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Uruguay, il referendum mostra un paese diviso

Un paese diviso in due. E' questo il quadro che emerge dal referendum del 27 marzo su 135 articoli della Luc, la Ley de Urgente Consideración che il Frente Amplio, il movimento sindacale e diversi settori sociali speravano di derogare attraverso il voto popolare. L'obiettivo non è stato raggiunto per pochi voti: il Sì ha ottenuto il 48,8%, il No il 49,8 (le percentuali sono calcolate sui voti validi, che comprendono anche le schede bianche). Rimarrà dunque in vigore la mega proposta di legge che limita il diritto di sciopero, proibisce picchetti e occupazioni delle fabbriche, amplia i poteri della polizia, promuove la privatizzazione della scuola e favorisce lavoro nero ed evasione fiscale aumentando, fino a un equivalente di 100.000 dollari, il tetto in contanti consentito nelle transazioni.

Il risultato dimostra comunque che la politica economica e sociale del governo di Lacalle Pou incontra una forte opposizione. Lo aveva testimoniato già in luglio la raccolta delle firme necessarie per il referendum, che in poco tempo aveva abbondantemente superato il numero richiesto. E il 15 settembre migliaia di lavoratori si erano mobilitati per il terzo paro sindical contro l'esecutivo. Uno sciopero che il capo dello Stato aveva etichettato come "chiaramente politico". "Sì, è politico, è contro la politica del lavoro, contro la politica salariale", gli aveva risposto Fernando Pereira, presidente della centrale sindacale Pit-Cnt che aveva convocato la protesta. Il Frente Amplio sembra quindi essere riuscito a ricostruire i suoi legami con le organizzazioni sociali, parzialmente entrati in crisi nelle presidenziali del novembre 2019; come ha dichiarato il senatore Mario Bergara, il voto del 27 marzo costituisce "un trionfo politico".

Sull'altro fronte Lacalle Pou, già alle prese con una coalizione eterogenea che si sforza di mantenere unita (il Partido Nacional può contare solo sul 28% dei seggi in Parlamento), esce indebolito da questa magra vittoria. Si è affrettato perciò a voltare pagina, liquidando il tentativo di deroga della Luc come "una tappa superata". Ma non potrà facilmente cancellare la sfiducia di metà dell'elettorato. (29/3/2022)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato