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Finanza e criminalità in Brasile

Teresa Isenburg

Vorrei affrontare in modo molto riassuntivo il venire sempre più alla luce del collegamento fra segmenti del sistema finanziario e criminalità organizzata. Non che ciò sia qualche cosa di nuovo, ma fino ad ora in Brasile era poco visibile. Negli ultimi tempi invece una serie di indagini delle polizia federale e la crisi di alcune banche di media dimensione fanno luce e rendono di pubblico dominio tale nesso. Così anche il Brasile entra nel gruppo di paesi in cui finanza e crimine organizzato si sostengono reciprocamente e condividono lo stesso spazio, grazie all’utilizzo di reti logistiche comuni lungo le quali si muovono denari legali e illegali e attraverso accordi e aree di sovrapposizione operativa di vario tipo. Inutile spiegare agli italiani come ciò avviene, ma dal momento che la criminalità organizzata italiana ha un ruolo anche internazionale di primo piano può essere non disutile qualche informazione sulla situazione brasiliana.


Luis Nassif, Xadrez de como o crime organizado se infiltrou no mercado financeiro brasileiro, “GGN”, 4.02.2026

C'è una percezione semplicistica che casi come quello di Banco Master coinvolgano solo opportunisti che hanno approfittato di scappatoie normative. La realtà è più complessa e preoccupante.

L'intreccio fra diversi attori ha creato un sistema in cui risorse di dubbia provenienza sono diventate rilevanti per la liquidità di interi segmenti del mercato finanziario. Comprendere questa dinamica aiuta a spiegare l'intensità dei recenti attacchi contro istituzioni di controllo, come il Supremo Tribunale Federale.

Non si tratta di una semplice disputa partitica o di una difesa corporativa del Centrão (perno delle alleanze parlamentari di centrodestra che si alleano con qualsiasi esecutivo, indifferentemente di destra o di sinistra, per mantenere potere). La posta in gioco è più profonda.

La disputa reale

Due visioni del paese si confrontano:

Modello 1: Istituzioni regolamentate e funzionali, sicurezza giuridica, rispetto dei diritti fondamentali, lotta effettiva alla criminalità organizzata.

Modello 2: Una deregolamentazione radicale che avvantaggi dalle milizie di Rio de Janeiro e dal PCC di San Paolo ai settori del mercato finanziario disposti a operare in zone grigie. Un paese lottizzato tra gruppi di interesse, dove poliziotti militari della riserva tengono esercitazioni nelle scuole mentre gli operatori tradizionali prendono di mira le grandi aziende statali.

Parte 1: L’ingranaggio del mercato finanziarizzato

Ogni ciclo finanziario moderno attraversa fasi prevedibili:

Fase 1 – Liquidità in eccesso: Si crea un'economia circolare in cui la ricchezza generata nel mercato finanziario ha bisogno di essere continuamente riciclata all'interno del mercato stesso. La Selic (tasso base di interesse stabilito dalla Banca Centrale attraverso il Comitato di Politica Monetaria, fissato nel 2025 al 15% in presenza di un tasso di inflazione inferiore al 4%) attrae più dollari nel paese, surriscaldando ulteriormente il mercato.

Fase 2 – Ricerca ossessiva di redditività: La redditività dipende dalla differenza tra prezzo di acquisto e di vendita. Anche nei mercati con alta valorizzazione, ogni ciclo richiede un ulteriore apprezzamento.

Fase 3 – Inflazione degli asset: Per sostenere il ciclo, si verifica un eccessivo apprezzamento di immobili, crediti, pagamenti ordinati dal tribunale, crediti giudiziari, futures e token.

Fase 4 – Scarsità di garanzie: Gli asset di qualità per avviare nuove operazioni si esauriscono. È qui che il sistema diventa pericoloso.

L’ attuale scenario

Abbiamo raggiunto una situazione instabile, caratterizzata da:

Crediti fragili riconfezionati come "strutturati"

Attività difficili da verificare

Valutazioni "nel modello" (teoriche), non nel mercato reale

Intermediari disposti a "risolvere" documentazione, garanzie e liquidità con metodi dubbi

Questo è un ambiente ideale per il capitale criminale, che non ha bisogno di essere efficiente, ma solo di entrare nel flusso.

Parte 2: I vantaggi competitivi del crimine organizzato

Esso prospera in questo contesto per tre ragioni strutturali:

1. Capitale paziente e opaco

Non ha bisogno di spiegare l'origine delle risorse

Non subisce pressioni da parte di azionisti o investitori

Tollera illiquidità prolungata e rischi legali

Accetta rendimenti inferiori al mercato in caso di riciclaggio di denaro

2. Offerta di asset su misura

Fornisce esattamente ciò di cui il mercato, affamato di valori mobiliari, ha bisogno:

Crediti giudiziari (reali o manipolati)

Società fittizie con fatturazioni "aggiustabili"

Immobili sopravvalutati

Crediti riciclabili

Operazioni circolari.

Quando il mercato ha bisogno di valori mobiliari, il loro produttore controlla il gioco.

3. Asimmetria regolatoria

La regolamentazione brasiliana ha creato scappatoie sistemiche:

Durante il mandato di Roberto Campos Neto (nominato da Bolsonaro febb. 2019-genn. 2025) alla Banca Centrale, si è verificato un allentamento generalizzato dei meccanismi di controllo.

Gabriel Galípolo (nominato da Lula da genn. 2025) ;pratica una regolamentazione reattiva, non preventiva.

Un'enorme vulnerabilità persiste nelle revisioni contabili private, nelle agenzie di rating e nelle certificazioni.

La Banca Centrale e la CVM (Commissione di Valori Mobiliari) accettano le dichiarazioni e le verificano in seguito.

Risultato: la criminalità organizzata è sempre un passo avanti rispetto alla regolamentazione.

Parte 3: I punti di infiltrazione

1. Mercato di credito strutturato

Strumenti vulnerabili:

FIDC (Fondi di investimento in diritti di credito)

Precatorios (crediti verso la pubblica amministrazione) e crediti giudiziari

Operazioni senza mercato secondario

Vulnerabilità:

Valutazione soggettiva

Due diligence terziarizzata

2. Mercato immobiliare finanziario

Strumenti vulnerabili:

Fondi immobiliari opachi

SPEs Società con fine specifico a cascata

Terreni, magazzini, multiproprietà

Valutazioni gonfiate dalla leva finanziaria

Caratteristiche:

Classici strumenti di riciclaggio di denaro.

3. Banche medie e piattaforme di distribuzione

Profilo di rischio:

Istituzioni al di fuori del radar pubblico

Pressione per una crescita accelerata

Raccolta fondi aggressiva

Vendita incrociata di prodotti complessi

Risultato: terreno fertile per l'associazione criminale.

4. Fintech e criptostrutture

Vulnerabilità strutturali:

Origine dispersa

KYC (know your customer) terziarizzata

Strutture internazionali complesse

Difficoltà nel rintracciare il beneficiario finale

Parte 4: La deregolamentazione come facilitatore.

La deregolamentazione è raramente esplicita. Si manifesta in discorsi apparentemente tecnici: "Abbi fiducia: il mercato si autoregola".

In pratica, questo significa:

Il regolatore si fida ciecamente dei modelli matematici.

La supervisione diventa una checklist burocratica.

La punizione arriva solo dopo che il denaro è già stato trasferito.

Probabilità molto bassa di un'effettiva responsabilità.

La cattura politica.

Ciò che è più grave quando la partecipazione criminale diventa economicamente rilevante, acquisisce potere politico attraverso il mercato, i media e il Centrão.

Si confronti la copertura mediatica sotto traccia  data alle Operazioni Poyais (frode sulle criptovalute), Colossus (evasione e lavaggio di denaro) e Carbono (vedi oltre), e la persistente e coordinata campagna contro i ministri del Supremo Tribunale Federale, sfruttando le scappatoie aperte dall'assenza di un codice di condotta.

Non ci si è limitati solo alla denuncia –necessaria- di ministri, ma si è aperta una campagna con il tono moralista della Lava Jato, con adesione di strumenti di varie origini.

La sproporzione rivela dove risiedono gli interessi reali.

Quello che stiamo vivendo non è un caso isolato di corruzione o opportunismo. È la graduale conquista di segmenti del mercato finanziario da parte di capitali di origine criminale, facilitata da una deregolamentazione intenzionale e protetta dal potere politico.

Riconoscere questo scenario è il primo passo per affrontarlo.

(traduzione di Google rivista)


Al momento il Brasile è in continuazione martellato dalle vicende molto nebbiose del Banco Master. Banca di media dimensione, è stata posta in liquidazione extragiudiziaria dalla Banca Centrale il 18 novembre 2025 per molteplici irregolarità (piramide Ponzi, emissione di prodotti finanziari senza copertura, violazione di norme varie) nell’ambito della Operação Compliance Zero della polizia federale. “La banca non era un rischio per il sistema finanziario (detiene solo lo 0.5% degli attivi), ma un rischio sistemico per le istituzioni dal momento che sembra abbia acquisito influenza su Senato, Camera, TUC (Tribunal de Contas da União) e agenzie di certificazione. … La liquidazione ha prodotto una crisi istituzionale senza precedenti con il Supremo Tribunale Federale, il TUC e il Congresso che contestano simultaneamente le decisioni tecniche della Banca Centrale” (Luís Nassif, Xadrez do Master, a maior crise institucional da história do mercado, “GGN”, 22.02.2026; Olímpio Cruz Neto, Caso Master: a cleptocracia de gravata que o Brasi aprendeu a tlerar, “Brasil 247”, 07.02.2026). L’indagine è in corso e per il momento le eventuali responsabilità individuali non sono ancora note. Ma una ulteriore ombra si allunga su tutta la vicenda, il possibile collegamento con la criminalità organizzata (in particolare con il PCC) per riciclaggio di denaro.

Già alcuni mesi fa altra vicenda che collegava crimine organizzato e strutture finanziarie aveva fatto scattare l’allarme con l’Operação Carbono Oculto. “L'Operazione Carbonio Occulto è stata condotta il 28 agosto 2025 dall’Agenzia delle Entrate brasiliana e dalla Procura dello Stato di San Paolo (MPSP), attraverso il Gruppo d'Azione Speciale per la Lotta alla Criminalità Organizzata (Gaeco) contro un gruppo criminale che utilizzava società fintech per il riciclaggio di denaro. Una di queste istituzioni, identificata come la ‘banca parallela’ del sistema, ha trasferito oltre 46 miliardi di reais (circa 7,5 miliardi di euro) in fondi non rintracciabili tra il 2020 e il 2024. Anche la Polizia Federale ha partecipato all'operazione”, si legge alla voce (in questo caso ben fatta) di wikipedia.br. Nulla di nuovo sotto il sole, si dirà. Ma la novità, che ha fatto un certo scalpore, è il luogo bersaglio dell’operazione: un elegante e spazioso ufficio nella Faria Lima, viale della regione dei cosiddetti giardini paolisti, nucleo finanziario di San Paolo in cui si concentrano sedi di banche, fondi, multinazionali, sinonimo quindi di mercato finanziario e potere economico. Una sede alla luce del sole, con flusso tranquillo di persone in entrata e in uscita, non uno scantinato perso in una qualche nebbiosa periferia con flusso di mafiosi con coppola e occhiali scuri. Il ramo merceologico che serviva da infrastruttura per questo imponente riciclaggio era il settore dei combustibili, dall’importazione al consumatore finale, quest’ultimo localizzato in oltre mille stazioni di servizio distribuite in dieci Stati, utilizzate da migliaia di cittadini usati a loro insaputa. L’azionista di maggioranza dell’impresa era il PCC (Primo Comando della Capitale), uno dei principali protagonisti del crimine organizzato. Ma troviamo anche fondi di investimento (che sono fuori dal radar della Banca Centrale) come Reag, che ricompaiono nella vicenda della Banca Master. Se si mettono in fila le date si nota una connessione e una accelerazione fra varie azioni di contrasto che forse indicano un salto di scala nel modus operandi del crimine organizzato, frutto di un possibile rafforzamento,  foriero peraltro anche di eccessiva audacia. Ad esempio Master in estreme difficoltà ha tentato nella seconda metà del 2025 di avvicinarsi alla BRB Banco de Brasilia con azionista di maggioranza il governo del Distretto Federale.

Qualche parola sulla struttura del crimine organizzato in Brasile. Si tratta di una rete molto centralizzata il che indica, ritengo, un sistema consolidato e, diciamo così, maturo che ha superato i regolamenti di conti fra gruppi di dimensioni minori e dispersi per acquisire posizioni dominanti. Due sono i cartelli principali, Comando Vermelho a Rio e PCC a San Paolo. Entrambi nati all’interno delle carceri negli anni ’80 e ’90, mantengono un controllo delle prigioni (la cui conduzione è di responsabilità dei governatori degli Stati) in cui reclutano mano d’opera e da cui organizzano l’attività esterna. Esistono alcune carceri federali di massima sicurezza in cui vengono trasferiti i detenuti considerati più pericolosi. CV si dedica in particolare al narcotraffico interno e internazionale con anche un appoggio del cosiddetto narcopentecostalismo (Christina Vital Cunh, Toda Glória áo dinheiro, Instituto Humanitas Unisino Adital, 8.09.2025) e a Rio condivide lo spazio criminale con milizie formate in prevalenza da ex poliziotti, che sottopongono gli abitanti delle favelas (che oggi vengono chiamate comunità) a estorsioni e/o vendita di servizi pirata sovrafatturati (acqua minerale, trasporti collettivi, controllo degli accessi, protezione ecc.). Questa compresenza produce in prevalenza collaborazioni fra i due soggetti che operano in settori merceologici diversi (narcotraffico da un lato, servizi dall’altro), a volte conflittualità. PCC ha invece un profilo, diciamo così, più sofisticato, legato al sistema finanziario; in anni recenti ha allargato la sua zona di influenza alla frontiera con il Paraguay, importante per il contrabbando, la contraffazione dei prodotti, il traffico illecito di animali ecc. Ciò ha spinto il CV ad ampliare le proprie rotte di droghe verso l’area amazzonica, detta appunto rotta Solimões, che approda agli sbocchi oceanici del Pará. In Amazzonia vi è anche una filiera specifica della estrazione illegale di oro in terre indigene e aree di conservazione che certamente fa accordi (anche “solo” di protezione) con il crimine organizzato, ma che mantiene contatti diretti con imprese internazionali, anche italiane, di lavorazione di Au per gioielleria (Carlos Madeiros, Amazônia: “garimpos fantasmas” lavam ouro ilegal e faturam bilhões, “Uol”, 16.12.2025). A novembre 2025 ha preso avvio la Commissione del crimine organizzato del Senato con mandato di 120 giorni per ricostruire il modus operandi e la distribuzione territoriale di fazioni e milizie, nonché indicare decisioni adeguate per azione di contrasto. Nell’audizione del 18.11.2025 il direttore generale della polizia federale Andrei Rodrigues ha sottolineato l’importanza di definire in modo chiaro che cosa sono crimine organizzato e fazioni, in modo da evitare una banalizzazione, ha messo in luce la cooperazione fra polizia federale, polizie dei 27 Stati e del Distretto Federale, Ministeri ecc., ha informato sulla creazione di un sistema di sicurezza amazzonica che coinvolge i nove paesi della regione, di un centro internazionale a Rio che ha agito e agisce in occasione di grandi eventi, nonché di scambi di poliziotti fra diversi paesi e in particolare con Europol. Infine ha sottolineato la centralità della decapitalizzazione del crimine organizzato, oltre agli interventi materiali di inchieste, perquisizioni e sequestri, arresti. Sarà interessante leggere fra alcune settimane la relazione finale. I lavori della commissione e le udienze possono essere seguite sul sito del Senato Federale alla voce CpiCrime.

Intanto il paese è entrato nel clima elettorale per la scadenza di ottobre 2026 (presidenza della Repubblica, Camera, 2/3 del Senato, governatori, assemblee legislative degli Stati), che viene vissuta dalle forze politiche come momento di contrapposizione strutturale fra neoliberismo filoimperialista e blando riformismo sociale con prossimità al Sud Globale. La tensione di traduce in un moltiplicarsi di informazioni false e toni accesi e spesso volgari.

Sempre interessante la politica estera, direttamente in mano al presidente Lula: non partecipazione al mostruoso Consiglio di Pace per l’assenza della Palestina,  un impegnativo viaggio ufficiale nell’ambito del Sud Globale (qualche cosa di più vasto del Brics, ma da quest’ultimo in buona parte reso possibile) in India, Corea del Sud con passaggio ad Abu Dahbi sulla via del ritorno, difficile cabotaggio nella politica regionale destabilizzata dagli interventi coloniali statunitensi.

E per finire una nota sull'Enel che dal 2018 gestisce il settore elettrico nella città di San Paolo e in diverse città dello Stato. Nella capitale negli ultimi anni si sono susseguiti molti blackout che hanno lasciato milioni di cittadini senza energia elettrica per giorni e giorni. Nel presentare a Milano il 22 febbraio al mercato il nuovo piano strategico della multinazionale, il Ceo Flavio Cattaneo ha scelto un modo assolutamente stonato per giustificare la situazione paolista: “Nella nostra valutazione non si tratta solo di un problema dell’Enel. Se questo tipo di arborizzazione continuerà, solo qualcuno sarebbe capace di risolverlo, Gesù Cristo, perché non c’è altra forma di evitare interruzioni di corrente”. Imputata quindi la vegetazione tropicale lussureggiante e il vento che fa cadere gli alberi. Solo che essa (vegetazione) esisteva già prima che Enel assumesse la gestione di distribuzione di energia elettrica paolista e prima della riduzione drastica dei funzionari e quindi della manutenzione continuativa della rete. Ovviamente il sindaco Nunes gli ha risposto che solo Gesù Cristo potrà salvare l’Enel. Certo non è una buona propaganda per il made in Italy.

San Paolo, 25/2/2026

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato