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Venezuela. Le trappole dei golpisti contro le elezioni del 6 dicembre

Brasile: "Sentinella, a che punto è la notte?"

Evviva! Martedì 21 luglio la Camera dei deputati ha votato il mantenimento e il rafforzamento del Fundeb/Fundo de Manutenção e Desenvolvimento da Educação Básica e de Valorização dos Profissionais da Educação, il principale meccanismo di finanziamento dell’educazione pubblica, creato nel 2007 e in vigore fino al 2020. Oggetto di attacchi pesanti e continuativi da parte del governo, grazie a un lavoro impegnativo e competente delle opposizioni parlamentari per costruire convergenze ampie, e grazie alla presa di posizione di 20 governatori su 27, il governo è stato sconfitto e il fondo mantenuto. Adesso la misura dovrà passare al Senato ed essere completata dai decreti attuativi. La scuola pubblica in tutti i suoi livelli è sotto attacco in Brasile come in molti altri paesi, Italia inclusa, e la sua difesa in ogni Stato ha una ricaduta positiva generale (v. punto 1). Continuano le lotte di massa dei riders iniziate a San Paolo e in molte capitali mercoledì 1° luglio e riconvocate sabato 25 luglio; il numero di lavoratori della distribuzione a domicilio è esploso durante la pandemia e si consolida come forma di organizzazione della logistica e del commercio. Fra i lavoratori di questo settore si profila un coordinamento duraturo che consenta di affrontare in modo sistematico ed efficiente la trattativa con chi controlla le piattaforme digitali. Anche in questo caso un ramo locale di una lotta internazionale che richiede collegamenti. “Non è solo in Brasile che la uberizzazione del lavoro ha trovato resistenze e se i metodi di dominio di questa nuova organizzazione del lavoro si assomigliano in diversi paesi, l’organizzazione popolare anch’essa ha acquisito risonanza internazionale”. (T.I.) segue

Approfondimenti sul Brasile, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg, a questo link


Uruguay, verso la restaurazione

Ley de Urgente Consideración: si chiama così perché il Parlamento ha a disposizione solo 90 giorni per discuterla. In così breve tempo deputati e senatori hanno dovuto esaminare circa 500 articoli di una mega proposta di legge che configura un paese nettamente spostato a destra. Voluta dal governo del presidente Luis Lacalle Pou (Partido Nacional), entrato in funzione il primo marzo, la legge è stata approvata l'8 luglio dal Senato dopo il via libera dei deputati la settimana precedente. Secondo il Frente Amplio le nuove normative costituiscono un passo indietro in materia di diritti. Basta un'occhiata ai temi più controversi per convalidare questo giudizio. In campo sindacale viene limitato il diritto di sciopero, che potrà essere esercitato solo permettendo a quanti non aderiscono di recarsi al lavoro e garantendo agli imprenditori il libero accesso agli stabilimenti. Proibiti i picchetti che "impediscano la libera circolazione" e le occupazioni delle fabbriche. segue


Repubblica Dominicana, finisce il lungo dominio del Pld

La parola Cambio ha sedotto l'elettorato della Repubblica Dominicana, che domenica 5 luglio ha eletto presidente al primo turno Luis Abinader, del Partido Revolucionario Moderno. Finisce così il lungo dominio del Partido de la Liberación Dominicana, al governo ininterrottamente da sedici anni (prima con Leonel Fernández e poi con l'attuale capo dello Stato, Danilo Medina). La lunga gestione del potere ha indebolito l'immagine del Pld, accusato a più riprese di corruzione: esponenti di primo piano sono stati coinvolti nello scandalo Odebrecht, l'impresa brasiliana che versava tangenti a innumerevoli paesi per ottenere lucrosi appalti. E a intaccare ulteriormente la popolarità del partito è stata la spaccatura dello scorso anno quando Fernández, dopo aver denunciato brogli nelle primarie che avevano indicato come candidato Gonzalo Castillo, era uscito dando vita a una nuova formazione, Fuerza del Pueblo. Le difficoltà che il Pld avrebbe incontrato in questo voto erano apparse chiare già in febbraio quando migliaia di persone, soprattutto giovani, si erano mobilitate per protestare contro le autorità elettorali, che avevano deciso la cancellazione delle consultazioni municipali già in corso, a causa di un difetto del sistema. Le spiegazioni erano state giudicate pretestuose e si era insinuato il sospetto che si volesse impedire una vittoria delle opposizioni. segue


Argentina, per la destra il virus è "inesistente"

"Ramona è stata uccisa dai padroni del silenzio, dai complici dell'indifferenza, dai muti della giustizia", affermano i suoi compagni di lotta. Ramona Medina, portavoce dell'organizzazione e rivista La Garganta Poderosa, si batteva per ottenere i servizi essenziali nella Villa Miseria 31 di Buenos Aires. E' rimasta vittima il 17 maggio del Covid-19, dopo aver denunciato che da giorni nella zona mancava l'acqua. La Villa 31, 50.000 abitanti, sorge ai bordi di un quartiere residenziale; è intitolata a Padre Mugica, del Movimiento de Sacerdotes para el Tercer Mundo, che qui svolse gran parte del suo lavoro comunitario prima di essere assassinato nel 1974 dalla Triple A. Sempre in maggio è morto Agustín Navarro Condori, leader sociale della Villa 3 e militante di Barrios de Pie. La pandemia ha colpito soprattutto gli insediamenti precari, dove vivono ammassate migliaia di persone. E se nel resto del paese il governo nazionale è riuscito a contenere la diffusione del virus con una rigida quarantena, nella capitale - retta dalla destra di Juntos por el Cambio - la decisione in giugno di attenuare il lockdown ha fatto impennare la cifra dei contagi. segue


Perú, si moltiplicano contagi e casi di corruzione

Nel paese sudamericano tra i più colpiti dalla pandemia il sistema sanitario, trascurato da anni di politica neoliberista, è giunto rapidamente al collasso. Molti malati sono morti nelle proprie abitazioni nell'attesa vana di un ricovero, altri aspettando inutilmente assistenza in ospedali ormai in tilt. La quarantena a livello nazionale era stata decretata fin dal 16 marzo, ma pochi hanno potuto osservarla. I lavoratori informali, il 70% del totale, si sono trovati di fronte all'alternativa: uscire rischiando la malattia o chiudersi in casa senza mezzi di sussistenza. La fame è l'altra faccia della tragedia innescata dal Covid-19. Già in aprile migliaia di persone erano fuggite da Lima, la città con il maggior numero di contagi, per tornare verso i villaggi d'origine: un viaggio disperato compiuto il più delle volte a piedi, passando la notte su cartoni al lato della strada. Il buono, per una somma equivalente a 220 dollari circa, destinato dal governo alle famiglie più disagiate non è certo sufficiente e comunque arriva con lentezza esasperante; gli aiuti alle imprese non hanno impedito la sospensione di salari e stipendi a decine di migliaia di dipendenti. Nelle carceri, sovrappopolate, la situazione è drammatica: la cifra dei contagiati continua ad aumentare e i reclusi chiedono invano controlli sanitari e la distribuzione di mascherine. Rivolte sono scoppiate a fine aprile in alcuni penitenziari: a Castro Castro, nei pressi di Lima, la polizia è intervenuta con estrema violenza, sparando e uccidendo nove detenuti. segue


Cile, un paese in lutto

Il paese "è in lutto", scrivono in una lettera aperta una quarantina di ricercatori, medici, scienziati, accademici. "Le cifre note dell'impatto del coronavirus ci indicano che questa è diventata la peggiore crisi umanitaria degli ultimi ottant'anni, superando l'epidemia di influenza del 1957 nella quale, secondo i calcoli, morirono 5.400 persone. Dovrà essere superata la pandemia di spagnola del 1918-1920, in cui morirono 37.000 persone in Cile, per cambiare strategia?" Le drammatiche conseguenze del Covid-19 sono aggravate dal neoliberismo feroce che vige nel paese. Mettendo al primo posto le richieste degli imprenditori, il governo ha concesso la sospensione dei contratti senza alcun indennizzo per tutta la durata della pandemia. E mentre ospedali e obitori sono al collasso, da più parti si denuncia la mancanza di trasparenza sui numeri forniti dalle autorità. In merito ai decessi il governo ha due conteggi. Il rapporto epidemiologico, che include anche i casi sospetti, è già arrivato a quota 7.144: una cifra "nascosta" in decine di pagine online per addetti ai lavori. L'informazione diffusa alla popolazione si ferma invece a 4.502. segue


Messico, proteste a Guadalajara contro la violenza poliziesca

Un caso George Floyd in Messico. Giovanni López, muratore trentenne, era stato fermato il 4 maggio da una pattuglia a Ixtlahuacán de los Membrillos (Jalisco). Il suo reato: non portava la mascherina e il governatore dello Stato, Enrique Alfaro (Movimiento Ciudadano), aveva ordinato l'arresto di chiunque ne fosse privo. Il giorno seguente i familiari ricevevano il corpo senza vita del giovane: era stato massacrato di botte in carcere. Un mese dopo, la diffusione di un video in cui si vede il momento dell'arresto di Giovanni ha scatenato la protesta: a Guadalajara, per tre giorni di seguito, la gente è scesa in piazza non solo contro l'omicidio, ma contro i tanti abusi commessi dalla polizia statale. Sono scoppiati disordini, repressi con brutalità dagli agenti. Secondo il governatore, che ha chiamato in causa direttamente il presidente López Obrador, tra i dimostranti vi erano infiltrati provenienti da fuori, che rispondevano a "interessi costruiti da Città del Messico, dai sotterranei del potere". Alla guida di uno Stato importante dal punto di vista economico, Alfaro è tra i principali oppositori dell'attuale governo federale e si fa il suo nome come possibile candidato presidenziale nel 2024. Oltre a lui, tra gli avversari della Quarta Trasformazione c'è Pedro Luis Martín Bringas, azionista della catena di grandi magazzini Soriana e da maggio leader del Frente Nacional anti-AMLO. Obiettivo dichiarato del Frente, di cui fanno parte industriali di estrema destra, è rimuovere López Obrador dalla presidenza prima di dicembre. segue


Bolivia, il Grupo de Puebla contro il governo golpista

Il Grupo de Puebla, che riunisce numerose personalità progressiste dell'America Latina e dei Caraibi, in una dichiarazione pubblica sottoscritta tra gli altri da Dilma Rousseff, Rafael Correa, Fernando Lugo e Clara López ha sollecitato l'Organizzazione degli Stati Americani a convalidare la vittoria di Evo Morales nelle elezioni dell'ottobre scorso. I firmatari basano la loro richiesta sui risultati di una serie di studi condotti da università e centri di ricerca statunitensi, che hanno dimostrato come le accuse di frode lanciate a suo tempo dalla missione di osservatori dell'Oea non abbiano fondamento. Chiedono dunque che venga ristabilita "la legittimità democratica in Bolivia", interrotta dal colpo di Stato del novembre 2019. Il comunicato prosegue affermando che da quanto avvenuto "la comunità internazionale potrebbe presumere che l'organismo multilaterale sia stato complice del rovesciamento di un governo democratico". Non è un semplice sospetto: proprio il segretario generale dell'Oea, Luis Almagro, fu tra i primi ad accusare Morales di brogli (in marzo Almagro è stato riconfermato alla guida dell'Organizzazione grazie all'appoggio di Stati Uniti, Brasile e Colombia). segue


Colombia, in arrivo istruttori militari Usa

Un'unità della Security Force Assistance Brigade statunitense giungerà in giugno in Colombia con il pretesto di addestrare l'esercito locale nella lotta contro il narcotraffico. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Carlos Holmes Trujillo, secondo il quale gli istruttori svolgeranno compiti esclusivamente tecnici e non parteciperanno a operazioni militari. E' l'avvio di "un piano di destabilizzazione della pace nel continente", sostiene in un comunicato il partito Farc, affermando che l'operazione fa parte della strategia di aggressione del governo Trump contro il Venezuela. Analoga posizione è stata espressa da Iván Cepeda, senatore del Polo Democrático. Crescono intanto nel paese i casi di Covid-19 e aumenta la disperazione di quanti sono rimasti privi dei mezzi di sussistenza a causa del lockdown imposto per frenare il contagio. In molte zone gli aiuti promessi dal governo non sono mai arrivati: solo le organizzazioni sociali si stanno mobilitando per fronteggiare la situazione. E panni rossi alle finestre dei quartieri popolari segnalano le richieste di aiuto delle famiglie ormai alla fame. segue


Brasile, il Pt chiede l'impeachment di Bolsonaro

Il Partido dos Trabalhadores insieme ad altre forze di sinistra, a 400 movimenti sociali e a noti giuristi ha presentato alla Camera la richiesta di mettere sotto accusa Jair Bolsonaro per attentato alla salute pubblica. Il Brasile è ormai ai primi posti nel mondo per numero di contagi da Covid-19. Le vittime sono oltre mille al giorno e siamo ancora ben lontani dal picco, che si prevede giungerà solo in luglio, ma il presidente attacca ogni giorno le norme di distanziamento sociale e più di una volta ha incontrato decine di sostenitori senza alcuna precauzione. Questa posizione lo ha portato in rotta di collisione con i governatori degli Stati più colpiti, São Paulo e Rio, che cercano di evitare il diffondersi del virus adottando misure di restrizione. "Bolsonaro non ha più le condizioni politiche, amministrative e umane per continuare a governare. Non ha empatia e deve essere allontanato il prima possibile perché costituisce una minaccia per il paese", ha dichiarato la presidente del Pt, Gleisi Hoffmann. segue

V. i nostri approfondimenti sul Brasile, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg, a questo link


Gruppi mercenari tentano di sbarcare in Venezuela

Due attacchi in poco più di 24 ore. Il primo all'alba del 3 maggio quando un commando di mercenari, a bordo di due motoscafi provenienti dalla Colombia, ha tentato di sbarcare in territorio venezuelano sulla costa de La Guaira, nei pressi della capitale. L'incursione è stata respinta dalle forze armate bolivariane, con il bilancio di otto morti e due catturati; sequestrati veicoli e armi di grosso calibro. Il secondo nel pomeriggio del giorno successivo: gli invasori sono stati intercettati a Chuao, piccolo villaggio nello Stato di Aragua. Otto persone sono state arrestate; tra queste Antonio Sequea, uno dei capi dell'operazione, già noto per aver partecipato al tentato golpe del 30 aprile dello scorso anno. I due tentativi di sbarco si collegano direttamente a un'azione bloccata il 26 marzo in Colombia e alla quale partecipava l'ex militare venezuelano Cliver Alcalá Cordibes, attualmente rifugiato negli Stati Uniti: uno dei mercenari caduto, l'ex capitano Robert Colina Pantera, era infatti membro del gruppo agli ordini di Alcalá. E proprio Colina, prima dell'attacco, aveva registrato un video in cui rivelava di essere il comandante del nucleo numero 3 dell'Operación Gedeón e che l'obiettivo era la "cattura degli elementi che stanno detenendo illegittimamente il potere". segue


Attentato all'ambasciata cubana a Washington

Più di trenta colpi di fucile sono stati esplosi, all'alba del 30 aprile, contro la sede dell'ambasciata cubana a Washington. Gli spari hanno colpito non solo la facciata dell'edificio, il portone, le colonne dell'ingresso e la statua di José Martí, ma hanno provocato danni anche all'interno del palazzo. L'attentatore, che è stato arrestato, si chiama Alexander Alazo, 42 anni, nato a Cuba, ma residente nel Texas. Secondo la stampa statunitense soffriva da tempo di manie di persecuzione: si sentiva braccato dalla Sicurezza del suo paese d'origine. Al di là dei problemi psichiatrici di Alazo, l'azione rientra in un clima di crescente ostilità dell'amministrazione Trump nei confronti dell'Avana: dall'aggressività del linguaggio (comprese le dure critiche alle missioni mediche all'estero) all'intensificazione del blocco, che non è stato mitigato neppure nel quadro dell'attuale pandemia. Non stupisce dunque che da parte del Dipartimento di Stato non vi sia stata alcuna condanna dell'accaduto. E alle richieste cubane di condurre un'indagine esaustiva sull'attentato Washington ha risposto con un'ennesima provocazione: l'inserimento dell'isola nell'elenco dei paesi che non cooperano pienamente nella lotta antiterrorista. L'accusa è quella di aver ospitato sul suo territorio la delegazione dell'Ejército de Liberación Nacional, la guerriglia colombiana che nel 2017 aveva avviato trattative di pace con il governo di Bogotá. Cuba era stata cancellata dalla lista nera (in cui figurano anche Venezuela, Iran, Siria e Corea del Nord) nel 2015, durante la presidenza Obama. segue


Puerto Rico, la morte dell'indipendentista Rafael Cancel

Si è spento il 2 marzo, a 89 anni, Rafael Cancel Miranda, ultimo sopravvissuto del gruppo di indipendentisti che nel 1954 furono protagonisti di uno storico episodio. Il primo marzo di quell'anno Cancel Miranda, Lolita Lebrón, Irving Flores Rodríguez e Andrés Figueroa Cordero, membri del Partido Nacionalista de Puerto Rico, fecero irruzione sparando nella sede del Congresso Usa, per attirare l'attenzione mondiale sul regime coloniale in atto nel loro paese. La data era stata scelta come segno di protesta contro quanto deciso dal governo di Washington il primo marzo 1917, quando la cittadinanza statunitense era stata estesa agli abitanti dell'isola perché lo Zio Sam aveva bisogno di reclutare soldati da mandare al fronte della prima guerra mondiale. Per quell'assalto Cancel fu condannato a 84 anni di carcere, Lebrón a 50 anni; Flores e Figueroa a 75 anni. Nel 1979 però la pressione internazionale convinse l'allora presidente Jimmy Carter ad accettare lo scambio di prigionieri proposto da Fidel Castro: gli indipendentisti portoricani contro altrettante spie statunitensi. Cancel, Lebrón e Flores vennero dunque liberati (Figueroa era stato rilasciato due anni prima perché malato in fase terminale) e tornarono in patria, dove furono ricevuti come eroi. Insieme a loro lasciò la prigione Oscar Collazo López, anch'egli appartenente al Partido Nacionalista, che era stato arrestato nel 1950 per aver attentato alla vita del presidente Truman. segue


Luis Sepúlveda, la voce dell'esilio

Si è spento il 16 aprile in Spagna, ucciso dal coronavirus, lo scrittore cileno Luis Sepúlveda, noto non solo per il suo importante apporto alla letteratura latinoamericana, ma per l’impegno politico che ha caratterizzato tutta la sua vita. Sepúlveda era nato nel 1949 a Ovalle, nella regione di Coquimbo. Il suo cognome materno, Calfucura, tradiva l’origine mapuche, di cui fu sempre orgoglioso: al popolo mapuche dedicò la Historia de un perro llamado leal, scritta nel 2016. Militante della sinistra fin da giovane, dopo il golpe di Pinochet fu arrestato e incarcerato per oltre due anni. Partì poi per l’esilio, divenendo la voce dei tanti oppositori alla dittatura costretti a vivere lontano dal Cile. Viaggiò per gran parte dell’America Latina, entrando anche a far parte della Brigada Internacional Simón Bolívar con cui combatté in Nicaragua contro Somoza. Dopo il trionfo della Rivoluzione Sandinista si stabilì in Europa, prima in Svezia, poi in Germania e infine in Spagna. segue


8 marzo, l'onda femminista in America Latina

L'8 marzo le piazze e le strade dell'America Latina si sono riempite di donne di ogni età. Combattive, determinate, decise a rivendicare i propri diritti e a dire no al machismo in tutte le sue forme. Erano due milioni secondo la Coordinadora 8M a Santiago, un interminabile serpente colorato diretto verso Plaza de la Dignidad, come è stato ribattezzato il centro della rivolta di questi ultimi mesi. "Il nuovo Cile lo faremo tutte noi, con le nostre mani", così l'attrice Natalia Valdebenito nel suo improvvisato discorso. Il collettivo femminista Las Tesis, con la performance Un violador en tu camino, ha fornito il tema della mobilitazione. Altre massicce manifestazioni si sono tenute a Valparaíso, Concepción, Osorno, Puerto Montt. In Messico decine di migliaia di donne hanno espresso la propria indignazione contro la violenza di genere, in un paese in cui ogni giorno si registra una decina di femminicidi, la maggior parte dei quali resta impunita. Una marea viola ha occupato il centro della capitale, marciando dal Monumento a la Revolución allo Zócalo. Manifestazioni anche a Mérida, Querétaro, Oaxaca, Cuernavaca. segue

 

Latinoamerica-online.it anno XVII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04