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analisi e approfondimenti sull'America Latina

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El Mercosur de Macri        El "Plan Cˇndor" judicial

Brasile

Militari Usa nell'Amazzonia brasiliana

in novembre parteciperanno a esercitazioni congiunte

La sentenza con cui il giudice Moro ha condannato Lula a nove anni e mezzo di carcere e all'interdizione da ogni incarico pubblico per 19 anni, per un reato di corruzione di cui non esiste alcuna prova (la proprietÓ di un appartamento a Guarujß, che sarebbe stato ottenuto in cambio di "favori politici"), costituisce l'ultimo atto del golpe consumato nell'agosto 2016 contro Dilma Rousseff. Se confermata in seconda istanza, la condanna impedirebbe infatti all'ex presidente di concorrere nel 2018 per un nuovo mandato. E renderebbe definitiva la regressione del Brasile a un passato in cui ai lavoratori e agli strati pi¨ svantaggiati era negato qualsiasi diritto. Lo dimostra la nuova legislazione del lavoro sancita dal Senato l'11 luglio, che cancella conquiste ottenute a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso e concede agli imprenditori un enorme potere contrattuale. Una legge che "ci farÓ ritornare alla schiavit¨", ha commentato la senatrice petista Fßtima Bezerra. Gli scioperi generali (a quello del 28 aprile Ŕ seguito un secondo il 30 giugno) e le proteste di massa, contro questa riforma e le misure di austeritÓ che stanno impoverendo sempre pi¨ la popolazione, si scontrano con una repressione selvaggia. In maggio Temer Ŕ arrivato a mettere in campo l'esercito per "difendere" le sedi dei Ministeri a Brasilia: una misura, ritirata dopo meno di 24 ore di fronte a una valanga di critiche, che ha evidenziato ancor pi¨ la debolezza del regime. segue

Nella foto: manifestazione a SŃo Paulo contro la condanna di Lula

Brasile

Conferenza stampa di Lula dopo la condanna

"se qualcuno ha una prova contro di me, per favore lo dica"

Dopo la condanna il 12 luglio, in assenza di prove, da parte del giudice di prima istanza SÚrgio Moro dellĺex presidente Luiz Inacio Lula da Silva a 9 anni e mezzo di prigione e a oltre 19 anni di interdizione politica, Lula ha tenuto una conferenza stampa con il suo inconfondibile stile, nella sede nazionale del Pt a San Paolo. Il numero di osservazioni circostanziate contro procedura e sentenza in Brasile e allĺestero Ŕ molto alto, le prese di posizioni critiche non si contano, mentre varie forme di mobilitazione si moltiplicano nel paese in una situazione di estrema tensione. Ovviamente gli avvocati difensori di Lula hanno giÓ intrapreso le vie legali contro la sentenza. Si riporta la traduzione delle parole di Lula. (T.I.) segue

Sul Brasile v. anche i seguenti articoli, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg:

Il Senato straccia la legislazione del lavoro

Denunciato il presidente Temer

Il golpe che si Ŕ incagliato

Lula ringrazia per l'appoggio di massa ricevuto

La Lava Jato e lo Stato di diritto in Brasile

Centro America

Al Messico il ruolo di "portinaio" degli Usa?

si estende la penetrazione di Washington in tutta l'area

Una Conference on Prosperity and Security in Central America, promossa congiuntamente da Stati Uniti e Messico alla presenza di esponenti del mondo degli affari e dei rappresentanti dei governi di Guatemala, Honduras e Salvador, si Ŕ svolta a metÓ giugno a Miami. In realtÓ, pi¨ che discutere di prosperitÓ e sicurezza in Centro America, la conferenza mirava a disegnare le nuove strategie per una maggiore presenza militare di Washington e per l'aumento degli investimenti e della vendita di armi statunitensi nella regione. In questo contesto risulta cruciale il ruolo del governo di Pe˝a Nieto. Un documento sottoscritto in maggio da decine di organizzazioni sociali messicane, centroamericane e statunitensi denunciava la pericolosa deriva della politica di CittÓ del Messico: "In base a dichiarazioni ufficiose di funzionari del Ministero degli Esteri si pu˛ intuire che, in cambio del miglioramento della piattaforma di negoziato del Tlcan tra i due paesi, il governo messicano starebbe infine per concedere la realizzazione di operazioni ufficiali dell'esercito Usa su territorio nazionale". segue

Colombia

Le Farc dicono addio alle armi

ma i nemici della pace continuano a uccidere

"La nostra unica arma sarÓ la parola": questa frase di Rodrigo Londo˝o Timochenko segna il passaggio delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia alla lotta politica. Il 27 giugno a Mesetas (dipartimento del Meta) una cerimonia ha suggellato la conclusione della consegna delle armi individuali agli incaricati delle Nazioni Unite: con la loro fusione verranno costruiti tre monumenti. Al presidente Santos, che ringraziava le Farc per aver onorato i propri impegni, Londo˝o ha ricordato gli ex guerriglieri assassinati in questi ultimi mesi e ha denunciato la mancanza, da parte dello Stato, di azioni pi¨ decise per fermare gli omicidi di dirigenti sociali impegnati nel processo di pace. Chi non si rassegna a una soluzione politica del conflitto, infatti, continua a colpire. Tra le pi¨ recenti vittime il leader sindacale dell'Universidad del Valle Mauricio VÚlez Lˇpez, sequestrato e assassinato il 21 giugno nel dipartimento del Cauca. segue

Venezuela

Continua l'offensiva golpista

l'obiettivo Ŕ rendere ingovernabile il paese

Da quando, agli inizi di aprile, gli antichavisti hanno dato il via a una nuova seconda ondata di azioni destabilizzanti, sulla falsariga di quanto avvenuto nel 2014, i morti sono giÓ 75. Atti di violenza, saccheggi, incendi di edifici pubblici, distruzioni di autobus si susseguono quasi quotidianamente, ad opera di bande organizzate che agiscono con tattiche militari. I tentativi di dialogo sono falliti per l'atteggiamento intransigente dell'opposizione, all'interno della quale le frange estremiste hanno da tempo preso il sopravvento: l'obiettivo Ŕ quello di rendere ingovernabile il paese per giustificare un golpe (poco probabile per˛, data la lealtÓ finora dimostrata dalle forze armate alla Repubblica Bolivariana) o un intervento esterno di tipo "umanitario". Quanto alla maggioranza della popolazione, appare nettamente divisa in due: lo evidenziano le grandi manifestazioni contrapposte come quelle che il 19 aprile a Caracas hanno portato in piazza, da una parte e dall'altra, centinaia di migliaia di persone. Alle tensioni interne si aggiungono le pressioni dei governi di destra del continente (Stati Uniti in testa), appoggiati dall'apparato mediatico internazionale. segue

Sull'argomento v. anche:

La ˙ltima opciˇn del pen˙ltimo Maduro

Venezuela y los intelectuales de izquierda

┐QuiÚn es el enemigo, camaradas de Marea Socialista?

Cumbre de la OEA deja abierta fisura en el hemisferio

Messico

Nasce il Concejo IndÝgena de Gobierno

MarÝa de Jes˙s Patricio MartÝnez sarÓ la portavoce

"Una sollevazione indigena non violenta". Cosý il Cni (Congreso Nacional IndÝgena) e l'Ezln hanno definito la costituzione del Concejo IndÝgena de Gobierno, al termine di un'assemblea a San Cristˇbal de las Casas (Chiapas) che ha visto la partecipazione di 1.252 rappresentanti di diverse comunitÓ e 230 delegati zapatisti. Portavoce del Concejo, composto da 71 membri, Ŕ stata designata l'indigena nahuatl MarÝa de Jes˙s Patricio MartÝnez (nella foto), che sarÓ anche candidata indipendente alle presidenziali del 2018. Originaria di Tuxpan, nello Stato di Jalisco, l'erborista MarÝa Patricio MartÝnez dirige la Calli Tecolhuacateca Tochan, una Casa della Salute in cui si applica la medicina tradizionale. "Ribadiamo che solo nella resistenza e nella ribellione abbiamo incontrato le strade possibili per continuare a vivere, che in esse vi Ŕ la chiave non solamente per sopravvivere nella guerra del denaro contro l'umanitÓ e contro la nostra Madre Terra, ma per rinascere insieme a ogni seme che spargiamo, con ogni sogno e con ogni speranza che si va materializzando in grandi regioni in forme autonome di sicurezza, di comunicazione, di governi indipendenti, di protezione e difesa dei territori - si legge in un comunicato congiunto del Cni e dell'Ezln. segue

Sull'argomento v. anche:

Llegˇ la hora

MarÝa de Jes˙s Patricio, la vocera del CIG

"Un alzamiento indÝgena no violento"

Argentina

Uccisa testimone contro i repressori

nuovo crimine dei responsabili del terrorismo di Stato

E' stata trovata morta il 19 maggio nella sua casa di Cˇrdoba, con segni di colpi in testa e un cavo attorno al collo. La polizia parla di omicidio a scopo di rapina, ma l'ipotesi appare poco probabile, anche perchÚ l'abitazione era in perfetto ordine. Elsa Marta Sosa era stata testimone e parte civile in diversi processi per violazione dei diritti umani nella provincia di Mendoza. Era la moglie di Aldo Fagetti, desaparecido nel febbraio 1976 durante il mandato di Isabelita Perˇn, dopo essere stato sequestrato da una pattuglia di agenti e militari. Dopo anni di lotta Elsa Sosa aveva ottenuto nel 2007 che il giudice Acosta chiedesse alla Spagna l'estradizione di Isabelita (richiesta poi respinta da Madrid). Elsa non Ŕ la prima a pagare con la vita la battaglia per la giustizia: la sua vicenda ricorda quella di Silvia Suppo, assassinata a pugnalate in pieno giorno nel 2010. Sequestrata durante la dittatura, al ritorno della democrazia Silvia aveva denunciato le torture subite e la scomparsa del suo compagno, Reinaldo Hammeter, e la sua testimonianza era stata fondamentale nei processi contro i repressori della provincia di Santa Fe. segue

Nella foto: manifestazione contro l'impunitÓ in Plaza de Mayo

Sull'argomento v. anche:

Somos Ústos

Impunidad

Paraguay

Proteste contro la riforma costituzionale

il presidente Cartes rinuncia a ricandidarsi nel 2018

Il presidente Horacio Cartes, del Partido Colorado, ha deciso di non ricandidarsi alle elezioni del prossimo anno. Rinuncia dunque alla battaglia per la modifica della Costituzione, che attualmente proibisce l'esercizio di pi¨ mandati anche non consecutivi. L'emendamento che consentirebbe la rielezione Ŕ fortemente osteggiato da una parte dell'opposizione, in particolare dal Plra, il Partido Liberal Radical AutÚntico. E' sostenuto invece dal Frente Guazú che promuove la candidatura dell'ex presidente Fernando Lugo, destituito da un colpo di Stato istituzionale nel 2012. Il 31 marzo, dopo l'approvazione dell'emendamento da parte del Senato, le proteste nel centro di Asunciˇn erano state duramente represse dalle forze di sicurezza, provocando una trentina di feriti. Un gruppo di manifestanti era riuscito a penetrare nell'edificio del Congresso, appiccando un incendio. All'alba del giorno dopo la polizia aveva fatto irruzione nella sede del Plra, uccidendo il leader giovanile Rodrigo Quintana. segue

Sull'argomento v. anche:

Los alcances del estallido paraguayo

La metßfora del Congreso en llamas

Sud America

Negazionisti all'attacco

minacce e intimidazioni contro i difensori dei diritti umani

In Argentina il processo giudiziario per i crimini di lesa umanitÓ si trova in "stato d'emergenza" per i sempre maggiori ostacoli che si frappongono ai giudizi contro gli ex repressori. Questa la denuncia emersa da un incontro di magistrati, avvocati, parlamentari e rappresentanti degli organismi in difesa dei diritti umani che si Ŕ tenuto il 10 aprile. Nel paese che pi¨ di tutti aveva progredito nel perseguire il terrorismo di Stato si registra un preoccupante arretramento. "Il processo di memoria, veritÓ e giustizia ha smesso di essere una politica di Stato - afferma l'avvocata Elizabeth Gómez Alcorta - L'esecutivo ha smantellato quasi tutte le strutture che affiancavano cause penali e magistrati nella ricerca di testimoni e informazioni". "Mancano i giudici e mancano gli spazi fisici per portare avanti le udienze", segnala Angeles Ramos, della Procuraduría de Crímenes contra la Humanidad. segue

Sull'argomento v. anche:

Argentina, ôPretenden borrar la memoriaö

Uruguay, en deuda con la justicia

Sud America

Gli Usa rafforzano la loro presenza

sotto assedio i paesi considerati ostili

Con la destra al potere nei due principali paesi sudamericani (elezione di Macri in Argentina, golpe istituzionale in Brasile) si registrano preoccupanti segnali di un ritorno al passato. In particolare assistiamo a una rinnovata presenza, militare e politica, degli Stati Uniti nella regione. Pochi mettono in dubbio il ruolo svolto da Washington nel pilotare la destituzione di Dilma Rousseff. Le compagnie petrolifere Usa da tempo miravano al controllo del cosiddetto prÚ-sal, i ricchi giacimenti petroliferi sottomarini il cui sfruttamento era stato riservato, dai governi Lula e Rousseff, a Petrobras. E infatti una delle prime decisioni del presidente illegittimo Temer Ŕ stata quella di aprire lo sfruttamento di tali risorse alle imprese private transnazionali. Intanto proseguono le trattative per la cessione agli Stati Uniti della base spaziale di AlcÔntara, nello Stato di Maranhão, tra lĺopposizione delle popolazioni locali. Analoga situazione in Argentina, dove Mauricio Macri sta consegnando il paese nelle braccia di Washington. segue

Ecuador

LenÝn Moreno Ŕ il nuovo presidente

sconfitto al secondo turno l'ex banchiere Guillermo Lasso

Lenín Moreno, candidato di Alianza País, Ŕ il nuovo presidente dell'Ecuador. Il 2 aprile ha sconfitto al secondo turno, con il 51 per cento dei consensi, le proposte neoliberiste dell'ex banchiere Guillermo Lasso, della coalizione di destra Creo-Suma. "Alla fine del mio mandato voglio poter dire che Ŕ stata sradicata la denutrizione infantile, l'estrema miseria, la corruzione e la mancanza di imprenditoria giovanile", ha dichiarato il vincitore, che ha poi ringraziato Rafael Correa "per essere stato il leader con il quale il popolo ecuadoriano ha recuperato fiducia e orgoglio nazionale". La vittoria Ŕ stata proclamata ufficialmente dalle autoritÓ del Consejo Nacional Electoral e la regolaritÓ delle consultazioni Ŕ stata confermata dagli osservatori internazionali dell'Unasur, dell'Oea e dell'Unión Interamericana de Organismos Electorales. Nonostante questo, Lasso continua a non riconoscere il risultato e a denunciare presunti brogli, invitando i suoi sostenitori a scendere in piazza. segue

Latinoamerica-online.it anno XVII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04