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La morte di Ramiro Valdés in una Cuba sotto assedio È morto il 21 giugno, a 94 anni, il viceprimo ministro Ramiro Valdés Menéndez, uno degli ultimi esponenti della vecchia guardia rivoluzionaria. Valdés aveva partecipato con Fidel all'assalto del Cuartel Moncada; esiliato in Messico era tornato a Cuba a bordo del Granma per raggiungere la Sierra Maestra e aveva combattuto a Santa Clara a fianco del Che. Dopo la Rivoluzione aveva ricoperto vari incarichi: in particolare aveva diretto gli organi di sicurezza dello Stato. Migliaia di persone hanno voluto rendere omaggio alla sua memoria sfilando davanti all'urna che raccoglie i suoi resti mortali, a testimonianza della volontà di resistenza di un popolo. La sua scomparsa avviene in un periodo drammatico per l'isola, sottoposta a un assedio sempre più feroce da parte degli Stati Uniti. Un solo dato documenta l'impatto combinato della crisi economica e dell'inasprimento delle sanzioni di Washington in questi ultimi anni: dal 2018 al 2025 il tasso di mortalità infantile è passato dal 4 al 9,9 per ogni mille nati vivi e la sopravvienza dei bambini malati di cancro è scesa dall'85 al 65%. Senza considerare le conseguenze devastanti dell'inasprimento del bloqueo nel corso dei primi mesi del 2026. Tra le tante provocazioni della Casa Bianca, l'imputazione presentata in maggio contro Raúl Castro accusato di aver ordinato nel 1996, quando era a capo delle Fuerzas Armadas Revolucionarias, l'abbattimento di due velivoli dell'organizzazione anticubana Hermanos al Rescate, che avevano ripetutamente violato lo spazio aereo dell'isola. All'Avana in migliaia hanno manifestato contro questa imputazione e la presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha affermato che l'accusa contro Castro risponde alla storica visione statunitense di ingerenza nei confronti di altri paesi. Dichiarazioni di condanna contro l'ennesimo strumento di pressione Usa sono venute anche da Russia e Cina. L'8 giugno l'alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk ha sollecitato gli Stati Uniti a togliere "immediatamente" le sanzioni decise da gennaio contro l'isola. "Le restrizioni sul combustibile imposte dall'inizio del 2026 e il recente inasprimento delle sanzioni extraterritoriali colpiscono direttamente i cubani, in particolare i più vulnerabili - ha affermato Türk in un comunicato - Ci sono bambini che muoiono perché i medici non hanno accesso ai rifornimenti sanitari e ai farmaci essenziali. Questo è inaccettabile". Le critiche internazionali non scuotono comunque la determinazione di Washington di asfissiare l'economia cubana per provocare una crisi umanitaria e fornire il pretesto a un intervento. Se qualche sollievo è venuto dagli aiuti inviati da alcuni paesi latinoamericani (Messico, Belice, Brasile, la Colombia di Petro), dal carico di greggio giunto a fine marzo dalla Russia e dalle tonnellate di riso inviate dalla Cina, l'imposizione di sanzioni non si arresta e colpisce il presidente Díaz-Canel e famiglia, il figlio, la nuora e il nipote di Raúl Castro, nonché le piattaforme online per l'invio di denaro da parte dei parenti all'estero e le imprese collegate al conglomerato militare Gaesa (Grupo de Administración Empresarial SA). E la Corte Suprema Usa ha sentenziato che, in base alla legge Helms-Burton, la ExxonMobil può chiedere i danni alla compagnia petrolifera statale cubana per le perdite subite dall'espropriazione del 1960 (si tratta di oltre un miliardo di dollari al cambio attuale). Per non parlare delle minacce che non si sono mai fermate. Ai giornalisti che chiedevano se il Pentagono progettasse un'operazione per sequestrare Díaz-Canel simile a quella condotta contro Maduro, il segretario della Guerra, Pete Hegseth, ha risposto che "tutte le opzioni sono sul tavolo". Alla stessa domanda Donald Trump ha ribadito: "È possibile", aggiungendo che "prendere Cuba è come un gioco da bambini". Una vittoria per l'isola è venuta invece dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, che il 26 giugno ha approvato il Piano Strategico per Cuba 2026-2030 per un ammontare di oltre 116 milioni di dollari. 29 i voti a favore e solo due contrari: Stati Uniti e Marocco. (27/6/2026)
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a cura di Nicoletta Manuzzato |