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Panama, i movimenti popolari resistono all'aggressione Usa

Breve ritratto della congiuntura attuale e dichiarazioni del rappresentante della principale organizzazione dei lavoratori nel paese, il Sindacato Unico dei Lavoratori delle Costruzioni e Simili.

Raquel Sets: La Repubblica di Panama è diventata un laboratorio politico e militare nel cuore dell'America Latina. Sotto il governo dell'attuale presidente José Raul Mulino due tendenze che attraversano la regione si combinano: la crescente militarizzazione, specialmente nella regione dei Grandi Caraibi, e la radicalizzazione delle politiche conservatrici. Sono state riattivate le basi militari e la presenza di truppe straniere. Gli accordi con gli Stati Uniti mettono in pericolo la sovranità nazionale e preoccupano i movimenti popolari.

Questa è l'analisi di Saul Mendes, leader del sindacato delle costruzioni. A causa delle politiche repressive del governo panamense, ora vive in esilio, in un luogo che preferisce non rivelare.

Saul Mendes: "Trump, nel gioco geopolitico, ha espresso diverse posizioni da prima di essere eletto, ma ha introdotto la questione durante la sua campagna elettorale: quella della riproposizione della Dottrina Monroe, cioè la volontà di riprendersi ciò che loro considerano il loro cortile di casa, come chiamano: l'America Latina e i Caraibi. Storicamente dal 1903 Panama è servita come piattaforma per l'aggressione contro i popoli dell'America Latina e dei Caraibi. Durante gli anni '50,'60 e '70, fu la sede della Scuola delle Americhe, dove veniva addestrato il personale militare responsabile delle dittature e delle repressioni in tutta la regione. Oggi gli USA cercano di attribuire di nuovo questo stesso ruolo al paese. Le basi militari consegnate agli Stati Uniti dal presidente Mulino rispondono al gioco geopolitico della dominazione e dell'aggressività regionale. Panama non ha un esercito per mandato costituzionale, ma di fatto il paese è stato rimilitarizzato con il parere degli Stati Uniti. Ciò rappresenta una minaccia per la regione, poiché Colombia, Venezuela, Messico e Caraibi in generale sono minacciati da Panama".

Raquel Sets: La subordinazione a Washington non è una novità a Panama. Dalla costruzione del canale alla firma di trattati che consentono l'intervento degli Stati Uniti, il paese ha vissuto cicli di lotta per la sua sovranità.

Saul Mendes: "Per gli Stati Uniti, Panama è sempre stato un protettorato. Lo stesso vale per l'oligarchia panamense, sempre pronta a svendere le risorse nazionali per interesse proprio individuale. Classe dirigente dell'élite che storicamente ha ceduto in perpetuo alla costruzione del canale e alla presenza militare degli americani. Queste sono imposizioni che sono state respinte dal popolo in varie manifestazioni di lotta. La più grande avvenne il 9 gennaio 1964, quando il popolo panamense affrontò il potente esercito statunitense con pietre e bastoni rivendicando la propria sovranità e l'innalzamento della propria bandiera, che era stata strappata. Da allora è sorta la necessità di un nuovo trattato, che fu finalmente firmato nel 1977 dalla dittatura del generale Omar Torrijos Herrera. Tuttavia, questo trattato mantenne la stessa clausola dell'emendamento applicato a Cuba dopo la guerra di liberazione, introdotto nella Costituzione panamense del 1904, che concedeva agli Stati Uniti il diritto di intervenire in tutto il territorio panamense".

Raquel Sets: Negli ultimi anni è aumentato il malcontento popolare e le proteste contro l'alto costo della vita, lo sfruttamento delle risorse naturali e la riforma della previdenza sociale hanno portato a un'intensa repressione. Scioperi, blocchi e mobilitazioni hanno avuto come risposta la militarizzazione, gli arresti e gli omicidi mirati. La criminalizzazione sistematica dei movimenti popolari è peggiorata durante il governo Mulino e la presenza militare degli Stati Uniti.

Saul Mendes: "Mulino ha approvato una legge di riforma della previdenza sociale che incide direttamente sugli interessi dei lavoratori. Una riforma neoliberista con privatizzazione dei fondi, innalzamento dell'età pensionabile e dei contributi. In risposta è stato dichiarato uno sciopero guidato da insegnanti, operai edili, bananieri e altri settori lavorativi. La repressione è stata brutale. Nel bel mezzo di questo sciopero è stato firmato un memorandum d'intesa con gli Stati Uniti. Questa combinazione di fattori ha generato una situazione esplosiva che ha portato a massacri, come quelli avvenuti a Bocas del Toro il 21 giugno 2025, dove sono stati assassinati molti cittadini panamensi, fatti che costituiscono crimini contro l'umanità. A questo si aggiungono arresti, torture, umiliazioni e gravi violazioni dei diritti umani. Sebbene la Costituzione vieti la militarizzazione, è stato utilizzato l'intero apparato di forza. Inoltre sono stati avviati procedimenti legali selettivi. I leader sindacali sono stati criminalizzati e la strategia della lawfare è stata utilizzata come strumento di persecuzione politica, accompagnata da un'intensa campagna mediatica per giustificarla".

Raquel Sets: Così la situazione panamense diventa uno specchio delle tensioni continentali. Da un lato, la pressione geopolitica degli Stati Uniti e la militarizzazione. Dall'altro la crescente resistenza sociale e sindacale.

Saul Mendes: "Ci dichiariamo in resistenza. La principale organizzazione dei lavoratori nel paese è il Sindacato Unico dei Lavoratori delle Costruzioni e Simili, Suntracs. La repressione è stata intensa, ma rimaniamo mobilitati, organizzando assemblee, difendendo la contrattazione collettiva e resistendo nonostante la persecuzione. Di fronte a tutto questo i movimenti sociali devono opporsi all'aggressione, alla guerra e devono lottare per la pace, lo sviluppo e la giustizia sociale nell'America Latina e nei Caraibi, una regione dichiarata zona di pace nel 2014. Questo è il compito storico che abbiamo di fronte".

Fonte: Brasil de Fato - https://www.youtube.com/watch?v=OXEKBDGVfvo 29/12/2025 (traduzione di Alessandro Vigilante)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato