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¿Una tercera guerra mundial?

Argentina

Quattro ergastoli per El Vesubio

Quattro ergastoli. Così si è concluso il processo contro i repressori del centro clandestino di detenzione El Vesubio, gli ex militari Jorge Crespi, Federico Minicucci, Gustavo Cacivio El Francés e Néstor Cendón, un ex carcerato per furto divenuto complice dei torturatori. I quattro erano chiamati a rispondere di oltre duecento casi di sequestro, tortura, omicidio e reati sessuali. Un quinto imputato è morto prima del termine del giudizio. La sentenza è stata accolta tra gli applausi e le lacrime del pubblico, composto da sopravvissuti, familiari delle vittime, membri delle organizzazioni per i diritti umani. Uniche lacune: la mancata revoca degli arresti domiciliari e l'assenza dell'imputazione di genocidio. segue

Nella foto: i familiari delle vittime esultano per le condanne

America Latina

Dagli Usa apertura a Cuba e sanzioni al Venezuela

Mercoledì 17 dicembre l'annuncio viene dato contemporaneamente da Barack Obama negli Usa e da Raúl Castro a Cuba: grazie alla mediazione di papa Bergoglio, i due paesi si avviano verso la normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Lo storico passo è stato preceduto da trattative segrete, iniziate all'indomani della rielezione di Obama e culminate martedì in una conversazione telefonica diretta tra i due capi di Stato. La notizia è accolta positivamente ovunque e salutata come la fine dell'ultimo residuo di guerra fredda. E' indubbiamente una vittoria di Cuba, che ha resistito a decenni di blocco e che negli ultimi tempi, con l'appoggio dei governi progressisti latinoamericani, era comunque uscita dall'isolamento in cui Washington, per evitare il "contagio" delle idee comuniste, aveva cercato di relegarla. Sulla decisione degli Usa ha pesato la constatazione dell'inutilità dell'embargo (che peraltro non è stato ancora revocato) e il timore di essere esclusi dalla corsa al nuovo mercato, dopo le recenti aperture agli investimenti stranieri da parte del governo dell'Avana. segue

Nella foto: Raúl Castro annuncia il riavvicinamento con gli Usa. Su Cuba v. anche l'articolo Con novedosa cirugía salvan la vida de un niño

Messico

Continuano le proteste per i 43 scomparsi

La società messicana continua a mobilitarsi per i tragici fatti di Iguala. Manifestazioni, cortei, blocchi delle autostrade e dell'aeroporto di Acapulco, scioperi negli atenei hanno accompagnato gli ultimi mesi del 2014, nonostante i tentativi del governo di porre un argine alle proteste alternando repressione e false aperture. La cattura all'inizio di novembre a Città del Messico del sindaco di Iguala, José Luis Abarca, e della moglie, María de los Angeles Pineda, non basta certo a calmare gli animi. I due sono stati segnalati come i mandanti dell'uccisione di tre studenti e del sequestro e scomparsa di altri 43, ma all'opinione pubblica è ormai chiaro che le responsabilità non si arrestano qui: le parole d'ordine Fue el Estado e Fuera Peña sono ormai patrimonio comune. segue

Sul Messico v. anche gli articoli: Ayotzinapa o el fruto negro de la cultura narco; El caso Marisela Escobedo, ejemplo de turbiedad

Uruguay

Tabaré eletto per un secondo mandato

Nessuna sorpresa: nel ballottaggio del 30 novembre contro l'esponente del Partido Nacional, Luis Lacalle Pou, Tabaré Vázquez è stato eletto per un secondo mandato con oltre il 53% dei voti. Il primo turno delle presidenziali, il 26 ottobre, si era concluso con un netto vantaggio per Vázquez: 47,8% dei consensi, contro il 30,9% di Lacalle e il 12,9% di Pedro Bordaberry (Partido Colorado). Sempre in ottobre si erano tenute le elezioni legislative, che avevano confermato l'egemonia del Frente Amplio: l'eterogenea coalizione di centrosinistra aveva conquistato la maggioranza assoluta alla Camera e 15 seggi su 30 al Senato. La vittoria di novembre garantisce al Frente anche il controllo della Camera Alta, che sarà presieduta dal vicepresidente Raúl Sendic. Tra i deputati eletti figura Macarena Gelman, figlia di desaparecidos e nipote del poeta argentino Juan Gelman. Constanza Moreira, ex avversaria di Vázquez alle primarie, occuperà nuovamente un seggio al Senato. segue

Nella foto: il presidente eletto Tabaré Vázquez. Sull'Uruguay v. anche l'articolo Verdad y justicia, pero con demasiadas demoras

Paraguay

Ancora uccisioni di giornalisti e leader contadini

Non si arresta la repressione e la criminalizzazione delle opposizioni, in particolare delle organizzazioni contadine: lo denuncia il rapporto annuale della Codehupy (Coordinadora de Derechos Humanos del Paraguay). Il 25 dicembre, due settimane dopo la presentazione del documento, nel dipartimento di Itapúa cade in un'imboscata Digno González Maidana, leader di base dell'Unión Campesina Nacional. González riceveva minacce fin dal 2001, anno in cui aveva partecipato all'occupazione di un terreno incolto di mille ettari su cui si erano insediate alcune famiglie di senza terra. Secondo l'Organización de Lucha por la Tierra, le uccisioni di dirigenti delle lotte contadine sono omicidi selettivi "che la mafia, i grandi allevatori e i coltivatori di soia vanno eseguendo per mano di sicari, in complicità o con la totale tolleranza del governo". Ai crimini commissionati dai latifondisti si aggiunge la militarizzazione delle campagne con il pretesto della caccia ai guerriglieri: il 15 novembre le Fuerzas de Tareas Conjuntas hanno fatto irruzione in un villaggio del dipartimento di Concepción, sparando all'impazzata e uccidendo il giovane Vicente Ojeda, intento ai lavori agricoli. segue

Sul Paraguay v. anche l'articolo Neoautoritarismo en Paraguay

Ecuador

Rafael Correa svolta a destra?

La politica del presidente Correa ha abbandonato i suoi principi ispiratori per intraprendere un'altra direzione? E' quanto sostiene, in un articolo dal significativo titolo El interminable viaje a la derecha de Rafael Correa, il sociologo Decio Machado, un tempo collaboratore del governo ecuadoriano. "Rafael Correa - scrive Machado - trionfò nelle elezioni del 2006 con un progetto politico basato su un processo costituente ispirato alla rifondazione dello Stato, all'emarginazione dei gruppi economici che storicamente avevano dominato il paese attraverso una corrotta e delegittimata partitocrazia e alla demolizione del sistema economico neoliberista fino allora vigente. In base a questa logica politica, i conflitti tra il governo e le istituzioni di Bretton Woods sono stati permanenti, per lo meno fino a poco tempo fa". Come ricordava Alberto Acosta su Rebelión del 12 settembre, nel 2007 "il governo cancellò un debito di 11,4 milioni di dollari al Fondo e giurò di non tornare più. Aveva ragioni da vendere. In seguito, con la realizzazione dell'audit sul debito estero, si stabilì in maniera documentata che a tutti i livelli dello stesso si erano registrate gravi situazioni di illegalità e illegittimità. Questo includeva il Fmi e naturalmente la Banca Mondiale". segue

Nella foto: il presidente Rafael Correa

Cuba

L'Onu condanna nuovamente l'embargo

Anche quest'anno l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato contro l'embargo Usa a Cuba. Esattamente come nel 2013, a favore della fine del blocco si sono espressi 188 dei 193 membri dell'Onu; contrari Stati Uniti e Israele; astenuti Micronesia, Palau e Isole Marshall. Nonostante la condanna mondiale - ha ricordato nel suo intervento il ministro degli Esteri dell'Avana, Bruno Rodríguez - l'embargo continua, anzi si è rafforzato. Ed è stata intensificata la sua applicazione extraterritoriale con l'imposizione di sanzioni a banche di ogni parte del globo, colpevoli di aver realizzato transazioni con governi "nemici". Basti citare la recente megamulta alla Bnp-Paribas (quasi 9 miliardi di dollari), che ha indotto la banca francese a cancellare ogni operazione con organismi ed enti cubani. Un esempio rapidamente seguito da altre istituzioni bancarie, preoccupate di dover subire la stessa sorte. segue

Nella foto: il nuovo ministro dell'Economia, Marino Murillo. Su Cuba v. anche Cuba y su "capital humano"

Argentina

Nuove condanne a repressori

Quindici ergastoli a carico di ex militari e di civili per violazione dei diritti umani, durante la dittatura, nel centro clandestino La Cacha: la sentenza è stata pronunciata il 24 ottobre dal tribunale di La Plata, dopo un processo durato dieci mesi. Tra i condannati anche l'ex dirigente della polizia delle provincia di Buenos Aires, Miguel Etchecolatz, cui era già stata comminata la prigione a vita per delitti analoghi. Pene minori hanno ricevuto altri quattro imputati. Al giudizio erano presenti sopravvissuti e familiari delle vittime: tra questi ultimi Estela Barnes de Carlotto, presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo: sua figlia Laura dopo il sequestro venne rinchiusa proprio a La Cacha. segue

Nella foto: l'ex dittatore Reynaldo Bignone, nuovamente condannato per crimini di lesa umanità. Sull'Argentina v. anche l'articolo "Los fondos buitre son una vanguardia"

Brasile

Dilma Rousseff rieletta al secondo turno

Dilma Rousseff è riuscita nell'impresa: al ballottaggio del 26 ottobre è stata rieletta con il 51,6% dei voti, sconfiggendo il neoliberista Aécio Neves. Ma il futuro del governo non si preannuncia roseo: per la prima volta dal 2003, anno in cui il Partido dos Trabalhadores conquistò il potere, l'opposizione si presenta consistente e decisa a dare battaglia. Il raggruppamento di Neves, il Partido da Social Democracia Brasileira, ha inoltre raggiunto un risultato importante nel ricco e popoloso Stato di São Paulo, dove è stato eletto governatore Geraldo Alckmin, vicino all'Opus Dei. segue

Nella foto: Dilma Rousseff durante la campagna elettorale. Sull'argomento v. l'articolo La gran división

Bolivia

Il trionfo di Morales

"Questo trionfo è dedicato a Fidel Castro, è dedicato a Hugo Chávez (che riposi in pace) e a tutti i presidenti e i governi antimperialisti e anticapitalisti". Lo ha detto Evo Morales (Movimiento al Socialismo), rieletto per la terza volta il 12 ottobre alla guida della Bolivia con il 61% dei voti. L'imprenditore del cemento Samuel Doria Medina (Unidad Democráta) si è fermato al 24%. Al terzo posto l'ex presidente Jorge Quiroga (Partido Democráta Cristiano) con il 9%, seguito da Juan del Granado (Movimiento Sin Miedo) e Fenando Vargas (Partido Verde), entrambi con poco più del 2%. Anche in Parlamento il Mas ha ottenuto un risultato significativo, conquistando i due terzi dei seggi (25 senatori e 88 deputati). segue

Nella foto: il presidente Morales, al balcone del Palacio Quemado di La Paz, parla alla folla dopo la vittoria.

Venezuela

Ucciso deputato del Psuv

Robert Serra, 27 anni, era il deputato più giovane eletto nelle file del Psuv. E' stato assassinato il primo ottobre nella sua casa di Caracas e con lui è stata uccisa la sua compagna, María Herrera. Il duplice crimine è apparso subito di matrice politica: Serra era uno strenuo sostenitore del presidente Chávez e aveva guadagnato ampia popolarità nel 2007 quando, ancora studente, aveva difeso la Rivoluzione Bolivariana in un dibattito in Parlamento trasmesso per radio e televisione. Secondo il governo, il delitto potrebbe essere legato al piano dell'attivista di estrema destra Lorent Saleh, che prevedeva l'uccisione di una ventina di esponenti politici (insieme a Gabriel Valle e Ronny Navarro, Saleh è stato accusato in settembre di cospirazione). Il 15 ottobre il presidente Maduro ha denunciato l'implicazione di una banda paramilitare, guidata da un colombiano, nell'uccisione di Serra e ha riferito che tra i presunti colpevoli arrestati vi era il capo scorta del parlamentare. Maduro ha poi rivelato che il 4 ottobre vi era stato un tentativo di assassinare il presidente dell'Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, e ha annunciato che presto consegnerà alle autorità statunitensi le prove dei piani destabilizzanti di gruppi di Miami collegati all'estrema destra venezuelana. segue

Nella foto: il deputato ucciso, Robert Serra, accanto al presidente Chávez

Haiti

La morte di Baby Doc

Jean-Claude Duvalier, noto come Baby Doc, è morto per un infarto il 4 ottobre. Nel 1971, a soli 19 anni, aveva ereditato il potere dal padre François Duvalier, Papa Doc, che con l'appoggio delle squadracce dei Tontons Macoutes aveva stabilito nel paese una dittatura sanguinaria. Anche Baby Doc si era macchiato di innumerevoli casi di tortura, omicidio e violazione dei diritti umani, ma come il padre è morto senza dover rendere conto dei suoi crimini. Era fuggito da Haiti nel 1986, cacciato da una rivolta popolare, e si era rifugiato sulla Costa Azzurra. Nel gennaio 2011 era tornato in patria annunciando: "Vengo ad aiutare il mio popolo". In realtà avrebbe consolidato il suo legame con Michel Martelly, che pochi mesi dopo verrà eletto presidente e che tra i suoi consiglieri conta esponenti del vecchio regime. segue

Nella foto: l'ex dittatore Jean-Claude Duvalier

Messico

Dove sono i 43 studenti desaparecidos?

E' passato un mese dai drammatici fatti di Iguala e l'indignazione è più viva che mai. Se qualcuno si illudeva che il paese, ormai assuefatto alla violenza, avrebbe presto dimenticato anche questa tragedia, ha dovuto ricredersi: l'accaduto sembra aver colpito le coscienze e aver posto i messicani di fronte a una realtà su cui molti desideravano chiudere gli occhi. Rivediamo in breve gli avvenimenti: la sera del 26 settembre a Iguala, nello Stato del Guerrero, la polizia locale - con l'appoggio di elementi armati non identificati - sferra una serie di attacchi contro gli alunni della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa (la scuola dove si formano i futuri maestri). I normalistas erano giunti a Iguala con l'intento di trovare mezzi di trasporto per recarsi a Città del Messico, dove il 2 ottobre ci sarebbe stata la tradizionale marcia in ricordo del massacro del 1968 in Piazza delle Tre Culture. Gli aggressori uccidono tre studenti (il corpo di uno di questi presenta chiari segni di tortura) e altre tre persone che si trovano per caso sulla linea del fuoco; numerosi i feriti, tra cui alcuni gravi. Ma il dato più tragico emerge solo in seguito, con la denuncia della sparizione di 43 giovani, di cui non si sa più nulla da quando sono stati fermati e trasferiti alla centrale di polizia. L'arresto di decine di agenti municipali da parte delle forze federali non porta alla localizzazione dei desaparecidos, che secondo alcune confessioni sarebbero stati consegnati ai membri del cartello della droga Guerreros Unidos, per essere poi ammazzati. La loro colpa: aver denunciato i legami della delinquenza con il sistema politiico. Nella zona vengono rinvenute innumerevoli fosse clandestine, ma i primi esami del Dna non consentono di attribuire i resti ai ragazzi scomparsi. segue

Nella foto: manifestazione per i 43 studenti desaparecidos. Sull'argomento v. gli articoli Por qué Ayotzinapa "Guerra sucia" en Guerrero e i video Iguala, a un mes de la masacre La gota que derramó el vaso

Perú

Assassinati quattro leader ambientalisti

Edwin Chota aveva più volte denunciato che la sua vita era in pericolo per la coraggiosa battaglia che da anni conduceva contro l'abbattimento indiscriminato di alberi nella foresta amazzonica. "La legge non arriva fino a noi, siamo minacciati di morte, in qualsiasi istante finiremo uccisi", aveva detto ai giornalisti de The New York Times nell'aprile del 2013. E alle autorità aveva inutilmente chiesto protezione per sé e per la comunità ashaninka di Saweto, nei pressi della frontiera con il Brasile. Il leader ambientalista è stato assassinato il primo settembre insieme ad altri tre dirigenti comunitari: Leoncio Quinticima, Jorge Ríos e Francisco Pinedo. I quattro sono stati assaliti dai sicari mentre viaggiavano in macchina verso un'altra comunità, dove avrebbero dovuto partecipare a una riunione per coordinare le azioni di difesa del territorio indigeno. segue

Nella foto: Edwin Chota, uno dei leader ambientalisti assassinati

Cile

Una strana serie di attentati

L'esplosione di un ordigno all'alba del 25 settembre a Santiago ha provocato la morte di un passante. E' solo l'ultimo di una serie di attentati che hanno avuto per teatro soprattutto la capitale cilena. L'8 settembre lo scoppio in un centro commerciale nei pressi della stazione della metropolitana Escuela Militar aveva ferito quattordici persone. Il giorno dopo una donna era rimasta leggermente ferita a Viña del Mar per la deflagrazione di una bomba rudimentale. Michelle Bachelet ha fatto appello all'unità del paese, denunciando l'obiettivo destabilizzante di questi attacchi dinamitardi. E secondo il presidente del Partido por la Democracia, Jaime Quintana, andrebbe presa in esame l'ipotesi della "eventuale riattivazione di ex agenti della dittatura". Ma la maggior parte degli organi di stampa ha subito puntato il dito in direzione dei gruppi anarchici. E le indagini si sono volte in quella direzione, con l'arresto di una ragazza e due ragazzi: nelle loro abitazioni sarebbero stati rinvenuti gli strumenti per fabbricare gli ordigni. segue

Nella foto: la presidente Michelle Bachelet

Guatemala

Massacro a San Juan Sacatepéquez

Nuovo massacro nelle comunità indigene. La sera del 19 settembre un gruppo di uomini armati, inviati dall'impresa Cementos Progreso S.A., ha assalito la popolazione di San Juan Sacatepéquez, aprendo il fuoco e provocando una prima vittima. Ne è nata una spirale di violenza che ha portato alla morte di un'altra decina di persone. Come denuncia il comunicato ufficiale delle Doce Comunidades Organizadas y en Resistencia della zona, la polizia si è rifiutata di intervenire contro gli aggressori e solo in seguito è giunto sul luogo l'esercito, ma per proteggere gli interessi della società. segue

Honduras

Assassinata dirigente contadina

Continuano gli omicidi mirati in Honduras. Il 27 agosto la dirigente del movimento contadino Margarita Murillo è stata assassinata nei pressi del villaggio El Planón (dipartimento di Cortés). E' stava sorpresa dai sicari mentre stava lavorando in uno dei terreni recuperati dall'impresa Asociativa Campesinos de Producción Las Ventanas, di cui era presidente. Da decenni Murillo era in prima fila nella difesa delle comunità rurali: era stata tra i fondatori del Frente de Unidad Nacional Campesina e della Central General de Trabajadores del Campo. Ma la sua attività politica non si limitava ai problemi delle campagne: era coordinatrice per il dipartimento di Cortés del Frente Nacional de Resistencia Popular e aveva contribuito alla fondazione del Partido Libertad y Refundación (Libre). segue

Nella foto: Margarita Murillo, la dirigente contadina assassinata

Paraguay

Il movimento contadino contro il presidente

Il 15 agosto sono culminate, con una manifestazione davanti al Congresso, le tre giornate di mobilitazione nazionale contro la politica del presidente Cartes, che proprio quel giorno compiva il primo anno di mandato. Le organizzazioni contadine accusano Cartes di governare a favore dei latifondisti. "Durante il suo governo non sono stati fatti passi avanti nella redistribuzione della terra, ci sono stati solo sgomberi con la forza dei contadini che occupavano le terre. Non ci sono aiuti per i piccoli produttori e non c'è alcuna intenzione di presentare una legge di riforma agraria", ha affermato Marcial Gómez, della segreteria della Federación Nacional Campesina. segue

Nella foto: il presidente Horacio Cartes

Argentina

I nipoti ritrovati

"I suoi genitori le diedero il nome di Ana Libertad. Oggi lei è riuscita a conquistare questo bene tanto prezioso che i genitori le avevano augurato con il suo nome: benvenuta Anna alla tua libertà". Con queste parole Estela Barnes de Carlotto ha salutato, il 22 agosto, il ritrovamento di un'altra figlia di desaparecidos, che ha potuto finalmente recuperare la sua identità. La madre di Ana Libertad, Elena de la Cuadra, era incinta di cinque mesi quando venne sequestrata nel febbraio 1977 insieme al suo compagno Héctor Baratti. Entrambi erano militanti del Partido Comunista Marxista Leninista. I resti di Elena non sono mai stati ritrovati, quelli di Héctor sono stati identificati anni più tardi dall'Equipo Argentino de Antropología Forense. Ana Libertad, che vive in Europa e che ha accettato volontariamente di sottoporsi al controllo del Dna, non potrà però conoscere la nonna materna, Alicia Licha Zubasnabar, che fu la prima presidente delle Abuelas. Dopo una vita consacrata alla ricerca della nipote, Licha è morta nel 2008 all'età di 92 anni. segue

Nella foto: Estela de Carlotto con Guido, il nipote ritrovato

Brasile

La campagna di Marina Silva

Alle presidenziali del 5 ottobre Dilma Rousseff sembrava avviata verso una sicura rielezione, grazie anche al successo dei Mondiali di Calcio, terminati con un bilancio nettamente positivo. Non sul campo, dove la nazionale brasiliana non ha certo brillato, ma sul piano dell'organizzazione e su quello dell'ordine pubblico (le contestazioni sono state minori del previsto). Un fatto inatteso ha però scompaginato le carte: la morte il 13 agosto, in un incidente aereo, del candidato del Partido Socialista Brasileiro Eduardo Campos. Al terzo posto nelle intenzioni di voto, Campos non poteva aspirare al ballottaggio, che con tutta probabilità avrebbe visto contrapporsi la presidente in carica e Aécio Neves, del conservatore Partido da Social Democracia Brasileira. Alla scomparsa di Campos la candidatura socialista è stata assunta dalla sua compagna di formula, Marina Silva. La decisione è venuta dopo un aspro dibattito all'interno del partito: Silva infatti è lontana dalle posizioni del Psb, al quale si era legata lo scorso anno soltanto perché il raggruppamento da lei fondato non aveva ottenuto il numero di firme necessario per presentarsi all'appuntamento elettorale. segue

Nella foto: la candidata del Psb, Marina Silva. Sul Brasile v. anche gli articoli Donar a la campaña para luego cobrar Lo que está en juego en Brasil

archivio 2014

Latinoamerica-online.it anno XV

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04