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L'Uruguay verso il ballottaggio

Per conoscere il nome del nuovo presidente uruguayano bisognerà attendere il secondo turno: il 27 ottobre Daniel Martínez, della coalizione di centrosinistra Frente Amplio, pur avendo ottenuto la maggioranza dei voti si è fermato al 39,2%. Martínez, esponente del Partido Socialista ed ex intendente (sindaco) di Montevideo, propone la continuazione di un modello che in quindici anni ha migliorato la situazione socioeconomica del paese, aumentando di oltre il 55% il salario reale e diminuendo la povertà dal 40 all'8%, e ha introdotto importanti innovazioni in materia di diritti civili (legalizzazione dell'aborto, matrimonio egualitario, legislazione a favore delle persone transessuali, regolamentazione della produzione e del commercio della marijuana) e di diritti del lavoro (normativa sulla giornata lavorativa dei braccianti e tutela delle lavoratrici domestiche).

Progressi che si vedono ora minacciati da un'eventuale vittoria del conservatore Luis Lacalle Pou, del Partido Nacional. Lacalle, che il 24 novembre sarà l'avversario di Martínez, al primo turno ha ottenuto il 28,6% dei suffragi, ma al ballottaggio potrà contare sull'appoggio del terzo e del quarto classificato, l'economista neoliberista Ernesto Talvi del Partido Colorado (12,3%) e l'ex comandante in capo dell'esercito Guido Manini Ríos, del movimento di estrema destra Cabildo Abierto (10,9%). Un panorama complicato per il candidato del Frente, che deve fronteggiare un diffuso malcontento per la stagnazione economica, l'opposizione dei grandi media e la presenza sempre più rilevante delle sette evangeliche. La coalizione inoltre ha perso in queste elezioni la maggioranza parlamentare con cui aveva governato prima con Tabaré Vázquez, poi con José Mujica e di nuovo con Tabaré Vázquez. Il Frente infatti ha conquistato 42 deputati (su 99) e 13 senatori (su 31).

Ancora più preoccupante la possibilità di una definitiva battuta d'arresto in materia di diritti umani. Come ha sottolineato nel corso di un'intervista radiofonica Macarena Gelman, nipote del poeta argentino Juan Gelman e figlia di desaparecidos, "le politiche dei governi che non appartenevano al Frente Amplio hanno sempre bloccato la ricerca degli scomparsi". Con la Ley de Caducidad tuttora in vigore (neanche il Frente è riuscito a derogarla), le alte gerarchie militari continuano a osservare il patto del silenzio. Un convinto difensore dell'impunità è proprio Manini Ríos: in marzo venne destituito dal presidente Tabaré Vázquez per non aver denunciato alla giustizia la confessione, resa davanti al Tribunale d'Onore dell'Esercito, del repressore José Gavazzo, che nel 1973 aveva fatto scomparire il corpo del guerrigliero tupamaro Roberto Gomensoro gettandolo nel Río Negro.

Nella stessa giornata elettorale gli uruguayani erano chiamati a decidere su una riforma costituzionale, promossa dal senatore del Partido Nacional Jorge Larrañaga, che prevedeva tra l'altro l'impiego di duemila militari nelle strade con compiti di pubblica sicurezza. Il referendum non ha raggiunto il quorum richiesto, ottenendo solo il 46% dei voti. (29/10/2019)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato