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Huracanes sobre Cuba

Perú, Pedro Castillo proclamato presidente

Il 19 luglio, con sei settimane di ritardo, è arrivata la proclamazione ufficiale: Pedro Castillo è il nuovo presidente del Perú. La cerimonia di insediamento avverrà il 28 luglio. Nel ballottaggio del 6 giugno il candidato di Perú Libre, partito che si richiama a Marx e a Mariategui, si è imposto con una differenza di più di 44.000 voti (50,12%). Keiko Fujimori (Fuerza Popular) ha tentato in ogni modo di invalidare la vittoria ottenuta dal suo avversario denunciando presunti brogli, senza però presentare alcuna prova concreta. Le consultazioni, che hanno visto un'affluenza del 74,5%, sono state giudicate trasparenti da tutti gli osservatori, compresa l'Organización de los Estados Americanos. segue


Haiti, una nazione a sovranità limitata

Ariel Henry è dal 20 luglio il nuovo capo di governo di Haiti in sostituzione di Claude Joseph, che aveva assunto la guida del paese all'indomani dell'assassinio del presidente Jovenel Moïse. Era stato proprio Moïse a designare Henry come primo ministro (il settimo dall'inizio della sua gestione) due giorni prima di morire. Non appare comunque superata la crisi politica in corso: se il contrasto tra Henry e Joseph sembra per ora risolto con il passo indietro di quest'ultimo, rimane il nodo rappresentato da Joseph Lambert, proclamato capo di Stato interino da quel terzo di senatori tuttora in carica dopo la scadenza, nel gennaio 2020, del mandato del Parlamento. segue


Processo Condor, la Cassazione conferma gli ergastoli

Quattordici ergastoli. La sentenza della Cassazione del 9 luglio ha messo la parola fine al processo per le violazioni dei diritti umani commesse nell'ambito del Plan Cóndor, il coordinamento criminale tra le dittature del Cono Sur negli anni Settanta e Ottanta. Respinti tutti i ricorsi contro le condanne pronunciate in Corte d'Appello, dovranno scontare il carcere a vita tre cileni e undici uruguayani che sequestrarono, torturarono e uccisero numerosi oppositori di origine italiana. In questo, come era già avvenuto in altri due processi contro repressori argentini, è stato fatto ricorso all'articolo 8 del Codice Penale, che consente di giudicare i responsabili di delitti compiuti all'estero contro nostri connazionali. Allo stesso modo è stato possibile condannare l'italo-uruguayano Jorge Néstor Troccoli, ex membro dei servizi segreti della marina militare di Montevideo, anche per la sparizione di una ventina di cittadini uruguayani. segue


Brasile, tempo sospeso

Provo a dare qualche informazione sulla molto difficile situazione brasiliana di queste settimane. Il lungo processo di disordine istituzionale, iniziato ad agosto 2016 con la deposizione illegittima della presidente Dilma Rousseff e confluito nell'elezione in un contesto anomalo di Jair Bolsonaro a ottobre 2018, si è complicato con il sopraggiungere della pandemia a fine febbraio 2020. Di fronte alla crudele gestione del contrasto all’epidemia, che portava a 300.000 morti il 24 marzo 2021, il Senato della Repubblica insediava il 27 aprile 2021 una CPI/Commissione parlamentare d’inchiesta per identificare, nell’arco di novanta giorni dall’insediamento, cioè entro il 7 agosto, le omissioni del governo e di altri settori della pubblica amministrazione. Nel frattempo la mortalità per Covid-19 continuava la sua lugubre marcia raggiungendo il 29 aprile 400.000 decessi e il 19 giugno la cifra anche simbolica di mezzo milione di cittadini e cittadine. (T.I.) segue

Approfondimenti sul Brasile a cura di Teresa Isenburg a questo link

Il punto sulla situazione sanitaria in Brasile (Lavinia Clara Del Roio)


Cuba, bocciato all'Onu il blocco Usa

Anche quest'anno l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha sonoramente bocciato il blocco economico, commerciale e finanziario che da 59 anni gli Stati Uniti impongono a Cuba. Il 23 giugno la risoluzione che chiede la fine del provvedimento di Washington contro l'isola ha ottenuto 184 voti a favore, tre astensioni (Brasile, Colombia e Ucraina) e solo due contrari: Usa e Israele. Un copione che si ripete, con poche varianti, dal 1992 - con l'unica interruzione dello scorso anno a causa della pandemia - e che si è sempre concluso con la sconfitta statunitense. Ma non per questo la Casa Bianca appare intenzionata a rivedere la sua politica. segue


Messico, elezioni di medio termine e rapporti con gli Usa

Il 6 giugno i messicani hanno votato per rinnovare la Camera dei Deputati e per eleggere quasi la metà dei governatori degli Stati e migliaia di cariche locali. Ma queste elezioni di medio termine si sono trasformate in una sorta di referendum sulla gestione di López Obrador. Da una parte i partiti sostenitori di Amlo: Morena, Pt e Partido Verde Ecologista, riuniti nella coalizione Juntos Hacemos Historia. Dall'altra l'opposizione (Pan-Pri-Prd), raccolta nella vasta alleanza Va por México che alcuni commentatori definiscono "contro natura", unita solo dall'obiettivo di indebolire la compagine di governo. Il tentativo non è riuscito: pur con qualche arretramento, del resto scontato dopo tre anni di gestione, il gruppo dei deputati pro-Amlo mantiene la maggioranza relativa, anche se non raggiunge la quota dei due terzi necessarja per introdurre riforme costituzionali, in particolare per rovesciare la politica di privatizzazioni introdotta nei sessenni precedenti. Tra i due blocchi si situa l'indipendente Movimiento Ciudadano, che mira a diventare l'ago della bilancia nel dibattito parlamentare. Non raggiungono invece il quorum del 3% i tre nuovi partiti che si erano presentati all'interno del movimento lopezobradorista: Redes Sociales Progresistas, Fuerza Por México ed Encuentro Solidario. segue


Colombia, "il paese che sogniamo"

Tredici morti, molti dei quali - come testimoniano i video che ora circolano in Internet - uccisi da civili protetti dalle forze di sicurezza sono il tragico bilancio del 28 maggio a Cali. Si aggiungono alla sessantina di vittime, alle migliaia di feriti e alle centinaia di scomparsi, vittime della feroce repressione con cui il presidente Duque spera di fermare le massicce mobilitazioni antigovernative. I manifestanti però non si lasciano intimidire e da un mese occupano le piazze della capitale e delle principali città colombiane. Come recitava un cartello nelle vie di Bogotá: "Dall'altro lato della paura c'è il paese che sogniamo". segue


Cile, gli indipendenti in maggioranza nella Costituente

Con una Costituente in cui sono rappresentati in modo paritario uomini e donne, i cileni si preparano a seppellire definitivamente l'eredità di Pinochet. La composizione della Convención Constituyente uscita dalle urne del 15 e 16 maggio riflette una schiacciante sconfitta della destra, che pensava di essersi garantita una sorta di "potere di veto" imponendo la regola dei due terzi per l'approvazione degli articoli della nuova Carta Magna. Contando di ottenere il 35-40 per cento dei voti, era certa di poter impedire qualsiasi reale cambiamento del sistema. Ma gli elettori hanno deciso diversamente e l'alleanza Vamos por Chile, espressione della maggioranza attualmente al governo, ha dovuto accontentarsi di 37 seggi su 155. segue


Brasile, Lula riacquista i diritti politici

Il Supremo Tribunal Federal ha ratificato, il 15 aprile, l'annullamento delle condanne per corruzione contro Luiz Inácio Lula da Silva. A favore hanno votato otto degli undici giudici riuniti in seduta plenaria. Viene così confermata la sentenza del magistrato Luiz Edson Fachin, che l'8 marzo aveva dichiarato il tribunale di Curitiba incompetente a giudicare l'ex presidente e aveva ordinato che gli atti fossero trasferiti alla giustizia federale. La votazione non proclama l'innocenza di Lula, ma gli restituisce i diritti politici e quindi la possibilità di presentarsi candidato alle elezioni del 2022. E il 22 aprile sempre l'Alta Corte a maggioranza, convalidando quanto già aveva stabilito un mese prima la Seconda Sezione, ha riconosciuto la parzialità dell'ex giudice Sérgio Moro nei confronti di Lula, smontando definitivamente il castello di false accuse costruito nell'ambito dell'inchiesta Lava Jato. segue


Nuove ingerenze negli affari interni boliviani

Pesante ingerenza di Washington nella politica boliviana dopo l'arresto, il 13 marzo, della ex presidente Jeanine Añez e di due suoi ministri per le loro responsabilità nel colpo di Stato del 2019 (in particolare Añez ordinò la sanguinosa repressione dei manifestanti contro il golpe). Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha esortato le autorità di La Paz a liberare gli arrestati in attesa di "un'indagine indipendente e trasparente sui diritti umani". Analoghi inviti sono venuti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, dall'Organización de los Estados Americanos e dall'Unione Europea. E il 29 aprile il Parlamento Europeo ha approvato, con 396 voti a favore, 267 contrari e 28 astensioni, una risoluzione in cui si chiede la scarcerazione immediata di Añez e degli altri "prigionieri politici". segue


Ecuador, le ragioni della sconfitta di Arauz

Contrariamente alle indicazioni dei sondaggi, l'11 aprile il banchiere Guillermo Lasso ha vinto le presidenziali in Ecuador. Per colmare il divario che lo separava dall'avversario Andrés Arauz, ottenendo oltre il 52% dei consensi, ha potuto contare su parte dei suffragi che nel primo turno erano andati al candidato del partito Pachakutik, Yaku Pérez, e a Xavier Hervas, di Izquierda Democrática. Un risultato della feroce campagna anticorreista portata avanti da tutti i principali media e della politica di persecuzione e di lawfare con cui il governo di Lenín Moreno ha cercato di cancellare ogni eredità del suo predecessore. segue


"In atto un piano per balcanizzare il Venezuela"

Dal 21 marzo, un forte conflitto sta impegnando le forze di sicurezza venezuelane nello stato di Apure, uno dei 23 di cui si compone la Repubblica bolivariana, alla frontiera con la Colombia. Una frontiera di oltre 2.200 km dal passaggio continuo, legale e illegale, e per questo fonte costante di attacchi e strumentalizzazioni da parte del governo colombiano di Ivan Duque. Per chiarire i contorni degli scontri armati che si sono verificati in Apure, il governo bolivariano ha diffuso già tre pronunciamenti pubblici ai massimi livelli: da parte del presidente Maduro, da parte del generale Vladimir Padrino Lopez, capo della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), e da parte del Ministro degli Esteri Jorge Arreaza. (G.C.) segue


Paraguay, le atrocità delle forze speciali

Per tutto il mese di marzo sono continuate le manifestazioni ad Asunción, specie nella Plaza de Armas di fronte al Congresso. La destituzione del presidente Mario Abdo Benítez è chiesto a gran voce dal movimento sindacale, dalle femministe, dagli studenti, che gli rimproverano i numerosi casi di corruzione e una politica economica iperliberista che ha impoverito ancora di più la popolazione. A tutto questo si è aggiunta una pessima gestione della pandemia: negli ospedali mancano i medicinali, i letti, i dispositivi di protezione contro il contagio, come hanno denunciato i lavoratori della sanità e i familiari dei malati. Ma una richiesta di impeachment del capo dello Stato e del suo vice, Hugo Velázquez, è stata respinta mercoledì 17 dalla Camera con 42 voti contro 36 (due gli assenti). Il processo politico, promosso dal Partido Liberal Radical Auténtico (Plra) e da altre formazioni minori d'opposizione, non ha potuto contare sull'appoggio di una frazione del Partido Colorado che, pur critica con Abdo, alla fine non gli ha fatto mancare il suo sostegno. segue


El Salvador, Bukele conquista la maggioranza in Parlamento

Le elezioni parlamentari del 28 febbraio hanno segnato un rafforzamento del presidente Nayib Bukele: il suo partito Nuevas Ideas ottiene ben 56 seggi e conta così sulla maggioranza dei due terzi nell'Asamblea Legislativa di 84 deputati. In tal modo potrà nominare senza problemi un terzo dei giudici della Corte Suprema, il procuratore generale e i membri della Corte dei Conti e persino promuovere riforme della Costituzione, che finora proibisce un secondo mandato presidenziale. Sempre il 28 febbraio, nelle consultazioni municipali, Nuevas Ideas ha conquistato il governo di tredici (su 14) capoluoghi di dipartimento, compresa la capitale, San Salvador. C'è da attendersi dunque un consolidamento della gestione autoritaria di Bukele, che è solito comunicare le sue decisioni via Twitter e che in passato è stato al centro di aspri conflitti istituzionali: nel febbraio dello scorso anno fece irruzione nella sede del Parlamento, scortato da militari e agenti di polizia, per "sollecitare" l'approvazione di finanziamenti aggiuntivi per la lotta alla criminalità. segue


La scomparsa di Osvaldo Chato Peredo

Si è spento il 12 gennaio, a Santa Cruz, Osvaldo Chato Peredo Leigue, uno degli ultimi protagonisti della guerriglia guevarista in Bolivia. Era nato nel 1941 a Trinidad, nel dipartimento del Beni, ed era fratello di Coco e Inti, compagni di lotta di Guevara a Ñancahuazú (il primo morì in combattimento nel settembre del 1967; il secondo - sfuggito alla cattura dopo la sconfitta del gruppo guerrigliero - venne assassinato due anni dopo dalle forze repressive a La Paz). Dopo l'uccisione di Inti, Chato Peredo si assunse il compito di proseguire la battaglia dell'Ejército de Liberación Nacional, come raccontò lui stesso nel libro Volvimos a la montañas. Nel 2017 a Milano, in un'intervista presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, spiegava: "Nel 1970 raggiungemmo la selva con una colonna guerrigliera di 67 giovani sotto il mio comando: fu la cosiddetta Guerriglia di Teoponte, che nelle nostre intenzioni era la continuazione di quella del Che. Ci sconfissero militarmente, però già allora questa guerriglia aveva una caratteristica molto importante: la struttura di comando era fondamentalmente indigena e contadina. L’unico bianco ero io. Gli altri, Vilca, il comandante in seconda, Mamani, eccetera, tutti erano dirigenti indigeni e in gran parte campesinos. Furono gli antesignani del processo che stiamo vivendo oggi: un governo indigeno". segue


Venezuela, dall’Essequibo il pericolo di un’altra guerra per il petrolio

Questa volta vogliamo parlarvi di una disputa di confine, un contenzioso storico che potrebbe dare inizio a una nuova e devastante guerra del petrolio. Parliamo delle acque dell’Essequibo, contese tra Guyana e Venezuela. Un’area pari ai due terzi della minuscola Guyana il più piccolo paese sudamericano di lingua inglese: il terzo stato “sovrano” più piccolo dell’America Meridionale dopo Uruguay e Suriname. Ha una popolazione di 780.000 abitanti e si estende per 215.000 chilometri quadrati. Ex colonia olandese e poi britannica, è l’unico paese del Sudamerica a essere di lingua inglese. Come sempre, per capire, bisogna ricorrere alla storia che, per i popoli del sud, è storia di oppressione coloniale oltreché di lotta di classe, per cui la dicitura di stato “sovrano” va messa tra virgolette: non a caso, quella di una seconda indipendenza è una bandiera ancora fortemente attuale in America Latina (e non solo). (G.C.) segue


Argentina, approvata la legalizzazione dell'aborto

Giornata storica in Argentina: dopo anni di battaglie e di mobilitazione dei movimenti femministi, il Congresso ha approvato la legalizzazione dell'aborto. L'interruzione volontaria della gravidanza esce finalmente dalla clandestinità: sarà consentita fino alla quattordicesima settimana di gestazione e ne sarà garantita la copertura integrale e gratuita nel sistema sanitario. Potranno ricorrervi, senza chiedere alcuna autorizzazione, anche le ragazze a partire dai sedici anni, mentre sotto quella età sarà necessaria l'assistenza di almeno uno dei genitori o del rappresentante legale. E' prevista l'obiezione di coscienza per gli operatori sanitari, ma gli ospedali dove non vi siano medici disposti all'intervento dovranno trovare altre strutture in grado di garantirlo. Il sì del Senato (la Camera aveva già votato a favore l'11 dicembre) è venuto all'alba del 30 dicembre dopo ore di dibattito ed è stato accolto con emozione dalle tantissime donne che a lungo avevano atteso di fronte al Parlamento e nelle vie adiacenti. Un solo grido si è propagato tra la folla che sventolava i fazzoletti verdi, il colore della campagna: ¡Lo logramos! Delusione si leggeva invece sui volti degli oppositori, anch'essi presenti in piazza con bandiere celesti, croci, rosari, foto di ecografie e un grande feto di cartone. segue


Venezuela, netta vittoria del Gran Polo Patriótico

"Ancora una volta hanno vinto la Costituzione e la pace". Con queste parole il presidente Maduro ha salutato la netta vittoria del Gran Polo Patriótico (la coalizione formata dal Psuv e da altri movimenti progressisti) nelle legislative del 6 dicembre. Il Gpp ha superato il 69% di voti, conquistando 253 seggi su 277: riprende così il controllo dell'Asamblea Nacional ribaltando il risultato del 2015. L'alleanza dei vecchi partiti tradizionali Acción Democrática e Copei, con l'aggiunta di Cambiemos, Avanzada Progresista, El Cambio, ha ottenuto meno del 19%, mentre l'altro raggruppamento d'opposizione, composto da Venezuela Unida, Primero Venezuela e Voluntad Popular Activistas (frazione di Voluntad Popular), poco più del 4%. Il Partido Comunista de Venezuela ha raggiunto il 2,7%. Percentuali minori per tutte le altre liste (erano iscritte ben 107 organizzazioni politiche, in gran parte antichaviste). Sostanzialmente bassa l'affluenza alle urne (31%): questo dato sarà sicuramente sfruttato dalla propaganda dell'autoproclamato presidente Juan Guaidó, sostenuto da Stati Uniti, Unione Europea e Grupo de Lima. Guaidó aveva invitato a disertare le urne definendo il voto "una frode". Tra quanti si erano schierati per il boicottaggio anche l'ex candidato presidenziale Capriles Radonski, che in un primo tempo si era detto pronto a partecipare alle elezioni. A fargli cambiare opinione la decisione di Bruxelles, che adducendo motivi pretestuosi aveva respinto l'invito a inviare una delegazione di osservatori. segue


Guatemala, migliaia in piazza contro il pacto de corruptos

Nel 2015 vaste mobilitazioni contro la corrotta classe politica al potere portarono alle dimissioni, e poi all'arresto, del presidente Pérez Molina. Cinque anni dopo la protesta popolare è tornata protagonista con le "giornate di novembre", scatenate dall'approvazione da parte del Congresso del bilancio preventivo per il 2021. Un bilancio che, pur aumentando l'indebitamento pubblico, era volto in gran parte a beneficiare il settore privato. Non venivano incrementati invece gli esigui finanziamenti alla sanità, all'istruzione, ai programmi sociali in un paese in cui circa il 60% della popolazione vive in condizioni di povertà. E addirittura venivano ridotti i fondi destinati alla Procura per i Diritti Umani e alla lotta contro la denutrizione (di cui soffre quasi la metà dei bambini sotto i cinque anni). Quest'anno, ad aggravare la situazione, è sopraggiunta la drammatica crisi sanitaria dovuta al Covid. Con oltre 4.000 morti e quasi 120.000 contagiati, il Guatemala è tra i paesi della regione più colpiti dalla pandemia. I suoi ospedali sono al collasso, medici e infermieri denunciano la carenza di farmaci e di dispositivi di protezione. Dei 3.800 milioni di dollari di aiuti stanziati per i settori più colpiti, i destinatari hanno ricevuto solo il 15%: il resto si è perso nei meandri della corruzione. segue


Mafalda la contestataria rimane orfana

Mafalda, la bambina anticonformista che con le sue fulminanti battute metteva in luce le contraddizioni e le incoerenze degli adulti, è rimasta orfana. Il disegnatore Quino, Joaquín Salvador Lavado Tejón il suo vero nome, si è spento il 30 settembre a Mendoza, la città in cui era nato nel 1932 da genitori spagnoli emigrati in Argentina. A Mendoza Quino cominciò a frequentare l'Escuela de Bellas Artes, che abbandonò ben presto per dedicarsi al fumetto. Nel 1954 si trasferì a Buenos Aires e le sue prime vignette uscirono nel settimanale Esto Es. Dal 1957 collaborò con vari periodici tra cui Rico Tipo e Tía Vicenta, realizzando la sua prima esposizione nel 1962 e pubblicando l'anno successivo il suo primo libro, Mundo Quino. Nel frattempo lavorava alle illustrazioni per alcune campagne pubblicitarie. E fu proprio per una marca di elettrodomestici che ideò il personaggio di Mafalda, che peraltro non venne mai utilizzato dal committente. Le prime strisce di Mafalda apparvero su Gregorio, supplemento umoristico della rivista Leoplán, uscendo poi regolarmente - dal 29 settembre 1964 - sul settimanale Primera Plana. L'anno seguente approdarono sul quotidiano El Mundo (e alla chiusura di questo sul periodico Siete Días). segue

Nella foto: Mafalda e i suoi amici a Buenos Aires (foto di T. Quaianni)

 

Latinoamerica-online.it anno XVIII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04