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Verso l'insediamento di Bolsonaro

Inesorabilmente si avvicina il giorno 1° gennaio 2019, data di insediamento del neopresidente di estrema destra fascistizzante Jair Bolsonaro. Soprattutto politico che sembra non considerare vincolante per chi governa il rispetto e l’applicazione rigorosa della Costituzione. E questo avviene in coincidenza con il 50° anno dalla promulgazione dell’AI-5, Atto istituzionale numero cinque, che il 13 dicembre 1968 sospendeva tutte le garanzie democratiche e formalizzava un regime dittatoriale. Le indicazioni dei responsabili del futuro esecutivo includono cinque militari, diversi magistrati, pastori-politici, economisti di scuola neoliberista. Molti si caratterizzano per un integralismo ideologico inadatto alla mediazione necessaria per reggere un paese grande e diversificato; alcuni presentano tratti comportamentali poco consoni alla pubblica funzione. Nessun nero è previsto.

Alcuni indirizzi del prossimo esecutivo sono in continuazione con quelli dell’illegittimo governo Temer (agosto 2016-dicembre 2018): attacco ai diritti dei lavoratori e alle relazioni industriali, disarticolazione della previdenza e del servizio sanitario nazionale, aggressione all’insegnamento pubblico e laico, moralismo repressivo sulle questioni di genere, trasferimento di immani risorse al settore finanziario bancario e assicurativo. In questa sede tuttavia vorrei richiamare l’attenzione su due punti: gli indirizzi che rischiano di minare la sovranità nazionale e il riemergere dell’impostazione oscurantista, e fuori da ogni rispetto degli obblighi internazionali oltre che dal tempo storico dell’oggi, dell’integrazione dei popoli indigeni in disprezzo delle loro specificità. Al punto che già si assiste ad un rivelatore scivolamento semantico con l’uso del termine ‘riserve’ invece che terre indigene. Sullo sfondo si profila la ripresa di un’aggressività ambientale preoccupante: liberalizzazione nell’utilizzo di agrotossici, utilizzo economico dei quadri ambientali, allentamento negli impegni per la riduzione di emissioni climalteranti. Le dimensioni territoriali del Brasile determinano una ricaduta mondiale delle sue scelte ambientali.

A trent’anni dal assassinio di Chico Mendes (22 dicembre1988) le esecuzioni pubbliche si susseguono: Marielle Franco, e poi diversi eponenti della cultura afrobrasiliana, leader contadini e il 21 dicembre il soldato della polizia militare João Maria Figueiredo, membro attivo del gruppo Policiais Antifascismo e scorta della governatrice eletta di Rio Grande do Norte, Fátima Bezerra (PT). Il potere giudiziario, e in particolare le istanze superiori di esso, continuano a praticare una giustizia selettiva, cioè ingiusta.

Si riporta un articolo dello storico e dirigente del PSOL/Partito socialisno e libertà Gilberto Maringoni sull’industria militare e commerciale Embraer, alcune prese di posizione di consigli indigeni, un appello a 50 anni dall’AI-5. Mi scuso per la lunghezza, ma il mondo è complicato. (T.I., 23/12/2018)

Il volo senza ritorno della Embraer/Empresa Brasileira de Aeronáutica

Gilberto Maringoni

I principali atti del governo Temer in politica estera non sono lo svuotamento della Unasul/Unione delle nazioni sudamericane, la mitigazione del Mercosul o il ruolo volutamente irrilevante che il Brasile assume nel BRICS. I punti di rilievo sono nella denazionalizzazione della produzione energetica, attraverso la disarticolazione del settore di raffinazione della Petrobras e la fine del regime di divisione, e nella denazionalizzazione della Embraer.

L’impatto di questi due fatti ricadrà non solo sull’industria e sull’economia (la Petrobras era arrivata a rappresentare il 14% del PIB e la Embraer è la nostra principale esportatrice di tecnologia). Il maggiore tonfo è il segnale che lo sviluppo e il progetto nazionale escono di scena e che il nostro destino è la periferia del mondo.

La vendita della Embraer alla Boeing è un passo decisivo nella disattivazione produttivo/tecnologica del paese. L’affare illustra la sequenza del processo di privatizzazione iniziato negli anni 1990, durante i governi del PSDB/Partito della socialdemocrazia brasiliana. Come la Vale privatizzata non è più stata un’impresa di punta in 27 aree differenti per diventare un’impresa mineraria, la Embraer può diventare semplicemente un’assembratrice di progetti che vengono dall’estero.

L’impresa ha per lo meno tre gioielli che la rendono attraente per il capitale estero: la competenza nella fabbricazione di jet regionali, di caccia turboelica e di cargos aerei.

La Boeing s’interessa specialmente al primo filone, per poter esporre un portfolio completo di aerei per passeggeri. Assorbendo l’impresa brasiliana potrà disputare da pari a pari con la Airbus (il consorzio tedesco, britannico e francese) i mercati di jet di lungo e breve corso, con guadagni di scala in tutte le modalità dell’aviazione commerciale.

Il mercato mondiale di questa modalità è molto competititvo e concentrato in poche imprese. È dominato da quattro corporazioni, Boeing, Airbus, Bombardier (Canada) ed Embraer… L’unica probabilità per la Boeing di affrontare la concorrenza di Airbus è un qualche tipo di associazione con Embraer. Quindi i margini di contrattazione degli azionisti della brasiliana sarebbero altissimi… Ci sono infinite possibilità di associazione con il gigante statunitense, oltre alla vendita pura e semplice. La vendita aliena una conoscenza accumulata nel corso di mezzo secolo, implica che entro alcuni anni le linee di produzione siano trasferite negli Usa ed è solo questione di tempo il fallimento di decine di imprese nazionali di componenti aeronautici e la scomparsa di migliaia di posti di lavoro. La Boeing acquisterà 80% della divisione di aviazione commerciale della Embraer per US$ 4,2 miliardi. A titolo di confronto si ricorda che lo sviluppo e la produzione di Embraer KC-390, il maggiore e migliore cargo militare aereo del mondo, è risultato di una somma di investimenti pubblici che ammontano a 3,9 miliardi di dollari. Il suo mercato potenziale raggiunge US$ 60 miliardi nel prossimo decennio. Nel 2016 il reddito netto è stato di US$ 6,1 miliardi.

Fonte: DCM/Diario do centro do mondo, 18/12/2018. Alcuni tribunali in Brasile hanno impugnato la trattativa in corso. Intanto fra i suoi ultimi atti Temer ha firmato un decreto che autorizza il controllo dello spazio aereo da parte di stranieri. Al momento esso è di responsabilità della FAB/Forza aerea brasiliana

Il lawfare militare, politico, commerciale e geopolitico

Cristiano Zanin e Valeska Teixeita Z. Martins

…Nel 2016 imprese brasiliane come la Embraer hanno subito atti di persecuzione dal Dipartimento di Giustizia nordamericano e hanno finito per firmare accordi con quell’organismo straniero, in sintonia con le autorità locali. Tali accordi hanno stabilito obblighi pecuniari e di altra natura, come il monitoraggio interno della compagnia. Due anni dopo è stata annunciata un’operazione della Embraer con la Boeing, una strategica impresa nordamericana. Difficile credere che appena un'affinità commerciale abbia orientato tale risultato…

Fonte: ConJur, 17/12/2018

Per la garanzia dei diritti umani dei nostri popoli e comunità

Lettera della APIB/ Coordinamento dei popoli indigeni del Brasile al presidente eletto del Brasile, signor Jair Bolsonaro

Brasilia-DF, 6/12/2018

Signor presidente,

Negli ultimi giorni organi di stampa hanno diffuso una serie di dichiarazioni di sua Eccellenza al riguardo della questione indigena, con affermazioni che macchiano l’immagine e la dignità dei nostri popoli e comunità e che preoccupano in quanto dimostrano da un lato la mancanza di conoscenza sui nostri diritti costituzionali e dall’altro una visione di indigenismo assimilazionista, retrogrado, autoritario, preconcetto, discriminante, razzista e integrazionista, allontanata dal nostro paese da oltre trent’anni con la Costituzione Cittadina del 1988.

Sostenuti dal diritto di espressione garantito dalla Costituzione Federale, la APIB – istanza di aggregazione e riferimento nazionale del movimento indigeno brasiliano – con questa lettera manifesta la propria indignazione e il rigetto delle sue manifestazioni e delle sue intenzioni di impedire la promozione dei diritti dei nostri popoli, con la minaccia di porre fine alla demarcazione delle terre indigene – diritti fondamnetali dei popoli indigeni e doveri costituzionali di responsabilità dell’Unione – di trasferire la Funai/Fondazione nazionale dell’indio a strutture governative inadeguate, ponendola in rischio di inedia e di aprire i nostri territori tradizionali agli interessi dell’agrobusiness, della coltivazione mineraria, della costruzione civile e di altre grandi iniziative di impatto socioambientale…

La Costituzione brasiliana del 1988, Eccelentissimo signor presidente, all’articolo 231 è tassativa… Infine, come sempre ha sottolineato il Supremo tribunale federale: "Non vi è indio senza terra"…

L’affermazione che i nostri popoli potrebbero costituire "nuovi paesi in futuro" dimostra la piena ignoranza della legislazione correlata, dal momento che la stessa Costituzione stabilisce all’articolo 20 che le terre indigene sono Terra dell’Unione. Inoltre, per sua informazione, in nessun paese dell’America Latina, anche laddove la popolazione indigena è maggioranza, vi è qualche popolo che pensi in costruire un altro paese. La prova è la maturità con cui le dirigenze indigene del mondo intero hanno sottoscritto con gli Stati che fanno parte dell'ONU, incluso il Brasile, gli articoli della Dichiarazione dei Popoli indigeni, compreso l’articolo 46…

Il Brasile è il paese più ricco al mondo per foreste tropicali, risorse idriche, biodiversità, suoli fertili e altri beni. La preservazione dell’ambiente promossa dai popoli indigeni è un diritto fondamentale di tutta la società brasiliana (art. 225 della Costituzione)...

Per questo non ammettiamo di essere trattati come esseri inferiori, come è risuonato nelle dichiarazioni di sua Eccellenza. Siamo solo differenti, ed è obbligo del governo federale, secondo la Costituzione, rispettare la nostra "organizzazione sociale, costumi, lingua, credenze e tradizioni" (art. 231).

Ripudiamo quindi la sua peggiorativa e limitata opinione di considerarci animali del giardino zoologico. Il modello di sviluppo che difendiamo e sviluppiamo nelle nostre terre è anche diverso da quello che sua Eccellenza proclama, in quanto cerchiamo di rafforzare la sostenibilità e la gestione ambientale dei nostri territori. Respingiamo ogni tipo di sfruttamento predatorio dei beni naturali e rivendichiamo che i nostri saperi e concetti di ben vivere siano rispettati.

Lottiamo per il riconoscimento delle seguenti proposte e rivendicazioni dei nostri popoli: - mantenimento della Funai nel Ministero della Giustizia e suo rafforzamento; - revoca del parere 1/2017 della AGU/Avvocatura Generale dell’Unione (sulle demarcazioni); - realizzazione urgente di interventi per ritirare invasori di terre indigene già demarcate ed effettiva protezione delle stesse; - demarcazione e protezione di tutte le terre indigene, con particolare attenzione alle terre di popoli isolati e di recente contatto; - (interventi adeguati per alimentazione, salute, educazione; rispetto degli accordi internazionali in materia di diritti umani, relazioni di lavoro, garanzie stabilite).

Cordialmente APIB/Coordinamento dei popoli indigeni del Brasile

Fonte: sito APIB

Raposa Serra do Sol è un diritto originario e costituzionale dei popoli indigeni di Roraima e del Brasile

Nota del CIR/Consiglio indigeno di Roraima

Il Consiglio indigeno di Roraima/CIR, organizzazione indigena di difesa dei diritti e degli interessi dei popoli indigeni, che rappresenta 237 comunità indigene, circa 50.000 indigeni dei popoli Wapichana, Macuxi, Patamona, Taurepang, Inagricó, Sapará, Yanomani, Wai-Wai, Ye’kuana, creata negli anni ’70 e di importanza locale, regionale e internazionale, riafferma che l’omologazione della terra indigena Raposa Serra do Sol, con area continua, è un diritto originale e costituzionale dei popoli indigeni di Roraima e del Brasile, consacrata dalla Costituzione federale brasiliana del 1988.

Dopo 32 anni di lotta per la demarcazione e l'omologazione, un percorso segnato da minacce, distruzioni, violenza e anche morte di indigeni, azioni ancora non punite dalla giustizia brasiliana, la terra indigena Raposa Serra do Sol, infine, è stata riconosciuta dalla Stato brasiliano con il decreto di omologazione del 15 aprile 2005 riaffermato dal Supremo tribunale federale/STF, nel 2009, come terra indigena originaria che appartiene ai popoli Macuxi, Wapichana, Taurepang, Patamona e Ingaricó…

Il 2019 sarà il decimo anniversario di tale decisione. I popoli indigeni già stanno organizzando la celebrazione dei risultati realizzati in questi anni, come l’ampliamento dell’allevamento, che ha raggiunto 40.000 bovini…, la costruzione di centri regionali che sussidiano le azioni di rafforzamento di sviluppo sostenibile delle comunità indigene, specie nella produzione agricola o per la generazione di energia eolica, oltre a festeggiare l’identità culturale di danze, canti, pitture, lingue e altre espressioni culturali fonte di vita e ricchezza millenaria dei popoli indigeni…

È inammissibile che la questione sia ancora principale programma del presidente eletto Jair Bolsonaro (PSL/Partito social liberale), con l’unica giustificazione dello "sviluppo dello Stato di Roraima e del Brasile, sfruttamento delle risorse naturali" e altre dichiarazioni assurde che solo contribuiscono a disseminare preconcetti, discriminazione e odio contro i popoli indigeni.

Di fronte alla recente dichiarazione dell’"intenzione di rivedere la riserva Raposa Serra do Sol", pubblicata oggi, 17/12, dalla stampa nazionale, una dichiarazione che oltraggia una decisione del STF, il CIR riafferma anche che Raposa Serra do Sol non è una "riserva", ma una terra indigena. È arretrato ritenere che l'indigeno nella sua terra demarcata non è integrato nella società. Al contrario, sarà indigeno in qualsiasi contesto sociale, culturale e politico del paese…

D’altro canto è bene ricordare e informare l’attuale presidente che lo Stato di Roraima è di nuovo sullo scenario nazionale come uno degli Stati più corrotti della Federazione, in cui agenti pubblici sono arrestati con l’accusa di appropriazione di bene pubblico per miliardi. Uno scenario che si diffonde in tutto il paese, incluso lo stesso esecutivo, in cui gli scandali di corruzione e illegalità occupano la scena. Se l’attuale presidente è davvero preoccupato con lo sviluppo di Roraima e del Brasile, è necessario essere attenti alle azioni legislative ed esecutive che da decenni lasciano la popolazione alla mercè di ingiustizie e illegalità. Cioè le alternative per lo sviluppo dello Stato non sono nella coltivazione mineraria, nella costruzione di idroelettriche, ancor meno nell’affitto di terre, come è stato detto da lui stesso e da politici alleati, ma in una gestione impegnata e giusta nei confronti della popolazione di Roraima e del Brasile.

Infine il Consiglio indigeno di Roraima (CIR), organizzazione indigena seria e responsabile verso i popoli indigeni di Roraima, non si lascerà intimorire da interpretazioni false e calunniose che provengono da settori anti indigeni che cercano di porre fine ad un modo di operare che completerà 50 anni nel 2020.

Boa Vista, 17/12/2018, Conselho indígena de Roraima

Fonte: ASCOM/CIMI Conselho Indigenista Missionário. Per decenni la terra indigena Raposa Serra do Sol è stata invasa di grandi agricoltori del settore risicolo, con fatica espulsi; oggi la presenza di minerali contenenti niobio è una minaccia

In difesa della democrazia

Atto pubblico nell’aula magna della Facoltà di Diritto del Largo San Francesco

Oggi, a cinquant’anni dall’emanazione dell’AI-5, che ha segnato l’istituzione di un regime di terrore di Stato, noi cittadini e cittadine brasiliani riaffermiamo l’importanza del mantenimento dei principi consacrati nella Costituzione del 1988: la Repubblica, la Democrazia e lo Stato di Diritto.

La garanzia delle libertà, dei diritti umani individuali e sociali, del libero esercizio della cittadinanza ci unisce, al di là di eventuali differenze e sfumature ideologiche o politico-partitiche.

Sottolineiamo il nostro impegno con la pluralità e la diversità culturale, di credenze e di comportamento della società brasiliana.

In questo senso incitiamo i democratici a unirsi per mantenere le libertà duramente conquistate nel corso degli ultimi tre decenni.

San Paolo, 13/12/2018

Il manifesto è firmato da oltre 500 cittadini di diverse professioni e indirizzi e da molte organizzazioni

Traduzioni e introduzione di Teresa Isenburg

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato