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Intervista esclusiva all'ex ministro Hugo Moldiz: "In Bolivia, i movimenti popolari tornano protagonisti"

Bolivia, "Abbiamo recuperato la democrazia"

Una vittoria schiacciante, che blocca sul nascere ogni tentativo di brogli da parte della destra per impedire il ritorno del Mas al governo. L'ex ministro dell'Economia Luis Arce Catacora ha trionfato nelle presidenziali di domenica 18 ottobre con il 55,1% dei voti, contro il 28,8% dell'ex presidente Carlos Mesa (Comunidad Ciudadana) e il 14% del leader dell'estrema destra di Santa Cruz, Fernando Camacho (Creemos). Il Movimiento al Socialismo mantiene inoltre la maggioranza nei due rami dell'Asamblea Legislativa. L'affluenza è stata altissima: oltre l'88%. La data del 18 ottobre era stata fissata dopo tanti rinvii, grazie alla forte mobilitazione dei movimenti sociali e della Cob, che nei mesi scorsi avevano realizzato massicce proteste e lunghi blocchi stradali. "Abbiamo recuperato la democrazia e soprattutto abbiamo recuperato la speranza": queste le prime dichiarazioni di Arce. Lo attende un compito non indifferente, quello di arginare la recessione provocata dai provvedimenti del regime golpista e dalle conseguenze della pandemia (l'economia, secondo alcune stime, ha subito un calo dell'11%). Una sfida che potrà essere vinta solo ripristinando il modello economico che aveva portato, nel periodo Morales, a una crescita elogiata perfino da The Wall Street Journal, a una drastica riduzione della povertà e al tasso di disoccupazione più basso dell'intera regione. Successi ottenuti in base a un semplice schema, che Arce riassumeva così: "Abbiamo posto l'economia al servizio del popolo. Ascoltare, capire ed eseguire quello che il popolo chiede e di cui ha bisogno". segue

Sul golpe in Bolivia v. il recente libro di Stella Calloni: Washington ordenó, OEA ejecutó


La vittoria dei lavoratori della Volkswagen do Brasil

Cosa succede in Brasile? Nel contesto istituzionalmente approssimativo che si è creato nel paese dopo il colpo di Stato parlamentare che ha deposto la presidente Dilma Rousseff nell’agosto 2016, dopo il governo illegittimo di Michel Temer fra 2016 e 2018, dopo l’elezione manipolata del signor Bolsonaro a fine 2018, resa possibile dal sequestro di Luiz Inácio Lula da Silva, è difficile sintetizzare in modo chiaro ciò che avviene a livello politico. Infatti molti atti sono lontani dalle procedure previste. Questo è particolarmente evidente per quanto concerne il Ministero dell’Ambiente, il cui responsabile dichiara esplicitamente la volontà di approfittare dell'emergenza pandemica, che richiama a sé l’attenzione generale, per alterare norme anche di livello costituzionale. Sarebbe il momento che le ong ambientaliste facessero un buon lavoro di giornalismo investigativo per essere sicuri dell'insospettabilità del ministro. Analogamente nell’ambito del potere giudiziario la nebbia continua fitta. Accuse in processi politici, caratterizzati dall’assenza di prove, in particolare contro dirigenti di primo piano del PT/Partito dei Lavoratori, che si sono trascinate per anni in processi eterni, vengono di colpo obliterate "perché il fatto non sussiste", senza una parola di riconsiderazione né qualche ipotesi di remissione dei danni arrecati a persone e organizzazioni. Le Corti superiori e supreme continuano a esprimere comportamenti ondivaghi. E infine non appare alcun progetto per affrontare il baratro che si apre in conseguenza della pandemia. segue

Approfondimenti sul Brasile a cura di Teresa Isenburg, a questo link


Mafalda la contestataria rimane orfana

Mafalda, la bambina anticonformista che con le sue fulminanti battute metteva in luce le contraddizioni e le incoerenze degli adulti, è rimasta orfana. Il disegnatore Quino, Joaquín Salvador Lavado Tejón il suo vero nome, si è spento il 30 settembre a Mendoza, la città in cui era nato nel 1932 da genitori spagnoli emigrati in Argentina. A Mendoza Quino cominciò a frequentare l'Escuela de Bellas Artes, che abbandonò ben presto per dedicarsi al fumetto. Nel 1954 si trasferì a Buenos Aires e le sue prime vignette uscirono nel settimanale Esto Es. Dal 1957 collaborò con vari periodici tra cui Rico Tipo e Tía Vicenta, realizzando la sua prima esposizione nel 1962 e pubblicando l'anno successivo il suo primo libro, Mundo Quino. Nel frattempo lavorava alle illustrazioni per alcune campagne pubblicitarie. E fu proprio per una marca di elettrodomestici che ideò il personaggio di Mafalda, che peraltro non venne mai utilizzato dal committente. Le prime strisce di Mafalda apparvero su Gregorio, supplemento umoristico della rivista Leoplán, uscendo poi regolarmente - dal 29 settembre 1964 - sul settimanale Primera Plana. L'anno seguente approdarono sul quotidiano El Mundo (e alla chiusura di questo sul periodico Siete Días). segue

Nella foto: Mafalda e i suoi amici a Buenos Aires (foto di T. Quaianni)


Negli Usa sterilizzazione forzata a migranti latinoamericane

E' stata Dawn Wooten, un'infermiera che ha lavorato presso l'Irwin County Detention Center (un centro di detenzione per migranti in Georgia), a sollevare il caso: numerose donne latinoamericane rinchiuse nella struttura avrebbero subito interventi di isterectomia senza il loro consenso e senza alcuna giustificazione clinica. Il Centro è amministrato dall'impresa privata LaSalle Corrections, contrattata dall'istituzione governativa statunitense Immigration and Customs Enforcement. L'accusa di Wooten è corroborata dalla testimonianza di alcune migranti, una delle quali ha paragonato il Centro a "un campo di concentramento in cui si fanno esperimenti sulle persone" (uno dei medici implicati viene indicato con il significativo soprannome di "collezionista di uteri"). La denuncia, appoggiata da diverse organizzazioni in difesa dei diritti umani, parla anche di condizioni igieniche pessime in un periodo di massima diffusione del contagio da Covid-19. Immediata la reazione del governo messicano: un comunicato del Ministero degli Esteri afferma che è stata "sollecitata informazione dettagliata alle autorità al fine di chiarire gli eventuali danni a cittadine messicane", annunciando il ricorso a "strumenti diplomatici e giuridici" per chiarire quanto accaduto. Anche negli Stati Uniti la notizia non ha lasciato indifferenti: 173 congressisti hanno chiesto l'immediata apertura di un'indagine in merito e la presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi, ha dichiarato che "se sono vere le spaventose condizioni descritte nella denuncia, comprese le accuse di isterectomie di massa a donne migranti vulnerabili, si tratta di una violazione spaventosa dei diritti umani". segue


Colombia, Alvaro Uribe agli arresti domiciliari

Fino al 4 agosto "in Colombia esisteva una specie di tabù secondo il quale un ex presidente, un uomo potente e influente non poteva essere citato dalla giustizia e tantomeno privato della libertà. Questo mito è stato abbattuto dalla Corte Suprema". Così Iván Cepeda, del Polo Democrático Alternativo, ha commentato gli arresti domiciliari decretati nei confronti dell'ex capo dello Stato Alvaro Uribe, sospettato di frode processuale. Tutto parte dalla causa intentata contro lo stesso Cepeda nel 2012: Uribe lo accusava di aver montato un complotto contro di lui, "manipolando testimoni" e ottenendo false dichiarazioni di ex paramilitari che lo coinvolgevano nelle attività criminali dei gruppi dell'estrema destra. Ma la Corte, dopo aver scagionato Cepeda, nel 2018 apriva un'indagine proprio contro Uribe con la stessa accusa. E in seguito decideva di dare nuovo impulso a una serie di indagini sulle azioni dei paramilitari nella seconda metà degli anni Novanta, quando Uribe era governatore del dipartimento di Antioquia: le stragi di El Aro e de La Granja, avvenute nel municipio di Ituango, e l'uccisione dell'avvocato Jesús María Valle, che aveva denunciato i responsabili di tali crimini. L'ex presidente è stato citato a dichiarare per questi fatti, anche se - con una mossa a sorpresa - ha rinunciato al suo seggio di senatore chiedendo (e ottenendo) che tutte le inchieste a suo carico passassero dall'Alta Corte, competente in caso di parlamentari, alla Procura Generale, dove conta sicuri appoggi. segue


Guyana, vittoria della sinistra alle elezioni

Gli abitanti della Co-operative Republic of Guyana avevano votato il 2 marzo, ma la proclamazione del vincitore è arrivata solo cinque mesi dopo: nelle presidenziali si è imposto Mohamed Irfaan Ali, della formazione di sinistra Ppp/C (People's Progressive Party/Civic). Il ritardo nel riconoscimento dei risultati è dovuto al tentativo del presidente uscente, l'ex militare David Arthur Granger sostenuto dalla coalizione Apnu/Afc, di ottenere la riconferma grazie ai brogli. Un tentativo maldestro: la verifica ha permesso di scoprire circa 4000 schede non conteggiate a favore dell'opposizione attribuendo così il trionfo al Ppp/C, che ha anche conquistato la maggioranza dei seggi della National Assembly. segue


Brasile: "Così in cielo come in terra"

All’inizio degli anni ’70, nell’oscurità delle tenebre dittatoriali, uscì un documento che ha lasciato il segno. Era Eu ouvi os clamores do meu povo/Ho ascoltato le grida del mio popolo, redatto da un gruppo di vescovi cattolici. Uno degli estensori era stato il missionario spagnolo D. Pedro Casaldaliga. La sua diocesi di São Félix do Araguaia era immersa al centro del sertão, zona di conflitto, di lotte per la terra, guerriglie e miseria. Casaldaliga si legò con questo popolo, lo difese, lottò al suo fianco, lo organizzò, non lo catechizzò. La sua religiosità e la sua azione nascevano dalle aggregazioni popolari. E così ha continuato per decenni. Dal suo popolo fu considerato un profeta che, partendo dalle sue grida, seppe collegare la dura realtà della terra alle speranze del cielo.

José Luiz Del Roio, San Paolo, 9 agosto 2020

D. Pedro Casaldaliga, nato il 16 febbraio 1928 a Balsareny in Catalogna, entrò nella Congregazione Claretiana nel 1943; venne ordinato sacerdote nel 1952, nel 1968 si traferì in Amazzonia. Nel 1971, sotto il pontificato di Paolo VI, venne nominato vescovo. L’11 ottobre 1976 a Ribeirão de Cascalheira, in Mato Grosso, il responsabile della Compagnia di Gesù in America Latina João Bosco Burnier che, insieme a Casaldaliga, prestava assistenza in un commisariato di polizia a due contadine arrestate e torturate, veniva freddato da un poliziotto, avendo frapposto il proprio corpo per difendere il bersaglio predestistinato, Casaldaliga. Minacciato di espulsione, la permanenza di Casaldaliga in Brasile fu possibile per la decisa presa di posizione dell’arcivescovo D. Paulo Evaristo Arns, che già aveva mostrato la propria fermezza contro la dittatura nei grandi atti interreligiosi dell’anno precedente. Casaldaliga rimase a São Félix do Araguaia per lunghi anni, fermo nella difesa e nella costruzione della giustizia sociale. Fino alla fine dei suoi giorni ha alzato senza timore la propria voce per denunciare le derive autoritarie e antisociali, soprattutto degli ultimi quattro anni. Per comunicare, aveva scelto la lingua universale e senza tempo della poesia. Si è spento l’8 agosto 2020 a Batatais/San Paolo. (J.D.)


Uruguay, verso la restaurazione

Ley de Urgente Consideración: si chiama così perché il Parlamento ha a disposizione solo 90 giorni per discuterla. In così breve tempo deputati e senatori hanno dovuto esaminare circa 500 articoli di una mega proposta di legge che configura un paese nettamente spostato a destra. Voluta dal governo del presidente Luis Lacalle Pou (Partido Nacional), entrato in funzione il primo marzo, la legge è stata approvata l'8 luglio dal Senato dopo il via libera dei deputati la settimana precedente. Secondo il Frente Amplio le nuove normative costituiscono un passo indietro in materia di diritti. Basta un'occhiata ai temi più controversi per convalidare questo giudizio. In campo sindacale viene limitato il diritto di sciopero, che potrà essere esercitato solo permettendo a quanti non aderiscono di recarsi al lavoro e garantendo agli imprenditori il libero accesso agli stabilimenti. Proibiti i picchetti che "impediscano la libera circolazione" e le occupazioni delle fabbriche. segue


Repubblica Dominicana, finisce il lungo dominio del Pld

La parola Cambio ha sedotto l'elettorato della Repubblica Dominicana, che domenica 5 luglio ha eletto presidente al primo turno Luis Abinader, del Partido Revolucionario Moderno. Finisce così il lungo dominio del Partido de la Liberación Dominicana, al governo ininterrottamente da sedici anni (prima con Leonel Fernández e poi con l'attuale capo dello Stato, Danilo Medina). La lunga gestione del potere ha indebolito l'immagine del Pld, accusato a più riprese di corruzione: esponenti di primo piano sono stati coinvolti nello scandalo Odebrecht, l'impresa brasiliana che versava tangenti a innumerevoli paesi per ottenere lucrosi appalti. E a intaccare ulteriormente la popolarità del partito è stata la spaccatura dello scorso anno quando Fernández, dopo aver denunciato brogli nelle primarie che avevano indicato come candidato Gonzalo Castillo, era uscito dando vita a una nuova formazione, Fuerza del Pueblo. Le difficoltà che il Pld avrebbe incontrato in questo voto erano apparse chiare già in febbraio quando migliaia di persone, soprattutto giovani, si erano mobilitate per protestare contro le autorità elettorali, che avevano deciso la cancellazione delle consultazioni municipali già in corso, a causa di un difetto del sistema. Le spiegazioni erano state giudicate pretestuose e si era insinuato il sospetto che si volesse impedire una vittoria delle opposizioni. segue


Argentina, per la destra il virus è "inesistente"

"Ramona è stata uccisa dai padroni del silenzio, dai complici dell'indifferenza, dai muti della giustizia", affermano i suoi compagni di lotta. Ramona Medina, portavoce dell'organizzazione e rivista La Garganta Poderosa, si batteva per ottenere i servizi essenziali nella Villa Miseria 31 di Buenos Aires. E' rimasta vittima il 17 maggio del Covid-19, dopo aver denunciato che da giorni nella zona mancava l'acqua. La Villa 31, 50.000 abitanti, sorge ai bordi di un quartiere residenziale; è intitolata a Padre Mugica, del Movimiento de Sacerdotes para el Tercer Mundo, che qui svolse gran parte del suo lavoro comunitario prima di essere assassinato nel 1974 dalla Triple A. Sempre in maggio è morto Agustín Navarro Condori, leader sociale della Villa 3 e militante di Barrios de Pie. La pandemia ha colpito soprattutto gli insediamenti precari, dove vivono ammassate migliaia di persone. E se nel resto del paese il governo nazionale è riuscito a contenere la diffusione del virus con una rigida quarantena, nella capitale - retta dalla destra di Juntos por el Cambio - la decisione in giugno di attenuare il lockdown ha fatto impennare la cifra dei contagi. segue


Perú, si moltiplicano contagi e casi di corruzione

Nel paese sudamericano tra i più colpiti dalla pandemia il sistema sanitario, trascurato da anni di politica neoliberista, è giunto rapidamente al collasso. Molti malati sono morti nelle proprie abitazioni nell'attesa vana di un ricovero, altri aspettando inutilmente assistenza in ospedali ormai in tilt. La quarantena a livello nazionale era stata decretata fin dal 16 marzo, ma pochi hanno potuto osservarla. I lavoratori informali, il 70% del totale, si sono trovati di fronte all'alternativa: uscire rischiando la malattia o chiudersi in casa senza mezzi di sussistenza. La fame è l'altra faccia della tragedia innescata dal Covid-19. Già in aprile migliaia di persone erano fuggite da Lima, la città con il maggior numero di contagi, per tornare verso i villaggi d'origine: un viaggio disperato compiuto il più delle volte a piedi, passando la notte su cartoni al lato della strada. Il buono, per una somma equivalente a 220 dollari circa, destinato dal governo alle famiglie più disagiate non è certo sufficiente e comunque arriva con lentezza esasperante; gli aiuti alle imprese non hanno impedito la sospensione di salari e stipendi a decine di migliaia di dipendenti. Nelle carceri, sovrappopolate, la situazione è drammatica: la cifra dei contagiati continua ad aumentare e i reclusi chiedono invano controlli sanitari e la distribuzione di mascherine. Rivolte sono scoppiate a fine aprile in alcuni penitenziari: a Castro Castro, nei pressi di Lima, la polizia è intervenuta con estrema violenza, sparando e uccidendo nove detenuti. segue


Cile, un paese in lutto

Il paese "è in lutto", scrivono in una lettera aperta una quarantina di ricercatori, medici, scienziati, accademici. "Le cifre note dell'impatto del coronavirus ci indicano che questa è diventata la peggiore crisi umanitaria degli ultimi ottant'anni, superando l'epidemia di influenza del 1957 nella quale, secondo i calcoli, morirono 5.400 persone. Dovrà essere superata la pandemia di spagnola del 1918-1920, in cui morirono 37.000 persone in Cile, per cambiare strategia?" Le drammatiche conseguenze del Covid-19 sono aggravate dal neoliberismo feroce che vige nel paese. Mettendo al primo posto le richieste degli imprenditori, il governo ha concesso la sospensione dei contratti senza alcun indennizzo per tutta la durata della pandemia. E mentre ospedali e obitori sono al collasso, da più parti si denuncia la mancanza di trasparenza sui numeri forniti dalle autorità. In merito ai decessi il governo ha due conteggi. Il rapporto epidemiologico, che include anche i casi sospetti, è già arrivato a quota 7.144: una cifra "nascosta" in decine di pagine online per addetti ai lavori. L'informazione diffusa alla popolazione si ferma invece a 4.502. segue


Messico, proteste a Guadalajara contro la violenza poliziesca

Un caso George Floyd in Messico. Giovanni López, muratore trentenne, era stato fermato il 4 maggio da una pattuglia a Ixtlahuacán de los Membrillos (Jalisco). Il suo reato: non portava la mascherina e il governatore dello Stato, Enrique Alfaro (Movimiento Ciudadano), aveva ordinato l'arresto di chiunque ne fosse privo. Il giorno seguente i familiari ricevevano il corpo senza vita del giovane: era stato massacrato di botte in carcere. Un mese dopo, la diffusione di un video in cui si vede il momento dell'arresto di Giovanni ha scatenato la protesta: a Guadalajara, per tre giorni di seguito, la gente è scesa in piazza non solo contro l'omicidio, ma contro i tanti abusi commessi dalla polizia statale. Sono scoppiati disordini, repressi con brutalità dagli agenti. Secondo il governatore, che ha chiamato in causa direttamente il presidente López Obrador, tra i dimostranti vi erano infiltrati provenienti da fuori, che rispondevano a "interessi costruiti da Città del Messico, dai sotterranei del potere". Alla guida di uno Stato importante dal punto di vista economico, Alfaro è tra i principali oppositori dell'attuale governo federale e si fa il suo nome come possibile candidato presidenziale nel 2024. Oltre a lui, tra gli avversari della Quarta Trasformazione c'è Pedro Luis Martín Bringas, azionista della catena di grandi magazzini Soriana e da maggio leader del Frente Nacional anti-AMLO. Obiettivo dichiarato del Frente, di cui fanno parte industriali di estrema destra, è rimuovere López Obrador dalla presidenza prima di dicembre. segue


Gruppi mercenari tentano di sbarcare in Venezuela

Due attacchi in poco più di 24 ore. Il primo all'alba del 3 maggio quando un commando di mercenari, a bordo di due motoscafi provenienti dalla Colombia, ha tentato di sbarcare in territorio venezuelano sulla costa de La Guaira, nei pressi della capitale. L'incursione è stata respinta dalle forze armate bolivariane, con il bilancio di otto morti e due catturati; sequestrati veicoli e armi di grosso calibro. Il secondo nel pomeriggio del giorno successivo: gli invasori sono stati intercettati a Chuao, piccolo villaggio nello Stato di Aragua. Otto persone sono state arrestate; tra queste Antonio Sequea, uno dei capi dell'operazione, già noto per aver partecipato al tentato golpe del 30 aprile dello scorso anno. I due tentativi di sbarco si collegano direttamente a un'azione bloccata il 26 marzo in Colombia e alla quale partecipava l'ex militare venezuelano Cliver Alcalá Cordibes, attualmente rifugiato negli Stati Uniti: uno dei mercenari caduto, l'ex capitano Robert Colina Pantera, era infatti membro del gruppo agli ordini di Alcalá. E proprio Colina, prima dell'attacco, aveva registrato un video in cui rivelava di essere il comandante del nucleo numero 3 dell'Operación Gedeón e che l'obiettivo era la "cattura degli elementi che stanno detenendo illegittimamente il potere". segue

 

Latinoamerica-online.it anno XVII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04