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Colombia, 700 dirigenti sociali assassinati dal 2016

Un video drammatico sta facendo il giro delle reti sociali colombiane. Mostra il cadavere di María del Pilar Hurtado, assassinata la mattina del 21 giugno a Tierralta, nel dipartimento di Córdoba. Accanto al corpo della madre uno dei figli, di dodici anni, urla disperato. Giorni prima Hurtado aveva denunciato di essere stata minacciata dai paramilitari delle Autodefensas Gaitanistas de Colombia. Faceva parte di un gruppo di senzatetto che si erano insediati su alcuni terreni per costruirvi le proprie case e aveva condotto le trattative con i proprietari: questo l'aveva esposta come leader comunitaria. Secondo il senatore Iván Cepeda, del Polo Democrático Alternativo, "stiamo assistendo a un'azione sistematica per frustrare il processo di pace e le riforme e i cambiamenti che porta con sé". I numeri parlano chiaro: dopo la firma degli accordi tra governo e Farc nel novembre 2016, sono stati assassinati almeno 700 dirigenti sociali.

Il presidente Duque fin dall'inizio si è dichiarato ostile alla pace e in marzo ha annunciato una serie di proposte volte a modificare la giurisdizione speciale creata per giudicare i crimini commessi durante il conflitto. Tra i punti contestati dal capo dello Stato, quello relativo all'estradizione di persone per reati successivi agli accordi. Una questione che riguarda in particolare l'ex comandante delle Farc Jesús Santrich, arrestato nell'aprile 2018 e accusato dagli Stati Uniti di narcotraffico. Santrich è tornato in libertà a fine maggio su ordine della Corte Suprema de Justicia, che gli ha riconosciuto l'immunità come parlamentare, e in giugno ha potuto occupare il suo seggio nel Congresso. Su di lui pende però il mandato di cattura internazionale emesso dagli Usa.

La persecuzione giudiziaria contro Santrich ha contribuito ad approfondire la spaccatura all'interno del partito nato dalle Farc, la Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común. L'ex comandante guerrigliero Iván Márquez ha affermato in maggio che "è stato un grave errore aver consegnato le armi a uno Stato menzognero, confidando nella buona fede della controparte". Per queste ragioni Márquez ha rinunciato al suo seggio di senatore e ha fatto perdere le sue tracce. Fredda la risposta del leader della formazione, Rodrigo Londoño: "Che un piccolo gruppo di ex comandanti dell'organizzazione affermi ora che fu uno sbaglio tener fede alla nostra parola significa solo che individualmente rinnegano le grandi decisioni adottate dal collettivo". In queste condizioni, ha aggiunto Londoño, "con profondo rammarico devo riconoscere la necessità di prendere le distanze".

Le preoccupazioni per i continui attacchi alla pace da parte del governo Duque sono in realtà pienamente giustificate. Oltre cinquanta persone sono rimaste ferite nella violenta repressione contro la Minga por la Defensa de la Vida, el Territorio, la Democracia, la Justicia y la Paz, lanciata in marzo nel dipartimento di Valle del Cauca. La mobilitazione indigena chiedeva il compimento degli accordi sottoscritti dallo Stato con le comunità locali e la fine delle ripetute aggressioni da parte di forze armate e gruppi paramilitari. Il 21 marzo uno scoppio in un villaggio, dove si stava tenendo una riunione in appoggio alla protesta, ha provocato otto morti. Le autorità hanno respinto la tesi dell'attentato cercando di addossare la colpa alle stesse vittime, che avrebbero maneggiato incautamente materiale esplosivo.

E a conferma delle posizioni di Duque, degno erede di Alvaro Uribe, le promozioni concesse agli inizi di giugno ai vertici militari. Compreso quel generale Nicacio de Jesús Martínez Espinel che il New York Times di maggio indicava come il promotore di una riedizione dei "falsi positivi", l'uccisione di civili inermi presentati come guerriglieri caduti in combattimento, al fine di ottenere riconoscimenti e premi in denaro (l'autore dell'articolo era stato poi costretto a lasciare il paese per le minacce ricevute da settori del Centro Democrático, il partito di governo). Del resto il generale Martínez conosce bene questa pratica: come riporta il quotidiano spagnolo El País, tra il 2004 e il 2006 comandò una brigata accusata di aver perpetrato almeno 283 esecuzioni sommarie. Ma tutto questo non ha impedito il voto favorevole del Senato al suo avanzamento, con il plauso incondizionato del capo dello Stato. (23/6/2019)

In archivio 2019 altre notizie sulla Colombia:

Rottura del negoziato di pace con l'Eln (25/1/2019)

Una pace sempre più minacciata (6/1/2019)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato