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Argentina, di nuovo in piazza contro il governo

Sempre più gente scende in piazza per protestare contro la politica di Mauricio Macri. Il 24 marzo una marea umana ha invaso le strade di Buenos Aires nel Día Nacional de la Memoria por la Verdad y la Justicia, a 42 anni dall'inizio della più sanguinosa dittatura della storia argentina. La manifestazione, che per affluenza ha superato ogni aspettativa, ha dimostrato che il paese non tollererà passi indietro nella lotta contro l'impunità e che respinge con forza la concessione degli arresti domiciliari ai responsabili di violazione dei diritti umani, come il governo ha già iniziato a fare. Forti applausi hanno accolto l'ex funzionario dell'amministrazione di Cristina Fernández, Carlos Zannini, e il dirigente sociale Luis D'Elía, appena liberati dal carcere perché i giudici hanno riconosciuto che la loro detenzione era ingiusta.

L'8 marzo centinaia di migliaia di donne avevano dato vita a un imponente corteo contro la violenza e i femminicidi, ma anche contro le misure di austerità e per l'aborto libero, sicuro e gratuito. E oltre 400.000 persone avevano partecipato il 21 febbraio alla mobilitazione promossa, con uno sforzo unitario, dalle organizzazioni sindacali come reazione alla crisi sociale in atto, all'ondata di licenziamenti, al taglio delle pensioni e all'aumento delle tariffe.

Come tutta risposta l'esecutivo aumenta la repressione contro ogni dissidenza e promuove la violenza istituzionale. La ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich, ha autorizzato le forze di polizia ad agire senza attendere un mandato della magistratura e lo stesso presidente Macri ha ricevuto come un eroe l'agente Luis Chocobar, che ha assassinato con un colpo alla schiena un giovane ladruncolo. Da allora quella che è stata definita "dottrina Chocobar" ha fatto scuola culminando in marzo nell'uccisione di un ragazzino di undici anni, divenuto sospetto perché viaggiava in moto con un amico.

E per la prima volta dalla fine della dittatura le forze armate saranno chiamate a intervenire nei conflitti interni. Il governo ha infatti deciso la costituzione di unità di spiegamento rapido composte da effettivi dell'esercito, della marina e dell'aeronautica e la formazione di una forza operativa congiunta con la statunitense Dea al confine tra Argentina, Paraguay e Brasile per combattere "il narcotraffico e il terrorismo". L'obiettivo ufficiale è la lotta contro il gruppo sciita libanese Hezbollah, ma da tempo organizzazioni sociali e politiche denunciano l'intenzione di Washington di porre sotto controllo la Triple Frontera, ricca di una tra le maggiori riserve d'acqua dolce al mondo. (25/3/2018)

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a cura di Nicoletta Manuzzato