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Cuba, il mistero degli attacchi acustici

191 voti a favore della condanna dell'embargo e due contrari (Stati Uniti e Israele): alle Nazioni Unite le posizioni sul blocco statunitense a Cuba sono tornate quelle del 2015, dopo la parentesi dello scorso anno in cui i governi di Washington e Tel Aviv avevano optato per l'astensione. Una dimostrazione dei passi indietro nella normalizzazione delle relazioni bilaterali dopo l'elezione di Trump. E dal 9 novembre entrano in vigore le nuove misure annunciate in giugno dalla Casa Bianca, che prevedono limitazioni ai viaggi sull'isola di cittadini statunitensi e restrizioni alle transazioni commerciali con una serie di imprese cubane quali il Grupo de Administración Empresarial, il consorzio delle forze armate.

I rapporti tra i due paesi si sono ulteriormente deteriorati negli ultimi mesi in seguito alla denuncia, da parte dell'amministrazione statunitense, di presunti attacchi acustici che dalla fine del 2016 avrebbero colpito una ventina di funzionari in forze presso l'ambasciata Usa all'Avana. I diplomatici affermano di aver sentito vibrazioni o di aver percepito strani suoni e di aver poi sofferto di nausea, emicrania, calo dell'udito, difficoltà a concentrarsi e persino lesioni cerebrali. Nessuna prova di tali fenomeni è stata presentata e del resto i cittadini cubani, che lavorano nella stessa ambasciata o nelle residenze dei funzionari, non hanno manifestato alcun disturbo. Ma il pretesto è bastato per giustificare in maggio l'espulsione di due membri della rappresentanza cubana a Washington: una forma di rappresaglia perché il governo di Raúl Castro non avrebbe adottato adeguate misure di protezione dei diplomatici statunitensi. Intanto negli ambienti degli anticastristi di Miami si ipotizzava l'esistenza di un'arma segreta cubana, nonostante lo scetticismo di tutti gli specialisti consultati dal quotidiano The Washington Post o da altri media.

Sempre con la scusa degli attacchi acustici, a fine settembre la Casa Bianca ha deciso di ridurre di oltre la metà il suo personale presso l'ambasciata all'Avana e pochi giorni dopo ha annunciato l'espulsione di altri quindici diplomatici cubani. Le autorità dell'isola, dal canto loro, hanno accusato Washington di ostacolare le indagini sulla vicenda, impedendo agli esperti cubani di avere accesso alle perizie effettuate e di intervistare le persone che hanno lamentato disturbi. Nel frattempo è emerso un altro elemento: l'agenzia The Associated Press ha riportato che tra le prime vittime delle "aggressioni sonore" figurano i componenti della rete di spionaggio statunitense presenti nell'ambasciata. E il mistero permane. (8/11/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato