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Trump vs la democracia, Pompeo vs Cuba

La scomparsa di Osvaldo Chato Peredo

Si è spento il 12 gennaio, a Santa Cruz, Osvaldo Chato Peredo Leigue, uno degli ultimi protagonisti della guerriglia guevarista in Bolivia. Era nato nel 1941 a Trinidad, nel dipartimento del Beni, ed era fratello di Coco e Inti, compagni di lotta di Guevara a Ñancahuazú (il primo morì in combattimento nel settembre del 1967; il secondo - sfuggito alla cattura dopo la sconfitta del gruppo guerrigliero - venne assassinato due anni dopo dalle forze repressive a La Paz). Dopo l'uccisione di Inti, Chato Peredo si assunse il compito di proseguire la battaglia dell'Ejército de Liberación Nacional, come raccontò lui stesso nel libro Volvimos a la montañas. Nel 2017 a Milano, in un'intervista presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, spiegava: "Nel 1970 raggiungemmo la selva con una colonna guerrigliera di 67 giovani sotto il mio comando: fu la cosiddetta Guerriglia di Teoponte, che nelle nostre intenzioni era la continuazione di quella del Che. Ci sconfissero militarmente, però già allora questa guerriglia aveva una caratteristica molto importante: la struttura di comando era fondamentalmente indigena e contadina. L’unico bianco ero io. Gli altri, Vilca, il comandante in seconda, Mamani, eccetera, tutti erano dirigenti indigeni e in gran parte campesinos. Furono gli antesignani del processo che stiamo vivendo oggi: un governo indigeno". segue


Venezuela, dall’Essequibo il pericolo di un’altra guerra per il petrolio

Questa volta vogliamo parlarvi di una disputa di confine, un contenzioso storico che potrebbe dare inizio a una nuova e devastante guerra del petrolio. Parliamo delle acque dell’Essequibo, contese tra Guyana e Venezuela. Un’area pari ai due terzi della minuscola Guyana il più piccolo paese sudamericano di lingua inglese: il terzo stato “sovrano” più piccolo dell’America Meridionale dopo Uruguay e Suriname. Ha una popolazione di 780.000 abitanti e si estende per 215.000 chilometri quadrati. Ex colonia olandese e poi britannica, è l’unico paese del Sudamerica a essere di lingua inglese. Come sempre, per capire, bisogna ricorrere alla storia che, per i popoli del sud, è storia di oppressione coloniale oltreché di lotta di classe, per cui la dicitura di stato “sovrano” va messa tra virgolette: non a caso, quella di una seconda indipendenza è una bandiera ancora fortemente attuale in America Latina (e non solo).(G.C.) segue


Cuba, avviata l'unificazione monetaria

Dal primo gennaio il peso convertible (Cuc, pari a un dollaro) ha smesso di circolare lasciando posto unicamente al peso cubano (Cup), al cambio ufficiale di 24 pesos per un dollaro. L'unificazione monetaria era una delle misure previste all'interno delle riforme economiche promosse da Raúl Castro ed era stata annunciata già sette anni fa. Questo cambiamento "metterà il paese in migliori condizioni per portare a termine le trasformazioni richieste dall'attuazione del nostro modello economico e sociale, garantendo a tutti i cubani la maggiore uguaglianza di opportunità, diritti e giustizia sociale", ha affermato il presidente Díaz-Canel. Il nuovo ordinamento monetario è accompagnato da una revisione di salari e pensioni e dall'eliminazione di sussidi ritenuti eccessivi, mentre vengono mantenuti i prezzi centralizzati per alcuni prodotti e servizi di base quali combustibili, elettricità e latte per l'alimentazione infantile. L'abolizione della doppia moneta "non costituisce la soluzione magica a tutti i problemi presenti nella nostra economia. Tuttavia favorirà la creazione delle condizioni necessarie per avanzare in maniera più solida", ha avvertito Díaz-Canel. La riforma "non è priva di rischi, uno dei principali è che si produca un'inflazione superiore a quella pronosticata, acutizzata dall'attuale deficit dell'offerta", ha aggiunto, assicurando comunque che non saranno consentite speculazioni sui prezzi e che i trasgressori andranno incontro a severe sanzioni. segue


Brasile, il punto sul vaccino

In questo periodo surreale in cui ogni giorno la realtà supera la fantasia, il Brasile oltrepassa i 200.000 morti e sfiora gli otto milioni di contagiati. Il governo federale non ha un piano di vaccinazioni, il ministro della Salute, generale in attiva, non dà segno di iniziativa, un presidente è negazionista. Tuttavia in questo paese, che spesso sorprende per le sue contraddizioni fra capacità costruttrici e abissi di devastazioni, i due principali istituti sieroterapici pubblici da mesi lavorano con tutto il personale a ritmo intenso. La Fiocruz/Fondazione Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro collabora con Oxford e AstraZeneca e il Butantan di San Paolo con la cinese Sinovac, entrambi con progetto di produzione in loco. Alcuni Stati, come anche alcuni paesi latinoamericani, portano avanti accordi per acquistare il vaccino russo Sputnik. Oggi, nella giornaliera conferenza stampa del governo di San Paolo sull’andamento epidemico, sono stati resi pubblici i risultati della sperimentazione conclusa del vaccino Coronavac. Nel corso dei mesi passati dalle autorità federali erano stati posti non pochi intralci, trattandosi di un vaccino… cinese, cosa che ha imposto qualche rallentamento. (T.I.) segue

Approfondimenti sul Brasile a cura di Teresa Isenburg a questo link


Argentina, approvata la legalizzazione dell'aborto

Giornata storica in Argentina: dopo anni di battaglie e di mobilitazione dei movimenti femministi, il Congresso ha approvato la legalizzazione dell'aborto. L'interruzione volontaria della gravidanza esce finalmente dalla clandestinità: sarà consentita fino alla quattordicesima settimana di gestazione e ne sarà garantita la copertura integrale e gratuita nel sistema sanitario. Potranno ricorrervi, senza chiedere alcuna autorizzazione, anche le ragazze a partire dai sedici anni, mentre sotto quella età sarà necessaria l'assistenza di almeno uno dei genitori o del rappresentante legale. E' prevista l'obiezione di coscienza per gli operatori sanitari, ma gli ospedali dove non vi siano medici disposti all'intervento dovranno trovare altre strutture in grado di garantirlo. Il sì del Senato (la Camera aveva già votato a favore l'11 dicembre) è venuto all'alba del 30 dicembre dopo ore di dibattito ed è stato accolto con emozione dalle tantissime donne che a lungo avevano atteso di fronte al Parlamento e nelle vie adiacenti. Un solo grido si è propagato tra la folla che sventolava i fazzoletti verdi, il colore della campagna: ¡Lo logramos! Delusione si leggeva invece sui volti degli oppositori, anch'essi presenti in piazza con bandiere celesti, croci, rosari, foto di ecografie e un grande feto di cartone. segue


Venezuela, netta vittoria del Gran Polo Patriótico

"Ancora una volta hanno vinto la Costituzione e la pace". Con queste parole il presidente Maduro ha salutato la netta vittoria del Gran Polo Patriótico (la coalizione formata dal Psuv e da altri movimenti progressisti) nelle legislative del 6 dicembre. Il Gpp ha superato il 69% di voti, conquistando 253 seggi su 277: riprende così il controllo dell'Asamblea Nacional ribaltando il risultato del 2015. L'alleanza dei vecchi partiti tradizionali Acción Democrática e Copei, con l'aggiunta di Cambiemos, Avanzada Progresista, El Cambio, ha ottenuto meno del 19%, mentre l'altro raggruppamento d'opposizione, composto da Venezuela Unida, Primero Venezuela e Voluntad Popular Activistas (frazione di Voluntad Popular), poco più del 4%. Il Partido Comunista de Venezuela ha raggiunto il 2,7%. Percentuali minori per tutte le altre liste (erano iscritte ben 107 organizzazioni politiche, in gran parte antichaviste). Sostanzialmente bassa l'affluenza alle urne (31%): questo dato sarà sicuramente sfruttato dalla propaganda dell'autoproclamato presidente Juan Guaidó, sostenuto da Stati Uniti, Unione Europea e Grupo de Lima. Guaidó aveva invitato a disertare le urne definendo il voto "una frode". Tra quanti si erano schierati per il boicottaggio anche l'ex candidato presidenziale Capriles Radonski, che in un primo tempo si era detto pronto a partecipare alle elezioni. A fargli cambiare opinione la decisione di Bruxelles, che adducendo motivi pretestuosi aveva respinto l'invito a inviare una delegazione di osservatori. segue


Guatemala, migliaia in piazza contro il pacto de corruptos

Nel 2015 vaste mobilitazioni contro la corrotta classe politica al potere portarono alle dimissioni, e poi all'arresto, del presidente Pérez Molina. Cinque anni dopo la protesta popolare è tornata protagonista con le "giornate di novembre", scatenate dall'approvazione da parte del Congresso del bilancio preventivo per il 2021. Un bilancio che, pur aumentando l'indebitamento pubblico, era volto in gran parte a beneficiare il settore privato. Non venivano incrementati invece gli esigui finanziamenti alla sanità, all'istruzione, ai programmi sociali in un paese in cui circa il 60% della popolazione vive in condizioni di povertà. E addirittura venivano ridotti i fondi destinati alla Procura per i Diritti Umani e alla lotta contro la denutrizione (di cui soffre quasi la metà dei bambini sotto i cinque anni). Quest'anno, ad aggravare la situazione, è sopraggiunta la drammatica crisi sanitaria dovuta al Covid. Con oltre 4.000 morti e quasi 120.000 contagiati, il Guatemala è tra i paesi della regione più colpiti dalla pandemia. I suoi ospedali sono al collasso, medici e infermieri denunciano la carenza di farmaci e di dispositivi di protezione. Dei 3.800 milioni di dollari di aiuti stanziati per i settori più colpiti, i destinatari hanno ricevuto solo il 15%: il resto si è perso nei meandri della corruzione. segue


Perú, rivolta popolare in difesa della democrazia

E' durata meno di una settimana l'avventura golpista di Manuel Merino, il presidente del Congresso chiamato a sostituire il capo dello Stato Martín Vizcarra. Quest'ultimo il 9 novembre era stato destituito dall'incarico per "incapacità morale permanente" con l'accusa di aver ricevuto tangenti da due imprese costruttrici tra il 2011 e il 2014, quando era governatore del dipartimento di Moquegua. La destituzione di Vizcarra è stata decisa attraverso un voto parlamentare contro i dettami della Costituzione, che contempla la possibilità di aprire un processo politico al presidente solo se questi si rende colpevole di alto tradimento, impedisce lo svolgimento delle elezioni, scioglie il Congresso al di fuori dei casi espressamente previsti oppure ostacola il funzionamento degli organismi elettorali. In settembre un primo tentativo di deporre Vizcarra, per la presunta contrattazione irregolare di un collaboratore del suo governo, non aveva raggiunto gli 87 voti necessari. Questa volta il risultato è stato diverso: 105 parlamentari si sono pronunciati a favore della destituzione, soltanto 19 hanno votato contro e quattro si sono astenuti. Personaggi tra i più corrotti del paese si sono atteggiati a moralizzatori per silurare il presidente: i membri del partito di Keiko Fujimori, dell'Unión por el Perú di Antauro Humala e di Podemos Perú (il cui leader, José Luna Gálvez, diventato miliardario grazie al business delle università di bassa qualità, era stato arrestato giorni prima). Nonostante Vizcarra non si fosse mai discostato da una politica economica neoliberista e dall'allineamento a Washington, il suo tentativo di promuovere riforme anticorruzione aveva acceso il segnale d'allarme nello schieramento di destra, già screditato da innumerevoli scandali. segue


Il volto nascosto della guerra in Colombia

Essere nascosta dalla cronaca pare essere il destino della Colombia da sempre. Un paese che viene semplificato citando da un lato Gabo, e tutta la narrazione latinoamericana che ruota attorno ai cento anni di solitudine a cui questa terra irrigata dal sangue pare essere destinata, e dall’altra la cocaina, Escobar e l’altrettanta narrazione, direi tossica per un usare un termine adeguato. La Colombia è ovviamente molto di più, ma non è il mio paese di origine e la sua complessità meriterebbe un’attenta disamina. Così ho pensato fosse più utile provare a cercare di capire perché la Colombia è fuori dal radar della comunicazione, anche giornalistica, nonostante tutto ciò che sta accadendo, nonostante la quantità di video che circolano, di denunce, di note, di urla di dolore. E cosa potremmo fare. E vorrei provare a farlo guardando gli interessi dell’Unione Europea rispetto a questo paese che rappresenta una quota di mercato enorme nel continente latinoamericano. Un paese caratterizzato da una economia che viaggia su due binari paralleli, con una divaricazione enorme tra la tecnologia di alto livello a cui riesce ad accedere, e le zone rurali in cui pare che nulla sia cambiato dai tempi di Macondo e delle multinazionali delle banane. (A.C.) segue


Cile, archiviata la Costituzione di Pinochet

Migliaia di persone hanno riempito Plaza Dignidad a Santiago alla diffusione dei primi risultati dello storico referendum per una nuova Costituzione. Una festa spontanea di massa, la consacrazione della fine della Carta Magna imposta nel 1980 dalla dittatura. L'opzione Apruebo ha raggiunto il 78,2% e praticamente la stessa percentuale (78,9) la scelta di una Convención Constitucional costituita al cento per cento da costituenti neoeletti, contro l'ipotesi di una Convención Mixta formata per il 50% dagli attuali parlamentari. Particolare non da poco, metà dei seggi della Costituente sarà occupata da donne. Dopo questo primo passo, l'11 aprile 2021 verranno eletti i membri della Costituente, infine i cileni saranno chiamati nuovamente alle urne nel 2022 per ratificare i nuovi articoli costituzionali. Una trasformazione profonda dello scenario politico cileno, che segna la crisi dei partiti tradizionali. Compresi quelli della Concertación che, pur governando dal 1990 al 2010 e ancora dal 2014 al 2018, non riuscirono a liquidare la pesante eredità di Pinochet. segue


Bolivia, "Abbiamo recuperato la democrazia"

Una vittoria schiacciante, che blocca sul nascere ogni tentativo di brogli da parte della destra per impedire il ritorno del Mas al governo. L'ex ministro dell'Economia Luis Arce Catacora ha trionfato nelle presidenziali di domenica 18 ottobre con il 55,1% dei voti, contro il 28,8% dell'ex presidente Carlos Mesa (Comunidad Ciudadana) e il 14% del leader dell'estrema destra di Santa Cruz, Fernando Camacho (Creemos). Il Movimiento al Socialismo mantiene inoltre la maggioranza nei due rami dell'Asamblea Legislativa. L'affluenza è stata altissima: oltre l'88%. La data del 18 ottobre era stata fissata dopo tanti rinvii, grazie alla forte mobilitazione dei movimenti sociali e della Cob, che nei mesi scorsi avevano realizzato massicce proteste e lunghi blocchi stradali. "Abbiamo recuperato la democrazia e soprattutto abbiamo recuperato la speranza": queste le prime dichiarazioni di Arce. Lo attende un compito non indifferente, quello di arginare la recessione provocata dai provvedimenti del regime golpista e dalle conseguenze della pandemia (l'economia, secondo alcune stime, ha subito un calo dell'11%). Una sfida che potrà essere vinta solo ripristinando il modello economico che aveva portato, nel periodo Morales, a una crescita elogiata perfino da The Wall Street Journal, a una drastica riduzione della povertà e al tasso di disoccupazione più basso dell'intera regione. Successi ottenuti in base a un semplice schema, che Arce riassumeva così: "Abbiamo posto l'economia al servizio del popolo. Ascoltare, capire ed eseguire quello che il popolo chiede e di cui ha bisogno". segue

Sul golpe in Bolivia v. il recente libro di Stella Calloni: Washington ordenó, OEA ejecutó


Mafalda la contestataria rimane orfana

Mafalda, la bambina anticonformista che con le sue fulminanti battute metteva in luce le contraddizioni e le incoerenze degli adulti, è rimasta orfana. Il disegnatore Quino, Joaquín Salvador Lavado Tejón il suo vero nome, si è spento il 30 settembre a Mendoza, la città in cui era nato nel 1932 da genitori spagnoli emigrati in Argentina. A Mendoza Quino cominciò a frequentare l'Escuela de Bellas Artes, che abbandonò ben presto per dedicarsi al fumetto. Nel 1954 si trasferì a Buenos Aires e le sue prime vignette uscirono nel settimanale Esto Es. Dal 1957 collaborò con vari periodici tra cui Rico Tipo e Tía Vicenta, realizzando la sua prima esposizione nel 1962 e pubblicando l'anno successivo il suo primo libro, Mundo Quino. Nel frattempo lavorava alle illustrazioni per alcune campagne pubblicitarie. E fu proprio per una marca di elettrodomestici che ideò il personaggio di Mafalda, che peraltro non venne mai utilizzato dal committente. Le prime strisce di Mafalda apparvero su Gregorio, supplemento umoristico della rivista Leoplán, uscendo poi regolarmente - dal 29 settembre 1964 - sul settimanale Primera Plana. L'anno seguente approdarono sul quotidiano El Mundo (e alla chiusura di questo sul periodico Siete Días). segue

Nella foto: Mafalda e i suoi amici a Buenos Aires (foto di T. Quaianni)


Negli Usa sterilizzazione forzata a migranti latinoamericane

E' stata Dawn Wooten, un'infermiera che ha lavorato presso l'Irwin County Detention Center (un centro di detenzione per migranti in Georgia), a sollevare il caso: numerose donne latinoamericane rinchiuse nella struttura avrebbero subito interventi di isterectomia senza il loro consenso e senza alcuna giustificazione clinica. Il Centro è amministrato dall'impresa privata LaSalle Corrections, contrattata dall'istituzione governativa statunitense Immigration and Customs Enforcement. L'accusa di Wooten è corroborata dalla testimonianza di alcune migranti, una delle quali ha paragonato il Centro a "un campo di concentramento in cui si fanno esperimenti sulle persone" (uno dei medici implicati viene indicato con il significativo soprannome di "collezionista di uteri"). La denuncia, appoggiata da diverse organizzazioni in difesa dei diritti umani, parla anche di condizioni igieniche pessime in un periodo di massima diffusione del contagio da Covid-19. Immediata la reazione del governo messicano: un comunicato del Ministero degli Esteri afferma che è stata "sollecitata informazione dettagliata alle autorità al fine di chiarire gli eventuali danni a cittadine messicane", annunciando il ricorso a "strumenti diplomatici e giuridici" per chiarire quanto accaduto. Anche negli Stati Uniti la notizia non ha lasciato indifferenti: 173 congressisti hanno chiesto l'immediata apertura di un'indagine in merito e la presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi, ha dichiarato che "se sono vere le spaventose condizioni descritte nella denuncia, comprese le accuse di isterectomie di massa a donne migranti vulnerabili, si tratta di una violazione spaventosa dei diritti umani". segue


Colombia, Alvaro Uribe agli arresti domiciliari

Fino al 4 agosto "in Colombia esisteva una specie di tabù secondo il quale un ex presidente, un uomo potente e influente non poteva essere citato dalla giustizia e tantomeno privato della libertà. Questo mito è stato abbattuto dalla Corte Suprema". Così Iván Cepeda, del Polo Democrático Alternativo, ha commentato gli arresti domiciliari decretati nei confronti dell'ex capo dello Stato Alvaro Uribe, sospettato di frode processuale. Tutto parte dalla causa intentata contro lo stesso Cepeda nel 2012: Uribe lo accusava di aver montato un complotto contro di lui, "manipolando testimoni" e ottenendo false dichiarazioni di ex paramilitari che lo coinvolgevano nelle attività criminali dei gruppi dell'estrema destra. Ma la Corte, dopo aver scagionato Cepeda, nel 2018 apriva un'indagine proprio contro Uribe con la stessa accusa. E in seguito decideva di dare nuovo impulso a una serie di indagini sulle azioni dei paramilitari nella seconda metà degli anni Novanta, quando Uribe era governatore del dipartimento di Antioquia: le stragi di El Aro e de La Granja, avvenute nel municipio di Ituango, e l'uccisione dell'avvocato Jesús María Valle, che aveva denunciato i responsabili di tali crimini. L'ex presidente è stato citato a dichiarare per questi fatti, anche se - con una mossa a sorpresa - ha rinunciato al suo seggio di senatore chiedendo (e ottenendo) che tutte le inchieste a suo carico passassero dall'Alta Corte, competente in caso di parlamentari, alla Procura Generale, dove conta sicuri appoggi. segue


Guyana, vittoria della sinistra alle elezioni

Gli abitanti della Co-operative Republic of Guyana avevano votato il 2 marzo, ma la proclamazione del vincitore è arrivata solo cinque mesi dopo: nelle presidenziali si è imposto Mohamed Irfaan Ali, della formazione di sinistra Ppp/C (People's Progressive Party/Civic). Il ritardo nel riconoscimento dei risultati è dovuto al tentativo del presidente uscente, l'ex militare David Arthur Granger sostenuto dalla coalizione Apnu/Afc, di ottenere la riconferma grazie ai brogli. Un tentativo maldestro: la verifica ha permesso di scoprire circa 4000 schede non conteggiate a favore dell'opposizione attribuendo così il trionfo al Ppp/C, che ha anche conquistato la maggioranza dei seggi della National Assembly. segue


Brasile: "Così in cielo come in terra"

All’inizio degli anni ’70, nell’oscurità delle tenebre dittatoriali, uscì un documento che ha lasciato il segno. Era Eu ouvi os clamores do meu povo/Ho ascoltato le grida del mio popolo, redatto da un gruppo di vescovi cattolici. Uno degli estensori era stato il missionario spagnolo D. Pedro Casaldaliga. La sua diocesi di São Félix do Araguaia era immersa al centro del sertão, zona di conflitto, di lotte per la terra, guerriglie e miseria. Casaldaliga si legò con questo popolo, lo difese, lottò al suo fianco, lo organizzò, non lo catechizzò. La sua religiosità e la sua azione nascevano dalle aggregazioni popolari. E così ha continuato per decenni. Dal suo popolo fu considerato un profeta che, partendo dalle sue grida, seppe collegare la dura realtà della terra alle speranze del cielo.

José Luiz Del Roio, San Paolo, 9 agosto 2020

D. Pedro Casaldaliga, nato il 16 febbraio 1928 a Balsareny in Catalogna, entrò nella Congregazione Claretiana nel 1943; venne ordinato sacerdote nel 1952, nel 1968 si traferì in Amazzonia. Nel 1971, sotto il pontificato di Paolo VI, venne nominato vescovo. L’11 ottobre 1976 a Ribeirão de Cascalheira, in Mato Grosso, il responsabile della Compagnia di Gesù in America Latina João Bosco Burnier che, insieme a Casaldaliga, prestava assistenza in un commisariato di polizia a due contadine arrestate e torturate, veniva freddato da un poliziotto, avendo frapposto il proprio corpo per difendere il bersaglio predestistinato, Casaldaliga. Minacciato di espulsione, la permanenza di Casaldaliga in Brasile fu possibile per la decisa presa di posizione dell’arcivescovo D. Paulo Evaristo Arns, che già aveva mostrato la propria fermezza contro la dittatura nei grandi atti interreligiosi dell’anno precedente. Casaldaliga rimase a São Félix do Araguaia per lunghi anni, fermo nella difesa e nella costruzione della giustizia sociale. Fino alla fine dei suoi giorni ha alzato senza timore la propria voce per denunciare le derive autoritarie e antisociali, soprattutto degli ultimi quattro anni. Per comunicare, aveva scelto la lingua universale e senza tempo della poesia. Si è spento l’8 agosto 2020 a Batatais/San Paolo. (J.D.)


Uruguay, verso la restaurazione

Ley de Urgente Consideración: si chiama così perché il Parlamento ha a disposizione solo 90 giorni per discuterla. In così breve tempo deputati e senatori hanno dovuto esaminare circa 500 articoli di una mega proposta di legge che configura un paese nettamente spostato a destra. Voluta dal governo del presidente Luis Lacalle Pou (Partido Nacional), entrato in funzione il primo marzo, la legge è stata approvata l'8 luglio dal Senato dopo il via libera dei deputati la settimana precedente. Secondo il Frente Amplio le nuove normative costituiscono un passo indietro in materia di diritti. Basta un'occhiata ai temi più controversi per convalidare questo giudizio. In campo sindacale viene limitato il diritto di sciopero, che potrà essere esercitato solo permettendo a quanti non aderiscono di recarsi al lavoro e garantendo agli imprenditori il libero accesso agli stabilimenti. Proibiti i picchetti che "impediscano la libera circolazione" e le occupazioni delle fabbriche. segue


Repubblica Dominicana, finisce il lungo dominio del Pld

La parola Cambio ha sedotto l'elettorato della Repubblica Dominicana, che domenica 5 luglio ha eletto presidente al primo turno Luis Abinader, del Partido Revolucionario Moderno. Finisce così il lungo dominio del Partido de la Liberación Dominicana, al governo ininterrottamente da sedici anni (prima con Leonel Fernández e poi con l'attuale capo dello Stato, Danilo Medina). La lunga gestione del potere ha indebolito l'immagine del Pld, accusato a più riprese di corruzione: esponenti di primo piano sono stati coinvolti nello scandalo Odebrecht, l'impresa brasiliana che versava tangenti a innumerevoli paesi per ottenere lucrosi appalti. E a intaccare ulteriormente la popolarità del partito è stata la spaccatura dello scorso anno quando Fernández, dopo aver denunciato brogli nelle primarie che avevano indicato come candidato Gonzalo Castillo, era uscito dando vita a una nuova formazione, Fuerza del Pueblo. Le difficoltà che il Pld avrebbe incontrato in questo voto erano apparse chiare già in febbraio quando migliaia di persone, soprattutto giovani, si erano mobilitate per protestare contro le autorità elettorali, che avevano deciso la cancellazione delle consultazioni municipali già in corso, a causa di un difetto del sistema. Le spiegazioni erano state giudicate pretestuose e si era insinuato il sospetto che si volesse impedire una vittoria delle opposizioni. segue

 

Latinoamerica-online.it anno XVIII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04