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"La Terapeuta", obra de teatro de Gabriela Yepes

Brasile: guardare l'albero, ma vedere la foresta

Quanto avviene in Brasile in questo agosto-settembre 2019 è all’interno di un percorso che si sviluppa da oltre tre anni di occupazione eversiva delle istituzioni da parte di una limitata élite, insofferente di qualunque spiraglio di inclusione sociale. I passaggi principali sono noti: tentativo di sequestro dell’ex presidente Lula nel marzo 2016, deposizione anticostituzionale della presidente Dilma Rousseff, arresto il 7 aprile 2018 dopo un processo manipolato dell’ex presidente Lula (a tutt’oggi detenuto politico), elezioni nebbiose nell’ottobre dello stesso anno con conseguente insediamento dell’attuale presidente nel gennaio 2019. Su questo succedersi di atti eversivi il silenzio delle istituzioni occidentali è stato profondo, a differenza di altri casi. Nel periodo agosto 2016-dicembre 2018 il governo Temer ha smantellato lo stato sociale (relazioni di lavoro e sindacali, salute e scuola pubblica ecc.), privatizzato e deindustrializzato con rapidità estrema. Il governo iniziato nel 2019 è stato particolarmente attivo nell’aggressione ambientale: il ministro dell’Ambiente Ricardo Salles è già stato condannato per crimini ambientali quando era segretario nello Stato di San Paolo; è stato dato spazio a latifondisti e compagnie minerarie. In particolare lo stesso presidente ripete continuamente il suo appoggio all’uso economico immediato e diretto dell’Amazzonia, spazzando via Unità di conservazione e Terre indigene. Parallelamente sono stati indeboliti i principali organismi di controllo territoriale come Ibama/Istituto dell’ambiente, ICMBio/Istituto Chico Mendes, Inpe/Istituto di ricerche spaziali, falcidiando il personale dirigente, tagliando funzionari e fondi, gettando su di essi discredito. (T.I.) segue

Approfondimenti sul Brasile, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg, a questo link


Plan Cóndor, 24 ergastoli al processo d'appello

24 condanne all'ergastolo. Così si è concluso a Roma il processo d'appello contro altrettanti ex militari e politici che, nell'ambito del Plan Cóndor (il coordinamento tra le dittature del Cono Sur negli anni Settanta), sequestrarono, torturarono e fecero scomparire 43 oppositori: sei argentini, quattro cileni e 33 uruguayani. I condannati dovranno anche pagare le spese del giudizio e risarcire i familiari delle vittime. "Finalmente una sentenza che ci rende veramente giustizia", ha commentato María Paz Venturelli, figlia dell'ex sacerdote e docente universitario cileno Omar Venturelli Leonelli, desaparecido nel 1973. E Nestor Gómez, fratello di Celica Elida Gómez Rosano che venne sequestrata nel 1978 mentre lavorava presso l'agenzia argentina di notizie Telam, ha affermato: "E' stato un grande sollievo per noi sapere che per una volta le cose sono state prese seriamente e non sono stati lasciati liberi i militari. La sentenza precedente ci aveva demoralizzato". Il primo grado di giudizio, nel 2017, si era in effetti concluso con otto condanne e ben diciannove assoluzioni. segue


Honduras, dieci anni fa il golpe

In un Honduras militarizzato è stato ricordato, il 28 giugno, il decimo anniversario del golpe che - con il sostegno degli Stati Uniti - depose il legittimo presidente Manuel Zelaya. Come spiega in un'intervista a Página/12 Xiomara Castro, nel 2013 candidata presidenziale dell'opposizione, da allora "hanno approfondito sempre più un modello neoliberista che ha privatizzato tutti i servizi pubblici, le risorse naturali e adesso vogliono privatizzare anche salute ed educazione. E a partire da questo si è stabilita una dittatura dove non c'è diritto di protesta, dove possono entrare nella tua casa senza un ordine giudiziario, sequestrarti i beni, arrestarti. Sei colpevole finché non dimostri il contrario. Dunque il paese e il popolo sono totalmente indifesi". segue


Colombia, 700 dirigenti sociali assassinati dal 2016

Un video drammatico sta facendo il giro delle reti sociali colombiane. Mostra il cadavere di María del Pilar Hurtado, assassinata la mattina del 21 giugno a Tierralta, nel dipartimento di Córdoba. Accanto al corpo della madre uno dei figli, di dodici anni, urla disperato. Giorni prima Hurtado aveva denunciato di essere stata minacciata dai paramilitari delle Autodefensas Gaitanistas de Colombia. Faceva parte di un gruppo di senzatetto che si erano insediati su alcuni terreni per costruirvi le proprie case e aveva condotto le trattative con i proprietari: questo l'aveva esposta come leader comunitaria. Secondo il senatore Iván Cepeda, del Polo Democrático Alternativo, "stiamo assistendo a un'azione sistematica per frustrare il processo di pace e le riforme e i cambiamenti che porta con sé". I numeri parlano chiaro: dopo la firma degli accordi tra governo e Farc nel novembre 2016, sono stati assassinati almeno 700 dirigenti sociali. segue


La scomparsa di Marta Harnecker

Marta Harnecker "ha continuato il lavoro iniziato da Marx senza timore di arricchirlo, tenendo permanentemente conto delle novità nella realtà del mondo, del capitalismo, dell’imperialismo, delle lotte, rinnovando in tal modo i concetti, le proposte teoriche e quelle relative alle strategie d’azione". Così scriveva nel 2009 l'economista egiziano Samir Amin, aggiungendo che Harnecker "ha aiutato a dare al marxismo quella dimensione universale che deve essere sua; ha fatto sì che fosse udito dalla grande maggioranza dei popoli del mondo, che sono quelli dei tre continenti. E’ riuscita a far uscire il marxismo da una chiusura eurocentrica mortale". La grande intellettuale cilena si è spenta il 15 giugno a Vancouver, in Canada. segue


Messico, la destra internazionale all'attacco di López Obrador

Sono passati solo sei mesi dall'inizio della presidenza di Andrés Manuel López Obrador, ma la destra internazionale lo sta già dipingendo come un leader antidemocratico, preparando gli strumenti mediatici per minarne la credibilità. In prima fila in questa campagna denigratoria lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa che agli inizi di giugno, in un articolo sul quotidiano spagnolo El País, lo definisce "un dirigente impregnato di populismo" e sostiene che gli intellettuali messicani avvertono in lui "la presenza del caudillo tradizionale latinoamericano, volontarista e dispotico che, proprio perché è molto popolare, si crede al disopra delle leggi e delle regole democratiche". segue


Argentina, il lawfare come strumento politico

Il presidente Macri non riesce più a nascondere la drammatica crisi economica in atto. Proteste, cortei, mobilitazioni si susseguono da mesi contro l'incremento vertiginoso delle tariffe, l'aumento dell'inflazione, la chiusura di piccole e medie industrie, la crescita della povertà e della disoccupazione. E intanto l'Argentina continua a indebitarsi con il Fondo Monetario Internazionale, ponendo una pesante ipoteca sullo sviluppo futuro. L'opposizione alla politica del governo è apparsa chiara nello sciopero generale del 29 maggio, il quinto della gestione Macri e quello che ha mostrato la maggiore forza e compattezza paralizzando tutto il paese. L'astensione dal lavoro ha coinciso con il 50° anniversario del Cordobazo, la rivolta popolare della città di Córdoba durante il regime di Juan Carlos Onganía. Un altro anniversario, il 43° dall'inizio della più sanguinosa dittatura della storia del paese, era stato ricordato il 24 marzo con una grandiosa manifestazione: non solo un omaggio alle decine di migliaia di desaparecidos, ma la riaffermazione della necessità della memoria contro un governo che celebra l'oblio. segue


Perú, ex presidenti sotto accusa

L'ex sindaca di Lima, Susana Villarán, è stata raggiunta da un ordine di carcerazione preventiva per riciclaggio, associazione a delinquere e corruzione, accuse per cui rischia più di vent'anni di carcere. Le imprese costruttrici Odebrecht e Oas (entrambe brasiliane) avrebbero finanziato segretamente le sue campagne elettorali per ottenere in cambio appalti da parte della municipalità della capitale. Dopo aver ripetutamente negato ogni addebito, recentemente Villarán - messa alle strette dalle prove a suo carico - ha ammesso di aver ricevuto fondi occulti per quattro milioni di dollari dalle due imprese per la propaganda elettorale contro una richiesta di revoca a metà mandato. Si è giustificata affermando che di quel denaro non intascò neppure un centesimo e che fu tutto impiegato per evitare che "le mafie organizzate che avevano promosso la revoca dell'incarico impedissero le riforme". Gli inquirenti però sostengono che le somme ricevute ammontarono a dieci milioni di dollari e che riguardarono anche un'altra campagna in cui l'ex sindaca tentò inutilmente di essere rieletta. segue


Panama, vittoria di Cortizo (Prd) alle presidenziali

L'imprenditore Laurentino Nito Cortizo Cohen, candidato del Partido Revolucionario Democrático fondato da Omar Torrijos, è il nuovo presidente eletto di Panama: nel voto del 5 maggio ha superato per uno stretto margine Rómulo Roux, di Cambio Democrático (la formazione di destra dell'ex capo di Stato Ricardo Martinelli, attualmente agli arresti per un'accusa di intercettazioni illegali). Al terzo posto l'indipendente Ricardo Lombana, seguito da José Blandón, appartenente al Partido Panameñista del presidente uscente Juan Carlos Varela. Sempre il 5 maggio è stata rinnovata l'Asamblea Nacional, dove il Prd ha conquistato la maggioranza relativa. Tra le promesse di campagna del nuovo capo dello Stato, che assumerà le sue funzioni il primo luglio, vi è il recupero dell'alto tasso di crescita economica registrato in anni precedenti e la lotta contro la povertà e le disuguaglianze sociali. segue


Venezuela, nuovo fallimento di Guaidó

Continua l'offensiva statunitense contro il Venezuela in appoggio alle frange più estreme dell'opposizione. Dopo i ripetuti sabotaggi al sistema elettrico che hanno contrassegnato buona parte dei mesi di marzo e aprile, con pesanti ripercussioni sui trasporti, sulle comunicazioni e soprattutto sulla rete idrica, all'alba del 30 aprile Leopoldo López, fino a quel momento agli arresti domiciliari, è comparso in un video insieme a Juan Guaidó e a poche decine di militari per incitare alla ribellione. Il video, sostenevano López e Guaidó, era stato girato nell'importante base aerea de La Carlota. Il bluff è stato presto scoperto: la base è rimasta tutto il tempo in mano alle forze bolivariane e il piccolo gruppo di soldati e ufficiali che si era schierato a fianco dell'autoproclamato presidente è stato presto disperso con i gas lacrimogeni dalle truppe leali al governo. Visto il fallimento del piano eversivo, alcuni golpisti si sono rifugiati nell'ambasciata brasiliana, mentre López e famiglia sono stati accolti nella residenza dell'ambasciatore spagnolo. Intanto il movimento chavista si era mobilitato: migliaia di persone si erano raccolte intorno a Miraflores per respingere il colpo di Stato. segue


Trump inasprisce il blocco contro Cuba

Nuovo giro di vite nel blocco contro Cuba. Il 2 maggio entrerà in vigore il capitolo III della legge Helms-Burton, in base al quale i proprietari di beni confiscati dopo la Revolución potranno citare davanti ai tribunali Usa le imprese o i privati, anche stranieri, che traggano profitto dalla gestione di tali beni. Lo ha annunciato il 17 aprile John Bolton, consigliere per la Sicurezza Nazionale, in un incontro a Miami con i veterani del fallito tentativo di sbarco a Playa Girón. Immediata la condanna da parte dell'Avana. Il capitolo III "viola la legislazione internazionale consentendo cause contro entità cubane o straniere che 'traffichino' con proprietà nazionalizzate per decisione sovrana e attenendosi alla legalità", scrive Cubadebate, aggiungendo che il governo cubano aveva raggiunto accordi di indennizzo con paesi le cui imprese erano state espropriate (Gran Bretagna, Canada, Spagna, Svizzera, Italia, Francia), ma che Washington aveva rifiutato le condizioni offerte perché già programmava l'invasione dell'aprile 1961. segue


L'Ecuador revoca l'asilo politico ad Assange

Era da tempo che Lenín Moreno desiderava liberarsi di Julian Assange, rifugiato nell'ambasciata ecuadoriana di Londra: una scomoda presenza, visto il desiderio del presidente ecuadoriano di ingraziarsi i favori di Washington. L'11 aprile l'asilo politico, che Rafael Correa aveva concesso al fondatore di WikiLeaks, è stato revocato e alla polizia britannica è stato permesso di entrare nella sede diplomatica e di procedere all'arresto di Assange, che ora rischia l'estradizione negli Stati Uniti. Con questa decisione Moreno si libera dell'ultima eredità del suo predecessore, di cui ha tradito tutta la politica, allineandosi agli Stati Uniti su vari fronti (dall'attacco al Venezuela alla demolizione degli organismi di integrazione regionale), smantellando lo Stato sociale secondo i dettami neoliberisti, facendo ricorso ai prestiti del Fondo Monetario e di altre istituzioni finanziarie internazionali. E proprio la consegna di Assange, secondo The New York Times, sarebbe stata posta come condizione da parte di Washington per l'approvazione di un nuovo prestito del Fmi all'Ecuador. Senza contare il desiderio dello stesso capo dello Stato di vendicarsi delle recenti rivelazioni di WikiLeaks su casi di corruzione che lo vedono implicato. segue


Costa Rica, assassinato leader indigeno

Sergio Rojas Ortiz, membro fondatore del Frenapi (Frente Nacional de Pueblos Indígenas), è stato assassinato a colpi d'arma da fuoco la sera del 18 marzo, nella sua casa posta nel territorio di Salitre (sud del paese). Proprio quel giorno Rojas aveva denunciato per l'ennesima volta davanti alla Procura le minacce e le aggressioni sofferte dall'etnia bribri, cui apparteneva. La legge del Costa Rica, che stabilisce l'inalienabilità e la non trasferibilità dei territori indigeni, è in gran parte disattesa. Dopo aver chiesto innumerevoli volte per vie legali la sua appIicazione, il popolo bribri ha iniziato a riprendersi i terreni usurpati dai latifondisti, che hanno risposto con intimidazioni e violenze. Nel 2015 la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha sollecitato il governo di San José ad adottare le misure necessarie per proteggere la popolazione nativa. Ma da parte delle autorità non sono state avviate adeguate indagini e non sono stati condannati i responsabili dei continui attacchi alle comunità. segue


Prosur, il blocco che guarda a Nord

Si chiamerà Prosur, ma molti sostengono che il nome più adatto sarebbe Pronorte. E' la proposta di costituzione di un nuovo blocco avanzata dai governi di destra della regione. Il Foro para el Progreso de América del Sur è stato formalmente lanciato il 22 marzo a Santiago del Cile dai presidenti di Argentina, Brasile, Colombia, Cile, Ecuador, Paraguay e Perù, tutti uniti nella difesa del libero mercato e nell'allineamento alle posizioni di Washington. Dall'incontro era stato escluso il Venezuela: per questo i capi di Stato di Bolivia, Uruguay, Guyana e Suriname non si sono presentati, limitandosi a inviare rappresentanti. L'America del Sud rinnega dunque il tentativo di affrancarsi dalla tutela statunitense che era stato alla base della creazione dell'Unión de Naciones Suramericanas nel 2008. L'Unasur è stata svuotata dall'interno prima con la mancata designazione del nuovo segretario generale nel 2017, al termine del mandato di Ernesto Samper, poi con la sospensione della partecipazione dei governi di Buenos Aires, Brasilia, Santiago, Asunción, Lima e con il ritiro definitivo di Bogotá lo scorso anno. Il 14 marzo l'Ecuador ha seguito le orme colombiane, con il pretesto della trasformazione del blocco "in una piattaforma politica che ha distrutto il sogno dell'integrazione". segue


Brasile, dirigenti sociali e oppositori nel mirino

Il 22 marzo a Tucuruí, nello Stato del Pará, è stata assassinata Dilma Ferreira Silva (nella foto), del Coordinamento Regionale del Mab (Movimento dos Atingidos por Barragens, Movimento dei Danneggiati dalle Dighe). Dilma è stata uccisa insieme al marito e a un amico di famiglia. La centrale idroelettrica di Tucuruí, costruita durante la dittatura militare, si trova sul fiume Tocantins a 310 km. dalla capitale del Pará, Belém. Oltre 30.000 persone furono obbligate ad abbandonare le loro abitazioni per la costruzione della diga e da più di trent’anni lottano per vedere riconosciuti i loro diritti. L'uccisione di Dilma Ferreira avviene a meno di due mesi di distanza dal disastro di Brumadinho, nello Stato di Minas Gerais, dove il 25 gennaio il bacino che conteneva le scorie di lavorazione della compagnia mineraria Vale ha ceduto, seppellendo centinaia di persone. I morti finora accertati sono 212, ma 93 persone mancano ancora all'appello. Un disastro annunciato: nel 2017 l'Agência Nacional de Aguas registrava l'esistenza nel paese di 24.000 dighe, di cui solo 4.500 periodicamente controllate. Nel caso di Brumadinho sono i grafici della Vale che mostrano con chiarezza le responsabilità: negli ultimi cinque anni l'impresa ha aumentato i profitti e diminuito i costi per la sicurezza. segue


8 marzo: giornata di lotta in America Latina

Una giornata non di festa, ma di lotta. L'8 marzo 2019 ha registrato in America Latina una mobilitazione senza precedenti. Milioni di donne sono scese in piazza in tutto il continente contro la violenza e i femminicidi e per contrapporre, all'ondata reazionaria in corso, la battaglia per diritti e uguaglianza. In Argentina, nell'ambito dello sciopero delle donne, un imponente corteo si è mosso dal Congresso verso Plaza de Mayo. In testa le militanti della campagna per l'aborto legale, gratuito e sicuro: nell'agosto 2018 la legge, già approvata dalla Camera, è stata bocciata per pochi voti al Senato. Migliaia e migliaia di manifestanti di tutte le età portavano al collo un fazzoletto verde, il colore della battaglia per l'interruzione volontaria della gravidanza. Una battaglia che si scontra con il fanatismo religioso di quanti proprio in questi giorni, nella provincia di Tucumán, hanno impedito a una bambina di undici anni che era stata violentata di accedere all'aborto, nonostante fosse uno dei casi previsti dalla legge, e le hanno imposto un cesareo (la neonata è comunque morta pochi giorni dopo il parto). segue


El Salvador, Nayib Bukele è il nuovo presidente

L'imprenditore Nayib Bukele, ex sindaco della capitale, è il nuovo presidente del Salvador. E' stato eletto il 3 febbraio al primo turno con il 53,1% dei voti contro il 31,7% di Carlos Calleja, di Arena, e il 14,4% di Hugo Martínez, del Fmln. Nato in una famiglia di origine palestinese (il padre era stato rappresentante della comunità araba del paese), che durante la guerra civile aveva offerto rifugio ad alcuni dirigenti della guerriglia, Bukele aveva iniziato la sua carriera politica con il Frente Farabundo Martí, da cui era stato però espulso per condotta contraria alla morale del partito. Nella sua ambiziosa corsa verso la massima carica dello Stato aveva prima fondato il movimento Nuevas Ideas, poi si era avvicinato al piccolo partito Cambio Democrático, che però era stato eliminato dalla contesa elettorale in seguito a una sentenza costituzionale. A poche ore dalla chiusura delle liste si era dunque iscritto come candidato del raggruppamento di centrodestra Gana. La sua campagna politica è stata incentrata su una generica lotta alla corruzione. segue

 

Latinoamerica-online.it anno XVII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04