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Brasile, il passato presente Teresa Isenburg Nell’Europa paurosamente paralizzata in un momento storico che richiede sagacia e azione per arginare le catastrofi che si susseguono ingigantendosi, il primo ministro spagnolo emerge come una eccezione. Avere negato l’uso delle basi militari Nato per voli di aggressione all’Iran è stato gesto coraggioso, avere promosso l’incontro internazionale Mobilitazione progressista del 18 e 19 aprile 2026 a Barcellona (città con lunga storia simbolica) è un passo attivo per dare corpo all’imperativo di coordinamento per contenere l’ascesa delle destre estreme. L’invito alla riunione, da quanto è dato capire, è stato rivolto a governi e forze organizzate di paesi con sistemi parlamentari pluripartitici che denominiamo riassuntivamente democratici. Hanno accolto la proposta e hanno preso parte all’incontro un gruppo di primi ministri o capi di Stato (Spagna, Brasile, Messico, Colombia, Africa del Sud, Barbados, Uruguay) e alcune delegazioni e leader (Unione Europea con Antonio Costa, gli Usa con un senatore e un governatore, Boric del Cile, Italia con Schlein, l’India con Rahul Gandhi, Germania e Austria con i rispettivi vicecancellieri). Importante ora che il sottile filo dipanato a Barcellona non si spezzi troppo rapidamente, in modo da dare visibilità e spazio d’azione, pur limitato, a realtà che singolarmente poco possono fare. Prevalenti sono state le presenza di America Latina, bersaglio ravvicinato delle ingerenze statunitensi. In questo senso è importante la denuncia delle minacce a Cuba che il presidente Lula ha ripetuto sia in Catalogna (dove è stato in questo affiancato da Petro e Sheinbaum) che accanto al cancelliere tedesco Merz ad Hannover prendendo parte, in una visita con livello diplomatico molto alto, alla fiera industriale di quella città. Negli ultimi giorni il Brasile è stato oggetto di quelle che si possono considerare provocazioni statunitensi che mettono in evidenza un atteggiamento sempre minaccioso. Il 20 aprile il brasiliano ufficiale di polizia di collegamento con ICE statunitense veniva espulso con l’accusa di manipolare il sistema di immigrazione. Questo in coincidenza con la detenzione dell’ex deputato e già direttore generale nel governo Bolsonaro, dell’Abin/Agenzia nazionale di intelligenza Alexandre Ramagem, condannato a 16 anni di detenzione dal STF/Supremo Tribunale Federale nel processo per colpo di Stato dell’8 gennaio 2023 e fuggito negli USA. Tutto molto nebbioso, tranne il fatto che l’esecutivo statunitense rimane vicino ai golpisti. Nello stesso giorno usciva la notizia della vendita della miniera Serra Verde, nello Stato di Goias, all’impresa statunitense Rare Earth. Non si tratta di una normale transazione commerciale dal momento che la miniera in questione è l’unica attiva fuori dall’Asia che ospita, diciamo così in compresenza, i quattro principali elementi magnetici necessari per le tecnologie avanzate e che nella politica industriale relativa alle terre rare fortissimo è il finanziamento pubblico del governo Trump. Emerge che nelle settimane passate ha agito per mediare nell’ombra l’accordo anche il governatore dello Stato di Goias Ronaldo Caiado, candidato di destra (estrema, ma camuffata) alla presidenza della Repubblica. Il settore minerario ricade sotto molti vincoli federali in questo caso non rispettati e l’esecutivo è fermamente intenzionato ad agire per difendere la sovranità nazionale relativa a materie prime e territori strategici. Nello sgretolamento delle relazioni internazionali ritengo che ogni passo in senso opposto vada considerato con la massima attenzione, con rispetto e senza fretta di denunciarne sommariamente il fallimento, anche quando i risultati sono al di sotto di quanto sarebbe necessario. 1) Per non dimenticare il respiro strategico dei BRICS, di cui oggi la grande stampa e anche forze di centrosinistra vogliono vedere il declino, mi permetto di inserire un testo che rivisita la radice diplomatica e ideale dei BRICS, progetto di lunga durata: il sodalizio continua ad operare, soprattutto attraverso la Nuova Banca/NDB, pur indebolito dall’irruzione bellico-armamentista. Non posso non ricordare 2) che 10 anni fa il Brasile è stato destabilizzato da un colpo di Stato parlamentare con collegamenti internazionali che in modo illegittimo deponeva la presidente Dilma Rousseff (dal 2023 presidente del NBD), aprendo la strada ad una progressiva deriva anticostituzionale. I governi neoliberisti e anticostituzionali in Brasile fra il 2016 e il 2022 hanno influenzato e rafforzato l’ascesa di forze, e in alcuni casi di esecutivi, di una destra più o meno autoritaria in America Latina e in Europa. Le democrazie occidentali hanno fatto finta di non vedere l’eversione in corso in Brasile, rimanendo pericolosamente silenziose al riguardo. 3) In campo sindacale la lotta per la regolamentazione della giornata di lavoro vive un momento intenso per l’abolizione della settimana 6x1 (sei giorni lavorativi e un giorno di riposo). Il dibattito al riguardo è illuminante: un vasto schieramento padronale e “realista” ripete le stesse parole che hanno accompagnato le proposte di abolire la schiavitù. Senza gli schiavizzati la nazione crolla, quindi prevale “l’interesse nazionale” (la schiavitù è stata abolita nel 1888). Analogamente senza l’orario 6x1 l’economia non è più competitiva, quindi… 4) Infine con passi di lumaca (ma sempre passi) il Supeiore Tribunale di Giustizia/STJ ha iniziato la procedura per omologare la condanna del 2021 all’ergastolo da parte della giustizia italiana dell’ufficiale dell’esercito uruguayano Antônio Mato Narbondo, accusato dell’assassinio di quattro cittadini italiani a Buenos Aires nell’ambito della Operazione Condor. Ufficiale uruguayano, torturatore assassino anche in Argentina, condannato in Italia, dotato della cittadinanza brasiliana (paese in cui attualmente vive libero) egli illustra bene la circolarità integrata del fascismo in azione sui corpi dei cittadini. L’ergastolo pronunciato dalla giustizia italiana nel 2021 e di cui nel 2023 la stessa ha chiesto l’applicazione della pena in Brasile è una pagina alta della nostra magistratura. Nel 2026 è uscito un film A Conspiração Condor de André Sturm, che illumina la morte sospetta nel 1976-1977 degli ex presidenti Juscelino Kubitschek e João Goulart nonché di altro possibile oppositore, Carlos Lacerda. *1) Lima Barros, Caffè con vodka. Architetti della multipolarità: come dottrine di Brasile e Russia plasmarono i BRICS, “Diálogos do Sul Global”, 9.4.2026 La formazione dei BRICS ha rappresentato la cristallizzazione di dottrine strategiche ben precise, articolate da diplomatici che avevano compreso una verità fondamentale: il multilateralismo poteva diventare uno strumento per ricostruire un ordine internazionale multipolare. In questo progetto, due concezioni strategiche confluirono con forza trasformativa: la Dottrina Primakov, emersa nella Russia post-sovietica, e la Dottrina Amorim, formulata dalla diplomazia brasiliana. Entrambe rifiutavano la rassegnazione all'egemonia statunitense e proponevano percorsi alternativi al potere. Evgenij Primakov fu Ministro degli Affari Esteri della Russia tra il 1996 e il 1998. Si trovò ad affrontare una realtà molto difficile: la sua nazione era stata sconfitta geopoliticamente. Gli anni di Eltsin avevano significato subordinazione, speranze frustrate di integrazione nelle istituzioni atlantiche, umiliazione dovuta all'espansione della NATO nell'Europa Orientale e interventi nei Balcani senza un mandato delle Nazioni Unite. La sua dottrina si fondava su tre pilastri: il rifiuto dell'unipolarismo americano, la costruzione di un mondo multipolare basato sull'equilibrio tra le grandi potenze e l'utilizzo del multilateralismo come strumento istituzionale. Al di là del confronto diretto, si trattava di una diversificazione strategica, un tentativo di ampliare il margine di manovra in una struttura di potere ancora profondamente asimmetrica. Primakov concretizzò la sua visione attraverso la triangolazione Russia-India-Cina (RIC), istituzionalizzata nel 2002. Si trattava di un laboratorio geopolitico che cercava di dimostrare come le potenze emergenti, pur con sistemi politici distinti, condividessero interessi comuni nella riforma dell'architettura internazionale. Quando Sergei Lavrov, successore di Primakov, affermò che gli storici avrebbero potuto definire la politica estera russa "Dottrina Primakov", riconobbe la persistenza di questo orientamento, nonostante il contesto internazionale continuasse a essere caratterizzato da tensioni e limitazioni pratiche. Contemporaneamente, in Brasile, Celso Amorim stava sviluppando una strategia distinta ma complementare. La sua sfida era concreta: come poteva un paese di medie dimensioni, privo della potenza militare delle superpotenze, espandere la propria influenza globale all'interno di strutture ancora dominate? La risposta: "autonomia attraverso la diversificazione". Amorim sosteneva che i paesi in via di sviluppo dovessero massimizzare la propria influenza attraverso la partecipazione attiva alle istituzioni multilaterali, costruendo coalizioni con le potenze emergenti e promuovendo riforme che democratizzassero il sistema. Per Amorim il multilateralismo era uno strumento centrale, riconoscendo che i paesi privi di una potenza militare paragonabile a quella delle grandi potenze dovevano esercitare la propria influenza attraverso coalizioni, numeri e idee, pur con risultati sempre limitati. Questa concezione si concretizzò nel Forum di Dialogo tra India, Brasile e Sudafrica (IBSA), creato nel 2003. Si trattava di tre democrazie emergenti provenienti da continenti diversi, riunite con un obiettivo esplicito: dimostrare la fattibilità della cooperazione Sud-Sud. L'IBSA creò meccanismi in materia di sicurezza alimentare, sanità pubblica, scienza e un fondo per progetti di sviluppo. Era una coalizione che offriva alternative alle istituzioni occidentali, pur dovendo affrontare limitazioni in termini di risorse finanziarie e capacità di influenzare le decisioni in istituzioni dominate dalle potenze sviluppate. Questa convergenza tra Primakov e Amorim definisce la storia dei BRICS. La Russia portò il rifiuto dell'unipolarismo e l'esperienza del RIC. Il Brasile offrì l'opportunità diplomatica e la prova che le relazioni Sud-Sud erano possibili. Con l'adesione del Sudafrica nel 2010, che ha trasformato i BRIC in BRICS, il progetto si è completato: tre continenti, molteplici matrici politiche e un'agenda convergente per la trasformazione del potere globale, pur dovendo affrontare contraddizioni interne e difficoltà nel consolidarsi come blocco coeso. 2) *Paulo Cannabrava Filho, Lo spettacolo degradante del 17 aprile (2016), “Diálogos do Sul Global”, 17.4.2026 Il 17 aprile 2016 la Camera dei Deputati è stata teatro di uno degli episodi più indecenti della storia politica brasiliana. Con il pretesto di adempiere a un rito istituzionale, si è assistito a un vero e proprio spettacolo di degradazione del dibattito pubblico, caratterizzato da vuote dichiarazioni, appelli religiosi e omaggi inaccettabili. Il risultato di 367 voti a favore e 137 contrari ha autorizzato l'apertura della procedura di impeachment contro la presidente Dilma Rousseff nel Senato. Più che semplici numeri, questo risultato ha rivelato una profonda disparità di forze: una maggioranza conservatrice che impone la propria volontà a una minoranza isolata, secondo uno schema che, purtroppo, si è ripetuto nella storia politica nazionale.
La seduta, protrattasi fino alle 23:50 di quella domenica, non è
stata caratterizzata da una seria discussione sui principi
fondamentali del diritto, bensì da discorsi che invocavano "Dio",
"la famiglia" e persino l'esaltazione di figure legate alla
repressione. L'allora deputato Jair Bolsonaro dedicò addirittura il
proprio voto al colonnello Brilhante Ustra, torturatore
della dittatura militare, che comandava sessioni di violenza
contro Dilma quando era prigioniera politica. Ciò che si è consumato in quell'iter è stato un tipico caso di lawfare: l'uso delle istituzioni giudiziarie e legislative per dare una vernice di legalità a un'operazione destabilizzante. Un colpo di Stato mascherato da rito costituzionale, condotto da una maggioranza reazionaria e conservatrice che ha trovato negli strumenti formali il modo di imporre la propria agenda. Ricordare quel 17 aprile non è solo un esercizio di memoria. Significa comprendere come, sotto una apparenza di legalità, si costruisce l'erosione della democrazia. E, soprattutto, riconoscere che lo stesso equilibrio di potere che rese possibile quell'episodio è ancora presente e continua a plasmare il corso del paese. 3) *João Guilherme Vargas Netto, Conclat in movimento, “Vermelho”, 2.4.2026
La dirigenza dei sindacati ha deciso che le iniziative del 1°
maggio di quest'anno saranno decentralizzate, non con un unico
evento, ma con manifestazioni in varie sedi. Questo per
avvicinare le celebrazioni e l'agenda dei lavoratori alle basi
sindacali. Una volta approvata l'agenda unificata e l'elenco delle rivendicazioni, queste saranno inviate ai rappresentanti dei tre poteri, evidenziando in ogni documento i temi principali di competenza di ciascun potere. Ad esempio: al potere esecutivo verrà chiesto di sostenere la regolarizzazione delle risorse finanziarie delle entità per i lavoratori; al ;legislativo verrà chiesto di confermare il proprio interesse per la riduzione costituzionale della giornata lavorativa, senza riduzione salariale, e per la fine dell'orario 6x1; al giudiziario sarà portato il sostegno per la giustizia del lavoro e il rifiuto della terziarizzazione dei rapporti di lavoro. Questo grande impegno del movimento sindacale, con la marcia e la Conclat in movimento, sarà uno dei numerosi contributi effettivi alla grande sfida elettorale del 2026. 4) *Alex Solnik, Il processo di un torturatore. Caso della Operazione Condor passa nel STJ/Superiore Tribunale di Giustizia, “Brasil” 247, 19.4.2026 Condannato all'ergastolo dalla Corte d'Appello di Milano nel 2019, Pedro Antônio Mato Narbondo, ex ufficiale dell'esercito uruguayano naturalizzato cittadino brasiliano dal 2003, vive libero e tranquillo a Santana do Livramento (RS), a 2 km dalla città uruguayana di Rivera. Localizzato dieci anni fa, Narbondo aveva lavorato nel Dipartimento 3 del Servizio di Informazione della Difesa uruguayano (SID), dove era conosciuto come "El Burro" (L'Asino) per la brutalità degli interrogatori e delle torture. La giustizia italiana lo ritiene responsabile di concorso in sequestri di persona e torture e negli omicidi di quattro cittadini italiani avvenuti nel giugno del 1976 presso la concessionaria Automotores Orletti di Buenos Aires: Gerardo Gatti, Maria Emilia Isla Gatti de Zaffaroni, Armando Bernardo Arnone Hernández e Juan Pablo Recagno Ibarburu. I loro corpi non sono mai stati ritrovati. Protetto dalla Costituzione brasiliana, che vieta l'estradizione di cittadini brasiliani nati in Brasile o naturalizzati, anche se colpevoli di crimini efferati (hediondos), è sfuggito all'esecuzione della pena in Italia, motivo per cui il governo italiano ha chiesto al Brasile, nel 2023, di omologare la sentenza presso il Superiore Tribunale di Giustizia (STJ) affinché sconti la pena in Brasile. Il 15 aprile 2026 il Tribunale Speciale del STJ ha iniziato a giudicare il caso. Il relatore, ministro Sebastião Reis Júnior, ha votato per l'omologazione, convertendo la condanna all'ergastolo dell’Italia in 30 anni di reclusione e suggerendo misure cautelari per impedire la fuga. Il processo è stato sospeso per la richiesta di visione degli atti della ministra Isabel Gallotti. La condanna, che non è oggetto di processo ma solo di ratifica, si basa su prove documentali e storiche relative all'Operazione Condor e all'attività del centro clandestino Automotores Orletti. Il Brasile si è trovato in difficoltà a causa di alcune lacune nelle sue leggi. Ha concesso la cittadinanza al colonnello perché sua madre era brasiliana, ma ha ignorato il suo passato come ufficiale dei servizi segreti uruguayani. Un passato oscuro dovrebbe essere un ostacolo alla naturalizzazione di uno straniero come cittadino brasiliano (altrettanto dovrebbe valere per il riconoscimento di cittadinanza italiana…). L'altra lacuna riguarda la legge sull'estradizione. L'estradizione dovrebbe essere consentita, anche per i cittadini brasiliani o naturalizzati, in caso di crimini contro l'umanità o crimini efferati. San Paolo 24 aprile 2026
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cura di Nicoletta Manuzzato |