Latinoamerica-online.it

Messico, la polemica sulle desapariciones

"Tendenzioso e privo di rigore giuridico". Così le autorità messicane hanno definito il rapporto del Comitato delle Nazioni Unite contro la Sparizione Forzata che, afferma il governo di Città del Messico, non ha preso in considerazione "le osservazioni, le analisi e gli aggiornamenti presentati, in base ai quali si dimostra che le argomentazioni non coincidono né con la definizione di sparizione forzata dello stesso Comitato, né con i progresso istituzionali raggiunti dal 2019 e in particolare dal 2025". La reazione si spiega con la decisione del Comitato di sollecitare il segretario generale dell'Onu, Guterres, affinché porti con urgenza il problema davanti all'Assemblea Generale, dal momento che "indizi ben fondati" dimostrerebbero che desapariciones forzadas come crimini di lesa umanità si sono commesse e continuano a commettersi nel paese.

Il Comitato afferma comunque di non aver trovato prove di una politica in tal senso a livello di Stato Federale, come azione o come omissione deliberata. Una precisazione importante, perché secondo lo Statuto di Roma per sparizione forzata si intende "la cattura, la detenzione o il sequestro di persone da parte di uno Stato o di una organizzazione politica o con l'autorizzazione, l'appoggio o il consenso tacito di questo, seguito dalla negazione ad ammettere tale privazione della libertà o a dare informazioni sulla sorte o sul recapito di queste persone, nell'intento di mantenerle al di fuori della protezione della legge per un periodo prolungato".

"Ammettendo che non esista tale condizione - si legge sull'editoriale de La Jornada del 3 aprile - quanti pretendono di sottoporre il Messico a una tutela esterna generano il forte sospetto che dietro questa richiesta vi siano intenzioni e interessi che non si azzardano a rendere pubblici. Si mostra inoltre la tendenza, già segnalata dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani dell'Organización de los Estados Americanos, ad operare con l'obiettivo di colpire le amministrazioni progressiste per atti di violenza dello Stato avvenuti nel periodo neoliberista". E in effetti la grande maggioranza delle oltre 130.000 vittime di sparizione forzata, cifra confermata ufficialmente a fine marzo, si concentrano in due periodi: la guerra sucia tra il 1950 e il 1990 e la guerra contro il narco dal 2006 al 2019.

Purtroppo la violenza nel paese, pur essendo diminuita, non è certo cessata con i governi progressisti di López Obrador e ora di Claudia Sheinbaum: i crimini più efferati si concentrano in alcuni Stati come il Michoacán, dove nella notte del primo novembre è stato assassinato il presidente municipale di Uruapan, Carlos Manzo Rodríguez. Come Sinaloa, dove il 27 febbraio il corpo senza vita di Rubí Patricia Gómez Tagle è stato trovato nella sua casa di Mazatlán. All'interno del collettivo Corazones Unidos por una Misma Causa, Rubí si batteva con coraggio per ritrovare il figlio Edgar, scomparso lo scorso anno. O come il Morelos, dove il 26 marzo l'attivista sociale Sandra Rosa Camacho Flores è stata uccisa dai killer nella sua abitazione di Temoac. (4/4/2026)

 

Latinoamerica-online.it

a cura di Nicoletta Manuzzato