Latinoamerica-online.it

analisi e approfondimenti sull'America Latina

chi siamo

schede dei paesi

archivio

siti consigliati

La COP26 non ha risposto all’emergenza climatica. Un testo di Leonardo Boff

Honduras, la sfida di porre fine al neoliberismo

Il 28 novembre oltre 5 milioni di honduregni saranno chiamati a eleggere il presidente della Repubblica, 128 deputati al Congresso nazionale, 20 al Parlamento Centroamericano, 298 sindaci e oltre 2000 consiglieri comunali. Man mano che si avvicina la data elettorale, si polarizza l'ambiente politico, si acutizza il conflitto e cresce la tensione sociale. Nessuno dimentica la violenta repressione del 2017 contro coloro che protestavano per i grossolani brogli elettorali che prolungarono l'agonia dell'attuale regime. In quell'occasione, oltre trenta persone persero la vita in modo violento e questi crimini restarono nella totale impunità. Gli accadimenti degli ultimi giorni risvegliano nuovamente i fantasmi della violenza e della repressione. (G.T.) segue


Argentina, dal voto un segnale d'allarme per il governo

Il 14 novembre gli argentini sono stati chiamati alle urne per rinnovare metà dei seggi della Camera e un terzo del Senato. Il risultato costituisce un segnale d'allarme per il governo di Alberto Fernández: la coalizione di destra Juntos por el Cambio ha raccolto circa due milioni di voti in più rispetto al Frente de Todos, che rimane comunque il primo raggruppamento alla Camera e al Senato. Preoccupante l'ascesa del blocco di estrema destra Avanza Libertad, che ha ottenuto il 17% dei suffragi. Il calo di consensi del FdT appare minore rispetto alle primarie di settembre, in cui era stato superato da Juntos por el Cambio nella capitale e nelle province di maggior peso elettorale (Buenos Aires, Córdoba, Santa Fe, Mendoza). Questa situazione aveva suscitato un grosso dibattito interno: il settore più progressista legato a Cristina Fernández chiedeva un cambio di rotta, rimproverando al capo dello Stato una politica troppo moderata, che avrebbe provocato la delusione di gran parte del suo elettorato. segue (nella foto: Hebe de Bonafini durante la manifestazione di ottobre)


Nicaragua, Daniel Ortega rieletto presidente

Daniel Ortega è stato confermato presidente del Nicaragua per la quarta volta consecutiva, con oltre il 75% dei voti. Con lui è stata eletta vicepresidente la moglie, Rosario Murillo. Nettamente distanziati gli altri cinque candidati, quasi sconosciuti alla maggior parte dell'elettorato: il secondo classificato, Walter Espinoza del Partido Liberal Constitucionalista, si è attestato sul 14%. Il voto di domenica 7 novembre presenta però molti lati oscuri, in particolare il dato sull'affluenza alle urne, che secondo il governo ha superato il 65% degli aventi diritto, mentre a detta dell'opposizione non è arrivato al 20%. segue


Da Washington e da Madrid l'offensiva dell'estrema destra

La Dottrina Monroe continua a ispirare la politica di Washington: lo testimoniano due diplomatici Usa in America Latina. In un recente tweet Ken Salazar, ambasciatore a Città del Messico, riferisce di aver sostenuto, con il governo di López Obrador, "importanti riunioni" sul progetto di riforma energetica allo studio in Messico e di aver espresso "serie preoccupazioni da parte degli Stati Uniti. Ci siamo impegnati a continuare nei prossimi giorni il dialogo su questa critica questione" (gli investimenti di imprese Usa nel settore superano il miliardo di dollari). segue


Una grande perdita per gli studi precolombiani

Och bi: con questa espressione maya, che significa "ha intrapreso la sua strada", l'archeologo Leonardo López Luján ha informato della morte del padre, lo studioso di culture precolombiane Alfredo López Austin, avvenuta a Città del Messico il 15 ottobre. Nato nel 1936 a Ciudad Juárez, nello Stato messicano di Chihuahua, López Austin si era laureato in Legge, ma aveva poi abbandonato questo campo di studi per dedicarsi alla storia. Tra le sue opere ricordiamo Hombre-dios. Religión y política en el mundo náhuatl; El conejo en la cara de la Luna. Ensayos sobre mitología de la tradición mesoamericana; Cuerpo humano e ideología: las concepciones de los antiguos nahuas. Negli ultimi anni, in collaborazione con il ricercatore peruviano Luis Millones, si era dedicato al confronto tra la mitologia mesoamericana e quella andina. segue


Brasile, la Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla Pandemia

Martedì 26 ottobre alle ore 20, nella CPI/Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla Pandemia del Senato Federale, è stata votata a maggioranza la relazione finale dei lavori della commissione stessa, installata il 27 aprile. Tutti i materiali sono consultabili sul sito https://legis.senado.leg.br/comissoes/. Una Commissione che ha lavorato mentre i fatti indagati sono ancora in corso e che quindi ha un'incidenza molto significativa anche sul piano operativo. Un fatto importante certamente per il Brasile, ma anche a livello internazionale perché il virus della pandemia e il suo fratello gemello del negazionismo istituzionale travalicano i confini e dilagano in vasti spazi. Sono state presentate anche relazioni di minoranza su temi parziali. Sono stati identificati reati compiuti da 79 persone e due imprese, incluso il presidente, i suoi figli che coprono incarichi istituzionali, deputati, funzionari e cittadini. La relazione viene consegnata mercoledì 27 ottobre alla Procura Generale della Repubblica e ad altre istituzioni, alle quali compete di valutare o non valutare, in sede giudiziaria, quanto documentato dalla CPI. Il presidente della CPI ha più volte ripetuto che ritiene impossibile insabbiare un insieme così solido di denunce. (T.I.) segue

Approfondimenti sul Brasile a cura di Teresa Isenburg a questo link


Il rilancio della Celac

Si è tenuto il 18 settembre a Città del Messico il sesto vertice della Celac, la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños. Vi hanno partecipato ben 31 paesi, di cui molti rappresentati ai più alti livelli. Un indubbio successo per il presidente messicano López Obrador, che esercitava la presidenza temporanea dell'organismo e che ha fortemente voluto questo summit per rilanciare l'integrazione regionale. segue


Messico, aborto depenalizzato in tutto il paese

La Suprema Corte de Justicia de la Nación all'unanimità ha dichiarato incostituzionali gli articoli del codice penale dello Stato di Coahuila che punivano l'interruzione volontaria della gravidanza. La sentenza ha una valenza generale e dovranno attenervisi i tribunali di tutto il territorio nazionale. Finora l'aborto era permesso solo a Città del Messico, Oaxaca, Veracruz e Hidalgo; nel resto del paese le donne che vi facevano ricorso rischiavano la prigione. Si calcola che ogni anno in Messico vengano praticati tra 750.000 e un milione di aborti volontari, di cui almeno un terzo con complicazioni che richiedono assistenza medica. segue


Terremoto e tormenta tropicale devastano Haiti

Continuano le operazioni di soccorso delle popolazioni colpite dal terremoto di 7,2 gradi Richter che la mattina del 14 agosto ha devastato Haiti. L'epicentro è stato localizzato a circa dodici km. dalla località di Saint-Louis-du-Sud. Una seconda scossa, di 5,2 gradi, si è prodotta a 17 km. da Chantal, sempre nella parte sud-occidentale del paese. Il sisma ha provocato più di 2.200 morti, oltre 300 dispersi e 12.000 feriti. Decine di migliaia le famiglie rimaste senza tetto per il crollo delle abitazioni. Alle distruzioni del terremoto si sono aggiunte, due giorni dopo, quelle causate dal passaggio della tempesta tropicale Grace, che con le sue piogge torrenziali ha reso ancora più difficile l'opera delle missioni umanitarie giunte da diverse nazioni: tra queste un contingente di medici e infermieri inviati dal governo cubano. segue


Bolivia, un nuovo Plan Cóndor dietro il golpe del 2019?

Un nuovo Plan Cóndor, simile al coordinamento tra le dittature del Cono Sur nel secolo scorso, ha operato in Bolivia nel 2019? E' un fatto che il regime di Jeanine Añez, che a La Paz aveva preso il posto del legittimo presidente Evo Morales dopo il colpo di Stato del 10 novembre, ha ricevuto non solo sostegno politico, ma anche appoggio materiale da parte dei governi di destra della regione. I particolari stanno emergendo soltanto ora, parallelamente ai procedimenti in corso contro i responsabili del golpe. segue


Biden non cambia la politica Usa verso Cuba

Almeno centomila persone si sono riversate sabato 17 luglio sul Malecón dell'Avana, accogliendo l'appello alla reafirmación revolucionaria lanciato dal governo. Manifestazioni analoghe si sono tenute a Santiago de Cuba, Bayamo, Camagüey, Santa Clara, Cárdenas. E' stata questa la risposta popolare alle proteste antigovernative avvenute domenica 11 luglio nella capitale e in diverse altre città. A tali proteste erano seguiti saccheggi di negozi e violenti scontri con la polizia, durante i quali un uomo era morto e decine di dimostranti erano stati arrestati. L'Isola sta fronteggiando una situazione di crisi dovuta a una recrudescenza dei contagi da Covid-19 e al crollo del turismo, principale fonte di divise straniere. In piazza l'11 iuglio c'erano persone con preoccupazioni e problemi legittimi e costoro possono contare sulla Rivoluzione, ha commentato Gerardo Hernández, coordinatore nazionale dei Comités de Defensa de la Revolución: "Il dovere dei rivoluzionari è avvicinare queste persone, anche quelle che la pensano in modo diverso, e ascoltarle, conversare, trovare punti in comune". segue



Perù, Pedro Castillo proclamato presidente

Il 19 luglio, con sei settimane di ritardo, è arrivata la proclamazione ufficiale: Pedro Castillo è il nuovo presidente del Perù. La cerimonia di insediamento avverrà il 28 luglio. Nel ballottaggio del 6 giugno il candidato di Perú Libre, partito che si richiama a Marx e a Mariategui, si è imposto con una differenza di più di 44.000 voti (50,12%). Keiko Fujimori (Fuerza Popular) ha tentato in ogni modo di invalidare la vittoria ottenuta dal suo avversario denunciando presunti brogli, senza però presentare alcuna prova concreta. Le consultazioni, che hanno visto un'affluenza del 74,5%, sono state giudicate trasparenti da tutti gli osservatori, compresa l'Organización de los Estados Americanos. segue


Processo Condor, la Cassazione conferma gli ergastoli

Quattordici ergastoli. La sentenza della Cassazione del 9 luglio ha messo la parola fine al processo per le violazioni dei diritti umani commesse nell'ambito del Plan Cóndor, il coordinamento criminale tra le dittature del Cono Sur negli anni Settanta e Ottanta. Respinti tutti i ricorsi contro le condanne pronunciate in Corte d'Appello, dovranno scontare il carcere a vita tre cileni e undici uruguayani che sequestrarono, torturarono e uccisero numerosi oppositori di origine italiana. In questo, come era già avvenuto in altri due processi contro repressori argentini, è stato fatto ricorso all'articolo 8 del Codice Penale, che consente di giudicare i responsabili di delitti compiuti all'estero contro nostri connazionali. Allo stesso modo è stato possibile condannare l'italo-uruguayano Jorge Néstor Troccoli, ex membro dei servizi segreti della marina militare di Montevideo, anche per la sparizione di una ventina di cittadini uruguayani. segue


Colombia, "il paese che sogniamo"

Tredici morti, molti dei quali - come testimoniano i video che ora circolano in Internet - uccisi da civili protetti dalle forze di sicurezza sono il tragico bilancio del 28 maggio a Cali. Si aggiungono alla sessantina di vittime, alle migliaia di feriti e alle centinaia di scomparsi, vittime della feroce repressione con cui il presidente Duque spera di fermare le massicce mobilitazioni antigovernative. I manifestanti però non si lasciano intimidire e da un mese occupano le piazze della capitale e delle principali città colombiane. Come recitava un cartello nelle vie di Bogotá: "Dall'altro lato della paura c'è il paese che sogniamo". segue


Cile, gli indipendenti in maggioranza nella Costituente

Con una Costituente in cui sono rappresentati in modo paritario uomini e donne, i cileni si preparano a seppellire definitivamente l'eredità di Pinochet. La composizione della Convención Constituyente uscita dalle urne del 15 e 16 maggio riflette una schiacciante sconfitta della destra, che pensava di essersi garantita una sorta di "potere di veto" imponendo la regola dei due terzi per l'approvazione degli articoli della nuova Carta Magna. Contando di ottenere il 35-40 per cento dei voti, era certa di poter impedire qualsiasi reale cambiamento del sistema. Ma gli elettori hanno deciso diversamente e l'alleanza Vamos por Chile, espressione della maggioranza attualmente al governo, ha dovuto accontentarsi di 37 seggi su 155. segue


Brasile, Lula riacquista i diritti politici

Il Supremo Tribunal Federal ha ratificato, il 15 aprile, l'annullamento delle condanne per corruzione contro Luiz Inácio Lula da Silva. A favore hanno votato otto degli undici giudici riuniti in seduta plenaria. Viene così confermata la sentenza del magistrato Luiz Edson Fachin, che l'8 marzo aveva dichiarato il tribunale di Curitiba incompetente a giudicare l'ex presidente e aveva ordinato che gli atti fossero trasferiti alla giustizia federale. La votazione non proclama l'innocenza di Lula, ma gli restituisce i diritti politici e quindi la possibilità di presentarsi candidato alle elezioni del 2022. E il 22 aprile sempre l'Alta Corte a maggioranza, convalidando quanto già aveva stabilito un mese prima la Seconda Sezione, ha riconosciuto la parzialità dell'ex giudice Sérgio Moro nei confronti di Lula, smontando definitivamente il castello di false accuse costruito nell'ambito dell'inchiesta Lava Jato. segue


Ecuador, le ragioni della sconfitta di Arauz

Contrariamente alle indicazioni dei sondaggi, l'11 aprile il banchiere Guillermo Lasso ha vinto le presidenziali in Ecuador. Per colmare il divario che lo separava dall'avversario Andrés Arauz, ottenendo oltre il 52% dei consensi, ha potuto contare su parte dei suffragi che nel primo turno erano andati al candidato del partito Pachakutik, Yaku Pérez, e a Xavier Hervas, di Izquierda Democrática. Un risultato della feroce campagna anticorreista portata avanti da tutti i principali media e della politica di persecuzione e di lawfare con cui il governo di Lenín Moreno ha cercato di cancellare ogni eredità del suo predecessore. segue


"In atto un piano per balcanizzare il Venezuela"

Dal 21 marzo, un forte conflitto sta impegnando le forze di sicurezza venezuelane nello stato di Apure, uno dei 23 di cui si compone la Repubblica bolivariana, alla frontiera con la Colombia. Una frontiera di oltre 2.200 km dal passaggio continuo, legale e illegale, e per questo fonte costante di attacchi e strumentalizzazioni da parte del governo colombiano di Ivan Duque. Per chiarire i contorni degli scontri armati che si sono verificati in Apure, il governo bolivariano ha diffuso già tre pronunciamenti pubblici ai massimi livelli: da parte del presidente Maduro, da parte del generale Vladimir Padrino Lopez, capo della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), e da parte del Ministro degli Esteri Jorge Arreaza. (G.C.) segue


Paraguay, le atrocità delle forze speciali

Per tutto il mese di marzo sono continuate le manifestazioni ad Asunción, specie nella Plaza de Armas di fronte al Congresso. La destituzione del presidente Mario Abdo Benítez è chiesto a gran voce dal movimento sindacale, dalle femministe, dagli studenti, che gli rimproverano i numerosi casi di corruzione e una politica economica iperliberista che ha impoverito ancora di più la popolazione. A tutto questo si è aggiunta una pessima gestione della pandemia: negli ospedali mancano i medicinali, i letti, i dispositivi di protezione contro il contagio, come hanno denunciato i lavoratori della sanità e i familiari dei malati. Ma una richiesta di impeachment del capo dello Stato e del suo vice, Hugo Velázquez, è stata respinta mercoledì 17 dalla Camera con 42 voti contro 36 (due gli assenti). Il processo politico, promosso dal Partido Liberal Radical Auténtico (Plra) e da altre formazioni minori d'opposizione, non ha potuto contare sull'appoggio di una frazione del Partido Colorado che, pur critica con Abdo, alla fine non gli ha fatto mancare il suo sostegno. segue


El Salvador, Bukele conquista la maggioranza in Parlamento

Le elezioni parlamentari del 28 febbraio hanno segnato un rafforzamento del presidente Nayib Bukele: il suo partito Nuevas Ideas ottiene ben 56 seggi e conta così sulla maggioranza dei due terzi nell'Asamblea Legislativa di 84 deputati. In tal modo potrà nominare senza problemi un terzo dei giudici della Corte Suprema, il procuratore generale e i membri della Corte dei Conti e persino promuovere riforme della Costituzione, che finora proibisce un secondo mandato presidenziale. Sempre il 28 febbraio, nelle consultazioni municipali, Nuevas Ideas ha conquistato il governo di tredici (su 14) capoluoghi di dipartimento, compresa la capitale, San Salvador. C'è da attendersi dunque un consolidamento della gestione autoritaria di Bukele, che è solito comunicare le sue decisioni via Twitter e che in passato è stato al centro di aspri conflitti istituzionali: nel febbraio dello scorso anno fece irruzione nella sede del Parlamento, scortato da militari e agenti di polizia, per "sollecitare" l'approvazione di finanziamenti aggiuntivi per la lotta alla criminalità. segue


La scomparsa di Osvaldo Chato Peredo

Si è spento il 12 gennaio, a Santa Cruz, Osvaldo Chato Peredo Leigue, uno degli ultimi protagonisti della guerriglia guevarista in Bolivia. Era nato nel 1941 a Trinidad, nel dipartimento del Beni, ed era fratello di Coco e Inti, compagni di lotta di Guevara a Ñancahuazú (il primo morì in combattimento nel settembre del 1967; il secondo - sfuggito alla cattura dopo la sconfitta del gruppo guerrigliero - venne assassinato due anni dopo dalle forze repressive a La Paz). Dopo l'uccisione di Inti, Chato Peredo si assunse il compito di proseguire la battaglia dell'Ejército de Liberación Nacional, come raccontò lui stesso nel libro Volvimos a la montañas. Nel 2017 a Milano, in un'intervista presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, spiegava: "Nel 1970 raggiungemmo la selva con una colonna guerrigliera di 67 giovani sotto il mio comando: fu la cosiddetta Guerriglia di Teoponte, che nelle nostre intenzioni era la continuazione di quella del Che. Ci sconfissero militarmente, però già allora questa guerriglia aveva una caratteristica molto importante: la struttura di comando era fondamentalmente indigena e contadina. L’unico bianco ero io. Gli altri, Vilca, il comandante in seconda, Mamani, eccetera, tutti erano dirigenti indigeni e in gran parte campesinos. Furono gli antesignani del processo che stiamo vivendo oggi: un governo indigeno". segue


Venezuela, dall’Essequibo il pericolo di un’altra guerra per il petrolio

Questa volta vogliamo parlarvi di una disputa di confine, un contenzioso storico che potrebbe dare inizio a una nuova e devastante guerra del petrolio. Parliamo delle acque dell’Essequibo, contese tra Guyana e Venezuela. Un’area pari ai due terzi della minuscola Guyana il più piccolo paese sudamericano di lingua inglese: il terzo stato “sovrano” più piccolo dell’America Meridionale dopo Uruguay e Suriname. Ha una popolazione di 780.000 abitanti e si estende per 215.000 chilometri quadrati. Ex colonia olandese e poi britannica, è l’unico paese del Sudamerica a essere di lingua inglese. Come sempre, per capire, bisogna ricorrere alla storia che, per i popoli del sud, è storia di oppressione coloniale oltreché di lotta di classe, per cui la dicitura di stato “sovrano” va messa tra virgolette: non a caso, quella di una seconda indipendenza è una bandiera ancora fortemente attuale in America Latina (e non solo). (G.C.) segue


Venezuela, netta vittoria del Gran Polo Patriótico

"Ancora una volta hanno vinto la Costituzione e la pace". Con queste parole il presidente Maduro ha salutato la netta vittoria del Gran Polo Patriótico (la coalizione formata dal Psuv e da altri movimenti progressisti) nelle legislative del 6 dicembre. Il Gpp ha superato il 69% di voti, conquistando 253 seggi su 277: riprende così il controllo dell'Asamblea Nacional ribaltando il risultato del 2015. L'alleanza dei vecchi partiti tradizionali Acción Democrática e Copei, con l'aggiunta di Cambiemos, Avanzada Progresista, El Cambio, ha ottenuto meno del 19%, mentre l'altro raggruppamento d'opposizione, composto da Venezuela Unida, Primero Venezuela e Voluntad Popular Activistas (frazione di Voluntad Popular), poco più del 4%. Il Partido Comunista de Venezuela ha raggiunto il 2,7%. Percentuali minori per tutte le altre liste (erano iscritte ben 107 organizzazioni politiche, in gran parte antichaviste). Sostanzialmente bassa l'affluenza alle urne (31%): questo dato sarà sicuramente sfruttato dalla propaganda dell'autoproclamato presidente Juan Guaidó, sostenuto da Stati Uniti, Unione Europea e Grupo de Lima. Guaidó aveva invitato a disertare le urne definendo il voto "una frode". Tra quanti si erano schierati per il boicottaggio anche l'ex candidato presidenziale Capriles Radonski, che in un primo tempo si era detto pronto a partecipare alle elezioni. A fargli cambiare opinione la decisione di Bruxelles, che adducendo motivi pretestuosi aveva respinto l'invito a inviare una delegazione di osservatori. segue


Guatemala, migliaia in piazza contro il pacto de corruptos

Nel 2015 vaste mobilitazioni contro la corrotta classe politica al potere portarono alle dimissioni, e poi all'arresto, del presidente Pérez Molina. Cinque anni dopo la protesta popolare è tornata protagonista con le "giornate di novembre", scatenate dall'approvazione da parte del Congresso del bilancio preventivo per il 2021. Un bilancio che, pur aumentando l'indebitamento pubblico, era volto in gran parte a beneficiare il settore privato. Non venivano incrementati invece gli esigui finanziamenti alla sanità, all'istruzione, ai programmi sociali in un paese in cui circa il 60% della popolazione vive in condizioni di povertà. E addirittura venivano ridotti i fondi destinati alla Procura per i Diritti Umani e alla lotta contro la denutrizione (di cui soffre quasi la metà dei bambini sotto i cinque anni). Quest'anno, ad aggravare la situazione, è sopraggiunta la drammatica crisi sanitaria dovuta al Covid. Con oltre 4.000 morti e quasi 120.000 contagiati, il Guatemala è tra i paesi della regione più colpiti dalla pandemia. I suoi ospedali sono al collasso, medici e infermieri denunciano la carenza di farmaci e di dispositivi di protezione. Dei 3.800 milioni di dollari di aiuti stanziati per i settori più colpiti, i destinatari hanno ricevuto solo il 15%: il resto si è perso nei meandri della corruzione. segue

 

Latinoamerica-online.it anno XVIII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04