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Guatemala, la promessa di una nuova primavera

L'investitura di Bernardo Arévalo de León alla massima carica dello Stato e della sua vice Karin Herrera Aguilar era previsto per le 16 di domenica 14 gennaio, ma ha potuto avvenire solo nelle prime ore di lunedì 15, a causa del ritardo nell'insediamento dei nuovi deputati. Un ritardo dovuto ai tentativi dei parlamentari legati alla vecchia legislatura di mantenere il controllo del Congresso o almeno della sua Junta Directiva, ostacolando l'ingresso degli eletti del Movimiento Semilla. Tentativi andati a vuoto, dal momento che alla fine a presiedere il Parlamento è stato proclamato un esponente di Semilla, Samuel Pérez. E anche la seconda votazione dei vertici del Congresso, imposta dalla Corte de Constitucionalidad in seguito ai ricorsi dell'opposizione, si è conclusa giorni dopo con la sconfitta della destra: la nuova Junta Directiva è composta da legislatori vicini ad Arévalo ed è presieduta da Nery Ramos, del Partido Azul.

Nelle settimane precedenti pubblico ministero e giudici corrotti avevano cercato con ogni pretesto di invalidare l'esito delle elezioni, tanto che in dicembre la presidente del Tribunal Supremo Electoral, Blanca Alfaro, aveva dovuto dichiarare: "I risultati sono convalidati, sono ufficializzati e sono inalterabili", precisando che questo valeva non solo per Arévalo ed Herrera, ma anche per i 340 sindaci, i 160 congressisti e i 20 membri del Parlamento Centroamericano. Tutti avrebbero dovuto prendere possesso delle loro cariche in gennaio, per non incorrere nella "rottura dell'ordine costituzionale".

A garantire la salvaguardia dello stato di diritto è stata soprattutto la popolazione indigena, da sempre oppressa e dimenticata: donne e uomini che dalle loro comunità hanno raggiunto la capitale e dall'inizio di ottobre hanno costituito presidi di fronte alla Fiscalía e ai tribunali, esigendo il rispetto della Costituzione e riuscendo a coinvolgere nella protesta studenti, sindacati e ampi settori della classe media. E fortunatamente gli aspiranti golpisti non hanno ottenuto alcun appoggio internazionale, neppure da Stati Uniti, Oea e Unione Europea.

Così il 15 gennaio Arévalo ha potuto fare il suo ingresso nella sala dove si teneva la cerimonia di investitura al suono de La Primavera di Vivaldi. E nel suo discorso dal balcone del Palacio Nacional ha promesso una "nuova primavera", come quella che vide protagonista suo padre, Juan José Arévalo Bermejo, tra il 1946 e il 1951. Il nuovo capo dello Stato non ha nascosto le difficoltà che lo attendono: "Iniziano oggi quattro anni di un mandato che sicuramente sarà contrassegnato da una serie di ostacoli, molti dei quali non possiamo adesso prevedere", ma ha ribadito il suo impegno a trasformare non solo le istituzioni dello Stato, ma anche la realtà quotidiana dei guatemaltechi. "Non più corruzione, non più esclusione", ha esclamato.

Alcuni giorni prima era stato presentato alla stampa il futuro governo, formato da sette uomini e sette donne. Tra queste ultime l'avvocata indigena Miriam Roquel, cui verrà affidato il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Roquel aveva occupato la carica di procuratrice aggiunta al fianco dell'allora procuratore per i Diritti Umani Jordán Rodas, costretto a rifugiarsi all'estero per aver denunciato le prevaricazioni dell'esecutivo Giammattei. "Siamo ancora in debito con la pluriculturalità", ha ammesso Arévalo, assicurando di voler continuare a impegnarsi per colmare questa lacuna. (20/1/2024)

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a cura di Nicoletta Manuzzato