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Nicaragua, gli appelli al dialogo non fermano gli scontri

In Nicaragua la situazione Ŕ sempre pi¨ caotica. Le manifestazioni pro e contro l'esecutivo si susseguono in tutto il paese e spesso si concludono con incidenti a causa dell'intervento di agenti provocatori. L'elenco dei morti ha giÓ superato il centinaio, anche se sulla cifra esatta le varie fonti divergono. Si sono registrati attacchi agli atenei occupati, l'Universidad PolitÚcnica e l'Universidad Nacional Autˇnoma de Nicaragua, epicentro della protesta del Movimiento Estudiantil 19 de Abril. Secondo gli studenti queste azioni sono da addebitare alla Juventud Sandinista, gruppo di appoggio al governo, mentre quest'ultimo accusa l'opposizione per i saccheggi e gli episodi di vandalismo avvenuti in diverse cittÓ.

Le forze armate sembrano per ora decise a mantenere una posizione neutrale. Il 12 maggio il portavoce dell'esercito, Manuel Guevara, ha dichiarato: "Non abbiamo motivo di reprimere la popolazione che manifesta in piazza. Siamo convinti che il dialogo sia la soluzione". E il giorno seguente, in un comunicato, i militari hanno ribadito l'appoggio agli sforzi del governo e alla mediazione del cardinale Leopoldo Brenes per risolvere la crisi. Ma l'intervento della Chiesa cattolica non Ŕ riuscito finora a riportare la pace.

Il 16 maggio Ŕ iniziato il dialogo tra il governo Ortega e l'opposizione, rappresentata dall'Alianza CÝvica por la Justicia y la Democracia, e le parti si sono impegnate a realizzare una tregua di 48 ore il 19 e 20 maggio. Ma la tregua non Ŕ stata ovunque rispettata e pochi giorni dopo la Conferenza Episcopale, constatata la mancanza di punti di consenso, ha dovuto annunciare la sospensione degli incontri. Nel frattempo la delegazione inviata dalla Comisiˇn Interamericana de Derechos Humanos, nel suo rapporto sulla situazione, evidenziava "gravi violazioni dei diritti umani nel corso di un mese di proteste, caratterizzate dall'uso eccessivo della forza da parte dei corpi di sicurezza dello Stato e di terzi armati".

Il 30 maggio un corteo di centinaia di migliaia di persone, con in testa le madri dei giovani uccisi negli scontri, ha attraversato il centro di Managua per chiedere le dimissioni di Daniel Ortega. Al termine della manifestazione violenti incidenti hanno provocato 15 morti e decine di feriti. Secondo il Centro NicaragŘense de Derechos Humanos, "gli aggressori sono stati la polizia repressiva e le forze d'assalto" governative. L'esecutivo, in un comunicato, getta invece la responsabilitÓ dell'accaduto sui gruppi d'opposizione, che avrebbero inteso in tal modo "terrorizzare la popolazione".

Il fronte degli oppositori non Ŕ certo compatto. Se alcuni non temono di farsi fotografare accanto al senatore della Florida Marco Rubio, esponente dell'estrema destra, altri sono su posizioni che non piacciono a Washington. Non si spiega altrimenti la risoluzione presentata all'Assemblea Generale dell'Oea congiuntamente da Stati Uniti e Nicaragua e approvata per acclamazione il 5 giugno. Questa Declaraciˇn de Apoyo al Pueblo de Nicaragua "condanna ed esige la cessazione immediata degli atti di violenza, intimidazione e minaccia" e invita le parti a partecipare "in modo costruttivo a negoziati pacifici, con risultati chiari che affrontino le sfide fondamentali del paese".

Lo stesso segretario generale dell'organizzazione Luis Almagro, nemico giurato del Venezuela Bolivariano, in un'intervista alla Voz de AmÚrica ha accusato un settore dell'opposizione nicaraguense di seguire una linea antidemocratica per abbattere Ortega. Da notare che, nel corso della stessa riunione dell'Oea, Ŕ stata votata una risoluzione che disconosce la legittimitÓ del governo di Caracas e apre la strada a un'espulsione del Venezuela (del resto Maduro ha da tempo annunciato la volontÓ del suo paese di abbandonare l'organizzazione). (6/6/2018)

In archivio 2018 altre notizie sul Nicaragua:

Migliaia in piazza contro la riforma (27/4/2018)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato