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Cuba, Díaz-Canel succede a Raúl Castro

Miguel Díaz-Canel Bermúdez è il nuovo presidente del Consejo de Estado in sostituzione di Raúl Castro, che rimarrà comunque fino al 2021 primo segretario del Partido Comunista. Un cambio della guardia all'insegna della continuità avvenuto significativamente il 19 aprile, 57° anniversario della vittoria di Playa Girón.

L'11 marzo era stato rinnovato il potere legislativo con l'elezione dei membri dell'Asamblea Nacional del Poder Popular, in gran parte appartenenti alla generazione venuta al mondo dopo la rivoluzione. Anche Díaz-Canel, un ingegnere elettronico della provincia di Villa Clara, è nato nel 1960. Nella sua carica sarà affiancato da sei vicepresidenti, tre uomini e tre donne: tra questi il veterano del Granma Ramiro Valdés Menéndez e la Contralora General de la República, Gladys María Bejerano Portela.

Nel suo discorso dopo la nomina, Díaz-Canel ha ribadito che "solo il Partido Comunista garantisce l'unità della nazione e del suo popolo" e ha avuto parole di riconoscimento per quanti liberarono il paese dalla dittatura di Batista: "Cuba si aspetta che noi siamo alla loro altezza, capaci di combattere vittoriosamente tutte le battaglie che ci attendono. La presenza di Raúl, Machado, Ramiro, Guillermo e altri rivoluzionari ci dà la possibilità di abbracciarli e abbracciare la storia viva".

Raúl Castro, dopo aver riaffermato l'orientamento socialista della Rivoluzione, ha centrato parte del suo intervento sulle difficoltà incontrate nel promuovere le riforme: "Sapevamo che iniziavamo un processo di enorme complessità, che per la sua vastità includeva tutti gli elementi della società e richiedeva il superamento del colossale ostacolo di una mentalità fondata su decenni di paternalismo, con conseguenze significative sul funzionamento dell'economia". Ha citato tra le questioni urgenti da affrontare la riorganizzazione del settore privato, la riforma salariale e l'eliminazione di sussidi ingiustificati. Ha infine affrontato il tema della rinnovata tensione nei rapporti con Washington, affermando con decisione che in materia di diritti umani Cuba non ammette "lezioni da nessuno e men che meno dal governo degli Stati Uniti". (20/4/2018)

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a cura di Nicoletta Manuzzato