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Un rifiorire di culture e pratiche coloniali Teresa Isenburg Ho dei dubbi in quale secolo ci troviamo: siamo nel 1494 e un aspirante Alessandro VI spartisce le scoprende terre rare; o siamo nel 1884 con una integrazione alle decisioni della Conferenza di Berlino per cui la Francia annette motu proprio la Repubblica Saharawi al Marocco; o siamo nel 1902-1903 in cui le potenze imperialiste imponevano il blocco militare navale al Venezuela per controllarne e depredarne le dogane? A parte le date, siamo in un rifiorire di culture e pratiche coloniali e imperialiste in forma primitiva e senza alcuna mediazione o schermo. Ogni paese declina, o quasi seleziona, in modo diverso gli elementi dello sconquasso complessivo che scuote il pianeta a seconda della propria situazione interna e della sua collocazione territoriale e strategica internazionale. Per quanto riguarda il Brasile le linee di faglia sono molte, né si sa se troveranno un punto di equilibrio o di rottura, ma ha un certo interesse riassumere in modo schematico i principali accadimenti. Infatti qui, come altrove, ma diversamente da quanto succede in Italia e in Europa, i processi sono rapidi ed espliciti, direi quasi impudichi, e permettono di cogliere indirizzi e tendenze che altrove sono più velati e lenti. Indirizzi comunque simili soprattutto per le manomissioni normative e istituzionali applicate in modo frammentario, ma in grado di rendere instabile l’intero sistema nelle sue interconnessioni. A) Sul piano interno il Brasile vive uno “stato di cose golpiste”* - per riprendere l‘espressione del costituzionalista Lenio Streck costruito soprattutto dentro al Parlamento in cui, specialmente nella Camera dei deputati, la maggioranza della destra anticostituzionale e antisociale è forte. Peraltro non esiste più una destra ligia alle regole formali e sostanziali della convivenza democratica, mentre l’area del centro (denominato centrão, grande centro) è disponibile per ogni tipo di alleanza che garantisca la permanenza all’accesso di pubbliche risorse e potere. L’esecutivo si trova a governare con un legislativo avverso e senza scrupoli nell’imporre la propria agenda anche illegittima e nel votare provvedimenti destabilizzanti; inoltre il legislativo agisce in costante contrasto con il massimo organo del potere giudiziario, il Supremo Tribunale Federale/STF, che ha il compito di vigilare sulla costituzionalità dei provvedimenti nonché di svolgere funzione giudiziaria rispetto a determinati soggetti come parlamentari, ministri e altri responsabili di alte cariche e per specifici reati imprescrittibili e non amnistiabili, che concernono in particolare la minaccia allo Stato democratico di diritto e il tentativo di colpo di Stato. Fra i molti provvedimenti messi in votazione dal presidente della Camera senza precedente costruzione di un percorso condiviso di mediazione ne spiccano almeno due: il primo approvato in grande fretta (alla Camera il 10 dicembre 2025, al Senato il 17 dicembre) modifica norme del codice penale alleggerendo molto le pene per atti contro lo Stato democratico di diritto e tentativo di colpo di Stato. Lo scopo è ridurre la durata delle condanne recentemente inflitte ai responsabili dell’eversione culminata nella giornata dell’8 gennaio 2023. Di fronte all’impossibilità politica per il Parlamento di votare una amnistia per Bolsonaro e altri, la maggioranza ha scelto di ridurre le pene normalizzando in un certo senso il ricorso al golpe come pratica quasi banale e aprendo la strada ad un disordine giudiziario totale per molti altri reati. Per evitare quest’ultima deformazione il Senato ha inserito un dispositivo che specifica che lo sconto di pena in questione riguarda solo gli accadimenti dell’8 gennaio! Questo mostro chiamato impropriamente legge dovrà passare al vaglio del presidente, sarà controllato dal STF ed entrerà, probabilmente, in un percorso labirintico di giudizializzazione. Da parte sua il Senato ha anticipato la discussione e votazione sul “marco temporal”/ limite temporale della demarcazione delle terre indigene/TI. La materia è incandescente e vede interessi enormi in gioco. Secondo la Costituzione del 1988 le terre ancestrali appartengono alle popolazioni native e tali terre vanno definite, delimitate e attribuite secondo una serie di criteri di uso e occupazione senza restrizioni temporali di sorta. Ma dal 2009 nella demarcazione della TI Raposa-Serra do Sol in Roraima l’AGU/Avvocatura Generale dell’Unione aveva seguito il criterio interpretativo del limite temporale, che ritiene che possano essere demarcati solo gli spazi occupati o in disputa al momento dell’approvazione della Costituzione, il 5 ottobre 1988, ;e nel 2023 il Senato votava una proposta di legge che seguiva tale indirizzo. Inutile dire che questa scansione, che vuole cancellare secoli di esproprio coloniale, modifica il quadro. Il STF già aveva dichiarato lontana dalla Costituzione questa interpretazione e aveva attivato un gruppo di lavoro, prossimo a raggiungere alcune conclusioni di nuovo avverse al “marco temporal”, per cercare di mediare gli interessi ed evitare contenziosi infiniti. In questo scenario il Senato il 9 dicembre votava il “marco temporal” con provvedimento che proseguiva per la Camera. Pochi giorni dopo il STF con 4 voti a 0 si esprimeva contro il limite temporale (Aprovada em dois turnos, PEC do marco temporal vai à Câmara, “Senadonoticias, Agência Senado”, 9.12.2025; André Richter, Terras indigéna: STF tem placar de 4 votos a 0 contra marco temporal, “Brasil 247-Agência Brasil”, 16.12.2025). Lo scontro tra poteri è evidente e profondo. Ma il presidente del Senato ha aperto una ulteriore faglia di attrito anche con il potere esecutivo, direttamente con il presidente Lula. È in corso la nomina di una nuovo ministro del STF a seguito di una recente dimissione. La scelta del candidato è prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica, ma il capo del Senato sembra voler usurpare la funzione imponendo una persona di proprio gradimento. Inutile dire che Lula non cede alcuna delle proprie attribuzioni e rimane fermo nelle sue scelte, ma dal momento che la figura proposta per la carica deve poi essere votata favorevolmente in Senato il campo di conflitto non manca. Questi pochi esempi di conflittualità fra poteri permettono di capire quanto sia difficile governare. Perché in questo momento c’è questa situazione di forte tensione fra i poteri? Fra pochi mesi (ottobre 2026) si terranno le elezioni politiche per eleggere il presidente, i governatori degli Stati, i deputati e 1/3 dei senatori. La destra è in difficoltà nella scelta dei suoi candidati, appesantita dall’ingombrante presenza della famiglia Bolsonaro, che vuole mantenere visibilità piegando a questo fine l’intera destra/centro destra, ciò che produce contrasti e competizioni difficili da unificare. La situazione di Lula e dell’attuale esecutivo è piuttosto buona e non stupisce quindi che la maggioranza di destra del Parlamento utilizzi al massimo la sua posizione di forza per squalificare il governo nella sua componente di sinistra. Che questo disarticoli le istituzioni non è cosa che possa preoccupare la destra antistituzionale, anticostituzionale e antisociale. *Lenio Luiz Streck, Sobre o projeto golpista da “dosimetria”: O BRASIL VIVE UM ESTADO DE COISAS GOLPISTA, “Brasil 247”, 12.12.2025 1. "In America Latina non avvengono più colpi di Stato; è la democrazia che si deteriora dall'interno", ha affermato il giurista argentino Roberto Gargarella – e questa tesi è stata ed è lodata. 2. Oltre ad essere stata pronunciata prima del tentativo di colpo di Stato in Brasile, la tesi fallisce anche nella sua critica al potere giudiziario – che sarebbe un focolaio di autoritarismo (o di golpe silenzioso – qualcosa del genere). 3. Pertanto, Gargarella sbaglia. ... 4. Allontanandomi dal Brasile, oserei dire che, in America Latina, i legislativi sono golpisti. E spiego: è lì che si trincerano le OLIGARCHIE. Tutte le grandi trasformazioni sociali dell'America Latina sono venute dall'esecutivo. 5. Tornando al Brasile, qui il centrão/grande centro ha sovvertito il presidenzialismo. TOTALMENTE. Questo non è parlamentarismo. Perché anche nel parlamentarismo l'esecutivo non perde il controllo sul bilancio. QUI, SÌ. Ecco perché c'è così tanto odio verso la Corte Federale/STF, che mette in discussione il bilancio segreto e l'infinito "paradiso degli emendamenti". 6. Il blocco centrista vuole liberare Bolsonaro ... Buono era un potere esecutivo debole, prigioniero come ai tempi di Bolsonaro. 7. L'estrema destra vuole che il STF controlli l'agenda "morale". Il centrão vuole avere il potere di nominare e rimuovere ministri attraverso il controllo del bilancio. 8. Così IL CENTRÃO SI UNISCE ALL'ESTREMA DESTRA E SOVVERTE LA DEMOCRAZIA. Dopotutto, come ha detto Flávio Bolsonaro, tutto ha un prezzo. Oh, questo sì. 9. Nel cuore della notte, la Camera ha approvato il disegno di legge “no amnistia-sì dosimetria”. 10. Questo progetto è uno scandalo. Pensato per Bolsonaro, impone l'applicazione della concorrenza formale in un caso di concorrenza materiale in processo già passato in giudicato. 11. Beneficia Bolsonaro, Braga Neto, ecc. e per fugare ogni dubbio in chi pensava che la generosità si fermasse lì, c'è di più: la remissione delle condanne da reclusione carceraria ad arresto domiciliare. 12. Ma la cosa importante in questa discussione non è l'amnistia 1.0 chiamata "dosimetria". CIÒ CHE CONTA È CHE SIAMO IN MEZZO A UNO STATO DI COSE GOLPISTA. Un golpe permanente. Il golpe quotidiano. Che non viene più dall’esecutivo; che non viene dal giudiziario (che, al contrario, è dalla parte della legge e dello Stato Democratico) MA, SÌ, DAL LEGISLATIVO. 13. In Brasile, il potere legislativo si impegna in un golpismo chiassoso – non una rivoluzione dall'interno. Fa tutto alla luce del sole. Con emendamenti, amnistie, ecc. 16. Ma ciò che rimane, in realtà, è il golpismo in disponibilità. "Il Congresso non si rende conto del vaso di Pandora che ha aperto con la dosimetria ", afferma Lenio Luiz Streck, "Brasil 247", 19.12.2025. B) Nel suo terzo mandato il presidente Lula si è molto impegnato per ridare al Brasile un ruolo attivo e quindi la politica estera ha una collocazione importante. Con la fine del 2025 si chiude l’anno di presidenza brasiliana sia del Brics, che per il 2026 verrà assunta dall’India, che del Marcosur. 1) Brics. È bene sempre non dimenticare che i Brics mondialmente ospitano, fra l’altro, il 40% della popolazione, il 37% del Pib, il 26% del commercio, il 43% del petrolio, il 35% del gas. Nella quarta e ultima riunione di sherpa degli undici paesi membri in Brasilia l’11 dicembre 2025, il ministro degli Esteri Mauro Vieira riassumeva i risultati raggiunti: in primo luogo l'ostinata difesa del multilateralismo in uno scenario globale avverso, poi la discussione della governance globale dell’intelligenza artificiale, il finanziamento climatico con riforma delle banche multilaterali, l’eliminazione delle malattie socialmente determinate attraverso politiche di salute pubblica. Ma il punto che il governo Lula maggiormente rivendica come lascito della sua presidenza è l’opzione di fondo di avvicinare le decisioni dei Brics alla quotidianità delle popolazioni dei paesi membri, in modo che il sodalizio non sia visto solo come forum di dialogo e iniziative fra governi. In questo senso è interessante l’istituzione nel 2025 del Premio di Letteratura dei Brics volto a promuovere lo scambio culturale e i valori tradizionali fra i paesi membri, onorando opere che rafforzano l’empatia, la pace, la diversità e favorendo traduzioni e diffusione. (Intervenção do ministro Mauro Vieira na reunião de Sherpas do Brics - Encerramento da presidencia brasileira, www.gov.br/mre/pt.br, 11.12.2025; Otávio Rosso, Brasil presenta resultados da presidencia do Brics; “Brasil 247”, 12.12.25). Nato il 1° giugno 2009, oggetto di odio intessuto di razzismo e disprezzo da parte dell’Occidente, il gruppo dei Brics vive, affronta difficoltà, si rafforza (mentre scrivo giunge l’informazione che la Colombia è entrata a far parte del NBD/Nuovo Banco di Sviluppo, la banca dei BRICS) politicamente e ideologicamente concentrando la propria attenzione sempre più sul cosiddetto sud globale senza complessi nei confronti del nord ormai meno globale. 2) Mercosur-UE. Il presidente Lula ha fatto tutto quello che ha potuto per raggiungere la firma del trattato di libero scambio fra Unione Europea e Mercosur, ma la scadenza del 20 dicembre 2025 è passata senza che ciò accadesse. Avverrà sotto la prossima gestione paraguayana? Difficile dirlo, dal momento che forze avverse non mancano all’interno di ciascun gruppo. Peraltro un accordo che si trascina da un quarto di secolo sembra piuttosto un disaccordo, tanto è vero che continuamente vengono avanzate da parte europea nuove richieste di salvaguardia. (Paulo Nogueira Batista Jr, Acordo Mercosul/União Europea: já era ruim e ficou pior, “Brasil de Fato”, 18.12.2025. L’economista già dirigente nel Fondo Monetario Internazionale e nei Brics sintetizza così la sua critica: “Ecco il fatto nuovo: il Parlamento Europeo ha approvato, per ordine della Commissione Europea, di inserire una regola di salvaguardia la quale prevede, in caso di un misero aumento del 5% delle importazioni, che l’Unione Europea possa far partire un’indagine accelerata, della durata di soli tre mesi, per sospendere le condizioni preferenziali di accesso al mercato europeo o obbligare i paesi del Mercosur ad adottare i modelli europei di produzione dei beni controllati”). 3) La National Security Strategy/NSS comunicata da Trump il 4 dicembre 2025 dichiara in modo perentorio le intenzioni geopolitiche unilaterali del temporaneo inquilino della Casa Bianca. Non conosco le analisi della sinistra europea al riguardo. Ovviamente in Brasile il testo è stato ed è oggetto di una attenta riflessione dal momento che la parte relativa all'America Latina è particolarmente rozza e assertiva. Il competente giornalista e analista Reynaldo José Aragon Gonçalves, in un lungo articolo, A nova doutrina de Trump: como a America Latina virou alvo central (“Brasil 247”, 7.12.2025), riunisce una serie di informazioni e riflessioni che aiutano a capire il significato regionale profondo del documento. Riporto poche righe dell’articolo che vale la pena di leggere per intero perché molti elementi di fondo riguardano non solo il continente americano, ma le caratteristiche generali delle relazioni internazionali che in questo momento gli Stati Uniti pensano di costruire aggiornando l’impianto imperialista. “La nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale annunciata da Donald Trump questa settimana non è solo l'ennesimo documento di politica estera. È la formalizzazione, in linguaggio ufficiale, della più grande e sofisticata macchina di lawfare mai progettata contro altri paesi dalla fine della Guerra Fredda. Con il pretesto di difendere la sicurezza degli Stati Uniti il testo trasforma il diritto, i tribunali, le sanzioni economiche, gli accordi di cooperazione giuridica e persino la retorica di diritti umani in strumenti principali di coercizione politica. Al centro di questo meccanismo c'è l'emisfero occidentale, con l'America Latina trattata non come regione sovrana, ma come estensione territoriale della stessa sicurezza interna nordamericana. Nel ricollocare la vecchia logica della Dottrina Monroe in chiave contemporanea, la strategia di Trump considera che qualsiasi decisione di governo, di tribunale o di Parlamento che possa sfiorare interessi strategici degli Stati Uniti potrà essere inquadrata come minaccia alla stabilità emisferica, alla sicurezza delle catene di approvvigionamento o alla protezione di cittadini e imprese nordamericane. In termini concreti, ciò significa che politiche di sovranità energetica, alleanze con altri poli di potere, regolamentazione di piattaforme digitali, controllo di dati sensibili e difesa di imprese statali vengono ad essere monitorate e trattate come potenziali obiettivi di processi, sanzioni e campagne di delegittimazione organizzate a partire da Washington. Il risultato è un passaggio da un modello di intervento basato principalmente su operazioni clandestine, pressioni diplomatiche e colpi di Stato classici a una fase in cui l'arma centrale è l'uso selettivo e strumentalizzato del sistema giudiziario. Non si tratta solo di "giudicalizzare" le controversie politiche. Si tratta di riorganizzare il sistema internazionale stesso sulla base dell'idea che gli Stati Uniti abbiano il diritto di perseguire, punire, sanzionare e condizionare altri paesi ogni volta che si discostano dal percorso definito dagli USA come accettabile per la propria strategia di sicurezza. Invece dei carri armati, petizioni. Invece dei marines, procuratori, autorità di regolamentazione e giudici debitamente allineati. Questo articolo parte da questo punto di svolta: la Strategia per la Sicurezza Nazionale di Trump come modello per un'industria del lawfare su scala globale, con focus prioritario sull'America Latina. È possibile vedere come la combinazione di leggi extraterritoriali, ordini esecutivi, sanzioni finanziarie, cooperazione giudiziaria asimmetrica e guerra dell'informazione costruisca un dispositivo di attacco sistematico alle sovranità nazionali. L'obiettivo qui è quello di esporre, con precisione e senza eufemismi, l'architettura di questa macchina e le conseguenze dirette che essa proietta per i paesi che insistono nel mantenere un certo grado di autonomia strategica, specialmente nel nostro continente. (Saltando molti paragrafi, riporto quello, che mi sembra particolarmente interessante, sul meccanismo che metterà in funzione la NSS). La Strategia per la Sicurezza Nazionale non si limita a descrivere gli obiettivi; progetta anche la macchina che li metterà in atto. Il documento rivela un assetto che funziona come un'architettura di potere a più livelli, in cui ogni livello opera con funzioni specifiche, ma tutti guidati dalla stessa logica: utilizzare il diritto, la regolamentazione finanziaria, i meccanismi di sicurezza e la guerra informatica come strumenti coordinati di coercizione. È questa struttura, e non solo il discorso, a trasformare il lawfare in un'industria organizzata, scalabile e in grado di operare simultaneamente in più paesi. Al vertice si trova il livello strategico, dove viene definita la dottrina che guida l'intero sistema. La Casa Bianca, il Consiglio di Sicurezza Nazionale e i comandi militari responsabili della regione elaborano l'interpretazione ufficiale di ciò che costituisce minaccia, rischio o instabilità. È qui che si decide se una politica industriale latinoamericana, una partnership energetica con un altro blocco geopolitico o una regolamentazione di dati può essere trattata come questione di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il ruolo di questo livello è quello di definire l’inquadramento: ciò che per un paese sovrano è politica pubblica, per Washington può diventare giustificazione per un intervento giudiziario. Al di sotto opera il livello giuridico, che conferisce forma istituzionale all’inquadramento. Leggi extraterritoriali, ordini esecutivi, sanzioni economiche, regimi di conformità e accordi di cooperazione giudiziaria costituiscono il repertorio che consente di attivare la macchina con apparenza di legalità. Il documento rende esplicito che questi strumenti non saranno utilizzati sporadicamente, ma come parte di una politica integrata. Il livello operativo riunisce le agenzie che attivano e pongono in esecuzione il sistema: il Dipartimento di Giustizia, il Tesoro, FBI, CIA, Dipartimento della Sicurezza Nazionale e i comandi militari regionali. Essi conducono indagini, redigono rapporti, classificano organizzazioni, richiedono cooperazione della polizia, congelano attivi, negoziano delazioni, tracciano liste di sanzioni e orientano imprese americane e globali. È a questo livello che il lawfare acquisisce scala industriale, con procedure standardizzate, flussi di lavoro replicabili e la capacità di operare simultaneamente in più paesi senza necessità di approvazione politica caso per caso. Il livello locale funziona come estensione del sistema all'interno dei paesi bersaglio. Integra segmenti del giudiziario, pubblici ministeri, agenzie di regolamentazione, polizie, think tank, ONG e mezzi di comunicazione allineati alla logica della strategia. Non si tratta necessariamente di attori consapevoli del proprio ruolo geopolitico, ma di istituzioni il cui funzionamento è già parzialmente plasmato attraverso flussi di formazione, finanziamento esterno, intercambio tecnico e dipendenza da modelli di cooperazione con gli Stati Uniti. Questo livello garantisce che il lawfare non appaia un'imposizione esterna, ma piuttosto "normale applicazione della legge". Quando questi quattro livelli agiscono insieme, l'effetto è devastante. L'intervento non ha più volto e viene percepito come conseguenza naturale di norme, relazioni, decisioni giudiziarie e pressioni istituzionali. La coercizione diventa diffusa, presentata in modo tecnico e politicamente mascherata. L'impero cessa di operare attraverso l'eccezionalità e passa ad operare per routine. La Strategia per la Sicurezza Nazionale descrive esattamente questo sistema e, così facendo, rivela il modo contemporaneo in cui il potere si inscrive nelle istituzioni giudiziarie e amministrative degli Stati sovrani”. Il documento NSS si esprime come se gli Stati Uniti fossero padroni del mondo, il che ovviamente non è, altre forze, altri poteri esistono e sono attivi. Mentre costruisce questa strategia Trump comunque non rinuncia a fare uso di quella tradizionale, come dimostrano le mortifere manovre militari nei Caraibi e nel Pacifico o la recente grossolana manipolazione elettorale in Honduras. In questo contesto fra le altre cose centrale diventa la capacità di controllare le banche di dati e le infrastrutture che veicolano big data, oggi in Occidente sotto dominio privato e statunitense. In un bell’articolo di inizio dicembre il presidente dell’IBGE/Instituto Brasileiro de Geografia e Estatistica ben sintetizza la questione: A disputa mar e terra pela geopolitica dos datos. O poder esta nos cabos submarinos e nas nuvens de dados que redesenha a soberania na sombra (“Brasil 247”, 1.12.2025). Come nuota l’Italia in questo mare pieno di nebbia e di scogli? San Paolo, 29/12/2025
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cura di Nicoletta Manuzzato |