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Perú, Fujimori si salva dal carcere con una legge ad personam

L'indulto umanitario che era stato concesso ad Alberto Fujimori per motivi di salute è stato annullato il primo ottobre dalla giustizia peruviana per mancanza dei requisiti richiesti e perché il provvedimento violava le norme internazionali, trattandosi di un condannato per crimini di lesa umanità. Una revisione della misura di clemenza era stata chiesta già in giugno dalla Corte Interamericana per i Diritti Umani. Non appena appresa la notizia dell'annullamento, per evitare di essere immediatamente rinchiuso in prigione (dove peraltro godeva di ogni comodità) Fujimori si è fatto ricoverare in una clinica adducendo presunti problemi cardiaci. Da lì ha inviato un video drammatico sostenendo che un rientro in carcere significherebbe per lui la morte perché il suo cuore non resisterebbe.

Ma l'ex dittatore non tornerà tra quattro mura. A tempo di record la maggioranza fujimorista in Parlamento ha approvato una legge su misura: i detenuti di più di 78 anni (75 se soffrono di qualche grave patologia) che abbiano scontato almeno un terzo della pena possono essere liberati e sottoposti unicamente a vigilanza elettronica. Non potranno però uscire dalla provincia di residenza se non con il permesso di un giudice. Dal provvedimento sono esclusi i condannati per terrorismo, alto tradimento e altri reati, ma non i responsabili di violazione dei diritti umani. Dunque nessun beneficio per il leader di Sendero Luminoso, Guzmán, mentre potrebbe essere favorito tra pochi anni l'ex braccio destro di Fujimori, Vladimiro Montesinos. "Una legge vergognosa", l'ha definita la parlamentare Tania Pariona, del Movimiento Nuevo Perú. La norma deve ora essere promulgata dal presidente Vizcarra, che potrebbe sollevare delle obiezioni e rimandarla al Congresso. La maggioranza avrebbe comunque il potere di respingere tali obiezioni e approvare in via definitiva la legge.

Non è comunque un periodo facile per il partito dell'ex dittatore. Nelle elezioni amministrative del 7 ottobre Fuerza Popular ha subito una clamorosa débâcle: nessuno dei suoi candidati a governatore regionale ha vinto al primo turno o è riuscito a passare al ballottaggio. Le consultazioni hanno visto, soprattutto nelle zone interne del paese, un successo dei movimenti locali a scapito delle forze tradizionali. Nella capitale è stato eletto sindaco Jorge Muñoz di Acción Popular (centrodestra), che ha superato a sorpresa il favorito dai sondaggi, l'ex militare Daniel Urresti, su cui pendono accuse di violazione dei diritti umani. Solo tre giorni prima del voto Urresti era stato assolto, con un discusso verdetto, dall'imputazione di aver ucciso nel 1988 il giornalista Hugo Bustíos Saavedra.

Se Fujimori sfuggirà al carcere, dal 10 ottobre la figlia Keiko è in arresto preventivo perché sospettata di essere a capo di un'organizzazione criminale coinvolta in casi di corruzione e riciclaggio. Dirigenti della costruttrice Odebrecht, tra cui il massimo responsabile Marcelo Odebrecht, hanno confessato che nel 2011 l'impresa finanziò con oltre un milione di dollari la campagna elettorale di Keiko. Le indagini hanno inoltre rivelato l'esistenza di altri contributi alle campagne del 2011 e del 2016 collegati ad aziende offshore e un'operazione di lavaggio di denaro sporco per quindici milioni di dollari.

La concessione dell'indulto a Fujimori era stata decisa nel dicembre scorso dall'allora presidente Kuczynski come contropartita per l'appoggio del gruppo parlamentare fujimorista, che in quell'occasione lo salvò da una richiesta di destituzione. La mossa riuscì solo a ritardare l'uscita di scena di Kuczynski, che infatti in marzo fu costretto a dimettersi prima che il Congresso ne sanzionasse la rimozione. Il suo posto venne preso dal vicepresidente Martín Vizcarra. Quest'ultimo, giunto alla massima carica dello Stato in una condizione di debolezza e con scarso appoggio popolare, è riuscito a ribaltare la situazione annunciando di voler promuovere un referendum su quattro proposte di riforma: la modifica della composizione del Consejo Nacional de la Magistratura, l'organismo incaricato di nominare e destituire giudici e procuratori; la proibizione della rielezione dei parlamentari; il ritorno al sistema legislativo bicamerale (era stato Fujimori a imporre l'attuale Congresso unicamerale) e il controllo sul finanziamento dei partiti.

Le proposte sono state accolte con favore dall'opinione pubblica, scossa nella sua fiducia verso le istituzioni dalla diffusione di intercettazioni telefoniche che hanno rivelato la corruzione di alti magistrati, pronti a garantire sentenze compiacenti o a bloccare le indagini su importanti esponenti politici. A inizio ottobre il Congresso ha approvato le quattro riforme, che verranno sottoposte a consultazione popolare il 9 dicembre insieme al ballottaggio delle regionali. Ma nel corso del dibattito la maggioranza fujimorista ha introdotto una serie di emendamenti che ne hanno snaturato lo spirito, alterando in particolare il testo sul ritorno al bicameralismo (lo stesso Vizcarra ha invitato a votare no a quel quesito referendario). Anche da sinistra è stato lanciato l'allarme sugli stravolgimenti avvenuti in aula: "Questo referendum come si sta realizzando è una truffa", ha avvertito il portavoce del Frente Amplio Humberto Morales. Sia il Frente che il Movimiento Nuevo Perú sostengono la necessità di promuovere una riforma sostanziale, attraverso la convocazione di un'Assemblea Costituente. (12/10/2018)

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Travolto dagli scandali Kuczynski si dimette (22/3/2018) 

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato