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Argentina

Un milione e mezzo in piazza contro Milei - L'Argentina non entra nei Brics  (25/1/2024)

 

Ecuador

Ratificati due accordi militari con gli Usa - Continua la persecuzione giudiziaria contro Jorge Glas  (22/2/2024)

 

El Salvador

Bukele rieletto tra denunce di irregolarità  (10/2/2024)

 

Guatemala

La promessa di una nuova primavera  (20/1/2024)

 

Venezuela

Scoperti cinque piani eversivi  (24/1/2024)

 


Ecuador, ratificati due accordi militari con gli Usa

Come previsto, dopo il via libera della Corte Constitucional il governo Noboa ha ratificato il 15 febbraio due accordi di cooperazione militare con Washington. Il primo stabilisce i benefici, le esenzioni e le immunità garantite al personale statunitense (soldati, contrattisti, impiegati) che opererà in territorio ecuadoriano ufficialmente per combattere il narcotraffico. Il secondo riguarda il contrasto alle attività marittime transnazionali illecite e comporta la realizzazione di operazioni navali congiunte. In tal modo la sovranità nazionale viene delegata agli Stati Uniti, riportando il paese al periodo pre-Correa.

E, sempre per compiacere gli Usa, Daniel Noboa aveva recentemente affermato che avrebbe inviato all'Ucraina armi e munizioni di origine russa in suo possesso. In cambio avrebbe ricevuto equipaggiamento statunitense per il valore di 200 milioni di dollari. La decisione non era piaciuta al Cremlino, che per ritorsione aveva bloccato le importazioni di banane dall'Ecuador (la Russia è al terzo posto tra i partner commerciali ecuadoriani). Risultato: una precipitosa marcia indietro di Noboa, che ha smentito la sua precedente dichiarazione.

CONTINUA LA PERSECUZIONE GIUDIZIARIA CONTRO JORGE GLAS. Scarcerato nel novembre del 2022 dopo cinque anni di prigionia per reati mai provati, l'ex vicepresidente Jorge Glas è stato raggiunto da una nuova accusa, riguardante presunti abusi nella gestione dei fondi per la ricostruzione della provincia di Manabí, colpita dal terremoto del 2016. Il 21 febbraio il tribunale competente ha respinto la richiesta di revoca della detenzione preventiva presentata dai suoi legali. Prevedendo la conclusione di questo nuovo caso di lawfare, Glas in dicembre si era rifugiato nell'ambasciata del Messico a Quito, dove attualmente si trova in qualità di "ospite".

22/2/2024


El Salvador, Bukele rieletto tra denunce di irregolarità

Sono stati resi noti dal Tribunal Supremo Electoral i risultati definitivi delle presidenziali del 4 febbraio: Nayib Bukele è stato rieletto con l'82,6% dei voti. Un dato poco credibile, anche tenendo conto della grande popolarità conquistata dal capo dello Stato con la sua spregiudicata lotta alle maras. In realtà vengono taciute le tante denunce di brogli e di irregolarità: disconnessione del sistema durante la trasmissione dei conteggi, mancanza di dati ufficiali, sostituzione degli scrutatori designati... Senza contare che i salvadoregni si sono recati alle urne nel quadro di un estado de excepción in rigore dal marzo del 2022 (e che dopo il voto è stato nuovamente prorogato per altri 30 giorni).

Del resto nel suo primo mandato Bukele ha governato attraverso un controllo assoluto sull'Asamblea Legislativa, grazie al quale ha potuto destituire il procuratore generale e i membri della Sala Constitucional della Corte Suprema, designando al loro posto magistrati a lui fedeli. Sono stati proprio questi ultimi a permettergli di aggirare la Costituzione, che vietava la sua ricandidatura. Quanto al prossimo Parlamento, sarà nuovamente allineato all'esecutivo: il partito di Bukele, Nuevas Ideas, ha ottenuto oltre l'82% dei consensi. L'opinione pubblica viene manipolata attraverso la diffusione via social di fake news e l'uso di profili falsi creati dalla sua macchina propagandistica, mentre i giornalisti critici vengono intimiditi e perseguitati politicamente: solo nel 2023 l'Asociación de Periodistas ha documentato 311 aggressioni a lavoratori dell'informazione.

Certo il problema della sicurezza è stato "risolto": in Salvador il tasso di omicidi, un tempo tra i più alti al mondo, è crollato pesantemente ed è ora tra i più bassi del Centro America. Ma a prezzo di pesanti violazioni dei diritti umani. Il paese si è aggiudicato il primato mondiale del più alto numero di detenuti: oltre 75.000, l'1,4% della popolazione; si calcola che tra questi vi siano migliaia di innocenti. Le forze di sicurezza possono arrestare chiunque giudichino "sospetto", senza bisogno di indagini e mandati di cattura; la carcerazione preventiva non ha bisogno che venga formulato alcun capo d'accusa; sono stati inoltre approvati i processi di massa: fino a 900 imputati per volta, rendendo praticamente impossibile al singolo dimostrare la propria estraneità ai fatti. Per ospitare parte di questa enorme popolazione carceraria è stata inaugurato un anno fa il più grosso penitenziario del continente americano.

Il controllo sulla magistratura permette al capo dello Stato di attaccare, con accuse pretestuose, l'opposizione. L'ultimo bersaglio è l'ex democristiano Rubén Zamora che, dopo aver lottato con il Frente Democrático Revolucionario (alleato del Fmln) contro l'ultimo regime militare ed essere stato costretto all'esilio, con gli accordi di pace era tornato in patria e durante i governi del Frente aveva ricoperto l'incarico di ambasciatore negli Stati Uniti e presso le Nazioni Unite. Negli ultimi anni con il suo movimento, Resistencia Ciudadana, Zamora ha apertamente criticato la politica di Bukele. Nel dicembre scorso una giudice ha emesso contro di lui un mandato d'arresto: come membro della Junta Directiva del Parlamento, che nel 1993 approvò la Ley General de Amnistía (in seguito dichiarata incostituzionale), avrebbe coperto le responsabilità dei militari accusati della strage di El Mozote (1981). Da notare che la sua firma non compare sotto quel decreto di amnistia perché Zamora si rifiutò di sottoscriverlo. L'ordine di cattura nei suoi confronti è stato poi ritirato, ma il procedimento prosegue.

E il 7 febbraio è morto in carcere, per cause non ancora chiarite, l'ex assessore per la Sicurezza Nazionale Alejandro Muyshondt. Era finito in cella in agosto sotto l'accusa di aver rivelato ai giornalisti e all'opposizione documenti segreti a favore dell'ex presidente Mauricio Funes, condannato per corruzione e attualmente in Nicaragua. Poco prima del suo arresto Muyshondt aveva denunciato per narcotraffico un deputato di Nuevas Ideas.

10/2/2024


Argentina, un milione e mezzo in piazza contro Milei

Al grido di La patria no se vende, un milione e mezzo di persone hanno riempito le piazze di tutto il paese il 24 gennaio, in occasione dello sciopero generale proclamato dalle centrali sindacali. Una giornata di lotta per esprimere la protesta sociale contro il presidente Milei e per chiedere al Congresso di non ratificare il Decreto de Necesidad y Urgencia e la Ley Omnibus inviate dal governo, che derogano più di mille leggi costituzionali e prevedono la concessione di facoltà straordinarie all'esecutivo per due anni. Proposte che non solo cancellano i diritti dei lavoratori e le libertà sindacali, ma aprono la strada alla privatizzazione di tutte le imprese pubbliche, modificano il codice civile e commerciale, inaspriscono le pene per le manifestazion mentre ammorbidiscono le norme per la difesa dell'ambiente. La mobilitazione del 24 è stata accompagnata da iniziative di appoggio in tutto il mondo: in Italia si sono tenuti presidi a Roma, davanti all'ambasciata, e a Milano di fronte al consolato.

Sono bastate poche settimane dall'inizio del suo mandato per far calare notevolmente la popolarità del nuovo presidente: gli argentini cominciano a rendersi conto che - a differenza di quanto aveva promesso in campagna elettorale - la politica di Milei non è certo indirizzata contro la "casta" i cui rappresentanti, Macri in testa, gestiscono il potere dietro le quinte. Due giorni dopo l'insediamento venivano resi pubblici i primi provvedimenti: svalutazione del 118% del peso, licenziamento di dipendenti statali, sospensione delle opere pubbliche e riduzione dei sussidi a energia e trasporti. Il numero dei dicasteri è stato drasticamente ridotto: in particolare scompare Donne, Generi e Diversità e viene creato il nuovo Ministerio de Capital Humano, che si occuperà di lavoro, sicurezza sociale, istruzione, cultura, politiche familiari.

L'ARGENTINA NON ENTRA NEI BRICS. In una lettera inviata al gruppo dei Brics, il presidente Milei ha reso noto di non considerare opportuna "l'adesione della Repubblica Argentina come membro pieno a partire dal primo gennaio 2024", perché "l'impronta in materia di politica estera del governo che presiedo da pochi giorni differisce in molti aspetti da quella del governo precedente". La decisione è stata criticata da numerosi analisti economici, perché volta le spalle a paesi che sono potenziali acquirenti di prodotti argentini come alimenti, minerali, risorse energetiche. Ma le motivazioni del capo dello Stato sono ben chiare, come scrive su Página/12 Javier Lewkowicz: si tratta di "un forte gesto a favore degli Stati Uniti, da cui l'amministrazione Milei spera di ottenere finanziamento, sia da parte del Fondo Monetario Internazionale che da investitori privati, che le permettano di sostenersi come governo".

25/1/2024


Venezuela, scoperti cinque piani eversivi

Dal maggio scorso 32 persone sono finite in carcere, accusate di aver partecipato a cinque piani eversivi sventati dall'intelligence bolivariane. Lo ha rivelato il 22 gennaio il fiscal general Tarek William Saab, aggiungendo che sono stati emessi altri ordini di cattura. Tra i sospettati di cospirazione figurano civili e membri della Fuerza Armada Nacional Bolivariana. Tra gli obiettivi dei golpisti l'assassinio del presidente Maduro e assalti a installazioni militari. Il procuratore ha mostrato le testimonianze di due arrestati che coinvolgono in questi complotti la Cia e alcuni dirigenti politici di destra.

Alle dichiarazioni del portavoce del Dipartimento di Stato Usa, secondo cui queste detenzioni "senza il debito processo sono contrarie allo spirito dell'accordo di road map elettorale" raggiunto in ottobre, Caracas ha risposto in un comunicato: "Non sorprende che Washington interceda a favore degli artefici delle operazioni terroristiche frustrate in Venezuela e che addirittura assicuri loro una posizione di complicità. Difendere queste azioni destabilizzatrici fomenta la violenza e attenta contro il normale sviluppo del processo elettorale del 2024".

Il 17 ottobre il governo e l'opposizione, riunita nella Plataforma Unitaria Democrática, in un incontro nell'isola di Barbados avevano sottoscritto un documento per la celebrazione di elezioni presidenziali nel secondo semestre del 2024, con la presenza di osservatori dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite. Da parte statunitense era stato concesso un alleggerimento delle sanzioni.

24/1/2024


Guatemala, la promessa di una nuova primavera

L'investitura di Bernardo Arévalo de León alla massima carica dello Stato e della sua vice Karin Herrera Aguilar era previsto per le 16 di domenica 14 gennaio, ma ha potuto avvenire solo nelle prime ore di lunedì 15, a causa del ritardo nell'insediamento dei nuovi deputati. Un ritardo dovuto ai tentativi dei parlamentari legati alla vecchia legislatura di mantenere il controllo del Congresso o almeno della sua Junta Directiva, ostacolando l'ingresso degli eletti del Movimiento Semilla. Tentativi andati a vuoto, dal momento che alla fine a presiedere il Parlamento è stato proclamato un esponente di Semilla, Samuel Pérez. E anche la seconda votazione dei vertici del Congresso, imposta dalla Corte de Constitucionalidad in seguito ai ricorsi dell'opposizione, si è conclusa giorni dopo con la sconfitta della destra: la nuova Junta Directiva è composta da legislatori vicini ad Arévalo ed è presieduta da Nery Ramos, del Partido Azul.

Nelle settimane precedenti pubblico ministero e giudici corrotti avevano cercato con ogni pretesto di invalidare l'esito delle elezioni, tanto che in dicembre la presidente del Tribunal Supremo Electoral, Blanca Alfaro, aveva dovuto dichiarare: "I risultati sono convalidati, sono ufficializzati e sono inalterabili", precisando che questo valeva non solo per Arévalo ed Herrera, ma anche per i 340 sindaci, i 160 congressisti e i 20 membri del Parlamento Centroamericano. Tutti avrebbero dovuto prendere possesso delle loro cariche in gennaio, per non incorrere nella "rottura dell'ordine costituzionale".

A garantire la salvaguardia dello stato di diritto è stata soprattutto la popolazione indigena, da sempre oppressa e dimenticata: donne e uomini che dalle loro comunità hanno raggiunto la capitale e dall'inizio di ottobre hanno costituito presidi di fronte alla Fiscalía e ai tribunali, esigendo il rispetto della Costituzione e riuscendo a coinvolgere nella protesta studenti, sindacati e ampi settori della classe media. E fortunatamente gli aspiranti golpisti non hanno ottenuto alcun appoggio internazionale, neppure da Stati Uniti, Oea e Unione Europea.

Così il 15 gennaio Arévalo ha potuto fare il suo ingresso nella sala dove si teneva la cerimonia di investitura al suono de La Primavera di Vivaldi. E nel suo discorso dal balcone del Palacio Nacional ha promesso una "nuova primavera", come quella che vide protagonista suo padre, Juan José Arévalo Bermejo, tra il 1946 e il 1951. Il nuovo capo dello Stato non ha nascosto le difficoltà che lo attendono: "Iniziano oggi quattro anni di un mandato che sicuramente sarà contrassegnato da una serie di ostacoli, molti dei quali non possiamo adesso prevedere", ma ha ribadito il suo impegno a trasformare non solo le istituzioni dello Stato, ma anche la realtà quotidiana dei guatemaltechi. "Non più corruzione, non più esclusione", ha esclamato.

Alcuni giorni prima era stato presentato alla stampa il futuro governo, formato da sette uomini e sette donne. Tra queste ultime l'avvocata indigena Miriam Roquel, cui verrà affidato il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Roquel aveva occupato la carica di procuratrice aggiunta al fianco dell'allora procuratore per i Diritti Umani Jordán Rodas, costretto a rifugiarsi all'estero per aver denunciato le prevaricazioni dell'esecutivo Giammattei. "Siamo ancora in debito con la pluriculturalità", ha ammesso Arévalo, assicurando di voler continuare a impegnarsi per colmare questa lacuna.

20/1/2024

Latinoamerica-online.it

a cura di Nicoletta Manuzzato