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Honduras, continua la resistenza contro i brogli

Non si arresta la resistenza contro i clamorosi brogli che hanno caratterizzato le elezioni del 26 novembre. La feroce repressione con cui il governo ha risposto alle proteste ha giŕ provocato una quindicina di morti e centinaia di feriti. Ma neanche l'imposizione del coprifuoco e la sospensione delle garanzie costituzionali riescono a fermare la mobilitazione popolare: ogni giorno migliaia di persone scendono in piazza contro il regime nato dal colpo di Stato del 2009.

Il 4 dicembre, otto giorni dopo il voto, il Tribunal Supremo Electoral ha proclamato la vittoria di Juan Orlando Hernández, del golpista Partido Nacional. E questo nonostante il primo bollettino, emesso il giorno successivo alle consultazioni con quasi il 60% delle schede scrutinate, vedesse il candidato oppositore, Salvador Nasralla (Alianza de Oposición Contra la Dictadura), in vantaggio di cinque punti. Dopo un periodo di interruzione nella comunicazione dei dati ufficiali, la tendenza si era invertita ed Hernández era passato improvvisamente in testa.

Tutto il processo elettorale del resto č stato condotto all'insegna dell'illegalitŕ. A partire dalla ricandidatura del presidente uscente Hernández, proibita dalla Costituzione, ma avallata da una complice Corte Suprema de Justicia. Proprio l'accusa di puntare alla rielezione era servita come pretesto, otto anni fa, per rovesciare il legittimo capo dello Stato, Manuel Zelaya: la sua "colpa" in realtŕ era stata quella di aver tentato di sottrarre il paese dalle mani dell'oligarchia, al potere da sempre con il sostegno degli Stati Uniti, di cui l'Honduras ospita importanti basi militari.

Durante la campagna - affermano gli osservatori della Missione Europea - il Partido Nacional ha goduto di un ampio vantaggio ai danni delle altre forze politiche e i media locali hanno discriminato apertamente l'opposizione. Il partito di governo, denunciano ancora gli osservatori europei, esercita uno stretto controllo sul Tribunal Supremo Electoral e sul Registro Nacional de las Personas (dove figurano ancora nomi di defunti o di immigrati all'estero): si č assicurato dunque tutti gli strumenti per manipolare il responso delle urne. E, al fine di screditare l'opposizione, alla vigilia del 26 novembre aveva ampiamente diffuso false accuse contro il Venezuela, che avrebbe introdotto in Honduras "145 esperti in destabilizzazione e azioni terroriste" per sabotare le consultazioni. Le accuse provenivano dall'Arcadia Foundation, organizzazione statunitense giŕ segnalata nel 2009 per il suo sostegno al golpe contro Zelaya. (7/12/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato