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La Colombia aderisce alla Nato

Due giorni prima delle elezioni la notizia è passata quasi inosservata, eppure non è di poco conto. La Colombia si appresta a formalizzare a Bruxelles il suo ingresso nella Nato in qualità di "socio globale". Lo ha dichiarato il 25 maggio il presidente uscente Juan Manuel Santos, che ha aggiunto: "Saremo l'unico paese dell'America Latina con questo privilegio". Il "privilegio", come spiega il sito web dell'organizzazione atlantica, consiste nello sviluppare "la cooperazione in aree di reciproco interesse, comprese le emergenti sfide sulla sicurezza", e in alcuni casi nel "contribuire attivamente alle operazioni, sia militarmente che in altro modo".

L'annuncio è stato accolto con molta preoccupazione in Venezuela. In un comunicato del Ministero degli Esteri di Caracas si denuncia "l'intenzione delle autorità colombiane di prestarsi a introdurre in America Latina e nei Caraibi un'alleanza militare esterna con capacità nucleare, il che evidentemente costituisce una seria minaccia per la pace e la stabilità regionale, a partire dalla difesa di inconfessabili interessi estranei al benessere dei nostri popoli sovrani". Il documento esorta poi il governo di Bogotá ad adempiere agli obblighi internazionali volti a garantire la soluzione pacifica delle controversie.

L'adesione all'alleanza atlantica rischia di porre una pesante ipoteca sul futuro del paese, proprio quando dalle presidenziali potrebbe uscire un cambiamento di rotta. Il primo turno, domenica 27 maggio, si è concluso senza un vincitore definitivo: tutto è rinviato al ballottaggio del 17 giugno tra Iván Duque (estrema destra) e Gustavo Petro (sinistra moderata).

Duque, esponente del Centro Demócratico di Alvaro Uribe, si è piazzato al primo posto con il 39% dei voti. Questo risultato dimostra il forte radicamento delle posizioni uribiste non solo tra il patronato, ma anche in parte della classe media, spaventata da una propaganda che dipinge il vicino Venezuela come un paese in preda alla fame e alla violenza e prospetta per la Colombia un futuro analogo in caso di vittoria della sinistra. Un possibile alleato di Duque al ballottaggio è Germán Vargas Lleras, ex vicepresidente di Santos, che al primo turno ha ottenuto il 7% dei voti. I due sono divisi però sulla valutazione degli accordi di pace con le Farc, che Duque vorrebbe modificare in modo sostanziale.

Il suo avversario è l'ex sindaco della capitale Petro, di Colombia Humana, che ha ottenuto il 25%. Membro negli anni Ottanta del M19, Petro ha cercato in tutti i modi di far dimenticare il suo passato guerrigliero, cancellando dai suoi discorsi ogni riferimento al socialismo e all'antimperialismo e ogni accenno a possibili nazionalizzazioni. Sulla sua candidatura potrebbero convergere al secondo turno gli elettori del centrista Sergio Fajardo (Alianza Verde-Polo Democrático), arrivato terzo con il 23% dei suffragi, e forse quelli del liberale Humberto de la Calle (2%), l'ex capo della delegazione governativa ai colloqui di pace dell'Avana. (28/5/2018)

In archivio 2018 altre notizie sulla Colombia:

Nuovi attacchi al processo di pace (12/4/2018)

160 leader sociali assassinati dal 2016 (17/3/2018)

e in archivio 2017:

Tra speranze di pace e nuovi massacri (13/10/2017)

Le Farc dicono addio alle armi (28/6/2017)

Denunciate le inadempienze del governo (6/6/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato