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Avanza in America Latina la Dottrina Donroe

La Dottrina Donroe avanza a tutto regime. Nel quadro dello Scudo delle Americhe, il Southern Command ha annunciato agli inizi di agosto l'avvio della Joint Task Force Western Hemisphere, con l'adesione di diciotto paesi, per "contrarrestare le minacce, rafforzare la sicurezza regionale e rispondere rapidamente alle crisi in tutto l'emisfero occidentale". Uno strumento volto a consolidare l'egemonia di Washington: in un video ufficiale il Dipartimento di Stato proclama che "il dominio statunitense sull'emisfero occidentale non sarà mai più posto in discussione". E il ministro della Guerra, Pete Hegseth, ha ribadito l'intenzione Usa di sferrare attacchi terrestri contro il traffico di droga ovunque, "dalla cocaina della Colombia fino al fentanilo nelle piazze del Messico", come già sta facendo in acque internazionali. Proprio i bombardamenti indiscriminati di imbarcazioni di presunti narcos sono ripresi, dopo due mesi di pausa, nella seconda metà di agosto con l'affondamento di due bersagli, il primo nel Pacifico Orientale (due le persone uccise), il secondo nel Mar dei Caraibi (quattro le vittime). A fine mese il Southern Command ha confermato di aver realizzato una nuova operazione nel Pacifico, in coordinamento con il governo di Quito, ispezionando un peschereccio ecuadoriano, arrestandone gli occupanti sotto l'accusa di narcotraffico e distruggendo il natante, senza fornire alcuna prova della presenza di droga a bordo.

Si preparano intanto operazioni congiunte tra le forze armate di Quito, Bogotá e Washington contro i narcotrafficanti che operano al confine tra Colombia ed Ecuador. Quest'ultimo paese consentirà l'ingresso di militari statunitensi senza necessità di visto e garantirà loro l'immunità, per cui non dovranno rispondere alle autorità giudiziarie per le loro azioni. Questo renderà molto difficile qualsiasi indagine su possibili abusi ai danni della popolazione locale. Nel frattempo nella zona amazzonica della Colombia si susseguono i bombardamenti ai gruppi dissidenti delle Farc ordinati dal nuovo presidente Abelardo de la Espriella e che hanno finora provocato 18 morti, tra cui almeno tre minorenni.

Tra i paesi pronti a cedere la propria sovranità al governo di Washington non poteva mancare l'Argentina di Milei. Qui è sbarcata una delegazione del Federal Bureau of Investigation per "blindare le frontiere contro il terrorismo", in collaborazione con la Side, la Secretaria de Inteligencia del Estado. A capo della missione Usa il vicedirettore aggiunto del Fbi, Andrew Bailey, che ha ampiamente elogiato la recente creazione a Buenos Aires del Centro Nacional Antiterrorista, definendolo "l'arma centrale dello Stato per coordinare la prevenzione".

L'estrema destra continentale ha comunque ricevuto un duro colpo dall'arresto in Bolivia il 18 agosto di Fernando Cerimedo, accusato di aver assoldato dei sicari per uccidere la sua ex compagna, l'avvocata Nadia Beller. Il nome dell'argentino Cerimedo era sconosciuto ai più, ma la notizia della sua detenzione ha fatto emergere una gigantesca rete di manipolazione dell'opinione pubblica. L'attività di questo consulente elettorale, maestro nel diffondere false informazioni e video ingannevoli, spaziava su numerosi paesi: dall'Argentina all'Honduras, dal Brasile alla Bolivia, dalla Colombia al Cile. Cerimedo, che adesso è accusato anche di arricchimento illecito e traffico di droga, avrebbe fornito gli strumenti per cambiare il volto della regione nel senso voluto da Washington. Tra questi il portale digitale La Derecha Diario, il cui dominio era registrato a suo nome fino al 22 agosto.

In Brasile l'argentino si era fatto notare in occasione delle ultime presidenziali, quando aveva contribuito ad accreditare le false voci su un'alterazione delle urne elettroniche, fornendo argomenti al tentato golpe di Jair Bolsonaro del gennaio 2023. La sua impresa più recente è una campagna sui social che, prendendo spunto dagli avvenimenti di Ceuta, lancia l'allarme su una invasione, nello Stato brasiliano di Santa Catarina, di cittadini marocchini grazie alla politica migratoria del governo Lula. Quanto alla Colombia, l'ex presidente Gustavo Petro ha dichiarato che le informazioni emerse dal telefono di Cerimedo confermano le sue denunce di una manipolazione del processo elettorale del 21 giugno, che ha visto vincitore De la Espriella grazie a "due milioni di bot, profili falsi, gestiti da fabbriche automatizzate da diversi punti del pianeta". Petro ha chiesto dunque alla giustizia di aprire un'indagine penale contro Cerimedo e contro il suo socio, lo spagnolo Javier Negre, spesso fotografato prima del voto accanto all'allora candidato De la Espriella.

Passando all'Honduras, l'ex ministro delle Finanze nel governo di Xiomara Castro, Marlon Ochoa, ha affermato di aver consegnato alla Procura, nel dicembre dello scorso anno, alcune registrazioni che provano i brogli commessi nelle consultazioni vinte dall'attuale capo dello Stato Nasry Asfura. Nelle registrazioni si sente Cerimedo parlare di "introdurre voti a favore di Asfura in determinate urne, ritirare suffragi che non favoriscano quella candidatura, ottenere l'alleanza delle forze armate e impedire un riconteggio voto per voto". Il pubblico ministero aveva annunciato un'indagine, ma la Corte Suprema ne ha ordinato la sospensione. Un altro bersaglio delle campagne diffamatorie dell'argentino è stato il progressista peruviano Roberto Sánchez, sconfitto alle presidenziali da Keiko Fujimori.

Naturalmente ora i capi di Stato che hanno utilizzato i suoi servigi cercano di prendere le distanze dall'accusato di tentato femminicidio: è il caso di Javier Milei, che pure gli aveva affidato la direzione della comunicazione digitale tra il 2023 e il 2024. Lo stesso discorso vale per il cileno Kast, anche lui aiutato nella campagna presidenziale del 2025 grazie alle false informazioni diffuse sulla sua avversaria, la candidata della destra tradizionale Evelyn Matthei. Ma gli interventi di Cerimedo in Cile risalgono ancora più indietro, quando la sua agenzia di comunicazione Numen entrò in contatto con imprenditori che finanziavano il rechazo, il No alla nuova Costituzione progressista che avrebbe dovuto sostituire quella ereditata dalla dittatura di Pinochet.

Infine la Bolivia. Il presidente Rodrigo Paz non ha potuto negare la collaborazione di Cerimedo, sia durante la campagna elettorale che all'inizio del suo governo, ma ha cercato di minimizzare l'importanza dell'argentino. A smentirlo però una serie di foto, tra cui fondamentale quella che lo ritrae accanto a Cerimedo e al segretario di Stato Usa, Marco Rubio. E con questo si chiude il cerchio: il consulente dei nuovi capi di Stato di estrema destra in America Latina (nonché, secondo alcuni, agente della Cia) è sicuramente legato ai più importanti protagonisti del movimento Maga di Trump. (31/8/2026)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato