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Nación Mapuche: Por la vida y la libertad del Machi Celestino Cordova

Guatemala

In piazza contro il governo Morales

Il 14 gennaio, mentre il presidente Jimmy Morales teneva il suo terzo informe di governo, organizzazioni contadine, sindacati e movimenti sociali manifestavano nella capitale e massicci blocchi stradali venivano effettuati nei dipartimenti di Alta Verapaz, Quiché, Quetzaltenango, Totonicapán, Chiquimula, Petén. Le proteste erano rivolte contro la politica del capo dello Stato e contro la sua decisione di cacciare dal paese la Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala (Cicig). Già due giorni prima migliaia di persone erano scese in piazza contro la corruzione e per esprimere appoggio alla Cicig. L'organismo delle Nazioni Unite aveva denunciato nel 2016 un figlio e un fratello di Morales perché coinvolti in una truffa e l'anno successivo aveva chiesto che venisse revocata l'immunità allo stesso presidente, sospettato di finanziamento illecito nel corso della sua campagna elettorale. In quell'occasione Morales era stato salvato dal Congresso, che aveva evitato l'apertura di un'indagine. segue

Colombia

Una pace sempre più minacciata

E' terminata il 3 gennaio la tregua proclamata dall'Ejercito de Liberación Nacional, a partire dal 23 dicembre, "per generare un clima di tranquillità durante il Natale e l'Anno Nuovo". Il gruppo guerrigliero aveva voluto così venire incontro alle richieste della popolazione che soffre per il conflitto. Nessuna sospensione delle ostilità invece era stata decisa dal governo, che non ha fatto nulla per favorire il dialogo. Fin dall'inizio del suo mandato Duque ha posto come condizioni preliminari alla ripresa delle trattative che l'Eln sospenda unilateralmente ogni azione militare, liberi tutte le persone sequestrate e accetti di ritirarsi in una determinata zona sotto supervisione internazionale. Condizioni che la guerriglia ha respinto perché disconoscono gli accordi presi in precedenza. In novembre il governo colombiano aveva sollecitato a Cuba la cattura e l'estradizione del leader dell'Eln Nicolás Rodríguez Gabino. Una sorta di provocazione, visto che l'isola è la sede dei colloqui di pace, interrotti con l'ascesa al potere di Iván Duque. E a Cuba rimane la delegazione guerrigliera. "Abbiamo ripetuto a più riprese che non ci alzeremo dal tavolo delle trattative - ha spiegato in una recente intervista a Telesur il comandante Pablo Beltrán - Stiamo mostrando con chiarezza che non disperiamo, stiamo trattando nel frattempo di fare tutto ciò che possiamo da qui, dall'Avana, per la pace in Colombia". segue

Brasile

Candidatura di Lula al Nobel per la Pace

Nel settembre 2018 il Premio Nobel per la Pace 1980 Adolfo Pérez Esquivel ha inviato al Comitato norvegese per il Nobel una lettera facendosi promotore della candidatura al Premio Nobel 2019 dell’ex presidente della Repubblica del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva. Entro il 31 gennaio 2019 è possibile unirsi a questa iniziativa come proponenti (nominators) compilando un modulo accessibile sul sito https://comitelulalivre.org e sul sito del Comitato norvegese per il Nobel. V. il testo della lettera di Pérez Esquivel e la lista delle categorie professionali che il Comitato norvegese riconosce valide per esprimere proposte Sempre sul sito https://comitelulalivre.org è possibile aderire all'iniziativa come sostenitori. (T.I.)

Approfondimenti sul Brasile, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg, a questo link

Centro America

La drammatica marcia dei migranti

Aveva sette anni la bimba guatemalteca Jakelin Caal Maquin, morta mentre era sotto la custodia delle guardie di frontiera statunitensi, che si sono disinteressate delle sue condizioni di salute fino a quando non è stato troppo tardi. A ucciderla sembra sia stata la disidratazione conseguente a shock settico. E il giorno di Natale la stessa sorte è toccata a un ragazzino di otto anni, Felipe Gómez Alonzo, anche lui guatemalteco: portato all'ospedale il giorno prima, gli era stato diagnosticato un semplice raffreddore ed era stato dimesso. Sono le vittime della drammatica crisi dei migranti centroamericani che in migliaia, a partire dal 12 ottobre, hanno percorso chilometri e chilometri fuggendo dalla miseria e dalla violenza delle maras. Ad attenderli al confine con gli Stati Uniti hanno però trovato l'esercito, incaricato di respingere "l'invasione". La brutalità delle autorità nordamericane del resto è notoria: in giugno aveva destato scandalo l'immagine dei tanti bambini separati dai familiari e rinchiusi in grosse gabbie perché colpevoli di essere entrati illegalmente nel paese. Un provvedimento inumano che aveva destato indignazione nel mondo intero, obbligando l'amministrazione statunitense a fare (parzialmente) marcia indietro. Ma non tutti i piccoli sono stati poi restituiti ai genitori: alcuni si sono persi nei meandri della burocrazia, che in questa occasione si è rivelata estremamente inefficiente. segue

Honduras

Giustizia a metà per Berta Cáceres

La coordinatrice del Copinh (Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras) Berta Cáceres venne uccisa la notte del 2 marzo 2016 da due killer penetrati nella sua abitazione. Nell'attacco rimase ferito l'ambientalista messicano Gustavo Castro. Il 29 novembre il processo di primo grado si è concluso riconoscendo la colpevolezza di sette degli otto imputati per quel delitto. Tra i condannati Sergio Rodríguez e Douglas Bustillo, funzionari della Desa, l'impresa che Berta combatteva perché, con il progetto idroelettrico Agua Zarca, minacciava il territorio e le risorse idriche della comunità lenca. Nella sentenza non si fa però cenno a chi contrattò i killer, quasi che questi abbiano agito di loro iniziativa. E' quanto denunciano in un comunicato i familiari e il Copinh: "L'assassinio di Berta Cáceres fu pianificato dai dirigenti dell'impresa Desa per essere poi eseguito da sicari legati alle forze armate honduregne. Tuttavia la verità sul crimine e su tutti i suoi responsabili si è limitata a quanti sono stati ora giudicati, a causa degli irremovibili ostacoli che lo Stato dell'Honduras ha frapposto attraverso il suo pubblico ministero e i suoi tribunali per negare la verità come parte di una giustizia reale". segue

Perú

Schiacciante vittoria di Vizcarra al referendum

Il presidente Vizcarra ha ottenuto una schiacciante vittoria nel referendum del 9 dicembre su una serie di riforme costituzionali. La consultazione era stata promossa dallo stesso capo dello Stato e oltre l'85% degli elettori ha seguito le sue indicazioni, votando Sì ai primi tre quesiti (introduzione del divieto di due mandati consecutivi per i parlamentari, controllo sul finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali, riforma giudiziaria con l'istituzione di un nuovo organismo incaricato di designare e destituire giudici e procuratori) e No al quarto (ritorno a un Parlamento bicamerale). Su quest'ultimo punto Vizcarra aveva deciso per la bocciatura dopo che la proposta era stata snaturata dagli emendamenti introdotti, in sede di discussione, dalla maggioranza fujimorista. Con il suo voto l'elettorato ha voluto punire i responsabili dei casi di corruzione emersi recentemente, che hanno coinvolto politici fujimoristi e apristi e magistrati collusi. Per i grandi sconfitti, Keiko Fujimori e il suo alleato, l'ex presidente Alan García (nella foto), i problemi non si fermano qui. segue

Messico

Verso la quarta trasformazione

"Oggi non inizia solo un nuovo governo, oggi comincia un cambiamento di regime politico. A partire da ora si avvierà una trasformazione politica e ordinata, ma al tempo stesso profonda e radicale". Con queste parole, pronunciate alla Camera il primo dicembre all'atto dell'insediamento, Andrés Manuel López Obrador ha indicato che il suo governo intende voltare pagina, dando il via a quella quarta trasformazione del paese (dopo la lotta per l'indipendenza, le riforme in senso laico e modernizzatore di Benito Juárez, la Rivoluzione del 1910) che aveva promesso in campagna elettorale. Non lo aspetta un compito facile. La guerra al narcotraffico, scatenata dalla presidenza Calderón, ha portato a quasi 200.000 omicidi solo nel sessennio di Peña Nieto, mentre i poteri dei cartelli della droga si sono estesi a tutto il territorio nazionale. Nel macabro elenco dei caduti figurano numerosi leader comunitari: tra le ultime vittime Julián Carrillo, difensore della sierra tarahumara, e Noel Castillo, del Comité por la Defensa de los Derechos Indígenas di Oaxaca, assassinati in ottobre. Moltissimi anche i giornalisti, tanto che il Messico è considerato uno dei paesi più pericolosi per questa professione. segue

Argentina

Due nuove vittime della repressione

Lo hanno colpito alle spalle nel corso dell'attacco sferrato dalla polizia della provincia di Buenos Aires contro un centinaio di famiglie che cercavano di occupare alcuni terreni incolti a Ciudad Evita, nel dipartimento de La Matanza, a pochi chilometri dal centro della capitale. Rodolfo Orellana, 33 anni, militante della Confederación de Trabajadores de la Economía Popular (Ctep) e padre di cinque figli, è morto all'alba del 22 novembre. Un video che circola in rete mostra i suoi ultimi istanti: il giovane è riverso in un prato mentre i suoi compagni cercano di rianimarlo e qualcuno chiede a gran voce un'ambulanza; in lontananza si sentono echeggiare altri spari. La prima reazione ufficiale è stata quella di negare la responsabilità delle forze di sicurezza, attribuendo la morte di Orellana a una coltellata nel corso di una lite tra i dimostranti. L'autopsia ha però chiarito che a uccidere è stato un proiettile e i testimoni affermano che il tiro mortale è uscito dall'arma di una poliziotta. Due giorni dopo il copione si è ripetuto: Marcos Soria, 32 anni, anche lui militante della Ctep è stato assassinato dagli agenti della provincia di Córdoba. Smentendo la versione della polizia, che parlava di un colpo alla testa dopo un tentato furto, il racconto dei familiari presenta una ben diversa ricostruzione. segue

Cile

Mapuche ucciso da agenti antiterrorismo

Si è trattato di un omicidio a sangue freddo. Il giovane mapuche Camilo Catrillanca è stato ucciso il 14 novembre a Temucuicui da membri del Comando Jungla dei carabineros, che hanno poi fornito una loro versione dei fatti: la sparatoria sarebbe avvenuta nel corso dell'inseguimento di alcuni ladri d'auto, che dopo il furto si erano rifugiati presso la comunità indigena. Ben diverso il racconto dei testimoni, riportato a Radio Cooperativa dal consigliere dell'Instituto Nacional de Derechos Humanos José Aylwin: Catrillanca era a bordo di un trattore e si stava dirigendo verso casa quando ha incontrato sulla sua strada gli agenti: ha cercato di retrocedere, ma è stato raggiunto da un proiettile alla testa. Il ragazzo che era con lui è stato fermato e picchiato. Il giovane assassinato era nipote di Juan Catrillanca, il lonko (leader) che aveva guidato la comunità di Temucuicui nel recupero di parte delle proprie terre. Lo stesso Camilo era un weichafe, un guerriero della causa mapuche. Contro questa uccisione nei giorni successivi centinaia di persone sono scese in piazza e si sono registrati scontri in diverse località del paese; a Temuco e a Santiago la polizia ha attaccato i manifestanti con idranti e gas lacrimogeni. segue

Cuba

L'Onu chiede nuovamente la fine dell'embargo

solo Stati Uniti e Israele contrari alla risoluzione di condanna

Anche quest'anno Cuba ha ottenuto l'appoggio quasi unanime dell'Assemblea Generale dell'Onu sul documento di condanna all'embargo statunitense: 189 i paesi a favore e solo due contrari, Stati Uniti e Israele. Prima della votazione erano stati respinti gli otto emendamenti presentati da Washington per tentare di screditare la politica cubana. La manovra Usa, definita un disonesto stratagemma dal ministro degli Esteri dell'Avana, Bruno Rodríguez, era riuscita solo ad allungare il dibattito. "I popoli del mondo hanno votato per Cuba perché sanno che la nostra causa è veramente giusta", ha scritto su Twitter il presidente Miguel Díaz-Canel da Mosca, dove era giunto in visita ufficiale. Il viaggio di Díaz-Canel nella capitale russa e il suo incontro con Vladimir Putin sono il preludio a più stretti rapporti economici e commerciali tra i due paesi, come emerge dal comunicato congiunto emesso al termine dei colloqui. Progetti di cooperazione bilaterale verranno sviluppati nei settori dell'energia, del trasporto, della metallurgia, della biotecnologia. segue

Brasile

L'estrema destra al potere attraverso il voto

al ballottaggio Jair Bolsonaro sconfigge il candidato di Lula

Il nuovo presidente del Brasile è Jair Bolsonaro, l'ex capitano dell'esercito noto per le sue posizioni di estrema destra e le sue sparate misogine, razziste, omofobe, un nostalgico della dittatura che - a suo parere - ebbe l'unico torto di non uccidere abbastanza oppositori. La vittoria del "candidato dell'odio", come è stato definito, dell'uomo favorevole alla tortura e alla massiccia diffusione delle armi, è il risultato del colpo di Stato del 2016 contro Dilma Rousseff. Un colpo di Stato completato con la condanna senza prove e con l'arresto di Lula, che secondo tutti i sondaggi avrebbe vinto con facilità le elezioni. Il 31 agosto il Tribunal Superior Eleitoral impediva all'ex presidente di candidarsi e gli proibiva qualsiasi intervento nella campagna attraverso interviste o dichiarazioni alla stampa. A nulla servivano gli appelli di personalità di tutto il mondo contro questa sentenza, le decine di migliaia di firme raccolte, le massicce manifestazioni come la Marcha Nacional Lula Livre e persino le raccomandazioni del Comitato per i Diritti Umani dell'Onu. Il Partido dos Trabalhadores doveva ripiegare su Fernando Haddad, ex sindaco di São Paulo ed ex ministro dell'Istruzione, accompagnato da Manuela D'Avila del Partido Comunista de Brasil come candidata alla vicepresidenza. segue

Bolivia

Niente accesso al mare per la Bolivia

il Tribunale internazionale dell'Aia sentenzia a favore del Cile

Con dodici voti a favore e tre contrari, il Tribunale Internazionale dell'Aia ha sentenziato il primo ottobre che il Cile "non ha contratto l'obbligo legale di negoziare con la Bolivia un accesso sovrano all'Oceano Pacifico". Viene così respinta la richiesta di La Paz, che aveva invocato le "legittime aspettative" generate dai ripetuti contatti intercorsi tra i due paesi nel corso del XX e all'inizio del XXI secolo. Il verdetto è inappellabile. I giudici dell'Aia hanno comunque aggiunto che tale decisione non deve impedire una continuazione del dialogo tra le parti. All'epoca della sua nascita come nazione, nel 1825, la Bolivia poteva contare su 400 chilometri di costa, ma con la sconfitta nella Guerra del Pacífico (1879-1884) li perse a favore del Cile, che si impadronì di un territorio di 120.000 chilometri quadrati. Un territorio ricco di risorse: argento, rame e soprattutto guano e salnitro, all'epoca molto richiesti dall'agricoltura europea come fertilizzanti. Il casus belli era stata proprio la decisione boliviana di imporre una tassa di 10 centesimi su ogni quintale di salnitro esportato. L'imposta colpiva direttamente la Compañía de Salitres y Ferrocarril de Antofagasta, impresa a capitale cileno-britannico: dietro il conflitto c'erano dunque anche interessi inglesi. Il Trattato di Pace del 1904 con il Cile sanciva la rinuncia boliviana a ogni sbocco al mare. segue

Ecuador

"Moreno ha trattato sottobanco con la Chevron"

la compagnia petrolifera ha vinto la battaglia legale con Quito

L'ex presidente Correa ha accusato il governo di Lenín Moreno di aver trattato sottobanco con la compagnia petrolifera Chevron che il 7 settembre ha ottenuto, dal Tribunale Arbitrale dell'Aia, una sentenza favorevole nella sua controversia giuridica con l'Ecuador. Nel 2011 l'impresa statunitense era stata condannata, da una Corte ecuadoriana, al pagamento di 9.500 milioni di dollari per l'inquinamento di una vasta area dell'Amazzonia. Il nuovo verdetto sostiene che tale condanna era stata raggiunta "attraverso la frode, le tangenti e la corruzione" e ribalta completamente la situazione. Ora sarà Quito a dover pagare un indennizzo, il cui ammontare non è ancora stato stabilito, "per aver violato l'articolo 2 del Trattato Bilaterale per la Protezione degli Investimenti tra Ecuador e Stati Uniti". "E' evidente che la Chevron è colpevole e che ha distrutto la nostra foresta. Solo un ordine mondiale immorale e un governo traditore possono lasciarla nell'impunità", ha commentato Correa su Twitter.  Dal canto suo il presidente Moreno ha approfittato della vicenda per attaccare nuovamente il suo predecessore. In un comunicato ufficiale si legge che "il regime di Rafael Correa ha utilizzato il caso Chevron per guadagnare protagonismo politico e mediatico e ha impiegato fondi pubblici per propaganda, manipolando l'opinione pubblica nazionale e internazionale, le cui conseguenze si vedono riflesse in questa sentenza del Tribunale Arbitrale dell'Aia". segue

Colombia

Quorum mancato per la Consulta Anticorrupción

dall'elettorato è venuta comunque una richiesta di maggiore trasparenza

Sulla carta la Consulta Popular Anticorrupción è fallita per mancanza di quorum: l'obiettivo non è stato raggiunto per mezzo milione di voti. Ma molti giudicano una vittoria il fatto che oltre undici milioni e mezzo di persone (più degli elettori di Iván Duque) si siano recati alle urne il 26 agosto per sollecitare maggiore trasparenza e un inasprimento delle pene per i corrotti. Secondo i promotori, in prima fila la senatrice Claudia López del Partido Verde, questo risultato dimostra che l'elettorato è stanco delle ruberie della classe politica. Una sconfitta per la destra da sempre al potere, in particolare per Centro Democrático, il partito dell'ex presidente Uribe (più volte inquisito), che dopo aver approvato in Congresso la realizzazione della consultazione aveva ritirato il suo appoggio. Il 7 agosto Duque aveva assunto la presidenza e nel suo primo discorso aveva ribadito quanto già annunciato in campagna elettorale: l'intenzione di introdurre "correzioni" agli accordi di pace con le Farc e di realizzare "una valutazione responsabile, prudente e completa" dei colloqui in corso all'Avana con l'Eln. Contro questa politica, che rischia di riproporre lo spettro del conflitto civile, centinaia di persone vestite di bianco erano scese in piazza portando fiori e bandiere nazionali. segue

Venezuela

Fallisce attentato contro Maduro

Economia: i nostri modelli produttivi sono falliti, dichiara il capo dello Stato

L'attacco accuratamente studiato e realizzato il 4 agosto con mezzi sofisticati aveva come bersaglio Nicolás Maduro. Due droni dotati di cariche esplosive avrebbero dovuto esplodere nei pressi della tribuna dove il capo dello Stato, con accanto la moglie Cilia Flores e gli alti vertici delle forze armate, stava tenendo un discorso in occasione dell'anniversario della Guardia Nacional Bolivariana. L'attentato è fallito perché apparati inibitori di segnali hanno neutralizzato il comando a distanza dei droni (uno dei due si è schiantato contro un edificio), ma ha comunque provocato il ferimento di sette militari. Qualche ora dopo Maduro, in un discorso alla nazione, ha responsabilizzato dell'attacco l'estrema destra nazionale, ha indicato gli Stati Uniti quali finanziatori del piano e ha affermato di non avere dubbi che dietro il fallito attentato si celi il presidente colombiano Santos. Immediata la risposta di Bogotá e di Washington, che hanno respinto ogni accusa. Il fallito attentato è stato rivendicato su Twitter da una sigla sconosciuta, i Soldados de Franela. E in un comunicato letto a Miami dall'esponente dell'opposizione Patricia Poleo si dice che questa azione, denominata Operación Fénix, è stata diretta da ufficiali e soldati della Fuerza Armada Nacional Bolivariana. segue

 

Latinoamerica-online.it anno XVII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04