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Repubblica Dominicana, finisce il lungo dominio del Pld

La parola Cambio ha sedotto l'elettorato della Repubblica Dominicana, che domenica 5 luglio ha eletto presidente al primo turno Luis Abinader, del Partido Revolucionario Moderno. Finisce così il lungo dominio del Partido de la Liberación Dominicana, al governo ininterrottamente da sedici anni (prima con Leonel Fernández e poi con l'attuale capo dello Stato, Danilo Medina). La lunga gestione del potere ha indebolito l'immagine del Pld, accusato a più riprese di corruzione: esponenti di primo piano sono stati coinvolti nello scandalo Odebrecht, l'impresa brasiliana che versava tangenti a innumerevoli paesi per ottenere lucrosi appalti. E a intaccare ulteriormente la popolarità del partito è stata la spaccatura dello scorso anno quando Fernández, dopo aver denunciato brogli nelle primarie che avevano indicato come candidato Gonzalo Castillo, era uscito dando vita a una nuova formazione, Fuerza del Pueblo.

Le difficoltà che il Pld avrebbe incontrato in questo voto erano apparse chiare già in febbraio quando migliaia di persone, soprattutto giovani, si erano mobilitate per protestare contro le autorità elettorali, che avevano deciso la cancellazione delle consultazioni municipali già in corso, a causa di un difetto del sistema. Le spiegazioni erano state giudicate pretestuose e si era insinuato il sospetto che si volesse impedire una vittoria delle opposizioni.

Ma il colpo definitivo è venuto dalla pandemia, che nella Repubblica Dominicana ha registrato livelli di contagio e di mortalità, in rapporto al numero di abitanti, tra i più alti della regione. Le cause sono da rintracciare nelle politiche neoliberiste consacrate dalla Costituzione del 2010, che per anni hanno tagliato i fondi alla sanità pubblica e favorito la privatizzazione. Il Colegio Médico Dominicano da tempo avvertiva dei pericoli insiti nella situazione di precarizzazione del servizio sanitario, che lo scorso anno aveva ricevuto solo l'1,64% del pil. Come conseguenza, negli ospedali sono mancati i test per il coronavirus e i dispositivi di protezione per medici e infermieri. Scarsi anche i sussidi concessi dal governo per alleviare la crisi provocata dalla quarantena: i lavoratori informali, che rappresentano la grande maggioranza, si sono dovuti accontentare di aiuti alimentari distribuiti in maniera discontinua. Nel frattempo a favore del capitale venivano abbassati gli interessi bancari ed era reso più flessibile il regime tributario.

Non stupisce dunque che dalle urne sia uscita una sonora bocciatura del governo in carica. Ma con ogni probabilità Abinader, imprenditore di origine libanese con interessi nel settore agricolo, nel turismo e nell'industria del cemento, non avvierà alcuna trasformazione degli equilibri politici. Il suo programma si limita a generiche promesse di miglioramenti nell'economia e di maggiore trasparenza nella gestione pubblica e non punta a un reale cambiamento dell'indirizzo economico del paese. (7/7/2020)

 

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato