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Bolivia, i minatori scendono in piazza

Minatori con petardi e piccole cariche di dinamite (i cosiddetti cachorros) infilate nella cintura hanno affrontato il 30 dicembre la repressione della polizia, che ha fatto ricorso a gas lacrimogeni e proiettili di gomma. La Paz è stata teatro dell'ottavo giorno di proteste contro l'eliminazione del sussidio ai carburanti deciso dal nuovo governo di centrodestra di Rodrigo Paz. Il provvedimento, sostenuto dai settori imprenditoriali e da Washington, ha provocato un immediato rialzo dei prezzi di benzina e diesel, che gli esecutivi di Morales e Arce avevano congelato. Il leader della Central Obrera Boliviana Mario Argollo guida la protesta, appoggiata dai lavoratori dei trasporti che hanno annunciato il blocco dei terminal e delle frontiere. Continua anche lo sciopero della fame iniziato il 29 dicembre da sedici sindacalisti e due casalinghe.

E accanto all'aumento dei carburanti (e di conseguenze di una serie di prodotti di largo consumo) un caso di lawfare ha contrassegnato questo avvio della presidenza Paz: l'arresto di Luis Arce, avvenuto il 10 dicembre nella capitale, con l'accusa di corruzione nella gestione del Fondo de Desarrollo Indígena quando era ministro dell'Economia nel governo Morales. Arce aveva già presentato ai tempi tutte le prove a suo discarico e, come ex capo di Stato, avrebbe dovuto essere sottoposto a un processo politico prima della eventuale detenzione. Il Grupo de Puebla ha denunciato un "uso selettivo e politicamente opportuno dell'apparato penale". (31/12/2025)

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a cura di Nicoletta Manuzzato