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Haiti, dieci anni fa il terremoto

Dieci anni fa, esattamente il 12 gennaio 2010, un terremoto di 7,3 gradi della scala Richter devastava Haiti, uccidendo 316.000 persone e lasciando un milione e mezzo di persone senza tetto. Al sisma si aggiungeva, nell'ottobre dello stesso anno, l'epidemia di colera portata dai militari della Minustah, la Missione di Stabilizzazione dell'Onu, che provocava almeno 10.000 morti (secondo alcuni esperti, sarebbero in realtÓ 50.000). Anni dopo il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, riconosceva la responsabilitÓ dei caschi blu, ma ai familiari delle vittime non veniva assegnato alcun indennizzo.

Nel 2017 la Minustah ha lasciato il posto alla Missione dell'Onu per l'Appoggio alla Giustizia (Minujusth), che ha terminato il suo mandato nell'ottobre dello scorso anno. E in dicembre si Ŕ appreso di un altro lascito dei caschi blu. A rivelarlo uno studio accademico pubblicato sul sito web The Conversation: almeno 265 bambini (probabilmente molti di pi¨) sono nati da donne e ragazzine povere, a seguito di uno stupro o dopo un rapporto accettato in cambio di un pasto.

A distanza di dieci anni dal terremoto gran parte della popolazione abita ancora in rifugi di fortuna, senza accesso all'acqua potabile, sopravvivendo quotidianamente con meno di due dollari. L'economia Ŕ in grave crisi, l'inflazione continua a salire, la disoccupazione si aggira sul 70%. E quanti possono vantare un lavoro spesso guadagnano solo l'equivalente di 5 dollari al giorno.

GiÓ nel 2018 era scoppiata una rivolta popolare contro il previsto rincaro del prezzo dei combustibili, deciso su pressione del Fondo Monetario Internazionale. Le proteste, che sono riprese con forza nel febbraio 2019 e da allora non si sono quasi mai fermate, chiedono le dimissioni del presidente Jovenel Mo´se e un cambiamento reale del sistema. La risposta Ŕ stata una sanguinosa repressione, che ha giÓ provocato oltre una ventina di morti e centinaia di feriti. Mo´se, membro del partito di centrodestra TŔt Kale, Ŕ stato eletto nel novembre 2016 con un contestato voto e un astensionismo record. Imprenditore del settore bananiero, gode dell'appoggio delle ricche famiglie locali e dell'amministrazione statunitense.

Su di lui pesano accuse di corruzione: si sarebbe intascato parte degli oltre 4 miliardi di dollari che il Venezuela, attraverso PetroCaribe, aveva destinato allo sviluppo del paese. Il governo bolivariano Ŕ sempre stato in prima fila negli aiuti ad Haiti: nonostante questo, Mo´se si Ŕ allineato a quegli Stati che non hanno riconosciuto l'elezione di Nicolßs Maduro. E il 7 gennaio di quest'anno ha ricevuto il segretario generale dell'Oea, Almagro, che gli ha assicurato il suo pieno sostegno. In compenso Haiti, a fine mese, ha annunciato il suo ingresso nel Grupo de Lima.

Il 13 gennaio Ŕ terminato il mandato della Camera e di due terzi del Senato e Mo´se ha fatto sapere che la situazione attuale non permette di organizzare elezioni legislative e che quindi governerÓ per decreto. Haiti Ŕ anche da mesi senza governo dopo le dimissioni, uno dopo l'altro, di diversi primi ministri. Non stupisce che le opposizioni abbiano denunciato la "deriva dittatoriale" del paese. (30/1/2020)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato