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Perú, ex presidenti sotto accusa

L'ex sindaca di Lima, Susana Villarán, è stata raggiunta da un ordine di carcerazione preventiva per riciclaggio, associazione a delinquere e corruzione, accuse per cui rischia più di vent'anni di carcere. Le imprese costruttrici Odebrecht e Oas (entrambe brasiliane) avrebbero finanziato segretamente le sue campagne elettorali per ottenere in cambio appalti da parte della municipalità della capitale.

Dopo aver ripetutamente negato ogni addebito, recentemente Villarán - messa alle strette dalle prove a suo carico - ha ammesso di aver ricevuto fondi occulti per quattro milioni di dollari dalle due imprese per la propaganda elettorale contro una richiesta di revoca a metà mandato. Si è giustificata affermando che di quel denaro non intascò neppure un centesimo e che fu tutto impiegato per evitare che "le mafie organizzate che avevano promosso la revoca dell'incarico impedissero le riforme". Gli inquirenti però sostengono che le somme ricevute ammontarono a dieci milioni di dollari e che riguardarono anche un'altra campagna in cui l'ex sindaca tentò inutilmente di essere rieletta.

Nonostante Villarán si sia da tempo allontanata dalle posizioni progressiste, la destra peruviana ha cercato di sfruttare il caso per screditare la sinistra nel suo complesso. Un tentativo grossolano di far dimenticare come la classe politica che ha governato negli ultimi decenni il paese debba rispondere di pesanti accuse di corruzione: agli ex presidenti Alejandro Toledo, Ollanta Humala, Pedro Pablo Kuczynski si aggiunge la leader del fujimorismo Keiko Fujimori. E mentre l'ex dittatore Alberto Fujimori, dopo l'annullamento di tutte le leggi a suo favore, a gennaio è tornato in cella, un altro ex presidente, Alan García, si è sottratto alla prigione suicidandosi: il 17 aprile, agli agenti giunti ad arrestarlo, ha detto di voler chiamare il suo avvocato e, chiusosi nella sua stanza, si è sparato alla tempia. (16/5/2019)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato