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Guatemala, migliaia in piazza contro il pacto de corruptos

Nel 2015 vaste mobilitazioni contro la corrotta classe politica al potere portarono alle dimissioni, e poi all'arresto, del presidente Pérez Molina. Cinque anni dopo la protesta popolare è tornata protagonista con le "giornate di novembre", scatenate dall'approvazione da parte del Congresso del bilancio preventivo per il 2021. Un bilancio che, pur aumentando l'indebitamento pubblico, era volto in gran parte a beneficiare il settore privato. Non venivano incrementati invece gli esigui finanziamenti alla sanità, all'istruzione, ai programmi sociali in un paese in cui circa il 60% della popolazione vive in condizioni di povertà. E addirittura venivano ridotti i fondi destinati alla Procura per i Diritti Umani e alla lotta contro la denutrizione (di cui soffre quasi la metà dei bambini sotto i cinque anni).

Quest'anno, ad aggravare la situazione, è sopraggiunta la drammatica crisi sanitaria dovuta al Covid. Con oltre 4.000 morti e quasi 120.000 contagiati, il Guatemala è tra i paesi della regione più colpiti dalla pandemia. I suoi ospedali sono al collasso, medici e infermieri denunciano la carenza di farmaci e di dispositivi di protezione. Dei 3.800 milioni di dollari di aiuti stanziati per i settori più colpiti, i destinatari hanno ricevuto solo il 15%: il resto si è perso nei meandri della corruzione. E la militarizzazione del territorio, con il pretesto di fermare la diffusione del virus, ha significato l'incremento di aggressioni contro ambientalisti e difensori dei diritti umani. Il passaggio in novembre dei devastanti uragani Eta e Iota, con lo strascico di decine di morti e migliaia di famiglie senza casa, ha mostrato una volta di più l'inefficienza del governo, incapace di approntare piani di evacuazione e di soccorso.

L'approvazione del bilancio ha acceso la miccia della rivolta contro il cosiddetto pacto de corruptos, i gruppi oligarchici che controllano politica, economia e giustizia. Il 21 novembre migliaia di persone sono scese in piazza a Città del Guatemala, chiedendo le dimissioni del presidente Giammattei. La protesta si è indirizzata anche contro il Congresso: un gruppo di incappucciati ha rotto i vetri delle finestre lanciando all'interno alcune torce. L'incendio ha devastato gli uffici, che in quel momento erano deserti. Le manifestazioni nella capitale, pur represse con brutalità dalle forze di sicurezza, con numerosi feriti e decine di arresti, sono continuate nei giorni successivi mentre le comunità indigene bloccavano importanti arterie nella zona occidentale del paese. I parlamentari si sono così visti costretti ad annullare il contestato bilancio. Ora però, tra le richieste di organizzazioni femministe, associazioni studentesche e movimenti sociali, non c'è più soltanto la rinuncia del governo e dei congressisti, ma l'insediamento di un'Assemblea Costituente che possa portare a una reale trasformazione. (30/11/2020)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato