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Colombia, Alvaro Uribe agli arresti domiciliari

Fino al 4 agosto "in Colombia esisteva una specie di tabù secondo il quale un ex presidente, un uomo potente e influente non poteva essere citato dalla giustizia e tantomeno privato della libertà. Questo mito è stato abbattuto dalla Corte Suprema". Così Iván Cepeda, del Polo Democrático Alternativo, ha commentato gli arresti domiciliari decretati nei confronti dell'ex capo dello Stato Alvaro Uribe, sospettato di frode processuale. Tutto parte dalla causa intentata contro lo stesso Cepeda nel 2012: Uribe lo accusava di aver montato un complotto contro di lui, "manipolando testimoni" e ottenendo false dichiarazioni di ex paramilitari che lo coinvolgevano nelle attività criminali dei gruppi dell'estrema destra.

Ma la Corte, dopo aver scagionato Cepeda, nel 2018 apriva un'indagine proprio contro Uribe con la stessa accusa. E in seguito decideva di dare nuovo impulso a una serie di indagini sulle azioni dei paramilitari nella seconda metà degli anni Novanta, quando Uribe era governatore del dipartimento di Antioquia: le stragi di El Aro e de La Granja, avvenute nel municipio di Ituango, e l'uccisione dell'avvocato Jesús María Valle, che aveva denunciato i responsabili di tali crimini. L'ex presidente è stato citato a dichiarare per questi fatti, anche se - con una mossa a sorpresa - ha rinunciato al suo seggio di senatore chiedendo (e ottenendo) che tutte le inchieste a suo carico passassero dall'Alta Corte, competente in caso di parlamentari, alla Procura Generale, dove conta sicuri appoggi.

La vicenda ha costituito un vero e proprio terremoto nella politica colombiana, completato dalla decisione del Consejo Nacional Electoral di aprire un'inchiesta preliminare contro il presidente Iván Duque e la sua formazione Centro Democrático: (partito uribista che di centro ha solo il nome: appartiene in realtà all'estrema destra). Per la sua campagna Duque avrebbe ricevuto un finanziamento illegale del valore di 300.000 dollari dall'imprenditore Oswaldo Cisneros, appartenente a una delle famiglie più ricche del Venezuela, contro la norma della Costituzione che proibisce donazioni dall'estero a favore di candidati a elezioni nazionali.

In difesa di Uribe è subito scesa in campo l'amministrazione Trump: attraverso Twitter il vicepresidente Usa, Mike Pence, ha dichiarato: "Ci uniamo a tutte le voci amanti della libertà nel mondo per chiedere ai funzionari colombiani che permettano a questo eroe, che ha ricevuto la Medaglia della Libertà della Presidenza degli Stati Uniti, di difendersi da uomo libero". L'eroe di cui parla Pence, va ricordato, è un protagonista del periodo più buio della storia colombiana, oppositore a ogni accordo di pace con la guerriglia, ben noto per i suoi legami con i paramilitari e per la politica dei "falsi positivi", l'assassinio da parte dell'esercito di civili presentati poi come insorti uccisi in combattimento. Ed è lo stesso personaggio che i servizi segreti statunitensi segnalavano, già all'inizio degli anni Novanta, per i suoi rapporti con il Cartello di Medellín (lo rivelano documenti segreti recentemente declassificati).

Le iniziative dei tribunali non fermano comunque la drammatica spirale di violenza nel paese, che non dà tregua neppure nel pieno della pandemia. Solo quest'anno sono stati documentati una cinquantina di massacri con circa 200 morti, effettuati da gruppi armati con la complicità delle forze di sicurezza. Le stragi di contadini e indigeni avvengono nelle zone in cui il narcotraffico vuole estendere il suo controllo; i sopravvissuti, terrorizzati, sono così indotti ad abbandonare le loro terre. E continuano anche gli omicidi selettivi di leader sociali, sindacalisti, ambientalisti, difensori dei diritti umani. Nonché ex guerriglieri delle Farc, che avevano deposto le armi dopo la firma degli storici accordi con il governo nel dicembre 2016.

Tra le vittime c'è anche l'italiano Mario Paciolla, collaboratore della Missione delle Nazioni Unite incaricata di monitorare il processo di pace nel dipartimento di Caquetá. Paciolla, 33 anni, è stato trovato morto il 15 luglio: un chiaro omicidio che inizialmente le autorità hanno tentato di far passare come suicidio. Il giovane, che scriveva sotto pseudonimo approfondite analisi della realtà colombiana per Limes e Eastwest, potrebbe essere stato testimone di attività illegali. Pochi giorni prima aveva confidato ai familiari di essere molto preoccupato e aveva annunciato la sua intenzione di tornare in patria al più presto: aveva già prenotato il volo aereo per il 20 dello stesso mese. Si sa che la sera del 14 luglio contattò telefonicamente il responsabile sicurezza della Missione Onu di San Vicente del Caguán: una chiamata di cui non si conosce il contenuto. Ai tanti punti interrogativi sulla sua tragica fine va aggiunto l'anomalo comportamento dei funzionari delle Nazioni Unite, che il giorno dopo il ritrovamento del corpo hanno sequestrato tutti gli effetti personali di Paciolla senza attendere il sopralluogo degli inquirenti, raccomandando a quanti avevano lavorato con il giovane italiano la massima discrezione.

E pur di fronte all'emergenza sanitaria che ha colpito il paese (il tragico bilancio ha già superato i 600.000 contagiati da Covid-19, con oltre 20.000 morti) Duque continua a respingere gli appelli dell'Ejército de Liberación Nacional a una tregua. L'Eln aveva già sospeso unilateralmente le azioni militari dal primo al 30 aprile per ragioni umanitarie chiedendo al governo di fare altrettanto, ma l'invito era caduto nel vuoto. In luglio la nuova proposta del gruppo guerrigliero di cessare le ostilità per tre mesi ha ottenuto la stessa risposta negativa.

Nel frattempo il governo di Bogotá ha presentato l'ennesimo piano di cooperazione con gli Stati Uniti, denominato Colombia Crece, volto a "garantire la sicurezza nel paese e combattere le organizzazioni criminali" come ha specificato il consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa, Robert O'Brien. L'iniziativa è stata subito denunciata dal partito Farc: "Il presidente vuole condannare questo paese alla guerra eterna; come buon servitore degli Stati Uniti pretende riproporre il Plan Colombia che ha lasciato solo morte e desolazione nelle campagne". Duque e O'Brien hanno affermato che "marceranno contro il Venezuela", sottolinea la parlamentare María José Pizarro, chiedendosi se questo preannuncia "un'invasione terrestre colombo-americana attraverso la frontiera". (2/9/2020)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato