Latinoamerica-online.it

Colombia, quorum mancato per la Consulta Anticorrupción

Sulla carta la Consulta Popular Anticorrupción è fallita per mancanza di quorum: l'obiettivo non è stato raggiunto per mezzo milione di voti. Ma molti giudicano una vittoria il fatto che oltre undici milioni e mezzo di persone (più degli elettori di Iván Duque) si siano recati alle urne il 26 agosto per sollecitare maggiore trasparenza e un inasprimento delle pene per i corrotti. Secondo i promotori, in prima fila la senatrice Claudia López del Partido Verde, questo risultato dimostra che l'elettorato è stanco delle ruberie della classe politica. Una sconfitta per la destra da sempre al potere, in particolare per Centro Democrático, il partito dell'ex presidente Uribe (più volte inquisito), che dopo aver approvato in Congresso la realizzazione della consultazione aveva ritirato il suo appoggio.

Il 7 agosto Duque aveva assunto la presidenza e nel suo primo discorso aveva ribadito quanto già annunciato in campagna elettorale: l'intenzione di introdurre "correzioni" agli accordi di pace con le Farc e di realizzare "una valutazione responsabile, prudente e completa" dei colloqui in corso all'Avana con l'Eln. Contro questa politica, che rischia di riproporre lo spettro del conflitto civile, centinaia di persone vestite di bianco erano scese in piazza portando fiori e bandiere nazionali. Tra le richieste dei manifestanti al nuovo capo dello Stato, il rispetto degli impegni assunti con le Farc e la protezione dei leader dell'opposizione, bersaglio delle bande paramilitari (tra le ultime vittime Ana María Cortés, coordinatrice della campagna elettorale di Gustavo Petro nel dipartimento di Antioquia, uccisa agli inizi di luglio; il leader contadino Uriel Rodríguez e la dirigente indigena Mary Florelia Canas Meza, assassinati in agosto nel Cauca).

Il processo di pacificazione del paese attraversa una grave crisi, iniziata ancor prima dell'insediamento di Duque. In luglio l'ex capo negoziatore delle Farc, Iván Márquez, aveva deciso di rinunciare al suo seggio in Parlamento affermando in una lettera aperta: "Sento che la pace in Colombia è presa nelle reti del tradimento e non tanto perché non si sia materializzato quanto stabilito - cosa che richiede determinati tempi per la sua realizzazione - ma per le modifiche introdotte che hanno stravolto l'accordo". E sempre in luglio il comandante dell'Eln, Nicolás Rodríguez Bautista Gabino, in un documento pubblicato sulle pagine web dell'organizzazione guerrigliera, sosteneva: "Nessun altro momento come questo può essere più chiaro per ribadire la validità della lotta armata rivoluzionaria, per riaffermare il diritto del nostro popolo alla ribellione, dopo il completo fallimento della strada delle trattative e degli accordi tra le scomparse Farc e l'oligarchia colombiana".

In politica estera il nuovo presidente Duque intende seguire la linea tracciata dal suo predecessore Santos nell'attacco al Venezuela. "Faremo rispettare la Carta Democrática Interamericana, promuoveremo la libertà dei popoli della regione e denunceremo negli organismi multilaterali, insieme ad altri paesi, le dittature che vogliono piegare i propri cittadini", aveva affermato nel suo discorso di insediamento riferendosi - senza mai nominarlo - al governo di Caracas. E pochi giorni dopo il ministro degli Esteri, Carlos Holmes Trujillo, confermava la decisione di Bogotá di ritirarsi dall'Unasur che, a detta dello stesso Duque, "si è trasformata in complice della dittatura venezuelana". (27/8/2018)

In archivio 2018 altre notizie sulla Colombia:

Vince il candidato di Uribe (18/6/2018)

La Colombia aderisce alla Nato (28/5/2018)

Nuovi attacchi al processo di pace (12/4/2018)

160 leader sociali assassinati dal 2016 (17/3/2018)

 

Latinoamerica-online.it

a cura di Nicoletta Manuzzato