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Paraguay: Despedida a un luchador

Argentina

Archiviata la denuncia contro Fernández

La Cassazione ha formalmente archiviato il 12 maggio la denuncia del defunto magistrato Alberto Nisman contro la presidente Fernández e altri dirigenti politici, accusati di aver voluto sottrarre alla giustizia i funzionari iraniani sospettati dell'attacco terroristico all'Amia. La Corte ha accolto la tesi del procuratore Javier de Luca, che nel suo rapporto sulle accuse di Nisman afferma: "Per quanto si passino in rassegna tutte le sue ipotesi più di una volta, non si riesce a trovare alcun reato da verificare e da dimostrare". E ancora: "Sostenere che firmare un trattato costituisce un piano criminale è un assurdo dal punto di vista giuridico". Il trattato è quello sottoscritto tra Buenos Aires e Teheran per permettere agli inquirenti di interrogare i cittadini iraniani in patria. L'accordo, approvato dal Congresso, in realtà non entrò mai in vigore perché dichiarato incostituzionale dalla giustizia argentina. segue

Nella foto: un'immagine dell'attentato all'Amia del 1994. Sull'Argentina v. anche l'articolo: Buitres, Nisman, DAIA: la ruta del dinero

Cile

Bachelet rinnova la squadra di governo

Dopo aver chiesto a tutti i suoi ministri di fare un passo indietro, l'11 maggio Michelle Bachelet ha rinnovato quasi totalmente la squadra di governo. Una manovra necessaria per fronteggiare la crisi di credibilità delle istituzioni, provocata da una serie di casi di corruzione in cui sono implicati esponenti sia della maggioranza che dell'opposizione. A minare fortemente la popolarità della presidente è stato il coinvolgimento, in uno di tali scandali, di suo figlio Sebastián Dávalos e della moglie di questi, Natalia Compagnon. "Abbiamo pensato a torto, adesso lo vediamo, che le leggi esistenti potessero limitare le attività criminali che oggi erodono la legittimità della democrazia. Non sempre abbiamo saputo, non ho saputo, condannare con forza e in tempo il modo eticamente incauto di fare affari che abbiamo conosciuto": così Bachelet aveva fatto autocritica, dopo aver ricevuto il rapporto di una commissione ufficiale da lei ordinata sui rapporti tra politica e denaro. segue

Nella foto: un corteo studentesco a Santiago. Sul Cile v. l'articolo: Marco Riquelme: seguir peleando

Uruguay

La politica filostatunitense di Tabaré

Critico verso Caracas, tiepido nei confronti dell'integrazione regionale e desideroso di stringere legami con gli Usa: è il governo di Montevideo nella gestione di Tabaré Vázquez. A inaugurare il nuovo corso era stato il vicepresidente Raúl Sendic, che aveva respinto le denunce del presidente venezuelano Maduro sull'appoggio statunitense ai piani golpisti dell'opposizione: "Non abbiamo elementi per accompagnare questa affermazione", aveva dichiarato Sendic. Analoga posizione ha manifestato recentemente il ministro degli Esteri, Rodolfo Nin Novoa, che ha espresso la preoccupazione del suo paese per la situazione venezuelana, dove a detta di Amnesty International si sarebbero verificate uccisioni di manifestanti e torture ai detenuti politici. il ministro ha addirittura tracciato un parallelo tra la realtà del Venezuela odierno e quella dell'Uruguay della dittatura. E a proposito di dittatura, va ricordato che nel 2010 l'allora senatore Nin Novoa si era detto contrario a un progetto di legge che avrebbe annullato la Ley de Caducidad (l'amnistia ai responsabili di violazione dei diritti umani). segue

Nella foto: il presidente Tabaré Vázquez. Sull'Uruguay v. l'articolo: El TISA en la mira de la justicia

Bolivia

Il Mas perde alcuni bastioni

Con un'altissima affluenza alle urne, che testimonia la grande partecipazione dei boliviani alla vita pubblica, si sono tenute il 29 marzo le consultazioni dipartimentali e municipali. I risultati hanno segnato un arretramento del Movimiento al Socialismo rispetto al voto dello scorso ottobre. Al primo turno il partito del presidente Morales ha eletto i governatori di Chuquisaca, Oruro, Potosí, Cochabamba e Pando, ma è stato sconfitto a Santa Cruz e soprattutto a La Paz. La perdita di alcuni tradizionali bastioni del Mas, che pur rimane la principale forza politica a livello nazionale, viene attribuita a una sorta di "voto castigo" contro candidati imposti dall'alto o accusati di corruzione. E' il caso di Felipa Huanca, sospettata di essersi appropriata di risorse del Fondo Indígena, battuta nel dipartimento di La Paz da Félix Patzi, di Soberanía y Libertad. Insuccessi clamorosi si sono registrati anche in città simbolo come Cochabamba, teatro nel 2000 della "guerra dell'acqua", o El Alto, dove nel 2003 la "guerra del gas" portò alla caduta di Sánchez de Lozada. segue

Nella foto: al ballottaggio il candidato del Mas ha vinto nel Beni

Brasile

Assassinato leader indigeno

Un'altra morte annunciata in Amazzonia. Eusébio Ka'apor, leader indigeno dell'Alto Turiaçu, nello Stato di Maranhão, è stato assassinato il 26 aprile con un colpo d'arma da fuoco da due uomini incappucciati. Le autorità erano state più volte avvertite delle minacce ricevute da chi cercava di difendere i boschi dal taglio illegale degli alberi, ma non avevano preso adeguate misure di protezione. E l'intervento degli organi competenti dello Stato per impedire il disboscamento si era limitato ad azioni sporadiche, finite le quali tutto tornava come prima. Per questo nel 2013 le comunità ka'apor avevano cominciato a realizzare attività autonome di controllo, scacciando i madeireiros dalle aree protette. In tal modo erano riuscite a porre un freno alla distruzione forestale, ma avevano dovuto subire intimidazioni e rappresaglie. segue

Nella foto: la deforestazione in Amazzonia. Sul Brasile v. anche l'articolo: La CIA y su simpatía con la campaña contra Dilma

Colombia

Ancora nubi sul processo di pace

In tutto il paese cresce la mobilitazione della società civile in favore della pace: il 9 aprile, Día Nacional de Solidaridad con las Víctimas, migliaia di persone sono scese in piazza per appoggiare il dialogo. Lo scontro armato del 14 aprile tra membri delle Farc ed esercito nel dipartimento del Cauca, in cui undici militari sono rimasti uccisi, ha però messo nuovamente a rischio il negoziato. I guerriglieri hanno affermato di aver reagito a un'operazione delle forze armate, ma il presidente Santos li ha accusati di aver violato la tregua da essi stessi proclamata e ha ordinato all'aviazione la ripresa dei bombardamenti. Il 18 aprile, nel dipartimento del Meta, due insorti sono morti sotto le bombe. segue

Nella foto: il professor Wolff, militante per la pace, assassinato a Medellín. Sulla Colombia v. anche l'articolo: Bases ocupadas por Estados Unidos, zonas inseguras

Lutti

Galeano, la voce dell'America Latina

E' morto il 13 aprile a Montevideo, a 74 anni, lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano. Autore di libri tradotti in innumerevoli lingue, come Las venas abiertas de América Latina (Hugo Chávez ne regalò una copia a Obama nel 2009) o la trilogia Memoria del Fuego, Galeano è stato per tanti anni interprete dei drammi e delle speranze del continente latinoamericano. Tra le altre sue opere ricordiamo: Días y noches de amor y de guerra, El libro de los abrazos, Las palabras andantes, Patas arriba, Bocas del tiempo, Espejos, Los hijos de los días. Vasta anche la sua produzione giornalistica: in patria collaborò con il settimanale Marcha; a Buenos Aires (dove si era rifugiato dopo il golpe in Uruguay) diresse il mensile culturale Crisis, finché la dittatura argentina non lo costrinse a trovare riparo in Catalogna. Tornato a Montevideo nel 1985, fu tra i fondatori della rivista Brecha. segue

Nella foto: Eduardo Galeano. Sull'argomento v. anche l'articolo: Los inmoribles

America Latina

Storico vertice a Panama

La stampa di tutto il mondo ha definito "storica" la VII Cumbre de las Américas (Panama, 9-11 aprile) per la stretta di mano tra il presidente cubano Raúl Castro e quello statunitense Barack Obama. Ma il vertice ha avuto un altro motivo di interesse: ha sancito l'esistenza di una nuova realtà latinoamericana, sempre più sganciata dalla sudditanza a Washington. Lo testimoniano i tanti interventi di capi di Stato apertamente critici nei confronti della Casa Bianca che, mentre avanza nel processo di normalizzazione diplomatica con l'Avana, segnala il Venezuela come una "minaccia eccezionale e straordinaria" alla sicurezza nazionale. segue

La foto della stretta di mano tra Barack Obama e Raúl Castro. Sull'argomento v. anche l'articolo El No al ALCA y la cumbre de Mar del Plata e la Declaración Final de la Cumbre de los Pueblos

Perú

Crisi di governo e proteste popolari

Un avvocato dal deciso orientamento neoliberista, Pedro Cateriano, è dal 2 aprile il nuovo presidente del Consiglio dei Ministri in sostituzione di Ana Jara. Cateriano è molto vicino alle posizioni dello scrittore Mario Vargas Llosa e, come lui, è assai critico verso i paesi progressisti della regione. Il resto del gabinetto è stato quasi completamente riconfermato: tra i pochi avvicendamenti quello al dicastero degli Esteri, dove Ana María Sánchez sostituisce Gonzalo Gutiérrez. segue

Nella foto: il nuovo presidente del Consiglio dei Ministri, Pedro Cateriano

Messico

Il Guerrero in mano alla narcopolitica

I familiari dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa continuano la battaglia e ogni mese, rispondendo al loro appello, il Messico si mobilita per reclamare verità e giustizia. Il 26 febbraio erano in tantissimi, soprattutto giovani, a gridare la loro protesta nelle strade della capitale. Al termine del corteo, con un lungo applauso è stato ricordato il professor Claudio Castillo Peña, bastonato a morte dalla polizia due giorni prima ad Acapulco, durante una manifestazione di insegnanti. Il 26 marzo migliaia di persone hanno partecipato in diverse città alla Jornada Global por Ayotzinapa. Tra le richieste anche la sospensione - fino a quando non ci saranno notizie certe degli scomparsi - delle previste consultazioni del 7 giugno che dovranno eleggere i deputati federali e rinnovare il governo di alcuni Stati, tra cui il Guerrero. Qui andare alle urne, affermano i parenti delle vittime, significa votare per i narcopolitici. segue

Nella foto: i braccianti di San Quintín in lotta. Sul Messico v. anche gli articoli: Noticias que no tienen quien las cuente  Comunicado del Ezln e le immagini del corteo del 26 febbraio per i 43 scomparsi: Messico 2015, marcia per Ayotzinapa

Argentina

Si sgonfiano le accuse alla presidente

La magistratura ha respinto il 26 marzo il ricorso presentato dal procuratore federale Gerardo Pollicita contro l'archiviazione, decisa dal giudice Daniel Rafecas, della denuncia di Alberto Nisman nei confronti della presidente Fernández e di altri esponenti politici per le presunte coperture a un gruppo di iraniani sospettati dell'attentato all'Amia. Nella risoluzione della Cámara Federal si ribadisce quanto già detto da Rafecas, che aveva parlato di "insussistenza del reato". Di Nisman, Rafecas aveva anche presentato due documenti ritrovati in una cassetta di sicurezza. I due testi sono quasi contemporanei, ma in essi si affermano tesi opposte: in uno si sostiene che il governo di Buenos Aires si proponeva di portare i funzionari iraniani davanti al giudice, nell'altro si accusa lo stesso governo di aver voluto aiutare i sospetti a sfuggire alla giustizia. segue

Nella foto: la manifestazione del 24 marzo, anniversario del colpo di Stato militare. Sull'Argentina v. anche l'articolo: La manipulación de Argentina

El Salvador

Arena primo partito in Parlamento

Il 24 marzo migliaia di persone hanno commemorato il 35° anniversario della morte dell'arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, ucciso su mandato del maggiore Roberto D'Aubuisson, il leader degli squadroni della morte che più tardi fonderà l'Alianza Republicana Nacionalista, Arena. Romero sarà presto proclamato beato dalla Chiesa Cattolica. Ma Arena mantiene la sua presa sulla società salvadoregna: si conferma infatti ancora una volta prima forza politica del paese, secondo i risultati delle elezioni legislative e amministrative del primo marzo resi noti ufficialmente solo il 27. segue

Nella foto: Nayib Bukele, il nuovo sindaco di San Salvador. Sul Salvador v. anche l'articolo: Entrevista a la hermana del asesino de Monseñor Romero

Brasile

La destra all'attacco di Dilma

Il 18 marzo Dilma Rousseff ha annunciato il lancio di un vasto piano anticorruzione, che ora dovrà essere approvato dal Congresso. Le nuove norme, che prevedono un inasprimento delle pene e misure più efficaci per garantire la trasparenza nell'amministrazione pubblica, sono la risposta del governo allo scandalo Petrobras. La crisi nella più importante impresa brasiliana era scoppiata un anno fa con l'arresto di un ex dirigente, Paulo Roberto Costa, nell'ambito di un'operazione contro una rete di riciclaggio e di invio di capitali all'estero. Per ottenere uno sconto di pena, Costa aveva rivelato l'esistenza di un vasto sistema di corruzione, in base al quale gli imprenditori che stipulavano contratti con la compagnia ingigantivano i costi e distribuivano parte del denaro così ricavato ai funzionari di Petrobras e ai partiti politici compiacenti. Secondo un altro ex dirigente implicato nello scandalo, tale sistema funzionava già dalla fine degli anni Novanta, durante il mandato di Fernando Henrique Cardoso. segue

Nella foto: Dilma Rousseff. Sul Brasile v. anche l'articolo Destituir a Dilma y liquidar al Pt e la Lettera da San Paolo di Teresa Isenburg

Venezuela

Una minaccia per la sicurezza Usa?

Il Venezuela rappresenta una "minaccia eccezionale e straordinaria" alla sicurezza degli Stati Uniti e alla sua politica estera e pertanto va dichiarata una situazione di "emergenza nazionale". Le incredibili affermazioni sono di Barack Obama, che il 9 marzo ha così giustificato nuove sanzioni contro sette alti funzionari di Caracas. "Obama ha fatto il passo più aggressivo, ingiusto e nefasto che mai sia stato fatto contro il Venezuela", ha risposto Nicolás Maduro, richiamando immediatamente in patria per consultazioni l'incaricato d'affari a Washington. La Casa Bianca ha deciso dunque di alimentare ulteriormente la tensione tra i due paesi, dopo il sostegno agli episodi di destabilizzazione portati avanti dall'opposizione, come le guarimbas (le barricate e le altre forme di protesta violenta) che l'anno scorso provocarono almeno 43 morti e centinaia di feriti. segue

Nella foto: manifestazione in appoggio al governo Maduro. Sul Venezuela v. anche gli articoli Intentona golpista contra Venezuela  Cuando la sedición se llama democracia

Paraguay

Ucciso un altro giornalista

Gerardo Servián era giornalista radiofonico presso l'emittente Ciudad Nueva di Zanja Pytã (nel dipartimento di Amambay). E' stato assassinato il 5 marzo nella città brasiliana di Ponta Porã, alla frontiera con il Paraguay, da due sicari in moto che lo hanno crivellato di colpi. I sospetti autori materiali del crimine sono stati arrestati, ma la famiglia della vittima non nutre alcuna fiducia nelle indagini delle autorità. Il movente è politico, ha denunciato il fratello, perché Gerardo si era occupato a lungo delle questioni legate all'amministrazione locale. Dello stesso parere i giornalisti che il giorno successivo hanno manifestato davanti alla Procura Generale di Asunción. "Protestiamo contro il governo della narcopolitica, che ha stroncato la vita di cinque colleghi in poco più di un anno e mezzo. Da quando Cartes ha assunto la presidenza, la mafia uccide impunemente - ha dichiarato Santiago Ortiz, segretario generale del Sindicato de Periodistas - I mafiosi sentono di avere assoluta libertà di agire, si sentono parte di questo governo, di quelli che oggi stanno distruggendo il potere pubblico in Paraguay. Perché ora in questo paese comanda il crimine organizzato". segue

Nella foto: la marcia dei contadini giunge nella capitale

Colombia

Accordo per il ritiro delle mine antiuomo

Decine di migliaia di persone hanno manifestato a favore della pace partecipando l'8 marzo, nelle principali città del paese, alla Marcha por la Vida promossa dall'ex sindaco di Bogotá Antanas Mockus. Il giorno precedente nella capitale cubana, sede dei colloqui tra le due parti, era stato annunciato lo storico accordo tra governo e Farc sul ritiro delle mine antiuomo disseminate nelle campagne. L'organizzazione Ayuda Popular Noruega è stata invitata a coordinare i lavori di decontaminazione, cui parteciperanno anche elementi dell'esercito e della guerriglia. Dal 1990 al gennaio di quest'anno le mine antiuomo hanno provocato oltre 11.000 tra morti e feriti, di cui quasi la metà civili. segue

Nella foto: l'ex senatrice Piedad Córdoba. Sulla Colmbia v. anche l'articolo: Colombia no tendrá paz mientras no se desmonte el paramilitarismo

Uruguay

L'eredità di José Mujica

Il primo marzo a Montevideo è avvenuto il cambio della guardia: Tabaré Vázquez ha ricevuto la fascia presidenziale dalle mani del suo predecessore, José Mujica. In serata, in un messaggio alla nazione, il nuovo capo dello Stato ha tratteggiato le linee della sua politica, che in più punti sembra volersi discostare dal solco tracciato da Mujica. In particolare Tabaré ha promesso un'apertura al mondo sulla base di un "regionalismo aperto", formula che secondo alcuni commentatori prelude a una diversa posizione di Montevideo sul piano internazionale. Mentre Mujica aveva mostrato un chiaro orientamento latinoamericano, favorevole a Mercosur e Unasur, scrive Raúl Zibechi, "Vázquez appare incline a ripetere l'avvicinamento agli Stati Uniti che aveva tentato nel suo primo governo (2005-2010), avvicinamento vanificato da una potente mobilitazione sociale". segue

Nella foto: il cambio della guardia a Montevideo. Sull'Uruguay v. anche gli articoli: ¿Uruguay en la Alianza del Pacífico?  “Más allá del cargo soy una militante”

Argentina

Un "suicidio" destabilizzante

La morte del procuratore Alberto Nisman, in apparenza suicidatosi la sera del 18 gennaio con un colpo di pistola alla testa, ha avuto l'effetto di un vero e proprio terremoto. Poche ore dopo Nisman avrebbe dovuto presentare davanti al Congresso la sua accusa contro la presidente Cristina Fernández, il ministro degli Esteri Héctor Timerman e altri esponenti politici per il presunto insabbiamento della pista iraniana nelle indagini sul sanguinoso attentato del 1994 all'Amia (Asociación Mutual Israelita Argentina). L'impunità ai funzionari iraniani - sosteneva Nisman - era stata garantita dall'accordo diplomatico raggiunto nel 2013 tra Buenos Aires e Teheran, un accordo che prevedeva la possibilità, per gli inquirenti argentini, di interrogare i sospetti in Iran alla presenza di osservatori internazionali. segue

Nella foto: il procuratore Alberto Nisman. Sull'argomento v. anche un appello alla stampa degli argentini in Italia: Non state lavorando per la verità e l'articolo Cristina somos todos

Venezuela

Sventato un tentativo di golpe

I servizi d'informazione hanno sventato un tentativo di colpo di Stato, organizzato da un gruppo di ufficiali dell'aviazione: i golpisti, che contavano sull'appoggio degli Usa, intendevano attaccare il Palacio de Miraflores e uccidere il presidente Maduro e altri dirigenti bolivariani. Lo ha annunciato lo stesso Maduro la sera del 12 febbraio, al termine di una giornata contrassegnata da due manifestazioni contrapposte nella capitale e da scontri tra polizia e militanti dell'opposizione a San Cristóbal. segue

Nella foto: il presidente Maduro

Cile

Le riforme di Michelle Bachelet

"Oggi si chiude un lungo cammino. Dopo 25 anni abbiamo detto addio al binominale. Oggi è un giorno storico". Così Ximena Rincón, ministra della Segreteria Generale della Presidenza, ha salutato il 20 gennaio l'approvazione in Parlamento della riforma elettorale, che cancella il sistema binominale istituito dalla dittatura. Un sistema che garantiva il mantenimento di una forte componente conservatrice e che, nonostante tutte le critiche, si era finora conservato intatto per l'opposizione della destra, in particolare del partito pinochetista Udi. segue

Nella foto: la deputata Camila Vallejo, ex leader studentesca

archivio 2015

Latinoamerica-online.it anno XV

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04