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Perú

La lotta contro il progetto Tía María

Nonostante la decisione presa a metà maggio dalla Southern Copper, filiale del Grupo México, di sospendere per sessanta giorni il contestato progetto minerario Tía María e di intavolare un dialogo con gli oppositori, la resistenza continua. I presunti benefici che - a detta della compagnia - verrebbero dallo sfruttamento dei giacimenti di rame a cielo aperto nella Valle di Tambo (dipartimento di Arequipa) non convincono gli abitanti, ben consapevoli dei rischi per l'ambiente e per l'agricoltura, principale mezzo di sostentamento della regione. Per questo, fin dal 23 marzo hanno dato vita a mobilitazioni, scioperi e blocchi stradali. La risposta delle autorità è stata una dura repressione, la dichiarazione dello stato d'emergenza e la militarizzazione della zona. Gli scontri tra manifestanti e polizia hanno provocato quattro morti (tre dimostranti e un agente) e decine di feriti. Lungi dal placarsi, le proteste si sono estese ad altre regioni del paese e hanno raggiunto anche la capitale. segue

Nella foto: manifestazione contro il progetto minerario. Sul Perú v. anche l'articolo: Lento avance en materia de Derechos Humanos

Cuba

"Un semplice atto di giustizia"

"Cuba ha dovuto aspettare 33 anni per il semplice atto di giustizia che è stato portato a termine questo venerdì, quando il Dipartimento di Stato nordamericano ha ufficializzato l'uscita del nostro paese dalla lista dei paesi promotori del terrorismo internazionale". Così il Granma del 29 maggio dà notizia della risoluzione di Washington. Un concetto ribadito dalla televisione statale, che ha ricordato: "Per decenni siamo stati vittime del terrorismo e anzi i nostri servizi di informazione hanno collaborato per evitare atti terroristici contro gli Stati Uniti". segue

Nella foto: Josefina Vidal, capo delegazione cubana. Su Cuba v. anche l'articolo: Cuba exportará a Estados Unidos vacuna contra cáncer de pulmón

Honduras

Squadroni della morte contro gli studenti

Aveva 18 anni ed era una testimone dell'omicidio della ragazzina Soad Ham. Per questo Alejandra Desiré Ordóñez aveva lasciato la scuola ed era sotto protezione, ma questo non ha fermato gli assassini che il 26 maggio l'hanno colpita a morte in una strada di Tegucigalpa. E' l'ultima vittima di una vera e propria strage di giovani che in marzo ha visto cadere Diana Yarely Mendoza Palao (21 anni), Elvin Antonio López (19), Darwin Josué Martínez (21) e appunto Soad Nicole Ham Bustillo, di appena tredici anni. Tutti avevano partecipato attivamente alle mobilitazioni contro il ministro dell'Istruzione, Marlon Escoto, che alle richieste degli studenti aveva risposto con la repressione e la militarizzazione degli istituti. Del resto è questa la politica del governo, che ha aumentato i fondi destinati alle forze dell'ordine e diminuito quelli per sanità ed educazione. segue

Nella foto: Soad Ham, la giovanissima studentessa vittima degli squadroni della morte

El Salvador

Una beatificazione light

Almeno 300.000 persone hanno assistito il 23 maggio, nella capitale salvadoregna, alla cerimonia di beatificazione di monsignor Arnulfo Romero. Alla funzione hanno assistito i massimi rappresentanti dello Stato, a cominciare dal presidente Sánchez Cerén. Era presente anche il sindaco di Santa Tecla, Roberto D'Aubuisson, figlio del fondatore del partito Arena indicato come il mandante dell'assassinio. Dalle popolazioni del Centro America l'arcivescovo di San Salvador era stato proclamato santo da anni. Ma la sua beatificazione arriva a 35 anni dalla morte, per le innumerevoli opposizioni incontrate anche da parte ecclesiastica. In una lettera del 21 maggio Leonel Herrera, segretario esecutivo dell'Arpas (Asociación de Radios y Programas Participativos de El Salvador), ricorda a papa Bergoglio il blocco sistematico attuato dai suoi predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, alla proclamazione del nuovo beato. segue

Sull'argomento v. anche l'articolo: "Haga patria, mate un cura"

Guatemala

In piazza contro la corruzione

Continuano le manifestazioni di protesta in tutto il paese contro la corruzione della classe governante. Migliaia di persone sono scese in piazza più volte nelle ultime settimane per chiedere le dimissioni dei vertici dello Stato, dopo lo scoppio di una serie di scandali che hanno coinvolto le alte sfere del potere. Il presidente Pérez Molina ha cercato di correre ai ripari destituendo il ministro dell'Interno, Mauricio López, considerato il suo braccio destro (al posto di López è stata nominata  Eunice Mendizábal), e i titolari dei dicasteri dell'Ambiente e dell'Energia. In precedenza era stata costretta alle dimissioni la vicepresidente Roxana Baldetti, sostituita dal giudice della Corte Costituzionale Alejandro Maldonado. A determinare la rinuncia di Baldetti il sospetto di un suo coinvolgimento in una rete di contrabbando su vasta scala. All'interno della stessa vicenda che ha colpito la vicepresidente, un altro nome eccellente è all'attenzione degli inquirenti: quello di Blanca Aída Stalling Dávila, membro della Corte Suprema, che avrebbe ricevuto tangenti per lasciare in libertà gli arrestati. segue

Nella foto: l'ex vicepresidente Roxana Baldetti

Argentina

Archiviata la denuncia contro Fernández

La Cassazione ha formalmente archiviato il 12 maggio la denuncia del defunto magistrato Alberto Nisman contro la presidente Fernández e altri dirigenti politici, accusati di aver voluto sottrarre alla giustizia i funzionari iraniani sospettati dell'attacco terroristico all'Amia. La Corte ha accolto la tesi del procuratore Javier de Luca, che nel suo rapporto sulle accuse di Nisman afferma: "Per quanto si passino in rassegna tutte le sue ipotesi più di una volta, non si riesce a trovare alcun reato da verificare e da dimostrare". E ancora: "Sostenere che firmare un trattato costituisce un piano criminale è un assurdo dal punto di vista giuridico". Il trattato è quello sottoscritto tra Buenos Aires e Teheran per permettere agli inquirenti di interrogare i cittadini iraniani in patria. L'accordo, approvato dal Congresso, in realtà non entrò mai in vigore perché dichiarato incostituzionale dalla giustizia argentina. segue

Nella foto: un'immagine dell'attentato all'Amia del 1994. Sull'Argentina v. anche l'articolo: Buitres, Nisman, DAIA: la ruta del dinero

Cile

Bachelet rinnova la squadra di governo

Dopo aver chiesto a tutti i suoi ministri di fare un passo indietro, l'11 maggio Michelle Bachelet ha rinnovato quasi totalmente la squadra di governo. Una manovra necessaria per fronteggiare la crisi di credibilità delle istituzioni, provocata da una serie di casi di corruzione in cui sono implicati esponenti sia della maggioranza che dell'opposizione. A minare fortemente la popolarità della presidente è stato il coinvolgimento, in uno di tali scandali, di suo figlio Sebastián Dávalos e della moglie di questi, Natalia Compagnon. "Abbiamo pensato a torto, adesso lo vediamo, che le leggi esistenti potessero limitare le attività criminali che oggi erodono la legittimità della democrazia. Non sempre abbiamo saputo, non ho saputo, condannare con forza e in tempo il modo eticamente incauto di fare affari che abbiamo conosciuto": così Bachelet aveva fatto autocritica, dopo aver ricevuto il rapporto di una commissione ufficiale da lei ordinata sui rapporti tra politica e denaro. segue

Nella foto: un corteo studentesco a Santiago. Sul Cile v. l'articolo: Marco Riquelme: seguir peleando

Uruguay

La politica filostatunitense di Tabaré

Critico verso Caracas, tiepido nei confronti dell'integrazione regionale e desideroso di stringere legami con gli Usa: è il governo di Montevideo nella gestione di Tabaré Vázquez. A inaugurare il nuovo corso era stato il vicepresidente Raúl Sendic, che aveva respinto le denunce del presidente venezuelano Maduro sull'appoggio statunitense ai piani golpisti dell'opposizione: "Non abbiamo elementi per accompagnare questa affermazione", aveva dichiarato Sendic. Analoga posizione ha manifestato recentemente il ministro degli Esteri, Rodolfo Nin Novoa, che ha espresso la preoccupazione del suo paese per la situazione venezuelana, dove a detta di Amnesty International si sarebbero verificate uccisioni di manifestanti e torture ai detenuti politici. il ministro ha addirittura tracciato un parallelo tra la realtà del Venezuela odierno e quella dell'Uruguay della dittatura. E a proposito di dittatura, va ricordato che nel 2010 l'allora senatore Nin Novoa si era detto contrario a un progetto di legge che avrebbe annullato la Ley de Caducidad (l'amnistia ai responsabili di violazione dei diritti umani). segue

Nella foto: il presidente Tabaré Vázquez. Sull'Uruguay v. l'articolo: El TISA en la mira de la justicia

Bolivia

Il Mas perde alcuni bastioni

Con un'altissima affluenza alle urne, che testimonia la grande partecipazione dei boliviani alla vita pubblica, si sono tenute il 29 marzo le consultazioni dipartimentali e municipali. I risultati hanno segnato un arretramento del Movimiento al Socialismo rispetto al voto dello scorso ottobre. Al primo turno il partito del presidente Morales ha eletto i governatori di Chuquisaca, Oruro, Potosí, Cochabamba e Pando, ma è stato sconfitto a Santa Cruz e soprattutto a La Paz. La perdita di alcuni tradizionali bastioni del Mas, che pur rimane la principale forza politica a livello nazionale, viene attribuita a una sorta di "voto castigo" contro candidati imposti dall'alto o accusati di corruzione. E' il caso di Felipa Huanca, sospettata di essersi appropriata di risorse del Fondo Indígena, battuta nel dipartimento di La Paz da Félix Patzi, di Soberanía y Libertad. Insuccessi clamorosi si sono registrati anche in città simbolo come Cochabamba, teatro nel 2000 della "guerra dell'acqua", o El Alto, dove nel 2003 la "guerra del gas" portò alla caduta di Sánchez de Lozada. segue

Nella foto: al ballottaggio il candidato del Mas ha vinto nel Beni

Brasile

Assassinato leader indigeno

Un'altra morte annunciata in Amazzonia. Eusébio Ka'apor, leader indigeno dell'Alto Turiaçu, nello Stato di Maranhão, è stato assassinato il 26 aprile con un colpo d'arma da fuoco da due uomini incappucciati. Le autorità erano state più volte avvertite delle minacce ricevute da chi cercava di difendere i boschi dal taglio illegale degli alberi, ma non avevano preso adeguate misure di protezione. E l'intervento degli organi competenti dello Stato per impedire il disboscamento si era limitato ad azioni sporadiche, finite le quali tutto tornava come prima. Per questo nel 2013 le comunità ka'apor avevano cominciato a realizzare attività autonome di controllo, scacciando i madeireiros dalle aree protette. In tal modo erano riuscite a porre un freno alla distruzione forestale, ma avevano dovuto subire intimidazioni e rappresaglie. segue

Nella foto: la deforestazione in Amazzonia. Sul Brasile v. anche l'articolo: La CIA y su simpatía con la campaña contra Dilma

Colombia

Ancora nubi sul processo di pace

In tutto il paese cresce la mobilitazione della società civile in favore della pace: il 9 aprile, Día Nacional de Solidaridad con las Víctimas, migliaia di persone sono scese in piazza per appoggiare il dialogo. Lo scontro armato del 14 aprile tra membri delle Farc ed esercito nel dipartimento del Cauca, in cui undici militari sono rimasti uccisi, ha però messo nuovamente a rischio il negoziato. I guerriglieri hanno affermato di aver reagito a un'operazione delle forze armate, ma il presidente Santos li ha accusati di aver violato la tregua da essi stessi proclamata e ha ordinato all'aviazione la ripresa dei bombardamenti. Il 18 aprile, nel dipartimento del Meta, due insorti sono morti sotto le bombe. segue

Nella foto: il professor Wolff, militante per la pace, assassinato a Medellín. Sulla Colombia v. anche l'articolo: Bases ocupadas por Estados Unidos, zonas inseguras

Lutti

Galeano, la voce dell'America Latina

E' morto il 13 aprile a Montevideo, a 74 anni, lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano. Autore di libri tradotti in innumerevoli lingue, come Las venas abiertas de América Latina (Hugo Chávez ne regalò una copia a Obama nel 2009) o la trilogia Memoria del Fuego, Galeano è stato per tanti anni interprete dei drammi e delle speranze del continente latinoamericano. Tra le altre sue opere ricordiamo: Días y noches de amor y de guerra, El libro de los abrazos, Las palabras andantes, Patas arriba, Bocas del tiempo, Espejos, Los hijos de los días. Vasta anche la sua produzione giornalistica: in patria collaborò con il settimanale Marcha; a Buenos Aires (dove si era rifugiato dopo il golpe in Uruguay) diresse il mensile culturale Crisis, finché la dittatura argentina non lo costrinse a trovare riparo in Catalogna. Tornato a Montevideo nel 1985, fu tra i fondatori della rivista Brecha. segue

Nella foto: Eduardo Galeano. Sull'argomento v. anche l'articolo: Los inmoribles

America Latina

Storico vertice a Panama

La stampa di tutto il mondo ha definito "storica" la VII Cumbre de las Américas (Panama, 9-11 aprile) per la stretta di mano tra il presidente cubano Raúl Castro e quello statunitense Barack Obama. Ma il vertice ha avuto un altro motivo di interesse: ha sancito l'esistenza di una nuova realtà latinoamericana, sempre più sganciata dalla sudditanza a Washington. Lo testimoniano i tanti interventi di capi di Stato apertamente critici nei confronti della Casa Bianca che, mentre avanza nel processo di normalizzazione diplomatica con l'Avana, segnala il Venezuela come una "minaccia eccezionale e straordinaria" alla sicurezza nazionale. segue

La foto della stretta di mano tra Barack Obama e Raúl Castro. Sull'argomento v. anche l'articolo El No al ALCA y la cumbre de Mar del Plata e la Declaración Final de la Cumbre de los Pueblos

Perú

Crisi di governo e proteste popolari

Un avvocato dal deciso orientamento neoliberista, Pedro Cateriano, è dal 2 aprile il nuovo presidente del Consiglio dei Ministri in sostituzione di Ana Jara. Cateriano è molto vicino alle posizioni dello scrittore Mario Vargas Llosa e, come lui, è assai critico verso i paesi progressisti della regione. Il resto del gabinetto è stato quasi completamente riconfermato: tra i pochi avvicendamenti quello al dicastero degli Esteri, dove Ana María Sánchez sostituisce Gonzalo Gutiérrez. segue

Nella foto: il nuovo presidente del Consiglio dei Ministri, Pedro Cateriano

Messico

Il Guerrero in mano alla narcopolitica

I familiari dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa continuano la battaglia e ogni mese, rispondendo al loro appello, il Messico si mobilita per reclamare verità e giustizia. Il 26 febbraio erano in tantissimi, soprattutto giovani, a gridare la loro protesta nelle strade della capitale. Al termine del corteo, con un lungo applauso è stato ricordato il professor Claudio Castillo Peña, bastonato a morte dalla polizia due giorni prima ad Acapulco, durante una manifestazione di insegnanti. Il 26 marzo migliaia di persone hanno partecipato in diverse città alla Jornada Global por Ayotzinapa. Tra le richieste anche la sospensione - fino a quando non ci saranno notizie certe degli scomparsi - delle previste consultazioni del 7 giugno che dovranno eleggere i deputati federali e rinnovare il governo di alcuni Stati, tra cui il Guerrero. Qui andare alle urne, affermano i parenti delle vittime, significa votare per i narcopolitici. segue

Nella foto: i braccianti di San Quintín in lotta. Sul Messico v. anche gli articoli: Noticias que no tienen quien las cuente  Comunicado del Ezln e le immagini del corteo del 26 febbraio per i 43 scomparsi: Messico 2015, marcia per Ayotzinapa

Argentina

Si sgonfiano le accuse alla presidente

La magistratura ha respinto il 26 marzo il ricorso presentato dal procuratore federale Gerardo Pollicita contro l'archiviazione, decisa dal giudice Daniel Rafecas, della denuncia di Alberto Nisman nei confronti della presidente Fernández e di altri esponenti politici per le presunte coperture a un gruppo di iraniani sospettati dell'attentato all'Amia. Nella risoluzione della Cámara Federal si ribadisce quanto già detto da Rafecas, che aveva parlato di "insussistenza del reato". Di Nisman, Rafecas aveva anche presentato due documenti ritrovati in una cassetta di sicurezza. I due testi sono quasi contemporanei, ma in essi si affermano tesi opposte: in uno si sostiene che il governo di Buenos Aires si proponeva di portare i funzionari iraniani davanti al giudice, nell'altro si accusa lo stesso governo di aver voluto aiutare i sospetti a sfuggire alla giustizia. segue

Nella foto: la manifestazione del 24 marzo, anniversario del colpo di Stato militare. Sull'Argentina v. anche l'articolo: La manipulación de Argentina

El Salvador

Arena primo partito in Parlamento

Il 24 marzo migliaia di persone hanno commemorato il 35° anniversario della morte dell'arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, ucciso su mandato del maggiore Roberto D'Aubuisson, il leader degli squadroni della morte che più tardi fonderà l'Alianza Republicana Nacionalista, Arena. Romero sarà presto proclamato beato dalla Chiesa Cattolica. Ma Arena mantiene la sua presa sulla società salvadoregna: si conferma infatti ancora una volta prima forza politica del paese, secondo i risultati delle elezioni legislative e amministrative del primo marzo resi noti ufficialmente solo il 27. segue

Nella foto: Nayib Bukele, il nuovo sindaco di San Salvador. Sul Salvador v. anche l'articolo: Entrevista a la hermana del asesino de Monseñor Romero

Brasile

La destra all'attacco di Dilma

Il 18 marzo Dilma Rousseff ha annunciato il lancio di un vasto piano anticorruzione, che ora dovrà essere approvato dal Congresso. Le nuove norme, che prevedono un inasprimento delle pene e misure più efficaci per garantire la trasparenza nell'amministrazione pubblica, sono la risposta del governo allo scandalo Petrobras. La crisi nella più importante impresa brasiliana era scoppiata un anno fa con l'arresto di un ex dirigente, Paulo Roberto Costa, nell'ambito di un'operazione contro una rete di riciclaggio e di invio di capitali all'estero. Per ottenere uno sconto di pena, Costa aveva rivelato l'esistenza di un vasto sistema di corruzione, in base al quale gli imprenditori che stipulavano contratti con la compagnia ingigantivano i costi e distribuivano parte del denaro così ricavato ai funzionari di Petrobras e ai partiti politici compiacenti. Secondo un altro ex dirigente implicato nello scandalo, tale sistema funzionava già dalla fine degli anni Novanta, durante il mandato di Fernando Henrique Cardoso. segue

Nella foto: Dilma Rousseff. Sul Brasile v. anche l'articolo Destituir a Dilma y liquidar al Pt e la Lettera da San Paolo di Teresa Isenburg

Venezuela

Una minaccia per la sicurezza Usa?

Il Venezuela rappresenta una "minaccia eccezionale e straordinaria" alla sicurezza degli Stati Uniti e alla sua politica estera e pertanto va dichiarata una situazione di "emergenza nazionale". Le incredibili affermazioni sono di Barack Obama, che il 9 marzo ha così giustificato nuove sanzioni contro sette alti funzionari di Caracas. "Obama ha fatto il passo più aggressivo, ingiusto e nefasto che mai sia stato fatto contro il Venezuela", ha risposto Nicolás Maduro, richiamando immediatamente in patria per consultazioni l'incaricato d'affari a Washington. La Casa Bianca ha deciso dunque di alimentare ulteriormente la tensione tra i due paesi, dopo il sostegno agli episodi di destabilizzazione portati avanti dall'opposizione, come le guarimbas (le barricate e le altre forme di protesta violenta) che l'anno scorso provocarono almeno 43 morti e centinaia di feriti. segue

Nella foto: manifestazione in appoggio al governo Maduro. Sul Venezuela v. anche gli articoli Intentona golpista contra Venezuela  Cuando la sedición se llama democracia

Paraguay

Ucciso un altro giornalista

Gerardo Servián era giornalista radiofonico presso l'emittente Ciudad Nueva di Zanja Pytã (nel dipartimento di Amambay). E' stato assassinato il 5 marzo nella città brasiliana di Ponta Porã, alla frontiera con il Paraguay, da due sicari in moto che lo hanno crivellato di colpi. I sospetti autori materiali del crimine sono stati arrestati, ma la famiglia della vittima non nutre alcuna fiducia nelle indagini delle autorità. Il movente è politico, ha denunciato il fratello, perché Gerardo si era occupato a lungo delle questioni legate all'amministrazione locale. Dello stesso parere i giornalisti che il giorno successivo hanno manifestato davanti alla Procura Generale di Asunción. "Protestiamo contro il governo della narcopolitica, che ha stroncato la vita di cinque colleghi in poco più di un anno e mezzo. Da quando Cartes ha assunto la presidenza, la mafia uccide impunemente - ha dichiarato Santiago Ortiz, segretario generale del Sindicato de Periodistas - I mafiosi sentono di avere assoluta libertà di agire, si sentono parte di questo governo, di quelli che oggi stanno distruggendo il potere pubblico in Paraguay. Perché ora in questo paese comanda il crimine organizzato". segue

Nella foto: la marcia dei contadini giunge nella capitale

archivio 2015

Latinoamerica-online.it anno XV

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04