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Come è cambiato il panorama dell'America Latina Nel 2020 il partito spagnolo di estrema destra Vox lanciava il Foro de Madrid, la crociata per la riconquista della Iberosfera in parte "sequestrata da regimi totalitari di ispirazione comunista - si legge nel documento ideologico Carta de Madrid - appoggiati dal narcotraffico e da paesi terzi. Tutti questi sotto l'ombra del regime cubano e di iniziative come il Foro de São Paulo e il Grupo de Puebla (...) L'avanzata del comunismo costituisce una seria minaccia per la prosperità e lo sviluppo delle nostre nazioni e per la libertà e i diritti dei nostri compatrioti". Sono passati pochi anni e questa nuova offensiva ha ridisegnato il volto della regione, grazie anche all'appoggio dell'amministrazione Trump, che ha rispolverato la Dottrina Monroe. Da notare che tra i firmatari della Carta de Madrid troviamo anche esponenti di paesi estranei alla Iberosfera, come l'italiana Giorgia Meloni. Il panorama della regione mostra infatti, in questo secondo decennio del secolo, un diffondersi e un consolidarsi di governi neoliberisti in economia e apertamente filostatunitensi in politica estera. Le elezioni di questi anni hanno portato al governo politici di destra e di estrema destra: nel 2022 diventa presidente Rodrigo Chaves in Costa Rica (a cui succederà ora Laura Fernández), mentre in Perù, grazie a un golpe parlamentare, il potere finisce in mano al partito fujimorista attraverso una serie di marionette, da Dina Boluarte a José Jerí e adesso a José María Balcázar. Nel 2023 vengono eletti Javier Milei in Argentina, Daniel Noboa in Ecuador e Santiago Peña in Paraguay (in quest'ultimo caso una conferma della destra); l'anno successivo José Raúl Mulino a Panama, mentre Najib Bukele ottiene un secondo mandao in Salvador. Nel 2025 le consultazioni premiano il pinochetista José Antonio Kast in Cile e Rodrigo Paz in Bolivia; nello stesso anno in Honduras con un colpo di Stato elettorale la candidata della sinistra alle presidenziali, Rixi Moncada, che risultava al primo posto nei sondaggi, finisce terza e la vittoria viene aggiudicata a Nasry Asfura, personaggio apertamente sponsorizzato da Trump. La responsabilità è da addebitare anche ad errori della sinistra (come in Bolivia dove le divisioni tra Morales e Arce hanno contribuito non poco alla sconfitta). Ma non si può nascondere che i risultati del campo avverso sono stati ottenuti grazie a forti flussi di denaro canalizzati nei media, alla diffusione di bots e fake news, a uno spregiudicato uso del lawfare che ha colpito, con accuse pretestuose, gli esponenti che nei vari paesi potevano incarnare un progetto progressista: l'argentina Cristina Fernández (ora agli arresti domiciliari), gli ecuadoriani Rafael Correa e il suo vice Jorge Glas (il primo costretto a non mettere piede in patria, il secondo trascinato in carcere dopo essere stato prelevato con la forza dall'ambasciata messicana), il legittimo presidente peruviano Pedro Castillo, destituito e gettato in prigione, e l'ex prima ministra Betssy Chávez, che ha ricevuto asilo politico nell'ambasciata messicana. Resistono la Colombia di Gustavo Petro, sempre sotto minaccia di attentati e golpe (e in maggio si terranno le presidenziali), il Messico di Claudia Sheinbaum, costantemente sotto pressione statunitense (e che comunque continua coraggiosamente ad aiutare Cuba), il Brasile di Lula (anche lui vittima a suo tempo di lawfare), impegnato a mediare con un Congresso di destra che tende a bloccare le riforme più importanti. Resiste il Venezuela che cerca di salvare il nocciolo della Rivoluzione Bolivariana. E soprattutto resiste Cuba. Un duro colpo ha subito anche l’integrazione regionale, che era stata lanciata per impulso soprattutto di Chávez al fine di contrastare la potenza del Nord: l’Unasur (Unión de Naciones Suramericanas) non si riunisce da anni; la Celac (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños), che raccoglie tutti i paesi del continente a eccezione di Usa e Canada, non è riuscita a pronunciarsi contro l’attacco al Venezuela. Solo Messico, Colombia, Brasile, Uruguay e Cile (ma in quest'ultimo paese il presidente progressista Gabriel Boric sarà sostituito a marzo da Kast) hanno firmato insieme alla Spagna un comunicato di condanna. (21/2/2026)
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cura di Nicoletta Manuzzato |