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Haiti, dramma senza fine

Sempre drammatiche le notizie che giungono da Haiti. Almeno settanta morti e trenta feriti: questo il bilancio, fornito dal Collettivo di Difesa dei Diritti Umani, dell'attacco di una banda criminale avvenuto la settimana scorsa nella regione agricola di Artibonite. Quasi seimila persone hanno dovuto abbandonare le loro case per sfuggire alla violenza, aggiungendosi ai tantissimi sfollati in tutto il paese a causa del conflitto (si calcola siano quasi un milione e mezzo).

La capitale continua ad essere controllata in gran parte dai gruppi armati. A Port-au-Prince, denuncia un rapporto di Médecins Sans Frontières basato su dati medici e testimonianze delle vittime, "le aggressioni sessuali hanno sperimentato una recrudescenza allarmante dal 2021. Vengono ora utilizzate in maniera sistematica come mezzo per seminare il terrore nella popolazione". Una situazione che vede la polizia locale praticamente impotente. In ottobre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu aveva deciso la trasformazione della Missione Multinazionale diretta dal Kenia in una nuova Gang Suppression Force, che potrà contare su oltre cinquemila membri e, a differenza della missione precedente, avrà la facoltà di procedere all'arresto dei sospetti pandilleros. Un primo contingente di agenti provenienti dal Ciad è già giunto ad Haiti.

Il 7 febbraio è scaduto il mandato del Conseil Présidentiel de Transition, che era presieduto dall'agosto scorso dall'imprenditore Laurent Saint-Cyr. Il Consiglio era stato creato nell'aprile 2024 per riportare l'ordine e indire nuove elezioni. Niente di tutto questo è avvenuto. Il potere è passato ora al primo ministro Alix Didier Fils-Aimé, appoggiato dagli Stati Uniti: difficilmente gli haitiani saranno chiamati a breve a scegliere liberamente il loro governo. (2/4/2026)

 

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato