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Cile

Si incrina il patto del silenzio

E' morto il 7 agosto a Santiago Manuel Contreras, l'ex capo della Dina (la polizia segreta di Pinochet), condannato a oltre 500 anni di carcere per le innumerevoli violazioni dei diritti umani commesse durante la dittatura. Ha incarnato "una delle pagine più oscure" della storia cilena, ha affermato il ministro dell'Interno Jorge Burgos. E il presidente del Partido Comunista, Guillermo Teillier, ha ricordato che Contreras non venne mai degradato dalle forze armate (conservava il grado di generale) e che fu l'artefice di quel "patto del silenzio" tra militari a causa del quale ancora non si conosce la sorte di tanti detenidos-desaparecidos. Ma il patto del silenzio comincia a incrinarsi. Proprio in questi giorni, grazie alle rivelazioni di un ex soldato semplice, è crollata la versione dell'esercito sul caso di due giovani fermati da una pattuglia nel luglio del 1986, dopo una manifestazione contro il regime. La studentessa Carmen Gloria Quintana e il fotografo Rodrigo Rojas furono cosparsi di benzina e dati alle fiamme. La ragazza riuscì a sopravvivere, sia pure gravemente sfigurata, mentre il suo compagno morì, dopo una lunga agonia, per le gravi ustioni riportate. I militari avevano sempre sostenuto che i due si erano bruciati mentre fabbricavano bombe molotov. Per quel caso sono stati ora emessi sette mandati di cattura a carico di ex ufficiali e sottufficiali che facevano parte della pattuglia. segue

Nella foto: Manuel Contreras

Paraguay

Nuovo rinvio per Curuguaty

Nuovo rinvio del processo in corso ad Asunción contro dodici dei tredici contadini accusati di aver ucciso, nel giugno 2012 a Curuguaty, sei poliziotti durante lo sgombero di una proprietà terriera occupata. Il procedimento è stato sospeso il 3 agosto perché la difesa degli imputati ha chiesto la ricusazione dei giudici, affermando che questi avevano espresso in anticipo la loro opinione sul caso. La dinamica dell'episodio, che servì alla destra come pretesto per la destituzione di Fernando Lugo, non è mai stata chiarita: secondo le organizzazioni per i diritti umani, gli agenti vennero uccisi da franchi tiratori mescolati agli occupanti. E richiama l'attenzione il fatto che nessuno sia stato chiamato a rispondere per gli undici lavoratori agricoli che persero la vita quel giorno. segue

Honduras

In lotta contro corruzione e impunità

Dopo 42 giorni è terminato a Tegucigalpa lo sciopero della fame contro la corruzione e l'impunità che regnano nel paese. Alla forma di protesta avevano partecipato una trentina tra donne e uomini. Non si tratta di una resa: la lotta proseguirà con l'installazione di una Mesa Nacional de Indignación composta da rappresentanti delle comunità indigene, militanti per i diritti umani, leader contadini del Bajo Aguán, esponenti della società civile. Nei mesi di giugno e luglio, nella capitale e nelle altre principali città, nuove manifestazioni e fiaccolate avevano visto la partecipazione di decine di migliaia di persone, decise a ottenere le dimissioni del presidente Hernández e di tutta la classe politica al potere dal 28 giugno 2009 (giorno del golpe contro il legittimo governo di Manuel Zelaya). Unico passo avanti della giustizia è per ora l'ordine di cattura emesso contro la vicepresidente del Congresso, Lena Gutiérrez, del Partido Nacional, e contro tre suoi familiari, accusati di aver venduto al Ministero della Sanità farmaci a prezzi enormemente maggiorati. Gutiérrez è comunque libera su cauzione. segue

Nella foto: fiaccolata contro la corruzione a San Pedro Sula

Cuba

Le vere ragioni della svolta Usa

Dopo 54 anni di rottura, il 20 luglio la bandiera cubana è tornata a sventolare nella capitale Usa (quella a stelle e strisce verrà issata all'Avana il 14 agosto). E il 20 luglio La Jornada ha pubblicato un'intervista al linguista statunitense Noam Chomsky sui motivi che hanno spinto la presidenza Obama a riallacciare i rapporti con Cuba. "Da decenni nei sondaggi la popolazione statunitense si mostrava favorevole a procedere verso la normalizzazione delle relazioni. Ma è la regola che l'opinione pubblica venga ignorata. Ancora più interessante è il fatto che settori rilevanti del capitale Usa fossero a favore: l'industria farmaceutica, dell'energia, l'agroindustria tra le altre. Di solito questi sono in effetti i settori che decidono, ma quando sono ignorati ciò dimostra che è in gioco un interesse di Stato ancora superiore". E' un interesse, spiega Chomsky, "definito molto chiaramente in documenti ufficiali interni che lo riassumono così: il successo della sfida cubana alla politica estera statunitense, sorta dalla Dottrina Monroe, non può essere tollerato", perché "la disobbedienza si trasforma potenzialmente in quello che Kissinger ha chiamato virus, che può provocare un'infezione in grado di distruggere l'intero sistema di controllo". segue

Nella foto: la bandiera cubana sventola a Washington. Su Cuba v. anche gli articoli La realidad y los sueños e Leyes viejas para una nueva política

America Latina

Il viaggio di papa Francesco

E' stato un viaggio molto politico quello di papa Francesco in territorio latinoamericano. Dal 5 al 12 luglio, attraverso Ecuador, Bolivia e Paraguay, Jorge Bergoglio ha ribadito e approfondito i temi che viene sviluppando fin dall'inizio del suo pontificato. A Quito e a La Paz, scontentando le opposizioni, ha avuto parole di elogio per i presidenti dei due paesi. Dopo aver ringraziato Correa che nelle sue parole aveva mostrato "consonanza" con il pensiero papale, gli ha augurato di ottenere "quello che desidera per il bene del suo popolo". Davanti a Morales ha riconosciuto che "la Bolivia sta facendo passi importanti per includere ampi settori nella vita economica, sociale e politica". E in generale ha dichiarato che "i governi della regione hanno unificato gli sforzi per far rispettare la loro sovranità, quella di ciascun paese e quella del complesso della regione, che con tanto bella espressione chiamano, come i nostri progenitori, la Patria Grande". segue

Sull'argomento v. anche l'articolo Francisco: contenido y estilo

Argentina

Sciopero del trasporto pubblico

Il 9 giugno uno sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico, il secondo nel giro di un anno, ha paralizzato Buenos Aires e le altre principali città del paese. Tra le richieste, un aumento salariale superiore al 27% offerto dal governo, trattative sindacali libere tra lavoratori e padronato e modifiche all'imposta sul reddito. Da parte governativa gli scioperanti sono stati accusati di appoggiare i tentativi destabilizzanti in atto contro la presidente Cristina Fernández. E' un fatto che a promuovere la giornata di lotta, che pure ha visto l'adesione di settori della sinistra, sono state le centrali sindacali legate alla destra. E i loro dirigenti, ricorda un editoriale del quotidiano messicano La Jornada, sono personaggi a dir poco equivoci: Hugo Moyano, leader del sindacato dei camioneros e segretario generale della Cgt (Confederación General del Trabajo) Azopardo, "cominciò la sua carriera come delatore di guerriglieri e arrivò a essere dirigente sindacale durante la dittatura"; Luis Barrionuevo, della Cgt Azul y Blanca, "ha un passato delinquenziale e uno strascico di accuse penali che vanno dall'assalto a mano armata allo storno di fondi in una gara d'appalto per protesi mediche"; Pablo Micheli, della Cta (Central de Trabajadores de la Argentina) Autónoma, "è passato dalla lotta contro il neoliberismo a organizzare gruppi d'assalto al servizio della destra sindacale". segue

Nella foto: Hugo Moyano, leader del sindacato dei camioneros

Ecuador

Nuovi tentativi di destabilizzazione

Il presidente Correa ha lanciato il 27 giugno un appello alla mobilitazione in difesa della Revolución Ciudadana di fronte alle proteste che hanno contrassegnato le ultime settimane. L'opposizione contesta due progetti di legge del governo, che prevedono un aumento della tassazione sulle grandi eredità e una nuova imposta sulle rendite fondiarie. La violenta reazione aveva indotto a metà mese Rafael Correa a ritirare temporaneamente le sue proposte per aprire un ampio dibattito nazionale: manifestazioni e cortei erano però continuati. segue

Nella foto: il presidente Rafael Correa. Sull'Ecuador v. anche l'articolo Hubo un cambio

America Latina

Vertice Celac-Unione Europea

L'incontro del 10 e 11 giugno a Bruxelles tra i paesi della Celac (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños) e l'Unione Europea si è concluso con un documento di critica alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti ai funzionari venezuelani. Una vittoria per le posizioni dell'America Latina visto che il Parlamento Europeo, negli ultimi mesi, aveva ripetutamente espresso la sua "profonda preoccupazione" sulla situazione dell'opposizione a Caracas. La crisi venezuelana era il tema di maggiore controversia tra i due blocchi, ma i governanti europei hanno preferito non giungere allo scontro, più interessati agli scambi economici e al problema della concorrenza cinese nella regione. Lo ha detto chiaramente la cancelliera tedesca Angela Merkel: "Abbiamo visto che la Cina sta costruendo relazioni economiche molto intense con i paesi latinoamericani. Allo stesso modo dovrebbe intensificarsi il commercio tra Europa e America Latina". I paesi della Celac risultano attualmente al quinto posto tra i soci commerciali dell'Unione, preceduti da Usa, Cina, Russia e Svizzera. segue

Sull'America Latina v. anche l'articolo De nueva cuenta, Expediciones Bowman en Costa Rica

Perú

La lotta contro il progetto Tía María

Nonostante la decisione presa a metà maggio dalla Southern Copper, filiale del Grupo México, di sospendere per sessanta giorni il contestato progetto minerario Tía María e di intavolare un dialogo con gli oppositori, la resistenza continua. I presunti benefici che - a detta della compagnia - verrebbero dallo sfruttamento dei giacimenti di rame a cielo aperto nella Valle di Tambo (dipartimento di Arequipa) non convincono gli abitanti, ben consapevoli dei rischi per l'ambiente e per l'agricoltura, principale mezzo di sostentamento della regione. Per questo, fin dal 23 marzo hanno dato vita a mobilitazioni, scioperi e blocchi stradali. La risposta delle autorità è stata una dura repressione, la dichiarazione dello stato d'emergenza e la militarizzazione della zona. Gli scontri tra manifestanti e polizia hanno provocato quattro morti (tre dimostranti e un agente) e decine di feriti. Lungi dal placarsi, le proteste si sono estese ad altre regioni del paese e hanno raggiunto anche la capitale. segue

Nella foto: manifestazione contro il progetto minerario. Sulle conseguenze dell'attività mineraria sulla vita nei campi v. il filmato Hija de la laguna Sul Perú v. anche l'articolo Lento avance en materia de Derechos Humanos

Cuba

"Un semplice atto di giustizia"

"Cuba ha dovuto aspettare 33 anni per il semplice atto di giustizia che è stato portato a termine questo venerdì, quando il Dipartimento di Stato nordamericano ha ufficializzato l'uscita del nostro paese dalla lista dei paesi promotori del terrorismo internazionale". Così il Granma del 29 maggio dà notizia della risoluzione di Washington. Un concetto ribadito dalla televisione statale, che ha ricordato: "Per decenni siamo stati vittime del terrorismo e anzi i nostri servizi di informazione hanno collaborato per evitare atti terroristici contro gli Stati Uniti". segue

Nella foto: Josefina Vidal, capo delegazione cubana. Su Cuba v. anche l'articolo Cuba exportará a Estados Unidos vacuna contra cáncer de pulmón

Honduras

Squadroni della morte contro gli studenti

Aveva 18 anni ed era una testimone dell'omicidio della ragazzina Soad Ham. Per questo Alejandra Desiré Ordóñez aveva lasciato la scuola ed era sotto protezione, ma questo non ha fermato gli assassini che il 26 maggio l'hanno colpita a morte in una strada di Tegucigalpa. E' l'ultima vittima di una vera e propria strage di giovani che in marzo ha visto cadere Diana Yarely Mendoza Palao (21 anni), Elvin Antonio López (19), Darwin Josué Martínez (21) e appunto Soad Nicole Ham Bustillo, di appena tredici anni. Tutti avevano partecipato attivamente alle mobilitazioni contro il ministro dell'Istruzione, Marlon Escoto, che alle richieste degli studenti aveva risposto con la repressione e la militarizzazione degli istituti. Del resto è questa la politica del governo, che ha aumentato i fondi destinati alle forze dell'ordine e diminuito quelli per sanità ed educazione. segue

Nella foto: Soad Ham, la giovanissima studentessa vittima degli squadroni della morte

El Salvador

Una beatificazione light

Almeno 300.000 persone hanno assistito il 23 maggio, nella capitale salvadoregna, alla cerimonia di beatificazione di monsignor Arnulfo Romero. Alla funzione hanno assistito i massimi rappresentanti dello Stato, a cominciare dal presidente Sánchez Cerén. Era presente anche il sindaco di Santa Tecla, Roberto D'Aubuisson, figlio del fondatore del partito Arena indicato come il mandante dell'assassinio. Dalle popolazioni del Centro America l'arcivescovo di San Salvador era stato proclamato santo da anni. Ma la sua beatificazione arriva a 35 anni dalla morte, per le innumerevoli opposizioni incontrate anche da parte ecclesiastica. In una lettera del 21 maggio Leonel Herrera, segretario esecutivo dell'Arpas (Asociación de Radios y Programas Participativos de El Salvador), ricorda a papa Bergoglio il blocco sistematico attuato dai suoi predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, alla proclamazione del nuovo beato. segue

Sull'argomento v. anche l'articolo "Haga patria, mate un cura"

Guatemala

In piazza contro la corruzione

Continuano le manifestazioni di protesta in tutto il paese contro la corruzione della classe governante. Migliaia di persone sono scese in piazza più volte nelle ultime settimane per chiedere le dimissioni dei vertici dello Stato, dopo lo scoppio di una serie di scandali che hanno coinvolto le alte sfere del potere. Il presidente Pérez Molina ha cercato di correre ai ripari destituendo il ministro dell'Interno, Mauricio López, considerato il suo braccio destro (al posto di López è stata nominata  Eunice Mendizábal), e i titolari dei dicasteri dell'Ambiente e dell'Energia. In precedenza era stata costretta alle dimissioni la vicepresidente Roxana Baldetti, sostituita dal giudice della Corte Costituzionale Alejandro Maldonado. A determinare la rinuncia di Baldetti il sospetto di un suo coinvolgimento in una rete di contrabbando su vasta scala. All'interno della stessa vicenda che ha colpito la vicepresidente, un altro nome eccellente è all'attenzione degli inquirenti: quello di Blanca Aída Stalling Dávila, membro della Corte Suprema, che avrebbe ricevuto tangenti per lasciare in libertà gli arrestati. segue

Nella foto: l'ex vicepresidente Roxana Baldetti

Argentina

Archiviata la denuncia contro Fernández

La Cassazione ha formalmente archiviato il 12 maggio la denuncia del defunto magistrato Alberto Nisman contro la presidente Fernández e altri dirigenti politici, accusati di aver voluto sottrarre alla giustizia i funzionari iraniani sospettati dell'attacco terroristico all'Amia. La Corte ha accolto la tesi del procuratore Javier de Luca, che nel suo rapporto sulle accuse di Nisman afferma: "Per quanto si passino in rassegna tutte le sue ipotesi più di una volta, non si riesce a trovare alcun reato da verificare e da dimostrare". E ancora: "Sostenere che firmare un trattato costituisce un piano criminale è un assurdo dal punto di vista giuridico". Il trattato è quello sottoscritto tra Buenos Aires e Teheran per permettere agli inquirenti di interrogare i cittadini iraniani in patria. L'accordo, approvato dal Congresso, in realtà non entrò mai in vigore perché dichiarato incostituzionale dalla giustizia argentina. segue

Nella foto: un'immagine dell'attentato all'Amia del 1994. Sull'Argentina v. anche l'articolo Buitres, Nisman, DAIA: la ruta del dinero

Cile

Bachelet rinnova la squadra di governo

Dopo aver chiesto a tutti i suoi ministri di fare un passo indietro, l'11 maggio Michelle Bachelet ha rinnovato quasi totalmente la squadra di governo. Una manovra necessaria per fronteggiare la crisi di credibilità delle istituzioni, provocata da una serie di casi di corruzione in cui sono implicati esponenti sia della maggioranza che dell'opposizione. A minare fortemente la popolarità della presidente è stato il coinvolgimento, in uno di tali scandali, di suo figlio Sebastián Dávalos e della moglie di questi, Natalia Compagnon. "Abbiamo pensato a torto, adesso lo vediamo, che le leggi esistenti potessero limitare le attività criminali che oggi erodono la legittimità della democrazia. Non sempre abbiamo saputo, non ho saputo, condannare con forza e in tempo il modo eticamente incauto di fare affari che abbiamo conosciuto": così Bachelet aveva fatto autocritica, dopo aver ricevuto il rapporto di una commissione ufficiale da lei ordinata sui rapporti tra politica e denaro. segue

Nella foto: un corteo studentesco a Santiago. Sul Cile v. l'articolo Marco Riquelme: seguir peleando

Uruguay

La politica filostatunitense di Tabaré

Critico verso Caracas, tiepido nei confronti dell'integrazione regionale e desideroso di stringere legami con gli Usa: è il governo di Montevideo nella gestione di Tabaré Vázquez. A inaugurare il nuovo corso era stato il vicepresidente Raúl Sendic, che aveva respinto le denunce del presidente venezuelano Maduro sull'appoggio statunitense ai piani golpisti dell'opposizione: "Non abbiamo elementi per accompagnare questa affermazione", aveva dichiarato Sendic. Analoga posizione ha manifestato recentemente il ministro degli Esteri, Rodolfo Nin Novoa, che ha espresso la preoccupazione del suo paese per la situazione venezuelana, dove a detta di Amnesty International si sarebbero verificate uccisioni di manifestanti e torture ai detenuti politici. il ministro ha addirittura tracciato un parallelo tra la realtà del Venezuela odierno e quella dell'Uruguay della dittatura. E a proposito di dittatura, va ricordato che nel 2010 l'allora senatore Nin Novoa si era detto contrario a un progetto di legge che avrebbe annullato la Ley de Caducidad (l'amnistia ai responsabili di violazione dei diritti umani). segue

Nella foto: il presidente Tabaré Vázquez. Sull'Uruguay v. l'articolo El TISA en la mira de la justicia

Brasile

Assassinato leader indigeno

Un'altra morte annunciata in Amazzonia. Eusébio Ka'apor, leader indigeno dell'Alto Turiaçu, nello Stato di Maranhão, è stato assassinato il 26 aprile con un colpo d'arma da fuoco da due uomini incappucciati. Le autorità erano state più volte avvertite delle minacce ricevute da chi cercava di difendere i boschi dal taglio illegale degli alberi, ma non avevano preso adeguate misure di protezione. E l'intervento degli organi competenti dello Stato per impedire il disboscamento si era limitato ad azioni sporadiche, finite le quali tutto tornava come prima. Per questo nel 2013 le comunità ka'apor avevano cominciato a realizzare attività autonome di controllo, scacciando i madeireiros dalle aree protette. In tal modo erano riuscite a porre un freno alla distruzione forestale, ma avevano dovuto subire intimidazioni e rappresaglie. segue

Nella foto: la deforestazione in Amazzonia. Sul Brasile v. anche l'articolo La CIA y su simpatía con la campaña contra Dilma

Colombia

Ancora nubi sul processo di pace

In tutto il paese cresce la mobilitazione della società civile in favore della pace: il 9 aprile, Día Nacional de Solidaridad con las Víctimas, migliaia di persone sono scese in piazza per appoggiare il dialogo. Lo scontro armato del 14 aprile tra membri delle Farc ed esercito nel dipartimento del Cauca, in cui undici militari sono rimasti uccisi, ha però messo nuovamente a rischio il negoziato. I guerriglieri hanno affermato di aver reagito a un'operazione delle forze armate, ma il presidente Santos li ha accusati di aver violato la tregua da essi stessi proclamata e ha ordinato all'aviazione la ripresa dei bombardamenti. Il 18 aprile, nel dipartimento del Meta, due insorti sono morti sotto le bombe. segue

Nella foto: il professor Wolff, militante per la pace, assassinato a Medellín. Sulla Colombia v. anche l'articolo Bases ocupadas por Estados Unidos, zonas inseguras

Lutti

Galeano, la voce dell'America Latina

E' morto il 13 aprile a Montevideo, a 74 anni, lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano. Autore di libri tradotti in innumerevoli lingue, come Las venas abiertas de América Latina (Hugo Chávez ne regalò una copia a Obama nel 2009) o la trilogia Memoria del Fuego, Galeano è stato per tanti anni interprete dei drammi e delle speranze del continente latinoamericano. Tra le altre sue opere ricordiamo: Días y noches de amor y de guerra, El libro de los abrazos, Las palabras andantes, Patas arriba, Bocas del tiempo, Espejos, Los hijos de los días. Vasta anche la sua produzione giornalistica: in patria collaborò con il settimanale Marcha; a Buenos Aires (dove si era rifugiato dopo il golpe in Uruguay) diresse il mensile culturale Crisis, finché la dittatura argentina non lo costrinse a trovare riparo in Catalogna. Tornato a Montevideo nel 1985, fu tra i fondatori della rivista Brecha. segue

Nella foto: Eduardo Galeano. Sull'argomento v. anche l'articolo Los inmoribles

America Latina

Storico vertice a Panama

La stampa di tutto il mondo ha definito "storica" la VII Cumbre de las Américas (Panama, 9-11 aprile) per la stretta di mano tra il presidente cubano Raúl Castro e quello statunitense Barack Obama. Ma il vertice ha avuto un altro motivo di interesse: ha sancito l'esistenza di una nuova realtà latinoamericana, sempre più sganciata dalla sudditanza a Washington. Lo testimoniano i tanti interventi di capi di Stato apertamente critici nei confronti della Casa Bianca che, mentre avanza nel processo di normalizzazione diplomatica con l'Avana, segnala il Venezuela come una "minaccia eccezionale e straordinaria" alla sicurezza nazionale. segue

La foto della stretta di mano tra Barack Obama e Raúl Castro. Sull'argomento v. anche l'articolo El No al ALCA y la cumbre de Mar del Plata e la Declaración Final de la Cumbre de los Pueblos

Latinoamerica-online.it anno XV

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04