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Paraguay, proteste contro la riforma costituzionale

Il presidente Horacio Cartes, del Partido Colorado, ha deciso di non ricandidarsi alle elezioni del prossimo anno. Rinuncia dunque alla battaglia per la modifica della Costituzione, che attualmente proibisce l'esercizio di più mandati anche non consecutivi. L'emendamento che consentirebbe la rielezione è fortemente osteggiato da una parte dell'opposizione, in particolare dal Plra, il Partido Liberal Radical Auténtico. E' sostenuto invece dal Frente Guazú che promuove la candidatura dell'ex presidente Fernando Lugo, destituito da un colpo di Stato istituzionale nel 2012.

Il 31 marzo, dopo l'approvazione dell'emendamento da parte del Senato, le proteste nel centro di Asunción erano state duramente represse dalle forze di sicurezza, provocando una trentina di feriti. Un gruppo di manifestanti era riuscito a penetrare nell'edificio del Congresso, appiccando un incendio. All'alba del giorno dopo la polizia aveva fatto irruzione nella sede del Plra, uccidendo il leader giovanile Rodrigo Quintana. La reazione dell'opposizione aveva spinto il capo dello Stato a licenziare il ministro dell'Interno e il comandante della Policía Nacional.

Nonostante la decisione di Cartes di non ripresentarsi nel 2018, la tensione rimane alta: il Partito Colorado ha infatti annunciato che il progetto di riforma costituzionale, passato ora alla Camera, non verrà ritirato. Ma lo scontro è tutto interno allo schieramento conservatore: i liberali infatti non propongono ricette diverse dalle politiche neoliberiste dell'attuale amministrazione. L'unico periodo che aveva visto un timido tentativo di cambiamento era stato violentemente interrotto dal golpe che aveva posto fine alla presidenza Lugo. Da allora il Paraguay è tornato ad essere il paradiso dei latifondisti e, in campo internazionale, il paese in prima fila nell'attacco ai governi progressisti della regione. (18/4/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato