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Scudo delle Americhe: l'ultima trovata di Trump Shield of the Americas, Scudo delle Americhe: questa l'iniziativa lanciata da Trump che ha riunito il 7 marzo, nel suo club di golf di Doral (Florida), i capi di Stato e di governo dell'America Latina e dei Caraibi a lui affini per "sradicare i cartelli criminali" che operano nell'emisfero. In realtà un'alleanza con tutti quei leader disposti ad aprire i confini dei propri paesi alle truppe statunitensi con il pretesto di colpire il narcotraffico. "L'unico modo per sconfiggere questi nemici è quello di scatenare il potere dei nostri eserciti: Dobbiamo usare il nostro esercito, voi dovete usare il vostro", ha affermato il magnate. Il terreno di scontro di questa coalizione militare, accolta con applausi dai presenti, sarà naturalmente il territorio latinoamericano. Come ha sintetizzato Natalia Molano, portavoce in lingua spagnola del Dipartimento di Stato, "questa amministrazione ha ristabilito la preminenza degli Stati Uniti nella regione". Una preminenza tutta basata sulla forza e al di fuori di ogni diritto internazionale: oltre all'aggressione al Venezuela con il sequestro di Nicolás Maduro, gli scorsi mesi sono stati contrassegnati dall'affondamento in acque internazionali di più di quaranta imbarcazioni accusate senza alcuna prova di trasportare droga (con la conseguente uccisione di oltre 150 persone) e dall'abbordaggio a una decina di navi cisterna che trasportavano petrolio venezuelano. All'incontro erano presenti i presidenti del Salvador Nayib Bukele, dell'Honduras Nasry Asfura, del Costa Rica Rodrigo Chaves, di Panama José Mulino, della Repubblica Dominicana Luis Abinader, della Guyana Irfaan Alí, dell'Ecuador Daniel Noboa, dell'Argentina Javier Milei, della Bolivia Rodrigo Paz, del Paraguay Santiago Peña, del Cile José Antonio Kast (che prenderà possesso della carica l'11 marzo) e la prima ministra di Trinidad and Tobago Kamla Persad-Bissessar. Nel corso del suo discorso di apertura Trump ha attaccato il Messico (che, al pari di Brasile e Colombia, non era stato invitato al vertice), accusandolo di essere "l'epicentro della violenza" dei narcos. "I cartelli messicani stanno nutrendo e orchestrando molto dello spargimento di sangue e del caos in questo emisfero e il governo degli Stati Uniti farà ciò che è necessario per difendere la nostra sicurezza nazionale e per proteggere la sicurezza del popolo statunitense". Non è certo la prima volta che dalla potenza del Nord arrivano simili minacce: la presidente Sheinbaum si è sempre dichiarata disposta alla cooperazione con gli Usa sul piano dell'informazione, ma rifiutando qualsiasi ipotesi di ingresso di militari stranieri nel paese. (8/3/2026)
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cura di Nicoletta Manuzzato |