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Brasile

Si prepara il ritorno dei militari?

Sono in corso dal 6 novembre le esercitazioni militari congiunte AmazonLog17, con la partecipazione di effettivi brasiliani, colombiani, peruviani e del South Command statunitense. Per la prima volta dunque soldati Usa sono sbarcati in Amazzonia e precisamente a Tabatinga (Stato di Amazonas), al confine con la città colombiana di Leticia che ospita una moderna base aerea. Da qui muoveranno verso Pacaraima, nello Stato di Roraima che divide la sua frontiera con il Venezuela. Non a caso proprio in questo Stato si sono recati spesso, negli ultimi mesi, gli alti comandi brasiliani e i funzionari del Ministero della Difesa. AmazonLog17, che consiste ufficialmente nell'addestramento all'assistenza umanitaria in caso di catastrofe, terminerà il 13 novembre. Non rimarrà dunque una presenza militare fissa, hanno assicurato i vertici delle forze armate brasiliane. "E' un attentato alla sovranità nazionale, la costruzione di una base temporanea può evolvere più tardi in una base permanente", ha ribattuto il senatore del Partido dos Trabalhadores Lindbergh Farias. segue

Sul Brasile v. anche:

"Tenemos la esperanza de que vuelva Lula"

Negocio da China

Río de Janeiro es de temer

Cuba

Il mistero degli attacchi acustici

191 voti a favore della condanna dell'embargo e due contrari (Stati Uniti e Israele): alle Nazioni Unite le posizioni sul blocco statunitense a Cuba sono tornate quelle del 2015, dopo la parentesi dello scorso anno in cui i governi di Washington e Tel Aviv avevano optato per l'astensione. Una dimostrazione dei passi indietro nella normalizzazione delle relazioni bilaterali dopo l'elezione di Trump. E dal 9 novembre entrano in vigore le nuove misure annunciate in giugno dalla Casa Bianca, che prevedono limitazioni ai viaggi sull'isola di cittadini statunitensi e restrizioni alle transazioni commerciali con una serie di imprese cubane quali il Grupo de Administración Empresarial, il consorzio delle forze armate. I rapporti tra i due paesi si sono ulteriormente deteriorati negli ultimi mesi in seguito alla denuncia, da parte dell'amministrazione statunitense, di presunti attacchi acustici che dalla fine del 2016 avrebbero colpito una ventina di funzionari in forze presso l'ambasciata Usa all'Avana. segue

Venezuela

Dalla Costituente al voto del 15 ottobre

Con il voto del 15 ottobre, in cui ha eletto 18 governatori su 23, il chavismo si conferma la forza dominante nel paese, affermandosi in Stati importanti e densamente popolati come Miranda, Lara, Carabobo e Aragua. Perde però nelle zone al confine con la Colombia, un'area calda dove sono forti le incursioni delle bande paramilitari e dove è fiorente il contrabbando che provoca gravi danni economici. E come sottolinea il politologo argentino Atilio Boron, "lì si annidano settori animati da un forte spirito secessionista che, se le condizioni interne si deteriorassero, potrebbero convertirsi in una fondamentale testa di ponte per facilitare un intervento straniero in Venezuela". La coalizione d'opposizione Mud (Mesa de la Unidad Democrática) conquista due Stati in più rispetto alle precedenti consultazioni, ma registra una flessione di circa tre milioni di voti. Per questo ha subito gridato ai brogli, senza comunque apportare alcuna prova e contro l'opinione degli osservatori internazionali. Va inoltre segnalato che nello Stato di Zulia saranno convocate nuove consultazioni: il governatore eletto, l'antichavista Juan Pablo Guanipa di Primero Justicia, si è rifiutato di prestare giuramento davanti all'Anc, l'Asamblea Nacional Constituyente da lui ritenuta illegittima, e non ha potuto perciò prendere possesso della sua carica. segue

Sull'argomento v. anche:

La vitalidad del chavismo

Trasnacionales pusieron en jaque a Venezuela

Brasile

La carovana di Lula in Minas Gerais

Mentre la situazione politica, economica, istituzionale della Federazione brasiliana continua a degenerare nelle mani di un presidente illegittimo e di un esecutivo composto in gran parte di indagati per corruzione grave e documentata, la resistenza sociale rimane viva e si esprime in molte forme. Diamo qui conto della seconda carovana (dopo quella nel Nordeste in agosto) dell’ex presidente Lula nella parte interna dello Stato di Minas Gerais in un contatto diretto con la popolazione fra il 23 e il 30 ottobre. Inoltre si traduce un articolo su diseguaglianze di reddito e onere fiscale in Brasile. Ma sono temi che valgono benissimo anche per noi in Italia. (T.I.)

Realizzare la seconda fase della carovana attraverso lo Stato di Minas Gerais, dopo il grande successo della prima in agosto percorrendo tutti gli Stati del Nordeste, sembrava essere un gesto audace da parte dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Ma la sfida è stata raccolta: dal 23 al 30 ottobre Lula ha percorso 1500 chilometri. La presidente costituzionale illegalmente deposta Dilma Rousseff ha preso parte alla carovana. segue

Altri approfondimenti sul Brasile, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg, a questo link

 

Colombia

Tra speranze di pace e nuovi massacri

Tra mille contraddizioni, la Colombia si avvia verso la pace. Dal primo ottobre è in vigore una tregua temporanea (fino al 9 gennaio) tra le forze governative e l'Ejército de Liberación Nacional: è il primo tangibile frutto dei colloqui in corso da febbraio a Quito. Il leader dell'Eln, Nicolás Rodríguez, ha impartito ai guerriglieri l'ordine di "interrompere ogni tipo di attività offensiva per attenersi pienamente alla cessazione bilaterale del fuoco". E alle forze armate è stato comandato di sospendere le operazioni contro la guerriglia. Il controllo della moratoria sarà realizzato da delegati delle Nazioni Unite, del governo, degli insorti e della Chiesa cattolica.

Poche settimane prima le Farc - che il 15 agosto avevano completato il loro disarmo - avevano tenuto il loro congresso, costituendosi in partito politico con il nome di Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común e scegliendo come simbolo una rosa con una stella rossa all'interno (secondo alcuni critici, un po' troppo simile al fiore socialdemocratico). Il primo settembre Rodrigo Londoño Timochenko aveva preso la parola a Bogotá, nel corso dell'evento pubblico con cui il nuovo raggruppamento si era presentato al paese. Davanti a decine di migliaia di persone, aveva ripreso una frase di Eliécer Gaitán: "Lo Stato continua a rappresentare gli interessi di un gruppo minoritario, quando dovrebbe rappresentare tutte le classi e difendere specialmente quella che ne ha bisogno, ossia la grande maggioranza dei diseredati. Proponiamo alla Colombia di porre fine a tanto amara realtà". Nei giorni successivi Timochenko veniva designato presidente dalla struttura dirigente del partito. segue

Guatemala

Di nuovo in piazza contro la corruzione

Nel corso di uno sciopero generale per chiedere la rinuncia del presidente Jimmy Morales, migliaia di persone hanno manifestato il 20 settembre davanti al Congresso e alla sede del governo, denunciando la connivenza tra i poteri che ha garantito al capo dello Stato di sfuggire all'autorità giudiziaria. Alcuni avvocati del gruppo Alianza por las Reformas, impegnati nella lotta contro la corruzione, hanno presentato un'azione legale contro 107 parlamentari (su 158) per ostruzione della giustizia e risoluzioni contrarie alla Costituzione. E' stato infatti il voto dei deputati a permettere a Morales di conservare l'immunità presidenziale, sottraendosi alle indagini avviate dalla fiscal general Thelma Aldana e dalla Cicig (l'organismo dell'Onu contro l'impunità), che gli contestano il reato di finanziamento illegale nella campagna elettorale del 2015. Il Congresso ha anche approvato una riforma al codice penale per consentire ai segretari generali dei partiti politici di non essere chiamati a rispondere di quello stesso reato. segue

Terremoto in Messico

Solidarietà umana e corruzione statale

Come nel 1985. Dopo il disastroso terremoto di 7,1 gradi che il 19 settembre (tragica fatalità: lo stesso giorno di 32 anni fa) ha colpito vaste zone di Morelos, Puebla, Estado de México, Guerrero e della capitale, facendo oltre 300 vittime, è scattata una gara di solidarietà. Migliaia di giovani e meno giovani sono accorsi ad aiutare, a scavare tra i resti degli edifici cercando superstiti, a distribuire acqua, a organizzare la raccolta di viveri e indumenti per quanti avevano perso tutto. Le stesse scene si erano viste pochi giorni prima in Chiapas, Oaxaca e Tabasco, devastati dalla micidiale scossa del 7 settembre (8,2 gradi; 90 morti). Di fronte alla tragedia è emerso il Messico migliore, generoso, pronto a operare senza risparmiarsi.

Come nel 1985, alle autorità vanno addebitate molte delle conseguenze drammatiche delle scosse, per aver chiuso entrambi gli occhi (in cambio di tangenti) di fronte al mancato rispetto delle norme antisismiche. 32 anni fa, davanti alla catastrofe, lo Stato fu completamente assente. La società civile si incaricò di riempire il vuoto di potere: si costituirono squadre di salvataggio e si crearono tendopoli per i senzatetto. Il coordinamento dei soccorsi a Città del Messico fu per tre o quattro giorni in mano ai suoi abitanti. Il presidente Miguel de la Madrid, priista, non si fece sentire per 36 ore. E nei giorni successivi il governo, appoggiato dai mezzi di comunicazione, cercò di ridimensionare il bilancio delle vittime (decine di migliaia, il numero esatto non si saprà mai) e di cancellare al più presto dalle vie del centro i segni dell'enorme ferita. L'obiettivo del potere era un veloce "ritorno alla normalità": in gioco vi era la preparazione dei Mondiali di calcio, che il Messico doveva ospitare l'anno successivo. Bisognava dimostrare che il paese non era in ginocchio, che era in grado di accogliere l'atteso evento. segue

Sull'argomento v. anche:

Lo que la televisión no mostró

Terremotos de 1985 y 2017

Video: "Venimos a salvar gente y el Ejército no nos deja entrar"

Argentina

Il primo desaparecido dell'era Macri

"Sparizione forzata". Questo il reato su cui si indaga ufficialmente in merito alla scomparsa di Santiago Maldonado, 28 anni, arrestato il primo agosto dalla Gendarmería Nacional nel corso di una brutale repressione contro la comunità mapuche a Esquel (provincia di Chubut). Le autorità non hanno dato finora alcuna risposta alle richieste delle organizzazioni per i diritti umani e alle decine di migliaia di persone che il 7 agosto sono scese in piazza per sollecitare la verità sulla sorte di Santiago e per denunciare l'emergenza sociale che si vive nel paese. Anche durante la grande manifestazione convocata dalla Cgt (Confederación General del Trabajo) il 22 agosto, per protestare contro la politica economica del governo Macri, è stata chiesta la aparición con vida del giovane.

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli attacchi alle popolazioni indigene, che rivendicano le loro terre ancestrali finite nelle mani di grandi terratenientes. Tra questi spicca il Gruppo Benetton, che nella Patagonia argentina possiede quasi un milione di ettari. Nella zona di Esquel i nativi avevano recuperato parte dei terreni usurpati, ma contro di loro si è scatenata la violenza della polizia. Secondo il racconto di diversi testimoni, Santiago è stato circondato e picchiato dagli agenti e fatto salire su una camionetta. Da quel momento di lui non si è saputo più nulla. segue

Sull'Argentina v. anche:

Carátulas y caretas

Noticias desde el Río de la Plata

Venezuela

Dialettica della transizione

Geraldina Colotti

Dall'Italia alla Francia, dalla Spagna all'America Latina si moltiplicano le analisi dei "critici-critici" sulla situazione in Venezuela. Si avverte, soprattutto in Italia, l'affannosa ricerca dell'aurea mediocritas da parte di una certa sinistra piccolo-borghese: l'assunzione di quell'aurea via di mezzo che consente, da una posizione intermedia, di cogliere la pagliuzza negli occhi degli altri per non vedere la trave nei propri. Contro il socialismo bolivariano ognuno agita i propri fantasmi rimettendo in circolo, spesso senza nominarli, dubbi e nodi irrisolti delle grandi rivoluzioni. Ma intanto, anche se "Maduro non è Chávez", come ripetono come un mantra i cantori dell'"aureo mezzo", i nemici che deve affrontare sono gli stessi che ha dovuto combattere Chávez. Maduro, se è per questo, non è neanche Allende ma – come ha fatto notare l'analista argentino Carlos Aznárez – le forze che vogliono abbatterlo sono le stesse, mutatis mutandis, che hanno stroncato la "primavera allendista" nel Cile del 1973. segue

Altri approfondimenti sul Venezuela a questo link

 

Centro America

Al Messico il ruolo di "portinaio" degli Usa?

Una Conference on Prosperity and Security in Central America, promossa congiuntamente da Stati Uniti e Messico alla presenza di esponenti del mondo degli affari e dei rappresentanti dei governi di Guatemala, Honduras e Salvador, si è svolta a metà giugno a Miami. In realtà, più che discutere di prosperità e sicurezza in Centro America, la conferenza mirava a disegnare le nuove strategie per una maggiore presenza militare di Washington e per l'aumento degli investimenti e della vendita di armi statunitensi nella regione.In questo contesto risulta cruciale il ruolo del governo di Peña Nieto. Un documento sottoscritto in maggio da decine di organizzazioni sociali messicane, centroamericane e statunitensi denunciava la pericolosa deriva della politica di Città del Messico: "In base a dichiarazioni ufficiose di funzionari del Ministero degli Esteri si può intuire che, in cambio del miglioramento della piattaforma di negoziato del Tlcan tra i due paesi, il governo messicano starebbe infine per concedere la realizzazione di operazioni ufficiali dell'esercito Usa su territorio nazionale". segue

Paraguay

Proteste contro la riforma costituzionale

Il presidente Horacio Cartes, del Partido Colorado, ha deciso di non ricandidarsi alle elezioni del prossimo anno. Rinuncia dunque alla battaglia per la modifica della Costituzione, che attualmente proibisce l'esercizio di più mandati anche non consecutivi. L'emendamento che consentirebbe la rielezione è fortemente osteggiato da una parte dell'opposizione, in particolare dal Plra, il Partido Liberal Radical Auténtico. E' sostenuto invece dal Frente Guazú che promuove la candidatura dell'ex presidente Fernando Lugo, destituito da un colpo di Stato istituzionale nel 2012. Il 31 marzo, dopo l'approvazione dell'emendamento da parte del Senato, le proteste nel centro di Asunción erano state duramente represse dalle forze di sicurezza, provocando una trentina di feriti. Un gruppo di manifestanti era riuscito a penetrare nell'edificio del Congresso, appiccando un incendio. All'alba del giorno dopo la polizia aveva fatto irruzione nella sede del Plra, uccidendo il leader giovanile Rodrigo Quintana. segue

Sull'argomento v. anche:

Los alcances del estallido paraguayo

La metáfora del Congreso en llamas

Sud America

Negazionisti all'attacco

In Argentina il processo giudiziario per i crimini di lesa umanità si trova in "stato d'emergenza" per i sempre maggiori ostacoli che si frappongono ai giudizi contro gli ex repressori. Questa la denuncia emersa da un incontro di magistrati, avvocati, parlamentari e rappresentanti degli organismi in difesa dei diritti umani che si è tenuto il 10 aprile. Nel paese che più di tutti aveva progredito nel perseguire il terrorismo di Stato si registra un preoccupante arretramento. "Il processo di memoria, verità e giustizia ha smesso di essere una politica di Stato - afferma l'avvocata Elizabeth Gómez Alcorta - L'esecutivo ha smantellato quasi tutte le strutture che affiancavano cause penali e magistrati nella ricerca di testimoni e informazioni". "Mancano i giudici e mancano gli spazi fisici per portare avanti le udienze", segnala Angeles Ramos, della Procuraduría de Crímenes contra la Humanidad. segue

Sull'argomento v. anche:

Argentina, “Pretenden borrar la memoria”

Uruguay, en deuda con la justicia

Sud America

Gli Usa rafforzano la loro presenza

Con la destra al potere nei due principali paesi sudamericani (elezione di Macri in Argentina, golpe istituzionale in Brasile) si registrano preoccupanti segnali di un ritorno al passato. In particolare assistiamo a una rinnovata presenza, militare e politica, degli Stati Uniti nella regione. Pochi mettono in dubbio il ruolo svolto da Washington nel pilotare la destituzione di Dilma Rousseff. Le compagnie petrolifere Usa da tempo miravano al controllo del cosiddetto pré-sal, i ricchi giacimenti petroliferi sottomarini il cui sfruttamento era stato riservato, dai governi Lula e Rousseff, a Petrobras. E infatti una delle prime decisioni del presidente illegittimo Temer è stata quella di aprire lo sfruttamento di tali risorse alle imprese private transnazionali. Intanto proseguono le trattative per la cessione agli Stati Uniti della base spaziale di Alcântara, nello Stato di Maranhão, tra l’opposizione delle popolazioni locali. Analoga situazione in Argentina, dove Mauricio Macri sta consegnando il paese nelle braccia di Washington. segue

Latinoamerica-online.it anno XVII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04