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Cile, niente cerimonie ufficiali in memoria di Salvador Allende

Per la prima volta dal 1990 la giornala dell'11 settembre in Cile è trascorsa senza alcuna cerimonia ufficiale. Per volere dell'attuale presidente, il pinochetista José Antonio Kast, il governo non ha voluto commemorare Il 53° anniversario della morte di Salvador Allende. Una scelta condannata dall'opposizione: il leader del Partido Comunista, Lautaro Carmona ha ricordato a Kast il bombardamento da parte dei golpisti del palazzo de La Moneda, "il luogo dove vive, dove governa". "Niente giustifica la tortura, l'assassinio, la desaparición di una persona - ha affermato la presidente del Frente Amplio Gael Yeomans - In Cile lo hanno fatto agenti dello Stato, per questo lo Stato non ha il diritto di dimenticare".

Migliaia di ex detenuti politici, familiari degli assassinati e degli scomparsi e militanti della sinistra si erano recati domenica 6 al Cementerio General di Santiago per rendere "onore e gloria" alle vittime di Pinochet.  Nella mattinata dell'11 omaggi ad Allende si sono tenuti davanti alla sua tomba, ai piedi della statua che lo ricorda in Plaza de la Constitución e presso la porta di Calle Morandé 80, da cui venne portato fuori da La Moneda il suo cadavere. Tante altre commemorazioni si sono svolte in diversi punti del paese: come tutti gli anni i siti di tortura e sterminio, tra cui l'Estadio Nacional, l'Estadio Víctor Jara, Villa Grimaldi sono stati meta di pellegrinaggi. Il governo ha risposto con la repressione: nella capitale i carabineros hanno violentemente attaccato, con idranti e gas lacrimogeni, i manifestanti che protestavano contro le ipotesi di indulto per i repressori della dittatura.

Nonostante i tentativi di Kast di cancellare la memoria i cileni non dimenticano. E certo non perdoneranno facilmente il silenzio del capo dello Stato di fronte agli insulti proferiti proprio in Cile dall'argentino Javier Milei che, in occasione della riunione del Foro de Madrid, ha attaccato "il comunista Allende" e "gli sporchi sinistroidi". Il leader socialista Arturo Barrios ha aspramente criticato "un governo che tace davanti alle ingiurie di un presidente straniero". (12/9/2026)

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a cura di Nicoletta Manuzzato