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Argentina, è morta Hebe de Bonafini

"È una tragedia che noi Madri abbiamo trasformato in amore e in lotta". Così Hebe María Pastor de Bonafini sintetizzava il significato della battaglia che aveva condotto, insieme ad altre donne coraggiose, per la verità e la giustizia. La presidente dell'Asociación Madres de Plaza de Mayo è morta il 20 novembre a La Plata. La sua vicenda personale si innesta nel periodo più drammatico della storia argentina, gli anni della dittatura che fece scomparire 30.000 persone, per lo più giovani, colpevoli di sognare un mondo migliore.

La ricerca instancabile di Hebe per conoscere la sorte dei propri cari era iniziata l'8 febbrario del 1977, quando era stato sequestrato il figlio Jorge Omar. "Quel giorno scesi in piazza e non tornai più ad essere quella di prima", raccontava lei stessa. Il 6 dicembre dello stesso anno scompariva anche l'altro figlio, Raúl Alfredo. E il 25 maggio 1978 toccava alla nuora, María Elena Bugnone Cepeda, la moglie di Jorge. Da tranquilla casalinga, Hebe de Bonafini si trasformò in una combattiva militante contro il terrorismo di Stato. E al ritorno della democrazia denunciò le leggi d'impunità e gli indulti concessi ai militari genocidi. Ma divenne anche un simbolo della resistenza al modello neoliberista di disoccupazione e miseria.

Come lei stessa aveva chiesto, le sue ceneri riposeranno per sempre in Plaza de Mayo, da lei percorsa ogni giovedì, insieme alle altre Madri, negli interminabili giri intorno alla Piramide di fronte alla Casa Rosada. "Il giorno della mia morte non dovete piangere - aveva detto in un'intervista - Dovete ballare, cantare, far festa nella Plaza perché ho fatto ciò che volevo, ho detto quello che volevo e ho combattuto contro tutto". (21/11/2022)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato