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Colombia, vince il candidato di Uribe

Iván Duque, candidato del partito di estrema destra Centro Democrático, č il nuovo presidente della Colombia: nel ballottaggio del 17 giugno ha raccolto quasi il 54% dei voti. Come giŕ i precedenti appuntamenti elettorali del 2018 (le legislative dell'11 marzo e il primo turno delle presidenziali il 27 maggio), anche il secondo turno si č svolto in un clima tranquillo, grazie al cessate il fuoco che l'Eln ha proclamato unilateralmente. Ma la prospettiva di un futuro di pace, dopo piů di cinquant'anni di conflitto, non č bastata a convincere gli elettori: oltre dieci milioni hanno votato per il delfino di Uribe, che aveva centrato la sua campagna sulla critica agli accordi con le Farc, bisognosi a suo dire di sostanziali "correzioni".

La vittoria di Duque č stata favorita, oltre che da una campagna basata sulla paura del castrochavismo, dall'appoggio ufficiale del Partido Conservador, del Partido Liberal e di Cambio Radical. Ma non tutti gli esponenti di queste forze hanno seguito le direttive di partito: in particolare l'ex candidato liberale Humberto de la Calle ha annunciato scheda bianca mentre la sua candidata a vice, l'indipendente Clara López, ha dichiarato il suo sostegno a Gustavo Petro. Divisioni anche nel centrosinistra: mentre Sergio Fajardo ha optato per il voto in bianco, importanti dirigenti dei raggruppamenti che lo avevano appoggiato al primo turno (Alianza Verde-Polo Democrático Alternativo) si sono espressi a favore di Petro.

Gli oltre otto milioni di consensi ottenuti da Colombia Humana hanno rappresentato comunque un traguardo importante, il risultato migliore mai raggiunto dalla sinistra in consultazioni presidenziali. Una sinistra moderata, che pur puntando a non spaventare i conservatori ha posto sul terreno temi fondamentali come il diritto alla sanitŕ e all'istruzione, la tutela dell'ambiente, la riduzione delle disuguaglianze e soprattutto la continuazione del processo di pace. Che ora, con il neoeletto presidente, č posto in forse. In particolare si teme per i negoziati con l'Eln, che erano iniziati nel febbraio 2017 in Ecuador. Recentemente il governo di Quito ha ritirato la sua disponibilitŕ a ospitare il dialogo, adducendo come pretesto una serie di attacchi e di sequestri alla sua frontiera, che sarebbero stati compiuti da un gruppo dissidente delle Farc. Le delegazioni si sono dunque spostate all'Avana, dove il 15 giugno il quinto ciclo di colloqui č terminato senza alcun accordo su una nuova tregua bilaterale. (18/6/2018)

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a cura di Nicoletta Manuzzato