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Ecuador: "Correa tiene que continuar"

Lutto

La scomparsa di Gabriel García Márquez

Con la promulgazione da parte del presidente Peña Nieto è diventata legge, il 20 dicembre, la riforma energetica approvata dal Congresso, che modificando tre articoli della Costituzione apre al capitale privato la prospezione, l'estrazione e l'industrializzazione del petrolio e la generazione di elettricità. "Una solida piattaforma per la crescita e lo sviluppo sociale ed economico del paese": così l'ha presentata il capo dello Stato, assicurando che la riforma creerà nuovi posti di lavoro e che Pemex e Cfe (Comisión Federal de Electricidad) rimarranno proprietà della nazione. Ben diversa l'opinione dell'opposizione. Sul quotidiano La Jornada Cuauhtémoc Cárdenas, figlio del presidente che nel 1938 nazionalizzò l'industria petrolifera, parla di "consegna del sottosuolo messicano a interessi estranei e contrari a quelli del Messico e della maggioranza dei messicani" e di "totale subordinazione del nostro paese agli interessi che dominano l'economia e la politica degli Stati Uniti". Ed è stata soprattutto questa riforma a indurre a fine novembre il Partido de la Revolución Democrática ad abbandonare il Pacto por México, sottoscritto insieme a Pri e Pan. segue

Nella pagina della cultura v. il testo integrale del Discorso di accettazione del Premio Nobel

Paraguay

Storica giornata di sciopero

Una giornata storica, il primo sciopero generale da vent'anni a questa parte. Migliaia di lavoratori e di studenti sono scesi in piazza il 26 marzo ad Asunción e nelle altre principali città per protestare contro la politica di privatizzazioni del governo Cartes. Nella capitale hanno sfilato anche i partecipanti all'annuale marcha campesina, provenienti da tutto il paese. Tra le richieste dei manifestanti, l'aumento del salario minimo, la gratuità della sanità e dell'istruzione, provvedimenti per favorire l'occupazione, una riforma agraria integrale e la libertà dei prigionieri politici di Curuguaty (i contadini arrestati nel giugno 2012 dopo essere stati brutalmente attaccati dalle forze di sicurezza). Gli insegnanti presenti alla mobilitazione hanno denunciato la precarietà di molte scuole pubbliche e la mancanza di materiale di base. La situazione è particolarmente grave in alcuni comuni dell'interno come Lima, nel dipartimento di San Pedro, dove gli alunni sono costretti a studiare in baracche di legno o sotto gli alberi. segue

Nella foto: la manifestazione del 26 marzo. Sul Paraguay v. gli articoli Injusticia sin fin  Periodismo y golpe de Estado  El genocidio de Stroessner

Venezuela

Continuano le violenze della destra

E' sempre alta la tensione nel paese dove dagli inizi di febbraio gruppi di antichavisti fomentano un colpo di Stato strisciante, con barricate, blocchi stradali, assalti a edifici pubblici, uccisione di cittadini che tentano di opporsi. Dall'inizio della crisi si susseguono anche le manifestazioni pro e contro il governo. In seguito agli incidenti sono stati arrestati due sindaci, Daniel Ceballos primo cittadino di San Cristóbal (Stato di Táchira) e Vicencio Scarano di San Diego (Stato di Carabobo), per non aver contrastato le violenze nei territori dei loro comuni. segue

Nella foto: manifestazione dell'opposizione al governo Maduro. Sull'argomento v. anche gli articoli Estados Unidos contra Venezuela  "Satanizaron a los colectivos"

Cile

Primi atti del governo Bachelet

Quasi un risarcimento della Storia: l'11 marzo, nel corso di una cerimonia particolarmente toccante, Michelle Bachelet (che durante la dittatura venne imprigionata e torturata e il cui padre è morto in carcere) ha ricevuto la fascia presidenziale dalla presidente del Senato, la figlia di Salvador Allende, Isabel. Al momento di impegnarsi solennemente ad adempiere l'alto incarico, l'agnostica Bachelet ha preferito all'uso del termine "giuro" quello di "prometto": una scelta significativa, in un paese fortemente cattolico come il Cile. E qualche ora dopo, nel suo primo discorso pubblico dal balcone de La Moneda, di fronte a una marea di sostenitori che riempivano Plaza de la Constitución, ha promesso di "portare avanti il programma di governo su cui ci siamo impegnati con voi, lo faremo in un quadro di dialogo con tutte le forze politiche e sociali. Ma un dialogo che ha come obiettivo quello di avanzare nel compimento del programma". "Voglio - ha aggiunto - che il giorno in cui lascerò di nuovo questa casa voi sentiate che la vostra vita è cambiata in meglio. Che il Cile non è solo un elenco di indicatori o di statistiche, ma una patria migliore per vivere, una società migliore per tutta la sua gente". segue

Nella foto: Isabel Allende e Michelle Bachelet si abbracciano dopo la cerimonia di investitura. Sul terremoto del primo aprile v. La peor noche que vivió el norte de Chile

Messico

Ancora un giornalista ucciso

L'uccisione del cronista di El Liberal del Sur e di Diario NotiSUR, Gregorio Jiménez de la Cruz, è collegata alla sua professione. Lo afferma un rapporto elaborato da un gruppo di giornalisti e di organizzazioni nazionali e internazionali per la difesa della libertà di espressione, che hanno condotto un'accurata indagine e hanno esaminato gli articoli pubblicati da Jiménez nei sei mesi precedenti l'assassinio. Le autorità, denuncia il rapporto, si rifiutano di riconoscere che si è trattato di un attacco alla libertà di stampa attuato dalla delinquenza organizzata: la Procura segue una sola linea investigativa, mentre prove chiare indicano altre due possibili piste, "che potrebbero rivelare tutta una struttura criminale". segue

Nella foto: uno dei gruppi di autodifesa che operano nelle zone controllate dai narcos. Sul Messico v. anche l'articolo Libertad a Nestora

El Salvador

Vittoria di stretta misura del Fmln

I risultati ufficiali del ballottaggio di domenica 9 marzo confermano la vittoria dell'ex comandante guerrigliero Salvador Sánchez Cerén, del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, che ha superato di stretta misura (poco più di seimila voti) il candidato di Arena, Norman Quijano. Quest'ultimo non ha però riconosciuto la sconfitta e ha presentato un ricorso di nullità delle elezioni denunciando supposti brogli. I dirigenti di Arena sostengono di avere le prove che almeno 20.000 persone si sono recati al seggio due volte. Le autorità elettorali hanno replicato che la tintura con cui viene macchiato il dito di quanti hanno votato si cancella solo dopo diversi giorni, garantendo la correttezza delle consultazioni. Quanto alle schede contestate, non cambierebbero l'esito delle presidenziali perché sono inferiori alla differenza di suffragi tra i due candidati. Tutto ciò non è bastato a disinnescare le proteste della destra, in gran parte simili a quelle già viste in Venezuela: blocchi stradali, pneumatici in fiamme e cacerolazos. Ancora più preoccupanti le affermazioni di Quijano, che non ha esitato a chiamare in causa le forze armate, pronte a suo dire a riportare la democrazia. Parole eversive smentite dagli stessi comandi militari, che in un comunicato hanno ribadito il loro rispetto della sovranità popolare espressa nelle urne. segue

Sull'argomento v. l'intervista al neo eletto presidente: "La lucha fue necesaria para el futuro"

Colombia

Santos firma la destituzione del sindaco Petro

Si sono svolte senza incidenti, ma con numerose segnalazioni di irregolarità (in particolare l'appoggio aperto delle forze armate alla lista dell'ex presidente Uribe), le elezioni del 9 marzo per il rinnovo di Camera e Senato. Il vero vincitore è stato l'astensionismo, che ha superato il 56%, a riprova del crescente distacco tra cittadini e classe politica. Una classe politica sempre più squalificata: sono settanta, denuncia la Fundación Paz y Reconciliación, i membri del nuovo Congresso sospettati di legami con il narcotraffico o i gruppi paramilitari. E pochi giorni dopo il presidente Santos ha firmato l'atto di destituzione del sindaco della capitale, Gustavo Petro, che da senatore si era battuto con forza contro la corruzione nella politica colombiana. Respingendo la richiesta di sospensione avanzata dalla Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Santos ha così posto in esecuzione la sentenza emessa dal procuratore generale Alejandro Ordóñez, che aveva decretato l'interdizione di Petro dai pubblici uffici per quindici anni. La colpa dell'ex sindaco: aver violato il principio della libera impresa strappando il servizio della raccolta rifiuti alla mafia paramilitare per affidarlo a un'azienda pubblica. segue

Nella foto: Gustavo Petro tra i suoi sostenitori

Brasile

Economia in rialzo

Buone notizie per il governo sul fronte economico. I dati relativi al mese di dicembre hanno rivelato una crescita dello 0,70%, sfatando le pessimistiche previsioni delle agenzie finanziarie. In tal modo l'aumento del prodotto interno lordo nel 2013 è stato del 2,3%, più di quanto sperato dallo stesso esecutivo e superiore a quello del Messico, il paese latinoamericano prediletto dagli investitori, che è cresciuto solo dell'1,1%. Altri elementi positivi: gli investimenti hanno registrato un incremento del 6,3% (il più sostenuto dal 2010) e il consumo delle famiglie del 2,3%. In base a questi risultati il ministro dell'Economia, Guido Mantega, ha già rivisto le proiezioni per il 2014, anticipando che la crescita del pil dovrebbe essere del 2,5%. La prospettiva è tanto più importante in vista delle presidenziali di ottobre, per le quali i sondaggi continuano a indicare come favorita Dilma Rousseff. segue

Nella foto: la presidente Dilma Rousseff con la sua omologa argentina Cristina Fernández. Sul Brasile v. anche l'articolo: Brasil y las vísperas del Mundial

Ecuador

L'opposizione conquista Quito

Risultati contraddittori per la Revolución Ciudadana del presidente Rafael Correa nelle elezioni regionali e municipali del 23 febbraio. All'indiscusso successo nella Prefectura di Pichincha (la regione della capitale), fa riscontro la sconfitta nelle due principali città del paese, Quito e Guayaquil. In quest'ultimo centro, da sempre bastione dell'opposizione, è stato riconfermato Jaime Nebot (destra). A Quito Mauricio Rodas, della coalizione Suma-Vive, ha vinto di larga misura contro il sindaco uscente, Augusto Barrera (Alianza País). L'affermazione di Rodas è particolarmente importante perché il governo della capitale è considerato un trampolino di lancio per la presidenza della Repubblica. segue

Nella foto: il nuovo sindaco di Quito, Mauricio Rodas

Venezuela

Strategia della tensione in atto

"Un colpo di Stato in evoluzione": così il presidente Maduro ha definito gli episodi di violenza che in pochi giorni hanno provocato sei morti e decine di feriti. La tensione è da tempo alta nel paese: la destra promuove continue proteste contro l'alto tasso di inflazione (56,3% alla fine del 2013) e la scarsità di prodotti di base nei supermercati e nei centri commerciali; il governo ribatte che alla base dei problemi economici ci sono manovre di accaparramento, che mirano ad accrescere l'insofferenza dei cittadini per giustificare una deriva golpista, come già avvenuto nel Cile di Allende. Il 12 febbraio nella capitale i militanti bolivariani erano scesi in piazza per festeggiare l'anniversario di una battaglia indipendentista, mentre gli studenti dell'opposizione avevano indetto una mobilitazione antigovernativa. Gruppi armati, infiltrati nella manifestazione studentesca, hanno attaccato i militanti chavisti uccidendone uno, hanno aperto il fuoco contro la sede della Procura Generale e bloccato le strade con vetture date alle fiamme. Negli scontri che ne sono seguiti sono morte altre due persone. A confermare l'esistenza di un complotto, la registrazione di una conversazione tra il viceammiraglio a riposo Iván Carratú Molina e l'ex ambasciatore in Colombia Fernando Gerbasi, che alla vigilia prevedevano "uno scenario molto simile a quello dell'11 aprile". Il riferimento è all'11 aprile 2002, data dell'effimero golpe contro Hugo Chávez. segue

Nella foto: manifestazione a sostegno del governo Maduro. Sull'argomento v. anche l'articolo Las falsas fotos sobre Venezuela

Argentina

Nuovi attacchi speculativi

Si fa sempre più difficile la situazione economica, già in preda a una fortissima inflazione nonostante tutti i provvedimenti governativi di controllo dei prezzi. Venerdì 24 gennaio, dopo la decisione del Banco Central di non sostenere più la moneta nazionale sul mercato dei cambi, Buenos Aires ha annunciato la parziale abolizione, a partire dal lunedì successivo, delle restrizioni all'acquisto di dollari. La conseguenza immediata è stata il deprezzamento del peso, il maggiore dal 2002. Ma gli attacchi speculativi, che da tempo hanno preso di mira il paese, non sono cessati per questo. Dietro tali attacchi ci sono gli interessi delle élites locali (soprattutto quelle legate all'esportazione di prodotti agricoli) e delle transnazionali come la Shell, che con l'acquisto di tre milioni di dollari a un valore superiore a quello ufficiale aveva pesantemente contribuito al crollo del peso. E all'inizio di febbraio sempre la Shell ha aumentato del 12% il prezzo del combustibile nella sua rete di distribuzione. Dura la reazione del capo di Gabinetto Jorge Capitanich, che ha parlato di "atteggiamento cospirativo e contrario agli interessi del paese". Pochi giorni prima un editoriale di The Wall Street Journal aveva preannunciato un'imminente megasvalutazione in Argentina, seminando l'allarme tra gli investitori. segue

Nella foto: la presidente Cristina Fernández saluta i suoi sostenitori

El Salvador

Il Fmln in testa al primo turno

Salvador Sánchez Cerén, del Fmln, ha mancato per un soffio l'obiettivo della vittoria al primo turno nelle presidenziali del 2 febbraio. Ha ottenuto infatti il 48,9% dei voti, dieci punti in più rispetto al suo avversario di Arena, Norman Quijano. Deludente il risultato dell'ex presidente Antonio Saca che con la coalizione Unidad, nata dalla confluenza di Pdc, Pcn e Gana, si è fermato all'11,4%. Quanto agli altri due candidati, non hanno raggiunto neppure l'1%. Tutto è rimandato dunque al 9 marzo, quando si terrà il ballottaggio. Il timore è di una crescita dell'astensionismo, che già il 2 febbraio ha toccato quasi la metà dell'elettorato, segno di un pericoloso scollamento tra classe politica e cittadini. I salvadoregni appaiono nutrire poche speranze in un reale cambiamento e il governo Funes ha probabilmente contribuito a questa situazione deludendo molte aspettative. Spetterà all'ex guerrigliero Sánchez Cerén, in caso di successo, recuperare la fiducia popolare con il promesso approfondimento delle politiche sociali. segue

Nella foto: il candidato del Fmln Sánchez Cerén

Costa Rica

Sinistra esclusa dal ballottaggio

Tredici candidati si sono contesi il 2 febbraio l'elezione alla massima carica dello Stato: nessuno di loro ha però superato il 40% dei voti e questo rende necessario un secondo turno il 6 aprile. Smentendo tutti i pronostici, il ballottaggio si terrà tra Luis Guillermo Solís del Pac (Partido de Acción Ciudadana), che a scrutinio quasi ultimato aveva raggiunto il 30% dei suffragi, e Johnny Araya dell'attuale partito di governo Pln (Partido Liberación Nacional), che era a quota 29%. Il Pac, fondato da dissidenti del Pln in nome della lotta alla corruzione, nel 2007 si era opposto strenuamente al Tratado de Libre Comercio con gli Stati Uniti. Per questo Solís ha creato un certo sconcerto tra i suoi sostenitori quando ha scelto come candidata a una delle vicepresidenze Ana Helena Chacón, che a suo tempo si era distinta per il deciso appoggio al Tlc. Quanto ad Araya, per più di vent'anni sindaco di San José, il suo risultato non brillante è legato probabilmente alla controversa gestione di Laura Chinchilla. segue

Nella foto: il candidato sconfitto José Villalta

Vertice Celac

America Latina "zona di pace"

Unità nella diversità. Questa la parola d'ordine del secondo vertice della Celac (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños), che si è tenuto all'Avana il 28 e 29 gennaio. Una parola d'ordine ripetuta da molti dei capi di Stato intervenuti, che hanno ribadito la necessità dell'integrazione regionale al di là delle differenze politiche tra i singoli governi. Nella capitale cubana si sono dati appuntamento, oltre alle delegazioni delle 33 nazioni partecipanti, i segretari generali dell'Onu, Ban Ki-moon, e dell'Organizzazione degli Stati Americani, José Miguel Insulza. La visita di quest'ultimo ha assunto un significato particolare perché si è trattato del primo contatto ufficiale dell'Oea con il governo dell'isola dal 2009, quando Cuba è stata riammessa nell'Organizzazione degli Stati Americani (ne era stata espulsa nel 1962). segue

Nella foto: la presidente argentina Cristina Fernández e la sua omologa brasiliana Dilma Rousseff

Honduras

La mano dura del nuovo presidente

Juan Orlando Hernández, uscito vincitore dalle contestate elezioni di novembre, ha assunto il potere il 27 gennaio con una cerimonia allo Stadio Nazionale. Nel discorso tenuto dopo il giuramento, il nuovo presidente ha ribadito la sua politica di tolleranza zero: ha annunciato come prima disposizione l'impiego della Policía Militar de Orden Público e delle Tropas de Inteligencia y Grupos de Respuesta Especial de Seguridad nella lotta alla delinquenza e ha sottolineato che in questo campo intende avvalersi dell'aiuto dell'Unione Europea, degli Stati Uniti e del presidente colombiano Santos (presente all'atto insieme a pochi altri capi di Stato). Ma tra i bersagli della mano dura, Hernández pone anche partiti e movimenti di sinistra: pochi giorni prima aveva infatti accusato alcuni dirigenti di Libre (di cui non aveva fatto i nomi) di appoggiare la criminalità organizzata. Un attacco gravissimo, in pratica la giustificazione a qualsiasi azione repressiva contro l'opposizione. segue

Nella foto: il presidente Hernández

Perú

La sentenza della Corte dell'Aia

Con una sentenza che è stata definita "salomonica", la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia, rispondendo a un ricorso presentato nel 2008 dal Perú, ha detto la parola fine all'annosa controversia marittima tra quest'ultimo e il Cile. Lima vede crescere le sue acque territoriali di circa 50.000 metri quadrati (di cui 21.000 erano sotto controllo cileno, il resto erano acque internazionali). Santiago comunque perde meno di quanto temeva e soprattutto conserva la zona di mare maggiormente ricca di pesce: i pescatori peruviani hanno quindi poco da festeggiare. Rimane da dirimere la questione riguardante il confine terrestre che i due paesi fissano in punti diversi, distanti 300 metri l'uno dall'altro. E se su questo tema la Corte Internazionale ha dato ragione al Cile, stabilendo che la frontiera marittima deve essere tracciata a partire dal punto fissato da Santiago, il Perú ha subito ribattuto che la sentenza si riferisce unicamente ai confini marittimi e non ha alcuna influenza su quelli terrestri. segue

Nella foto: il presidente Ollanta Humala

Guatemala

Ucciso leader comunitario

Il leader comunitario Juan de León Tuyuc Velásquez è stato trovato senza vita la notte del 15 gennaio lungo una strada nel dipartimento di Sololá: presentava segni di colpi in tutto il corpo e ferite di arma da fuoco. Ex comandante guerrigliero dell'Egp (Ejército Guerrillero de los Pobres), attualmente Juan de León si occupava di programmi di sviluppo delle comunità indigene. La sorella Rosalina Tuyuc, fondatrice di Conavigua (Coordinadora Nacional de Viudas de Guatemala), ex deputata ed ex presidente del Programa Nacional de Resarcimiento, nel 2012 era stata insignita in Giappone del Premio per la pace assegnato dalla fondazione buddista Niwano. "Nuovamente il mio cuore si riempie di tristezza. Mio fratello Juan de León Tuyuc Velásquez è morto dopo essere stato vilmente assassinato a Sololá, di nuovo la famiglia è in lutto, di nuovo la mia famiglia soffre perché le è stata strappata una persona cara": queste le parole scritte sulla sua pagina Facebook da Rosalina, che negli anni Ottanta aveva perso, per mano dell'esercito, il padre e il marito. segue

Nella foto: Juan Tuyuc, il leader comunitario assassinato

Argentina

La scomparsa di un grande poeta

"Qui sta la poesia: in piedi contro la morte". Queste parole, pronunciate da Juan Gelman all'atto di ricevere il Premio Cervantes nel 2007, ben sintetizzano il senso dei suoi versi, unica arma contro il male del mondo. E il male lo aveva sperimentato crudelmente negli anni della dittatura: nel 1976 suo figlio Marcelo e sua nuora, María Claudia García Iruretagoyena, erano stati sequestrati e in seguito assassinati dalla dittatura, uno in Argentina e l'altra in Uruguay, nell'ambito del Plan Cóndor. Al momento dell'arresto María Claudia era incinta di sette mesi e prima di morire aveva dato alla luce una bambina, Macarena, cui Gelman poté restituire la sua identità solo dopo anni di dolorosa ricerca. segue

Nella foto: il poeta Juan Gelman con la nipote Macarena

Messico

Gruppi di autodifesa contro narcos ed esercito

Il Messico vive in un clima di violenza senza precedenti. L'esasperazione dei cittadini per la crescente insicurezza e per la connivenza esistente in numerosi comuni tra forze di polizia, funzionari pubblici e delinquenza, ha portato alla creazione di organizzazioni di autodifesa di differente natura. Negli Stati del Michoacán e del Guerrero, scrive l'editoriale de La Jornada del 7 gennaio, "l'incapacità o la mancanza di volontà dei tre livelli di governo di fronte all'offensiva del crimine organizzato, che è passato dalla sua attività principale, il narcotraffico, a controllare diversi aspetti dell'economia dell'entità, ha dato spazio al sorgere di gruppi armati di diverso segno che cercano di fermare i cartelli. In un primo momento svariate località di entrambi gli Stati, colpite dalla delinquenza e abbandonate alla loro sorte dalle polizie statali e federali e dalle forze armate, hanno dato vita alle loro polizie comunitarie. D'altra parte, organizzazioni di agricoltori e allevatori del Michoacán hanno istituito gruppi di autodifesa per far fronte alle estorsioni, ai sequestri e agli omicidi perpetrati dalle organizzazioni criminali. Di conseguenza, oggi i gruppi armati civili coesistono in maniera ambigua e confusa con le corporazioni poliziesche e militari ufficiali, il che, lungi dal rafforzare la sicurezza pubblica, la rende anzi più precaria e fragile". segue

Nella foto: membri dei gruppi di autodifesa montano la guardia all'entrata dell'abitato di Antúnez (Guerrero)

Brasile

Il distacco da Washington

Il 2013 è stato l'anno del distacco dagli Stati Uniti. Un distacco non certo prevedibile a fine maggio, quando il vicepresidente Usa Joe Biden era ricevuto a Brasilia con tutti gli onori e veniva fissata l'agenda della visita che Dilma Rousseff avrebbe fatto a Washington in ottobre: i due paesi sembravano allora più vicini che mai e la freddezza dell'amministrazione Lula verso la Casa Bianca appariva un ricordo. Ma in pochi mesi il caso Snowden trasformava totalmente i rapporti. Le rivelazioni riguardanti la violazione delle comunicazioni della stessa Dilma e lo spionaggio ai danni dell'impresa petrolifera di Stato Petrobras, ad opera della National Security Agency statunitense, facevano naufragare il riavvicinamento. Dopo un'inutile telefonata con Obama, incapace di darle spiegazioni convincenti, Dilma Rousseff decideva di sospendere la prevista visita di Stato nella capitale Usa. segue

Nella foto: Dilma Rousseff con il vicepresidente Usa Joe Biden

 

archivio 2014

Latinoamerica-online.it  anno XIV

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04

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