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Per˙, migliaia in piazza contro l'indulto a Fujimori

"NÚ oblio nÚ perdono". Migliaia di persone hanno espresso la loro indignazione per la decisione del presidente Pedro Pablo Kuczynski di concedere l'indulto umanitario al dittatore Alberto Fujimori, condannato a 25 anni per violazione dei diritti umani e corruzione. La stessa notte di Natale, non appena si Ŕ sparsa la notizia, la protesta Ŕ scesa in piazza. Manifestazioni di ripudio si sono ripetute nei giorni successivi, nella capitale e nelle principali cittÓ del paese.

Il capo dello Stato ha cercato di giustificare il provvedimento con "la ricerca della riconciliazione nazionale", ma tutti sanno che in realtÓ l'indulto ha rappresentato una moneta di scambio. Kuczynski paga cosý il favore resogli da un settore del fujimorismo, che gli ha permesso di rimanere al potere. Tre giorni prima infatti il Congresso era stato chiamato a votare su una richiesta di destituzione, "per inadeguatezza morale", in seguito allo scandalo Odebrecht, la compagnia brasiliana sotto inchiesta per aver corrotto funzionari e governanti di diversi paesi dell'America Latina. Kuczynski Ŕ accusato di aver ricevuto cospicue tangenti fin dal 2004, quando era ministro dell'Economia, attraverso la sua impresa Westfield Capital, e un'altra impresa, First Capital, proprietÓ del suo socio e amico Gerardo Sep˙lveda.

Kuczynski non Ŕ l'unico esponente politico di primo piano a trovarsi nei guai per le tangenti di Odebrecht. Il suo predecessore Ollanta Humala Ŕ attualmente in carcere in attesa di giudizio, mentre Alejandro Toledo, che govern˛ dal 2001 al 2006, si Ŕ rifugiato negli Stati Uniti, ma su di lui pende una richiesta di estradizione. Tra gli indagati anche il successore di Toledo, l'aprista Alan GarcÝa, e Keiko Fujimori, figlia dell'ex dittatore e candidata presidenziale nel 2016, che avrebbe beneficiato di finanziamenti per la sua campagna elettorale.

Proprio con l'obiettivo di bloccare questa indagine Keiko Fujimori, il cui partito Fuerza Popular ha il controllo del Congresso, era tra i principali promotori dell'impeachment. Sulla questione la sinistra era divisa: il Frente Amplio era a favore della rimozione, mentre il raggruppamento Nuevo Per˙ di Verˇnika Mendoza, pur condannando la corruzione presidenziale, non aveva voluto prestarsi al gioco di Fuerza Popular e aveva deciso di abbandonare l'aula al momento della votazione. Sulla carta la sorte del presidente sembrava comunque segnata. Ma i piani di Keiko hanno incontrato un ostacolo imprevisto: l'opposizione del fratello Kenji, anch'egli parlamentare e da tempo suo rivale all'interno del fujimorismo. Grazie a un accordo segreto tra Kenji e il capo dello Stato, alla mozione di condanna sono venuti a mancare dieci voti decisivi. In cambio della salvezza politica, Kuczynski ha concesso la liberazione di Alberto Fujimori.

Se Ŕ riuscito a restare in sella, il presidente esce comunque indebolito dalla vicenda: tre parlamentari hanno abbandonato il suo gruppo e due ministri si sono dimessi. Nel paese la sua popolaritÓ Ŕ ai minimi storici. Quanti nel 2016 avevano votato per lui "turandosi il naso", solo per evitare un ritorno al potere del fujimorismo, si sentono traditi e i familiari delle vittime hanno giÓ presentato un ricorso contro l'indulto alla Corte Interamericana per i Diritti Umani. (29/12/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato