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Bolivia: "La educación es uno de los enclaves más fuertes del pensamiento colonial"

Paraguay

Due giornalisti uccisi dai narcos

Due giornalisti assassinati in poco più di un mese nella zona alla frontiera con il Brasile. Il 19 giugno Edgar Fernández Fleitas è stato ucciso dai proiettili di due killer nel suo ufficio di Concepción, città nota per essere un centro del narcotraffico. Presso l'emittente Radio Belén Comunicaciones Fernández dirigeva il programma Ciudad de la furia, nel corso del quale aveva accusato di corruzione politici e magistrati complici dei cartelli della droga. Per questa sua attività aveva ricevuto numerose minacce. Il 16 maggio era morto Fausto Gabriel Alcaraz, di Radio Amambay, raggiunto dagli spari di due sicari mentre tornava a casa dal lavoro nella città di Pedro Juan Caballero. Anche Alcaraz aveva coraggiosamente denunciato i responsabili locali del narcotraffico. segue

Nella foto: il giornalista Fausto Gabriel Alcaraz

Ecuador

Il tentato golpe del 2010

Dietro la rivolta di alcuni reparti di polizia il 30 settembre 2010 vi fu un vero e proprio tentativo di golpe blando pianificato da settori dell'opposizione. Lo sostiene la commissione d'inchiesta istituita dal governo, che alla conclusione dei lavori ha consegnato alla Procura Generale tutto il materiale raccolto: decine di migliaia di documenti, audio e video. Si trattò di una cospirazione organizzata all'interno del paese, con il coinvolgimento di esponenti della politica, dell'economia e delle forze armate e con l'appoggio esterno di apparati dello spionaggio statunitense. L'obiettivo era quello di creare una situazione di crisi per forzare la destituzione del capo dello Stato, Rafael Correa. Il piano - ha affermato il presidente della commissione, Carlos Baca - faceva parte di un più ampio processo di destabilizzazione dei governi progressisti latinoamericani. segue

Nella foto: il presidente Rafael Correa durante il tentato colpo di Stato del 2010. Sull'Ecuador v. anche l'articolo: Acuerdo con la Unión Europea: ¿Una capitulación inevitable?

Colombia

Il presidente rieletto promette la pace

Con il 50,9% dei voti Juan Manuel Santos si è imposto nel ballottaggio del 15 giugno. Il suo avversario, Oscar Zuluaga, sostenuto dall'ex presidente Alvaro Uribe, si è fermato al 45%. Nel secondo turno Zuluaga, per garantirsi l'appoggio dell'ex candidata del Partido Conservador, Marta Lucía Ramírez, aveva attenuato gli attacchi al processo di pace: se in precedenza aveva annunciato che il giorno del suo insediamento avrebbe sospeso il dialogo con le Farc, in seguito aveva promesso di continuare le trattative, ponendo però condizioni che la guerriglia non avrebbe mai potuto accettare. Santos ha invece raccolto il sostegno di parte della sinistra, tra cui gli esponenti del Polo Democrático Alternativo Clara López e Iván Cepeda. Non si è trattato di un assegno in bianco: "Anche se abbiamo appoggiato la scelta dei cittadini di votare per la pace, non abbiamo rinunciato e non rinunceremo alla nostra condizione di opposizione politica - ha spiegato Cepeda al quotidiano argentino Página/12 - Se Santos manterrà il suo orientamento neoliberista in questo secondo mandato, faremo sentire un'altra volta la nostra voce in Parlamento e nelle piazze". Per ora il rieletto presidente, nel suo discorso dopo la vittoria, ha ribadito l'impegno di porre termine al conflitto e ha anche promesso riforme nel campo della sanità e dell'istruzione: "Questa è la fine di più di cinquant'anni di violenza e l'inizio di una nuova Colombia con maggiore libertà, con maggiore giustizia sociale". segue

Nella foto: il presidente rieletto Juan Manuel Santos

Venezuela

La fase degli omicidi mirati

Il 19 aprile il presidente Maduro ha celebrato il suo primo anno di governo. "Continuerò ad adempiere al giuramento fatto al nostro popolo, nessuno ci toglierà il diritto a essere felici, liberi e indipendenti", ha scritto su Twitter. Ma il Venezuela deve fronteggiare una pesante crisi economica (inflazione oltre il 57%, alto deficit fiscale e scarsità di prodotti di base dovuta al mercato nero e alle manovre di accaparramento), nel pieno di un'escalation di violenza provocata dai gruppi di estrema destra. Tre giorni prima un tribunale militare aveva accusato trenta ufficiali delle forze armate di cospirazione e istigazione alla rivolta. Tra di loro i generali dell'aviazione Oswaldo Hernández, José Machillanda e Carlos Millán, la cui cattura era stata annunciata in marzo, e il capitano a riposo della Guardia Nacional Juan Carlos Nieto. Intanto ai moti di piazza si sono aggiunti gli omicidi mirati: a fine aprile viene assassinato Eliécer Otaiza, ex capo del controspionaggio durante la presidenza di Hugo Chávez. Agli inizi di maggio è la volta di un agente della scorta presidenziale e di Fernando Blanco, consigliere comunale bolivariano di Santos Michelena (Stato di Aragua). segue

Sul Venezuela v. anche gli articoli: "Quieren la salida de Maduro" El cambio desde abajo La subversión en Cuba y Venezuela

Honduras

Uccisi due militanti di Libre

Ancora uccisioni di oppositori politici in Honduras. Il 25 maggio a San Francisco de Opalaca, al termine di un'assemblea della comunità lenca, sicari dell'ex sindaco Socorro Sánchez hanno aperto il fuoco ferendo due militanti del partito Libre (Libertad y Refundación), Plutarco Bonilla e Irene Meza. In seguito l'auto su cui quest'ultimo veniva trasportato in ospedale è stata attaccata da un gruppo di armati, che hanno provocato un incidente e hanno finito Meza a colpi di pistola. Socorro Sánchez (Partido Nacional) era stato rieletto grazie ai brogli nelle consultazioni del novembre scorso, ma gli abitanti di San Francisco de Opalaca avevano contestato il risultato del voto occupando il municipio e insediando come primo cittadino il candidato di Libre, Entimo Vásquez. In febbraio il fratello di Entimo, Justiniano, era stato assassinato da ignoti killer. segue

Nella foto: Bertha Cáceres, coordinatrice del Copinh. Sull'Honduras v. l'articolo 100 días de gobierno

Messico

L'addio del subcomandante Marcos

José Luis Solís López (nome di battaglia Galeano), maestro nella Escuelita Zapatista de La Realidad, è stato trucidato il 2 maggio a colpi di machete e di arma da fuoco da membri della Cioac-H (Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica). Altri quindici zapatisti sono rimasti feriti. Gli aggressori hanno cercato di presentare l'accaduto come il risultato di uno scontro tra gruppi indigeni: si è trattato in realtà di un agguato condotto con logica militare e preceduto dalla distruzione di una scuola e di una clinica della comunità. E non è un fatto isolato, ma solo l'ultimo anello di una catena di attentati attuati da organizzazioni contadine legate al governo contro i militanti dell'Ezln. La Cioac, nata anticamente in seno alla sinistra per promuovere la lotta per la terra, negli anni Novanta era entrata in un processo di profonda decomposizione, perdendo gran parte della base e trasformandosi in un apparato clientelare al servizio del potere di turno. segue

Nella foto: Galeano, il maestro zapatista ucciso

Colombia

Al ballottaggio tra pace e guerra

La promessa della pace o la continuazione della guerra. E' stato questo il dilemma alla base delle consultazioni del 25 maggio, che si sono concluse con il rinvio al ballottaggio tra il presidente uscente, Juan Manuel Santos (Unidad Nacional), e Oscar Iván Zuluaga (Centro Democrático), appoggiato dall'ex capo di Stato Alvaro Uribe. Se Santos si è impegnato a proseguire il negoziato in corso con le Farc a Cuba, Zuluaga ha ripetuto il suo no a ogni colloquio con il gruppo guerrigliero: "Non possiamo lasciare che le Farc pretendano di comandare il paese dall'Avana". Con affermazioni come queste è riuscito a sopravanzare il suo rivale (29,2% contro il 25,6%), anche se non abbastanza per trionfare al primo turno. La sua immagine sembra non essere stata danneggiata dalle rivelazioni emerse negli ultimi tempi, che hanno portato alla rinuncia del responsabile della sua campagna elettorale, Luis Alfonso Hoyos. Sia questi che lo stesso Zuluaga - come appare in un video reso pubblico dalla rivista Semana - erano a conoscenza dell'attività di spionaggio dell'hacker Andrés Sepulveda, attualmente in prigione, mirante a boicottare le trattative di pace. segue

Nella foto: il candidato alla presidenza Zuluaga, che disputerà il ballottaggio con l'attuale capo di Stato, Santos. Sull'argomento v. anche l'articolo La vuelta del uribismo

Guatemala

Il Parlamento nega il genocidio

La Spagna continuerà l'inchiesta sui delitti commessi dalle forze armate del Guatemala contro la popolazione maya. Il giudice Santiago Pedraz ha deciso di non archiviare il caso nonostante la recente riforma legislativa promossa dal governo Rajoy, che limita l'applicazione  del principio della giurisdizione universale: secondo Pedraz, la competenza della giustizia spagnola "è indiscutibile" poiché i fatti indagati possono configurarsi come crimini di lesa umanità, tortura e genocidio e quindi essere considerati reati di terrorismo. Alla base della causa di cui il magistrato si occupa vi è la denuncia presentata nel 1999 dal Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú contro otto alti funzionari del suo paese. Secondo il rapporto della Comisión para el Esclarecimiento Histórico dell'Onu, la repressione dei militari nei 36 anni di guerra civile ha provocato la morte o la scomparsa di almeno 200.000 persone. segue

Nella foto: la manifestazione contro la risoluzione del Congresso che nega il genocidio. Sul cartello si legge: "La legge non cancella la storia; la nostra memoria lo sa: in Guatemala ci fu un genocidio"

Panama

Elezioni nel segno della continuità

Contro tutti i pronostici Juan Carlos Varela, del Partido Panameñista y Popular (destra), ha vinto le presidenziali del 4 maggio sconfiggendo i due favoriti José Domingo Arias, del partito di governo Cambio Democrático, e Juan Carlos Navarro, del Prd (Partido Revolucionario Democrático, la formazione fondata da Omar Torrijos nel 1979). La contesa era ristretta a questi tre nomi; gli altri candidati hanno raccolto percentuali irrisorie di voti, compresi i due esponenti della sinistra, il professor Juan Jované (Movimiento Independiente de Refundación Nacional) e il sindacalista del settore della costruzione Genaro López (Frente Amplio por la Democracia). Il dibattito politico dunque è rimasto tutto nell'ambito del modello neoliberista, sia pure corretto - nel caso del Prd - da promesse di stampo assistenzialista. Nessuna proposta volta a diminuire le enormi disuguaglianze sociali del paese, che negli ultimi tempi ha visto la sua economia crescere annualmente del 7-8% e la povertà aumentare di pari passo, fino a raggiungere il 37% (dati Cepal). segue

Nella foto: il presidente eletto Juan Carlos Varela

Colombia

Ucciso perché lottava per le terre comunitarie

Due giorni prima di morire, Adán Quinto aveva denunciato che la sua vita era in pericolo: riceveva continue minacce e aveva subito diversi attentati, eppure da cinque mesi gli era stato tolto il veicolo blindato di protezione e gli era stata lasciata un'unica guardia del corpo. Il leader dei Consejos Comunitarios di Curvaradó e Jiguamiandó, nel Chocó, è stato assassinato il 9 aprile a Turbo (dipartimento di Antioquia). L'omicidio è avvenuto nel Día Nacional de la Memoria y la Solidaridad con las Víctimas del Conflicto Armado. Proprio a causa del conflitto Adán Quinto aveva dovuto lasciare il Chocó nel 1997: da allora lottava perché gli sfollati potessero recuperare le terre comunitarie, sottratte loro dai paramilitari e poi finite nelle mani di grossi imprenditori agricoli. Il 22 aprile il presunto killer è stato arrestato, ma i mandanti restano nell'ombra. segue

Nella foto: Adán Quinto, il leader comunitario ucciso

Argentina

Ergastolo confermato per gli ex repressori

Ergastolo confermato per alcuni ex ufficiali della marina tra cui Alfredo Astiz, Ricardo Cavallo, Jorge Acosta, accusati di crimini di lesa umanità. I condannati operavano nella Esma, la Escuela de Mecánica de la Armada trasformata, durante la dittatura, in un carcere clandestino dove vennero torturati e uccisi migliaia di oppositori politici. Tra le loro vittime le Madres de Plaza de Mayo Azucena Villaflor, Esther Ballestrino, María Ponce e le suore francesi Alice Domon e Léonie Duquet, sequestrate nel dicembre 1977, e il giornalista Rodolfo Walsh, caduto in un agguato nel marzo dello stesso anno. Nella sentenza si parla di "un attacco generalizzato e sistematico diretto contro un gruppo della popolazione del nostro paese" e si afferma che l'indagine su questi fatti "è un impegno di giustizia elementare", poiché "l'impunità delle violazioni dei diritti umani è causa importante della sua costante ripetizione". segue

Perú

L'impunità di Alan García

Con una discussa sentenza il giudice Hugo Velásquez ha dichiarato nulla l'inchiesta parlamentare sulla gestione 2006-2011 di Alan García. L'ex presidente è stato così salvato da una possibile interdizione, che gli avrebbe impedito di concorrere alla rielezione nel 2016, e dalla perdita dell'immunità, che lo avrebbe esposto a una serie di processi per corruzione. Già all'indomani del suo primo governo (1985-1990) García era stato denunciato per arricchimento illecito, ma si era rifugiato all'estero fino a che il reato non era stato prescritto. La decisione del magistrato ha innescato un conflitto tra potere legislativo e potere giudiziario (dove è forte l'influenza del Partido Aprista) e ha provocato le proteste di gruppi di giovani, scesi in piazza per manifestare contro l'impunità. La commissione del Congresso, che per più di due anni ha studiato gli atti della seconda presidenza di Alan García, lo accusa di aver protetto con i cosiddetti "narcoindulti" oltre tremila trafficanti di droga, di aver favorito la corruzione nella realizzazione di alcune opere pubbliche e di aver occultato intercettazioni telefoniche che provavano la mancanza di trasparenza nella concessione degli appalti da parte di alti funzionari del suo gabinetto. segue

Nella foto: l'ex presidente Alan García. Sul Perú v. anche l'articolo Néstor Cerpa cabalga de nuevo

Cuba

Un Twitter contro il governo

ZunZuneo (da zunzún, nome con cui a Cuba si indica il colibrì), il social network creato da Washington per attrarre i giovani dell'isola, si presentava come una sorta di Twitter. Inizialmente i temi trattati erano innocenti: sport, musica, previsioni meteorologiche. In seguito il programma contava di inviare messaggi politici per suscitare proteste e mobilitazioni antigovernative. Era finanziato dall'Usaid (United States Agency for International Development), ma la partecipazione statunitense doveva rimanere segreta: per questo era stato creato un complicato sistema di imprese fantasma con sede in Spagna e conti bancari nelle Isole Cayman. Tra gli interessati al progetto anche l'organizzazione anticastrista Roots of Hope, la stessa che sta ora aiutando la blogger Yoani Sánchez a sviluppare a Cuba nuovi media d'opposizione. In due anni di attività, ZunZuneo aveva già attirato almeno 40.000 utenti, che erano completamente all'oscuro dei retroscena dell'operazione e avevano comunicato senza sospetti i loro dati personali. Improvvisamente, nel settembre 2012, il sistema smise di operare: secondo quanto dichiarato da fonti Usaid ad Ap, perché i fondi governativi erano terminati. Molto più probabilmente perché le autorità cubane avevano cominciato a insospettirsi e stavano per risalire ai promotori dell'iniziativa. segue

Nella foto: la comunità gay all'Avana marcia contro l'omofobia. In prima fila la figlia di Raúl Castro, Mariela. Sulle riforme economiche v. l'articolo El peligroso "camino chino" de Cuba

Costa Rica

Fine del bipartitismo

Ripresa economica, lotta alla corruzione e giustizia sociale: sono queste le promesse che il presidente eletto Luis Guillermo Solís, del Partido Acción Ciudadana, ha fatto nel corso della sua campagna. Storico e docente universitario, nel ballottaggio del 6 aprile Solís ha ottenuto circa il 78% dei voti. Una vittoria facile: il suo avversario, Johnny Araya del Pln (Partido Liberación Nacional), si era ritirato dalla competizione il mese prima, anche se per legge il secondo turno non aveva potuto essere cancellato. Si spezza così il tradizionale bipartitismo del paese, da 65 anni retto da un'alternanza di due formazioni di destra, il Pln del governo uscente e il Pusc (Partido Unidad Social Cristiana). segue

Nella foto: il presidente eletto Luis Guillermo Solís

Brasile

Il golpe negato

Per i militari il rovesciamento del governo Goulart il 31 marzo del 1964 non fu un colpo di Stato, ma una "rivoluzione" fatta per impedire che nel paese si instaurasse un regime comunista. E' questa la versione ripetuta ancora adesso dai vertici delle forze armate, che tacciono sulle innumerevoli violazioni dei diritti umani avvenute nel lungo periodo della dittatura. Il 25 marzo un colonnello a riposo dell'esercito, Paulo Malhães, aveva però rotto il silenzio. Non si trattava di un pentito: davanti alla Comissão da Verdade istituita dalla presidente Rousseff nel 2012, Malhães aveva rivendicato la sua attività di torturatore e assassino nella cosiddetta Casa da Morte, un centro clandestino di detenzione a una sessantina di chilometri da Rio de Janeiro. A chi gli domandava quante persone avesse ucciso, aveva risposto tranquillamente: "Quante era necessario". E si era poi dilungato sui sistemi di mutilazione dei cadaveri utilizzati per impedirne l'identificazione. Sapeva bene di non rischiare una condanna perché protetto dall'amnistia decretata dal generale Figueiredo prima della fine del regime. Un mese dopo la sua deposizione, l'ex colonnello è stato ucciso da tre uomini che hanno fatto irruzione nella sua abitazione: erano rapinatori o killer incaricati di far tacere un testimone scomodo? segue

Nella foto: la presidente Dilma Rousseff. Sul Brasile v. anche gli articoli: Tristeza tem fin  El monopolio mediático y su terror económico  A 50 años del golpe en Brasil

Lutto

La scomparsa di Gabriel García Márquez

Con la promulgazione da parte del presidente Peña Nieto è diventata legge, il 20 dicembre, la riforma energetica approvata dal Congresso, che modificando tre articoli della Costituzione apre al capitale privato la prospezione, l'estrazione e l'industrializzazione del petrolio e la generazione di elettricità. "Una solida piattaforma per la crescita e lo sviluppo sociale ed economico del paese": così l'ha presentata il capo dello Stato, assicurando che la riforma creerà nuovi posti di lavoro e che Pemex e Cfe (Comisión Federal de Electricidad) rimarranno proprietà della nazione. Ben diversa l'opinione dell'opposizione. Sul quotidiano La Jornada Cuauhtémoc Cárdenas, figlio del presidente che nel 1938 nazionalizzò l'industria petrolifera, parla di "consegna del sottosuolo messicano a interessi estranei e contrari a quelli del Messico e della maggioranza dei messicani" e di "totale subordinazione del nostro paese agli interessi che dominano l'economia e la politica degli Stati Uniti". Ed è stata soprattutto questa riforma a indurre a fine novembre il Partido de la Revolución Democrática ad abbandonare il Pacto por México, sottoscritto insieme a Pri e Pan. segue

Nella pagina della cultura v. il testo integrale del Discorso di accettazione del Premio Nobel

Paraguay

Storica giornata di sciopero

Una giornata storica, il primo sciopero generale da vent'anni a questa parte. Migliaia di lavoratori e di studenti sono scesi in piazza il 26 marzo ad Asunción e nelle altre principali città per protestare contro la politica di privatizzazioni del governo Cartes. Nella capitale hanno sfilato anche i partecipanti all'annuale marcha campesina, provenienti da tutto il paese. Tra le richieste dei manifestanti, l'aumento del salario minimo, la gratuità della sanità e dell'istruzione, provvedimenti per favorire l'occupazione, una riforma agraria integrale e la libertà dei prigionieri politici di Curuguaty (i contadini arrestati nel giugno 2012 dopo essere stati brutalmente attaccati dalle forze di sicurezza). Gli insegnanti presenti alla mobilitazione hanno denunciato la precarietà di molte scuole pubbliche e la mancanza di materiale di base. La situazione è particolarmente grave in alcuni comuni dell'interno come Lima, nel dipartimento di San Pedro, dove gli alunni sono costretti a studiare in baracche di legno o sotto gli alberi. segue

Nella foto: la manifestazione del 26 marzo. Sul Paraguay v. gli articoli Injusticia sin fin Periodismo y golpe de Estado El genocidio de Stroessner "Cartes es amigo de las transnacionales"

Venezuela

Continuano le violenze della destra

E' sempre alta la tensione nel paese dove dagli inizi di febbraio gruppi di antichavisti fomentano un colpo di Stato strisciante, con barricate, blocchi stradali, assalti a edifici pubblici, uccisione di cittadini che tentano di opporsi. Dall'inizio della crisi si susseguono anche le manifestazioni pro e contro il governo. In seguito agli incidenti sono stati arrestati due sindaci, Daniel Ceballos primo cittadino di San Cristóbal (Stato di Táchira) e Vicencio Scarano di San Diego (Stato di Carabobo), per non aver contrastato le violenze nei territori dei loro comuni. segue

Nella foto: manifestazione dell'opposizione al governo Maduro. Sull'argomento v. anche gli articoli Estados Unidos contra Venezuela "Satanizaron a los colectivos"

Cile

Primi atti del governo Bachelet

Quasi un risarcimento della Storia: l'11 marzo, nel corso di una cerimonia particolarmente toccante, Michelle Bachelet (che durante la dittatura venne imprigionata e torturata e il cui padre è morto in carcere) ha ricevuto la fascia presidenziale dalla presidente del Senato, la figlia di Salvador Allende, Isabel. Al momento di impegnarsi solennemente ad adempiere l'alto incarico, l'agnostica Bachelet ha preferito all'uso del termine "giuro" quello di "prometto": una scelta significativa, in un paese fortemente cattolico come il Cile. E qualche ora dopo, nel suo primo discorso pubblico dal balcone de La Moneda, di fronte a una marea di sostenitori che riempivano Plaza de la Constitución, ha promesso di "portare avanti il programma di governo su cui ci siamo impegnati con voi, lo faremo in un quadro di dialogo con tutte le forze politiche e sociali. Ma un dialogo che ha come obiettivo quello di avanzare nel compimento del programma". "Voglio - ha aggiunto - che il giorno in cui lascerò di nuovo questa casa voi sentiate che la vostra vita è cambiata in meglio. Che il Cile non è solo un elenco di indicatori o di statistiche, ma una patria migliore per vivere, una società migliore per tutta la sua gente". segue

Nella foto: Isabel Allende e Michelle Bachelet si abbracciano dopo la cerimonia di investitura. Sul terremoto del primo aprile v. La peor noche que vivió el norte de Chile

Messico

Ancora un giornalista ucciso

L'uccisione del cronista di El Liberal del Sur e di Diario NotiSUR, Gregorio Jiménez de la Cruz, è collegata alla sua professione. Lo afferma un rapporto elaborato da un gruppo di giornalisti e di organizzazioni nazionali e internazionali per la difesa della libertà di espressione, che hanno condotto un'accurata indagine e hanno esaminato gli articoli pubblicati da Jiménez nei sei mesi precedenti l'assassinio. Le autorità, denuncia il rapporto, si rifiutano di riconoscere che si è trattato di un attacco alla libertà di stampa attuato dalla delinquenza organizzata: la Procura segue una sola linea investigativa, mentre prove chiare indicano altre due possibili piste, "che potrebbero rivelare tutta una struttura criminale". segue

Nella foto: uno dei gruppi di autodifesa che operano nelle zone controllate dai narcos. Sul Messico v. anche l'articolo Libertad a Nestora

 

archivio 2014

Latinoamerica-online.it  anno XIV

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04