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Argentina, approvata la legalizzazione dell'aborto

Giornata storica in Argentina: dopo anni di battaglie e di mobilitazione dei movimenti femministi, il Congresso ha approvato la legalizzazione dell'aborto. L'interruzione volontaria della gravidanza esce finalmente dalla clandestinità: sarà consentita fino alla quattordicesima settimana di gestazione e ne sarà garantita la copertura integrale e gratuita nel sistema sanitario. Potranno ricorrervi, senza chiedere alcuna autorizzazione, anche le ragazze a partire dai sedici anni, mentre sotto quella età sarà necessaria l'assistenza di almeno uno dei genitori o del rappresentante legale. E' prevista l'obiezione di coscienza per gli operatori sanitari, ma gli ospedali dove non vi siano medici disposti all'intervento dovranno trovare altre strutture in grado di garantirlo.

Il sì del Senato (la Camera aveva già votato a favore l'11 dicembre) è venuto all'alba del 30 dicembre dopo ore di dibattito ed è stato accolto con emozione dalle tantissime donne che a lungo avevano atteso di fronte al Parlamento e nelle vie adiacenti. Un solo grido si è propagato tra la folla che sventolava i fazzoletti verdi, il colore della campagna: ¡Lo logramos! Delusione si leggeva invece sui volti degli oppositori, anch'essi presenti in piazza con bandiere celesti, croci, rosari, foto di ecografie e un grande feto di cartone.

Già nel 2018 sembrava che l'obiettivo potesse essere raggiunto: una proposta di legalizzazione aveva ricevuto il via libera della Camera, ma era stata poi bocciata dai senatori che avevano ceduto alle forti pressioni dei gruppi religiosi e conservatori. L'anno dopo, sulla scia delle lotte femministe, Alberto Fernández ha ripreso il tema nel suo programma elettorale e, una volta iniziato il mandato, ha inviato al Congresso il testo ora approvato grazie a un consenso trasversale. "Oggi siamo una società che amplia i diritti delle donne e garantisce la salute pubblica", ha commentato il presidente in Twitter. Anche la vicepresidente Cristina Fernández, un tempo contraria, ha dato un importante contributo a questa conquista.

Prima di questa legge, l'interruzione volontaria della gravidanza era permessa solo in caso di stupro o di pericolo per la vita della madre. Negli altri casi le donne erano costrette a ricorrere all'aborto clandestino, rischiando il carcere o addirittura la vita: dal 1983, anno del ritorno della democrazia, oltre tremila sono state le vittime di interventi realizzati in condizioni proibitive. Un destino riservato alle donne più povere: per chi poteva permetterselo non mancavano le cliniche private pronte a offrire sicurezza e segretezza.

La vittoria argentina costituisce un importante passo avanti nella regione. Attualmente, tra i paesi latinoamericani, solo Cuba e Uruguay garantiscono la libera determinazione delle donne. In Messico l'interruzione volontaria della gravidanza è consentita a Città del Messico e nello Stato di Oaxaca, mentre nel resto del territorio nazionale è perseguita penalmente. (30/12/2020)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato