stravolto il Brasile dal 4 marzo 2016 (con il tentativo di sequestro di Lula) e dal 17 aprile 2016 con l'indegna votazione della Camera Federale che apriva la procedura di deposizione illegittima della presidente costituzionale Dilma Rousseff.

Da allora il paese è scivolato in una sempre più grave discarticolazione del sistema giudiziario: trattandosi di un sistema, appunto, quando si manda fuori dai binari un segmento di esso, il dissesto si diffonde senza limite. Ed è la situazione attuale del Brasile in cui il diritto è stato vilipeso e l'amministrazione delle giustizia disprezza le procedure e il merito, supportata da mezzi di comunicazione monopolistici e golpisti. In questo contesto l'ex presidente è stato condannato senza prove da un giudice che non è il giudice naturale, gli è stato negato l'habeas corpus e illegalmente (anche negli ultimi passi) è incarcerato. Oltretutto in un luogo anomalo, la cella di sicurezza di un commissariato di polizia federale e in regime di isolamento di fatto, mai richiesto da chi ha esercitato la funzione giudicante. Siamo quindi fuori dallo Stato di diritto. segue

Altri approfondimenti sul Brasile, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg, a questo link

Colombia

Nuovi attacchi al processo di pace

Non si ferma la catena di omicidi nelle campagne. Alla fine di marzo è stata assassinata a Mapiripán, nel dipartimento del Meta, María Magdalena Cruz Rojas. I killer, mascherati, sono giunti alla fattoria dove abitava e l'hanno colpita a morte di fronte al marito e al figlio. Cruz Rojas si batteva in difesa dei diritti dei contadini e guidava il movimento per la sostituzione delle coltivazioni di coca. La zona durante il conflitto armato era un bastione del gruppo paramilitare Autodefensas Unidas de Colombia, che proprio a Mapiripán nel 1997 massacrò decine di persone.

Intanto l'attuazione degli accordi governo-Farc incontra sempre più difficoltà. Secondo le valutazioni di diverse parti, fino ad oggi è stato realizzato solo il 20% di quanto stabilito: i ritardi maggiori riguardano le alternative economiche offerte agli ex combattenti per favorire il loro reinserimento nella società. Non mancano le denunce di cattiva gestione e di corruzione negli organismi statali incaricati di gestire i fondi nazionali e internazionali predisposti a questo scopo. segue

Venezuela

La destra del continente all'attacco del governo Maduro

L'ottavo Vertice delle Americhe, che si è svolto a Lima il 13 e 14 aprile, avrebbe dovuto discutere di "Governabilità democratica di fronte alla corruzione". Un'ironia, visto che tra i leader presenti molti erano i sospettati di corruzione e che nel paese ospitante cinque ex presidenti e i dirigenti dell'opposizione fujimorista erano stati denunciati o erano già in galera per questi reati. In realtà la destra continentale ha voluto trasformare l'incontro in un processo al governo Maduro, negando ogni legittimità alle elezioni che si terranno in Venezuela il 20 maggio. Si è giunti al paradosso di una "lezione di democrazia" tenuta dal brasiliano Temer, divenuto capo di Stato grazie a un golpe parlamentare. Tra le poche voci in difesa di Caracas, quelle del presidente boliviano Evo Morales e del ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez.

Il vertice nella capitale peruviana non ha avuto comunque grande risonanza per due significative assenze: Donald Trump, impegnato a bombardare la Siria e sostituito dal vice Mike Pence, e appunto Nicolás Maduro. Quest'ultimo era inizialmente tra gli invitati; in febbraio però, in seguito alle pressioni esercitate nel corso di un giro latinoamericano dall'allora segretario di Stato Usa Tillerson, il Grupo de Lima (il blocco dei paesi anti Caracas) aveva dichiarato che il presidente venezuelano non sarebbe stato il benvenuto. Kuczynski aveva dunque ritirato l'invito e la decisione era stata confermata dal suo successore Vizcarra. segue

Con Lula in prigione si conclude il golpe

Con Lula incarcerato si conclude il golpe iniziato nell'agosto di due anni fa con la destituzione di Dilma Rousseff. A questo passo si è arrivati attraverso una serie di sentenze che hanno ignorato qualsiasi diritto della difesa: prima la condanna a nove anni e sei mesi, da parte del giudice Moro, per un reato di cui non esiste alcuna prova (pena aumentata in seconda istanza a dodici anni e un mese dal tribunale di Porto Alegre), poi la decisione, presa dagli stessi giudici di Porto Alegre in una seduta lampo, di respingere ogni ricorso e infine il verdetto del Supremo Tribunal Federal, che non ha concesso l'habeas corpus nonostante la presunzione d'innocenza prevista dalla Costituzione, negando quindi a Lula la possibilità di attendere in libertà l'ultimo grado di giudizio.

Il giudice Moro non si è lasciato sfuggire l'occasione e il 5 aprile ha deliberato l'immediato arresto dell'ex presidente, imponendogli di presentarsi entro le 17 del giorno dopo alla polizia federale di Curitiba, capitale dello Stato del Paraná. Una spiegazione di tanta fretta viene dal quotidiano spagnolo El País, che riporta la raccomandazione scritta su un documento riservato, firmato da un membro del pubblico ministero: il "manipolatore di masse" deve essere incarcerato al più presto. Si teme - è chiaro - la mobilitazione popolare. segue

Il discorso di Lula a São Bernardo do Campo

7 aprile 2018, São Bernardo do Campo, San Paolo. Il 4 marzo 2016 la polizia federale effettuava per ordine del giudice di prima istanza di Curitiba Moro il sequestro dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva con l’accusa di ostruzione alla giustizia; la mobilitazione e la non autorizzazione di accesso allo spazio aereo impedirono il trasferimento coatto con incarcerazione a Curitiba. Era il segnale dell’inizio del golpe attivo contro il governo di centrosinistra, concluso in una prima fase con la deposizione illegittima e anticostituzionale il 30 agosto 2016 della presidente Dilma Rousseff. A metà settembre 2016 il ministero pubblico di Curitiba iniziava la persecuzione giudiziaria contro Lula per corruzione, in assenza di prove. A inizio luglio 2017 Moro, sempre senza prove, condannava Lula a 9 anni di prigione, il 24 gennaio 2018 il collegio giudicante di secondo grado di Porto Alegre, sempre senza prove, aumentava la pena a 12 anni, il 4 aprile il Supremo Tribunale Federale/STF respingeva la richiesta della difesa di Lula al diritto costituzionale di habeas corpus fino al termine di tutti i gradi di giudizio; il 5 aprile il giudice Moro chiedeva l’arresto entro 24 ore di Lula; sabato 7 aprile Lula si consegnava e veniva trasferito a Curitiba per la detenzione preventiva.

Lungo tutto l’iter giudiziario la Costituzione del 1988 è stata ripetutamente calpestata, le procedure giudiziarie gettate alle ortiche, il rigore del diritto vilipeso. Pur in un susseguirsi di oltraggi al diritto, forse il punto più miserevole è stato raggiunto nella seduta del STF del 4 aprile: la negazione del diritto di innocenza fino alla condanna finale, che regge la convivenza civile in ogni paese con sistemi democratici. La prima risposta all’indecente mandato di arresto del 5 aprile da parte di Lula, del PT/Partito dei lavoratori, dei partiti di sinistra come il PCdB/Partito comunista del Brasile, il Psol/Partito del socialismo e della libertà e dei movimenti sociali come il MST/Movimento del lavoratori senza terra, il MTST/Movimento dei lavoratoti senza tetto e delle centrali sindacali è stata una risposta politica al più alto livello. Il 4 aprile Lula ha atteso il verdetto del STF nella sede del sindacato dei metalmeccanici di São Bernardo do Campo, nella Grande San Paolo dove Lula è diventato negli anni ’70-’80 leader sindacale delle grandi fabbriche della zona. Lì è rimasto fino alle 19 di sabato 7 aprile, quando si è consegnato alla polizia. segue

Nella foto: al termine della cerimonia in memoria di dona Leticia, Lula è abbracciato da militanti democratici. Altri approfondimenti sul Brasile, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg, a questo link

 

Costa Rica

Sconfitto l'oscurantismo religioso

Il duello tra i due Alvarado si è concluso con la vittoria del centrosinistra. Nel ballottaggio di domenica primo aprile Carlos Alvarado del Pac, il Partido Acción Ciudadana del presidente in carica Luis Guillermo Solís, si è imposto con oltre il 60% dei voti sul suo avversario, il predicatore evangelico Fabricio Alvarado (nessuna parentela tra i due). Vicepresidente sarà Epsy Campbell, prima donna nera a occupare tale carica nel continente americano. Laureata in Economia, Campbell si batte da tempo per i diritti delle donne e delle comunità afro.

E' stata così sconfitta la linea ultraconservatrice del Partido Restauración Nacional, contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso, all'aborto, alla fecondazione in vitro e all'educazione sessuale nelle scuole. Il dibattito era sorto in seguito a una recente risoluzione della Corte Interamericana per i Diritti Umani, che imponeva agli Stati membri di garantire pieni diritti alla comunità lgbti. Nella prima tornata elettorale, svoltasi il 4 febbraio con ben tredici candidati, Fabricio Alvarado aveva ottenuto quasi il 25% dei consensi. Il timore di vedere il paese precipitare nell'oscurantismo religioso ha mobilitato l'elettorato, facendo anche leggermente aumentare nel secondo turno la percentuale di affluenza alle urne. segue

Guatemala

La morte dell'ex dittatore Ríos Montt

"Si è spento in pace, tranquillo". Così il suo avvocato ha descritto la morte dell'ex dittatore Efraín Ríos Montt, ben diversa da quella riservata alle migliaia di vittime del suo regime. Giunto al potere nel marzo 1982 grazie a un colpo di Stato, Ríos Montt venne a sua volta deposto, nell'agosto dell'anno dopo, da un golpe guidato dal ministro della Difesa Mejía Víctores.

Tra le prime misure del suo governo de facto l'istituzione dei Tribunales de Fuero Especial, in cui giudici dal volto coperto emettevano sentenze capitali. Nei 17 mesi in cui rimase al potere, si calcola che nelle comunità indigene siano state massacrate dall'esercito oltre 25.000 persone, accusate di parteggiare per la guerriglia. Del resto anche in precedenza, come generale di brigata e poi capo di stato maggiore dell'esercito, Ríos Montt si era fatto conoscere per la brutalità dei suoi metodi repressivi. Ministro della setta pentecostale Iglesia del Verbo, si considerava scelto da Dio per liberare il Guatemala dalla "minaccia comunista" e infarciva i suoi discorsi di citazioni bibliche. segue

Argentina

Di nuovo in piazza contro il governo

Sempre più gente scende in piazza per protestare contro la politica di Mauricio Macri. Il 24 marzo una marea umana ha invaso le strade di Buenos Aires nel Día Nacional de la Memoria por la Verdad y la Justicia, a 42 anni dall'inizio della più sanguinosa dittatura della storia argentina. La manifestazione, che per affluenza ha superato ogni aspettativa, ha dimostrato che il paese non tollererà passi indietro nella lotta contro l'impunità e che respinge con forza la concessione degli arresti domiciliari ai responsabili di violazione dei diritti umani, come il governo ha già iniziato a fare. Forti applausi hanno accolto l'ex funzionario dell'amministrazione di Cristina Fernández, Carlos Zannini, e il dirigente sociale Luis D'Elía, appena liberati dal carcere perché i giudici hanno riconosciuto che la loro detenzione era ingiusta.

L'8 marzo centinaia di migliaia di donne avevano dato vita a un imponente corteo contro la violenza e i femminicidi, ma anche contro le misure di austerità e per l'aborto libero, sicuro e gratuito. E oltre 400.000 persone avevano partecipato il 21 febbraio alla mobilitazione promossa, con uno sforzo unitario, dalle organizzazioni sindacali come reazione alla crisi sociale in atto, all'ondata di licenziamenti, al taglio delle pensioni e all'aumento delle tariffe. segue

Sull'Argentina v. anche:

Video: Oh Macri Chao

Inacayal

A Santiago del Cile

Senza gli Usa nasce il nuovo accordo transpacifico

Undici Stati di tre continenti hanno sottoscritto l'8 marzo, a Santiago del Cile, il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, conosciuto anche come Tpp-11. Il nuovo trattato di libero commercio riunisce le nazioni aderenti al Tpp, a eccezione degli Stati Uniti. Si tratta di Canada, Messico, Cile, Perú, Giappone, Vietnam, Malesia, Brunei, Singapore, Australia e Nuova Zelanda, paesi in cui vivono circa 480 milioni di persone. Il blocco costituisce il 13,5% del pil mondiale e al suo interno il socio economicamente più forte è il Giappone. segue

Perú

Travolto dagli scandali Kuczynski si dimette

Alla fine Pedro Pablo Kuczynski ha dovuto cedere. Coinvolto nello scandalo Odebrecht e indagato per aver tentato di sottrarsi all'impeachment comprando l'appoggio dei congressisti, il 21 marzo si è dimesso prima di essere destituito dal voto del Parlamento. Già nel dicembre scorso l'ex presidente si era salvato da una richiesta di destituzione barattando la liberazione di Alberto Fujimori in cambio dell'appoggio del figlio del dittatore, Kenji, e del suo gruppo parlamentare. Un indulto umanitario che aveva suscitato l'indignazione popolare: migliaia di persone erano scese in piazza per protestare contro questo provvedimento di "clemenza".

Questa volta il salvataggio non c'è stato, anche perché Ppk (come Kuczynski viene comunemente conosciuto) non disponeva più di monete di scambio. E alle prove della corruzione, che si sono venute accumulando contro di lui, si sono aggiunti i video che testimoniano la tentata compravendita di voti. La contrattazione, orchestrata a suo favore dall'alleato Kenji, è venuta alla luce perché un membro del partito Fuerza Popular ha registrato le trattative rendendole pubbliche. L'episodio fa parte della guerra che da tempo oppone Kenji alla sorella Keiko per il controllo del movimento fujimorista. Agli inizi di marzo Kenji aveva abbandonato Fuerza Popular, ufficialmente per scrupoli morali, dopo le rivelazioni di un funzionario di Odebrecht che aveva parlato di un cospicuo finanziamento al partito per la campagna elettorale del 2011. segue

Sull'argomento v. anche

Crisis política y oportunidades de nueva transición 

Brasile

L'uccisione di Marielle Franco

Delitto politico in Brasile. Marielle Franco, consigliera comunale di Rio de Janeiro, è stata assassinata il 14 marzo in un agguato mentre viaggiava in automobile. Quattro proiettili l'hanno colpita alla testa, altri tre hanno ucciso l'autista. Il delitto è avvenuto quando nello Stato era in atto già da quasi un mese l'intervento militare, deciso dall'illegittimo presidente Temer per "porre fine alla grave crisi dell'ordine pubblico". Marielle si era opposta con forza a questo provvedimento, adottato per la prima volta dall'approvazione della Costituzione del 1988. La sua morte ha scatenato immediate mobilitazioni in tutto il paese. Centinaia di migliaia di persone si sono concentrate davanti alla Câmara Municipal di Rio, dove si è tenuta la veglia funebre. segue

El Salvador

Il Fmln perde le elezioni legislative

A più di una settimana dalle elezioni del 4 marzo i risultati non sono ancora definitivi, ma una cosa è certa: il partito di estrema destra Arena, Alianza Republicana Nacionalista, pur perdendo circa 80.000 voti rispetto alle consultazioni del 2015, si afferma come la maggiore forza parlamentare e insieme alle altre formazioni conservatrici, Partido de Concertación Nacional e Partido Demócrata Cristiano, potrà contare sulla maggioranza degli 84 deputati nazionali. Il voto, considerato un importante test in previsione delle presidenziali che si terranno il prossimo anno, si è svolto in un clima di sostanziale calma, ma anche di scarso interesse: si sono recati alle urne poco più del 30% degli aventi diritto (l'affluenza è scesa del 18% rispetto al 2015) e moltissimi sono stati i voti nulli.

Il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional soffre una vera e propria emorragia di suffragi: più di 360.000. Alla presidenza dal 2009 prima con l'indipendente Mauricio Funes, poi con l'ex comandante guerrigliero Salvador Sánchez Cerén, paga la difficoltà di governare senza una solida maggioranza, per cui ha dovuto talvolta negoziare l'appoggio del partito di centrodestra Gana, Gran Alianza por la Unidad Nacional. Senza contare che l'oligarchia detiene ancora il potere nei posti chiave dell'apparato statale e ha in mano i principali mezzi di comunicazione. segue

Messico

Verso il voto tra violenza e crisi economica

Il Messico si avvia verso le elezioni di luglio in una situazione di profonda crisi, stretto tra disoccupazione, inflazione, crescita delle disuguaglianze. E soprattutto aumento esponenziale della violenza, con il 2017 che si conferma, da questo punto di vista, come il peggiore degli ultimi due decenni. La risposta del governo, con l'approvazione in dicembre della Ley de Seguridad Interior che formalizza la partecipazione delle forze armate in compiti di polizia, non è certo destinata a riportare la pace nel paese. La militarizzazione della sicurezza infatti è in atto già da tempo - sia pure con carattere "provvisorio" - e non ha fatto che moltiplicare i casi di violazione dello Stato di diritto. Con questa legge si vuole sottomettere l'autorità civile a quella militare, ha sottolineato il rappresentante in Messico dell'Alto Commissariato dell'Onu per i Diritti Umani, Jan Jarab, che si è detto preoccupato soprattutto per la possibilità che le forze armate intervengano nella repressione di manifestazioni e proteste.

E certo l'intervento dei soldati non ferma le uccisioni di dirigenti sociali e comunitari. Il 16 gennaio nei pressi di Chilchota (Stato del Michoacán) è stato ritrovato il cadavere di Guadalupe Campanur Tapia. Indigena purépecha, Guadalupe aveva partecipato attivamente alla rivolta degli abitanti di Cherán che nel 2011, per preservare il patrimonio boschivo dalle minacce dei trafficanti illegali di legname, avevano organizzato una ronda comunitaria e si erano costituiti in municipio autonomo. L'autogoverno di Cherán, sul modello dei caracoles zapatisti del Chiapas, è diventato in questi anni un esempio per quanti lottano in difesa del territorio e delle risorse idriche, contro le ecomafie e i loro protettori politici. segue

Nella foto: Marichuy durante una conferenza stampa

Sul Messico v. anche:

Video: Chiapas, visita al Caracol Zapatista di Oventik

Rebeldía se dice en femenino

Las victorias del CIG y su vocera Marichuy

America Latina

L'arma giuridica contro i movimenti progressisti

Il 24 gennaio i magistrati di Porto Alegre hanno confermato, e addirittura aumentato (da nove anni e sei mesi a dodici anni e un mese), la condanna comminata all'ex presidente brasiliano Lula per un reato non provato. In tal modo diventa quasi impossibile per l'ex presidente partecipare alle elezioni di ottobre, dove tutti i sondaggi lo indicano come sicuro vincitore. E' questo l'ennesimo atto di una vera e propria guerra giuridica, il cosiddetto lawfare, contro gli esponenti dei movimenti progressisti latinoamericani.

Mentre il Venezuela è quotidianamente sottoposto ad attacchi esterni (sanzioni economiche e minacce di intervento armato) e interni (recentemente si è giunti al sabotaggio di centrali elettriche), nel resto della regione è in corso un'offensiva non meno pericolosa, che mira alla diffamazione e alla criminalizzazione degli oppositori, anche i più moderati. Come afferma il giurista argentino Raúl Zaffaroni, con questa sorta di Plan Cóndor Judicial si vuole "eliminare da ogni contesa elettorale e per via giudiziaria qualsiasi leader o dirigente popolare in grado di vincere un'elezione contro i candidati delle corporazioni". Questa nuova arma, resa ancora più potente dal controllo esercitato sui principali media da parte dei gruppi di potere, punta a far tacere ogni voce alternativa. Lo scopo è quello di cancellare diritti acquisiti nei decenni per restaurare un neoliberismo selvaggio, come sta già avvenendo in buona parte dell'America Latina. segue

Ecuador

Vittoria (parziale) di Moreno

Il referendum del 4 febbraio, con la vittoria del Sì a tutte le domande, costituisce un indubbio trionfo per il governo Moreno. In particolare l'approvazione dell'emendamento alla Costituzione che cancella la rielezione indefinita, permettendo alle cariche elettive una sola possibilità di concorrere a un nuovo mandato, preclude all'ex presidente Rafael Correa la possibilità di ricandidarsi nel 2021. Altro quesito fondamentale riguardava la ristrutturazione del Consejo de Participación Ciudadana y Control Social, un organo creato da Correa con la funzione di designare le autorità di controllo, compresi i membri della Corte Costituzionale. Ora quest'organo sarà gestito in via transitoria da un nuovo Consejo, che verrà nominato dall'Asamblea Nacional all'interno di una rosa di candidati indicati dall'esecutivo, e che dovrà valutare (e potrà rimuovere) tutti i funzionari legati alla precedente amministrazione. Quanto all'abrogazione della Ley de Plusvalía, che colpiva la speculazione su beni immobili e terreni, è un chiaro regalo alle destre e in particolare al settore della costruzione. segue

Honduras

Insediamento tra le proteste

Juan Orlando Hernández si è insediato il 27 gennaio per un secondo mandato, in una seduta del Congresso tenuta presso l'Estadio Nacional pieno di suoi sostenitori. In un'altra zona della capitale si erano concentrati gli oppositori, con alla testa l'ex candidato Salvador Nasralla e l'ex presidente Manuel Zelaya. Non appena i manifestanti hanno mosso i primi passi in direzione dell'Estadio sono stati dispersi con gas lacrimogeni dalle forze di sicurezza. Nel suo discorso di investitura Hernández ha fatto appello al dialogo e all'unità, cercando di far dimenticare i brogli grazie ai quali è stato rieletto. "Si è consolidata la dittatura, è un governo che ha il sigillo dello Stato, ma è privo di legittimità. Si impone in modo violento con i militari nelle strade", ha affermato Bertha Oliva, coordinatrice del Comité de Familiares de Detenidos Desaparecidos. segue

Latinoamerica-online.it anno XVII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04