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Estados Unidos cambia el modelo de dominación

Venezuela

Una minaccia per la sicurezza Usa?

Il Venezuela rappresenta una "minaccia eccezionale e straordinaria" alla sicurezza degli Stati Uniti e alla sua politica estera e pertanto va dichiarata una situazione di "emergenza nazionale". Le incredibili affermazioni sono di Barack Obama, che il 9 marzo ha così giustificato nuove sanzioni contro sette alti funzionari di Caracas. "Obama ha fatto il passo più aggressivo, ingiusto e nefasto che mai sia stato fatto contro il Venezuela", ha risposto Nicolás Maduro, richiamando immediatamente in patria per consultazioni l'incaricato d'affari a Washington. La Casa Bianca ha deciso dunque di alimentare ulteriormente la tensione tra i due paesi, dopo il sostegno agli episodi di destabilizzazione portati avanti dall'opposizione, come le guarimbas (le barricate e le altre forme di protesta violenta) che l'anno scorso provocarono almeno 43 morti e centinaia di feriti. segue

Nella foto: manifestazione in appoggio al governo Maduro. Sul Venezuela v. anche gli articoli Intentona golpista contra Venezuela Cuando la sedición se llama democracia

Paraguay

Ucciso un altro giornalista

Gerardo Servián era giornalista radiofonico presso l'emittente Ciudad Nueva di Zanja Pytã (nel dipartimento di Amambay). E' stato assassinato il 5 marzo nella città brasiliana di Ponta Porã, alla frontiera con il Paraguay, da due sicari in moto che lo hanno crivellato di colpi. I sospetti autori materiali del crimine sono stati arrestati, ma la famiglia della vittima non nutre alcuna fiducia nelle indagini delle autorità. Il movente è politico, ha denunciato il fratello, perché Gerardo si era occupato a lungo delle questioni legate all'amministrazione locale. Dello stesso parere i giornalisti che il giorno successivo hanno manifestato davanti alla Procura Generale di Asunción. "Protestiamo contro il governo della narcopolitica, che ha stroncato la vita di cinque colleghi in poco più di un anno e mezzo. Da quando Cartes ha assunto la presidenza, la mafia uccide impunemente - ha dichiarato Santiago Ortiz, segretario generale del Sindicato de Periodistas - I mafiosi sentono di avere assoluta libertà di agire, si sentono parte di questo governo, di quelli che oggi stanno distruggendo il potere pubblico in Paraguay. Perché ora in questo paese comanda il crimine organizzato". segue

Nella foto: la marcia dei contadini giunge nella capitale

Colombia

Accordo per il ritiro delle mine antiuomo

Decine di migliaia di persone hanno manifestato a favore della pace partecipando l'8 marzo, nelle principali città del paese, alla Marcha por la Vida promossa dall'ex sindaco di Bogotá Antanas Mockus. Il giorno precedente nella capitale cubana, sede dei colloqui tra le due parti, era stato annunciato lo storico accordo tra governo e Farc sul ritiro delle mine antiuomo disseminate nelle campagne. L'organizzazione Ayuda Popular Noruega è stata invitata a coordinare i lavori di decontaminazione, cui parteciperanno anche elementi dell'esercito e della guerriglia. Dal 1990 al gennaio di quest'anno le mine antiuomo hanno provocato oltre 11.000 tra morti e feriti, di cui quasi la metà civili. segue

Nella foto: l'ex senatrice Piedad Córdoba. Sulla Colmbia v. anche l'articolo: Colombia no tendrá paz mientras no se desmonte el paramilitarismo

Uruguay

L'eredità di José Mujica

Il primo marzo a Montevideo è avvenuto il cambio della guardia: Tabaré Vázquez ha ricevuto la fascia presidenziale dalle mani del suo predecessore, José Mujica. In serata, in un messaggio alla nazione, il nuovo capo dello Stato ha tratteggiato le linee della sua politica, che in più punti sembra volersi discostare dal solco tracciato da Mujica. In particolare Tabaré ha promesso un'apertura al mondo sulla base di un "regionalismo aperto", formula che secondo alcuni commentatori prelude a una diversa posizione di Montevideo sul piano internazionale. Mentre Mujica aveva mostrato un chiaro orientamento latinoamericano, favorevole a Mercosur e Unasur, scrive Raúl Zibechi, "Vázquez appare incline a ripetere l'avvicinamento agli Stati Uniti che aveva tentato nel suo primo governo (2005-2010), avvicinamento vanificato da una potente mobilitazione sociale". segue

Nella foto: il cambio della guardia a Montevideo. Sull'Uruguay v. anche gli articoli: ¿Uruguay en la Alianza del Pacífico? “Más allá del cargo soy una militante”

Argentina

Un "suicidio" destabilizzante

La morte del procuratore Alberto Nisman, in apparenza suicidatosi la sera del 18 gennaio con un colpo di pistola alla testa, ha avuto l'effetto di un vero e proprio terremoto. Poche ore dopo Nisman avrebbe dovuto presentare davanti al Congresso la sua accusa contro la presidente Cristina Fernández, il ministro degli Esteri Héctor Timerman e altri esponenti politici per il presunto insabbiamento della pista iraniana nelle indagini sul sanguinoso attentato del 1994 all'Amia (Asociación Mutual Israelita Argentina). L'impunità ai funzionari iraniani - sosteneva Nisman - era stata garantita dall'accordo diplomatico raggiunto nel 2013 tra Buenos Aires e Teheran, un accordo che prevedeva la possibilità, per gli inquirenti argentini, di interrogare i sospetti in Iran alla presenza di osservatori internazionali. segue

Nella foto: il procuratore Alberto Nisman. Sull'argomento v. anche un appello alla stampa degli argentini in Italia: Non state lavorando per la verità e l'articolo Cristina somos todos

Venezuela

Sventato un tentativo di golpe

I servizi d'informazione hanno sventato un tentativo di colpo di Stato, organizzato da un gruppo di ufficiali dell'aviazione: i golpisti, che contavano sull'appoggio degli Usa, intendevano attaccare il Palacio de Miraflores e uccidere il presidente Maduro e altri dirigenti bolivariani. Lo ha annunciato lo stesso Maduro la sera del 12 febbraio, al termine di una giornata contrassegnata da due manifestazioni contrapposte nella capitale e da scontri tra polizia e militanti dell'opposizione a San Cristóbal. segue

Nella foto: il presidente Maduro

Cile

Le riforme di Michelle Bachelet

"Oggi si chiude un lungo cammino. Dopo 25 anni abbiamo detto addio al binominale. Oggi è un giorno storico". Così Ximena Rincón, ministra della Segreteria Generale della Presidenza, ha salutato il 20 gennaio l'approvazione in Parlamento della riforma elettorale, che cancella il sistema binominale istituito dalla dittatura. Un sistema che garantiva il mantenimento di una forte componente conservatrice e che, nonostante tutte le critiche, si era finora conservato intatto per l'opposizione della destra, in particolare del partito pinochetista Udi. segue

Nella foto: la deputata Camila Vallejo, ex leader studentesca

Brasile

Il mandato difficile di Dilma Rousseff

A giudicare dalle prime settimane, il secondo mandato di Rousseff non si preannuncia per niente facile. La stessa cerimonia di insediamento del primo gennaio è stata significativa: come scrive Eric Nepomuceno, "nell'assumere formalmente un nuovo periodo di quattro anni alla presidenza della maggiore economia latinoamericana e ancora una delle maggiori del mondo, Dilma Rousseff è stata investita della carica, in base al protocollo, dal presidente del Senato e del Congresso, Renan Calheiros. Al suo fianco aveva anche Henrique Alves, presidente della Camera dei Deputati. Entrambi del Pmdb, principale alleato del Pt. Ed entrambi denunciati per corruzione nello scandalo Petrobras". Personaggi, aggiunge il giornalista brasiliano, che "paiono mostrare come curriculum un prontuario criminale. Perché va ricordato che i due hanno vasti antecedenti, e non precisamente onorevoli, nel corso delle loro nefaste carriere politiche". segue

Nella foto: la presidente Dilma Rousseff. Sul Brasile v. anche l'articolo: Emergencia por falta de agua

Cuba

"Non ho fiducia nella politica degli Stati Uniti"

"Non ho fiducia nella politica degli Stati Uniti", ma questo non significa "un rifiuto a una soluzione pacifica dei conflitti o dei pericoli di guerra". Lo scrive Fidel Castro il 26 gennaio in una lettera alla Federación Estudiantil Universitaria, nel suo primo intervento sul riavvicinamento tra Washington e l'Avana. Nel messaggio accetta la prospettiva di un ristabilimento dei rapporti diplomatici, ma solo in nome della pace: "Difenderemo sempre la cooperazione e l'amicizia con tutti i popoli del mondo, compresi quelli dei nostri avversari politici". Per lo storico leader, dunque, il governo Usa rimane un avversario politico. Fidel ammette che "il presidente di Cuba ha fatto i passi opportuni in accordo con le sue prerogative e con le facoltà che gli concedono l'Asamblea Nacional e il Partido Comunista", ma sembra voler mettere un punto fermo sui principi non negoziabili (più sopra, non a caso, cita i nomi di Marx, Lenin, Mao). segue

A sfatare le ricorrenti voci sulla morte dell'ex presidente cubano, sulla stampa sono apparse alcune recenti foto di Fidel Castro a colloquio con il dirigente universitario Randy Perdomo. Su Cuba v. gli articoli Para mis compañeros de la Federación Estudiantil Universitaria Lo pendiente, la retirada de Guantánamo Netflix ofrecerá películas en Cuba

Perú

Abrogata la legge sul lavoro giovanile

Con 91 voti a favore, 18 contrari e cinque astenuti il Congresso ha abrogato una legge sul lavoro giovanile che, fin dalla sua promulgazione in dicembre, aveva suscitato un'ondata di proteste, con quattro imponenti manifestazioni nell'arco di un mese. Le norme ora annullate limitavano i diritti dei nuovi assunti tra i 18 e i 24 anni, riducendo le ferie da 30 a 15 giorni ed eliminando gratifiche, assegni familiari e indennizzo in caso di licenziamento. La legge, giustificata dai promotori con la necessità di favorire l'accesso dei giovani al mondo del lavoro, è stata dettata dalla crescente influenza della destra neoliberista che controlla il Ministero dell'Economia. La sua cancellazione "è il trionfo della popolazione peruviana contro gli abusi che ha tentato di imporre questo governo", ha commentato Michael Ortiz, presidente della Fep (Federación de Estudiantes del Perú). segue

Nella foto: manifestazione di giovani contro la legge sul lavoro

America Latina

Una dichiarazione contro la povertà

Con una Dichiarazione Politica focalizzata sulla lotta alla povertà si è chiuso il 29 gennaio a San Antonio de Belén (Costa Rica) il terzo vertice della Celac, la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños. Il documento, approvato per alzata di mano, promuove l'unione degli sforzi per giungere a uno sviluppo sostenibile ed equo, l'impegno contro la corruzione e contro la disuguaglianza, il rafforzamento dell'integrazione e della cooperazione. L'elemento centrale del testo è l'adozione immediata di un piano d'azione contro la fame elaborato dalla Fao. segue

Foto di gruppo al vertice Celac. Sull'America Latina v. anche l'articolo: La región a ritmo más lento

Messico

Ayotzinapa, caso chiuso?

Il caso è chiuso. Il procuratore generale, Murillo Karam, ha ripetuto la sua ricostruzione sulla scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa: sono stati assassinati e i loro corpi bruciati e gettati nel fiume San Juan dai narcotrafficanti del cartello Guerreros Unidos. Tutto sarebbe nato da un equivoco: a Iguala i giovani sarebbero stati scambiati per membri del gruppo rivale Los Rojos che desideravano impadronirsi della piazza; per questo il sindaco della città, José Luis Abarca, legato ai Guerreros Unidos, avrebbe ordinato alla polizia locale il loro arresto e la loro consegna ai sicari dei narcos. Sulla vicenda non resta più nulla da scoprire; meglio seguire il consiglio del presidente Peña Nieto di "non rimanere legati" al caso Ayotzinapa, sembrano suggerire gli inquirenti. segue

Sul Messico v. anche l'articolo: Presos y criminalización de las luchas sociales

Bolivia

Morales inizia il suo terzo mandato

Il 21 gennaio, alla vigilia della cerimonia ufficiale per l'inizio del suo terzo mandato presidenziale, presso le rovine preispaniche di Tiwanaku Evo Morales è stato consacrato leader dei popoli indigeni. Al termine di un complesso rituale ha ricevuto dalle mani degli amauta (i saggi) due bastoni di comando con motivi ancestrali. "Oggi è un giorno storico, di riaffermazione della nostra identità, della nostra rivoluzione democratica e culturale", ha affermato Morales, che ha iniziato il discorso in aymara per terminarlo in spagnolo. Aver riscattato questa identità, ha spiegato, non significa un ritorno romantico al passato, ma un "recupero scientifico" della sua parte migliore per combinarla con la modernità, una modernità che ci permetta di costruire industrie senza danneggiare la Madre Terra, di promuovere lo sviluppo nell'equilibrio con la Pachamama. segue

Nella foto: l'insediamento di Evo Morales. Sulla Bolivia v. anche l'articolo: Afirma un camino

Guatemala

Sospeso il processo contro Ríos Montt

Un altro schiaffo alle vittime: il nuovo processo contro l'ex dittatore Efraín Ríos Montt è stato subito interrotto. Il 5 gennaio il tribunale ha deciso la sospensione del dibattimento accettando un ricorso della difesa, che aveva chiesto la ricusazione della giudice Jeannette Valdez. I legali di Ríos Montt accusavano Valdez di non essere imparziale perché, in una tesi accademica del 2004, aveva esaminato i criteri di applicazione del reato di genocidio. "E' deplorevole per la democrazia del paese, non si fa che porre ostacoli allo sviluppo della giustizia", ha commentato Francisco Soto, direttore del Caldh (Centro de Acción Legal para los Derechos Humanos). segue

Sul Guatemala v. anche l'articolo Estado fallido o justicia

Colombia

Dialogo di nuovo a rischio

"E' forse decisione del governo mantenere uno scontro che continua a generare altre vittime e altri dolori di guerra?" Se lo chiede un comunicato delle Farc dell'11 gennaio, denunciando gli attacchi contro le unità della guerriglia che dal 20 dicembre osservano una tregua unilaterale e a tempo indefinito. Il documento enumera una serie di operazioni militari scatenate dal 24 dicembre in poi nella zona degli Llanos Orientales e nel Cauca. "Se davvero il governo desidera arrivare alla firma di un accordo finale, i suoi atti devono essere conseguenti con il discorso di pace", avvertono le Farc. segue

Sulla Colombia v. anche l'articolo: CIA: contrainsurgencia a la medida

Haiti

Crisi politica in atto

A cinque anni dal devastante terremoto che il 12 gennaio provocò centinaia di migliaia di morti, la ricostruzione ad Haiti non può dirsi conclusa. Quasi centomila persone vivono ancora sotto le tende in condizioni drammatiche, come ammette la stessa Onu, e anche se la maggior parte dei rifugiati ha ormai lasciato i campi, la miseria colpisce tuttora un'altissima percentuale della popolazione. Il 12 gennaio ha segnato anche la scadenza dei due terzi del Senato e della totalità della Camera: da questa data in poi il presidente Michel Martelly può governare solo per decreto. Un estremo tentativo di convincere i senatori dell'opposizione ad approvare un'estensione dei termini parlamentari, fino a giungere a nuove elezioni, è fallito. Martelly può comunque contare sull'appoggio del gruppo ristretto di nazioni che, con il pretesto degli aiuti post terremoto, esercita la sua influenza su tutti gli aspetti della vita politica haitiana: Stati Uniti, Brasile, Canada, Unione Europea. segue

Nella foto: in fila per cercare lavoro

Argentina

Quattro ergastoli per El Vesubio

Quattro ergastoli. Così si è concluso il processo contro i repressori del centro clandestino di detenzione El Vesubio, gli ex militari Jorge Crespi, Federico Minicucci, Gustavo Cacivio El Francés e Néstor Cendón, un ex carcerato per furto divenuto complice dei torturatori. I quattro erano chiamati a rispondere di oltre duecento casi di sequestro, tortura, omicidio e reati sessuali. Un quinto imputato è morto prima del termine del giudizio. La sentenza è stata accolta tra gli applausi e le lacrime del pubblico, composto da sopravvissuti, familiari delle vittime, membri delle organizzazioni per i diritti umani. Uniche lacune: la mancata revoca degli arresti domiciliari e l'assenza dell'imputazione di genocidio. segue

Nella foto: i familiari delle vittime esultano per le condanne

America Latina

Dagli Usa apertura a Cuba e sanzioni al Venezuela

Mercoledì 17 dicembre l'annuncio viene dato contemporaneamente da Barack Obama negli Usa e da Raúl Castro a Cuba: grazie alla mediazione di papa Bergoglio, i due paesi si avviano verso la normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Lo storico passo è stato preceduto da trattative segrete, iniziate all'indomani della rielezione di Obama e culminate martedì in una conversazione telefonica diretta tra i due capi di Stato. La notizia è accolta positivamente ovunque e salutata come la fine dell'ultimo residuo di guerra fredda. E' indubbiamente una vittoria di Cuba, che ha resistito a decenni di blocco e che negli ultimi tempi, con l'appoggio dei governi progressisti latinoamericani, era comunque uscita dall'isolamento in cui Washington, per evitare il "contagio" delle idee comuniste, aveva cercato di relegarla. Sulla decisione degli Usa ha pesato la constatazione dell'inutilità dell'embargo (che peraltro non è stato ancora revocato) e il timore di essere esclusi dalla corsa al nuovo mercato, dopo le recenti aperture agli investimenti stranieri da parte del governo dell'Avana. segue

Nella foto: Raúl Castro annuncia il riavvicinamento con gli Usa. Su Cuba v. anche l'articolo: Con novedosa cirugía salvan la vida de un niño

Messico

Continuano le proteste per i 43 scomparsi

La società messicana continua a mobilitarsi per i tragici fatti di Iguala. Manifestazioni, cortei, blocchi delle autostrade e dell'aeroporto di Acapulco, scioperi negli atenei hanno accompagnato gli ultimi mesi del 2014, nonostante i tentativi del governo di porre un argine alle proteste alternando repressione e false aperture. La cattura all'inizio di novembre a Città del Messico del sindaco di Iguala, José Luis Abarca, e della moglie, María de los Angeles Pineda, non basta certo a calmare gli animi. I due sono stati segnalati come i mandanti dell'uccisione di tre studenti e del sequestro e scomparsa di altri 43, ma all'opinione pubblica è ormai chiaro che le responsabilità non si arrestano qui: le parole d'ordine Fue el Estado e Fuera Peña sono ormai patrimonio comune. segue

Sul Messico v. anche gli articoli: Ayotzinapa o el fruto negro de la cultura narco; El caso Marisela Escobedo, ejemplo de turbiedad

Uruguay

Tabaré eletto per un secondo mandato

Nessuna sorpresa: nel ballottaggio del 30 novembre contro l'esponente del Partido Nacional, Luis Lacalle Pou, Tabaré Vázquez è stato eletto per un secondo mandato con oltre il 53% dei voti. Il primo turno delle presidenziali, il 26 ottobre, si era concluso con un netto vantaggio per Vázquez: 47,8% dei consensi, contro il 30,9% di Lacalle e il 12,9% di Pedro Bordaberry (Partido Colorado). Sempre in ottobre si erano tenute le elezioni legislative, che avevano confermato l'egemonia del Frente Amplio: l'eterogenea coalizione di centrosinistra aveva conquistato la maggioranza assoluta alla Camera e 15 seggi su 30 al Senato. La vittoria di novembre garantisce al Frente anche il controllo della Camera Alta, che sarà presieduta dal vicepresidente Raúl Sendic. Tra i deputati eletti figura Macarena Gelman, figlia di desaparecidos e nipote del poeta argentino Juan Gelman. Constanza Moreira, ex avversaria di Vázquez alle primarie, occuperà nuovamente un seggio al Senato. segue

Nella foto: il presidente eletto Tabaré Vázquez. Sull'Uruguay v. anche l'articolo Verdad y justicia, pero con demasiadas demoras

archivio 2015

Latinoamerica-online.it anno XV

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04