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Argentina, repressione e attacchi giudiziari

Con metodi repressivi che non si vedevano dalle tragiche giornale del 2001 il presidente Macri sta rispondendo alle proteste contro la sua politica neoliberista. Il 13 dicembre i manifestanti che cercavano di raggiungere il Congresso, dove si stava dibattendo la riforma della previdenza, sono stati fermati da violente cariche, cani, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Nei giorni successivi il copione si è ripetuto con decine di feriti e di arrestati, in una città militarizzata che ricordava gli anni della dittatura; anche giornalisti e parlamentari sono stati malmenati. Il provvedimento è stato approvato solo all'alba del 19 dicembre. Ore di intensi cacerolazos hanno dato voce alla rivolta della maggioranza della popolazione contro questa legge che taglia pesantemente pensioni e sussidi per invalidi e persone disagiate, in un paese dove già si registrano oltre tredici milioni e mezzo di poveri. E dove latifondisti, compagnie minerarie e grandi imprenditori si sono invece visti ridurre le tasse.

Uscito rafforzato dalla vittoria dell'alleanza Cambiemos alle elezioni legislative del 22 ottobre, nella capitale e in dodici province tra cui quella di Buenos Aires, il governo è deciso a portare a fondo il suo attacco alle conquiste sociali degli ultimi anni. Il modello è quello collaudato nei territori mapuche, dove il primo agosto Santiago Maldonado era scomparso nel quadro di una brutale repressione della Gendarmería. Il corpo di Santiago è stato rinvenuto il 17 ottobre vicino alla sponda del Río Chubut. L'autopsia, che ha confermato la morte per annegamento, non ha sciolto tutti i dubbi, anche perché il luogo del ritrovamento era stato più volte controllato nelle settimane precedenti. E il 25 novembre, nella provincia di Río Negro, è stato assassinato dalle forze di sicurezza il giovane mapuche Rafael Nahuel. Se Benetton è il principale latifondista del Chubut, con appezzamenti che si estendono per quasi un milione di ettari, nella provincia di Río Negro domina il britannico Joe Lewis, molto amico di Mauricio Macri.

Nel frattempo la vicenda della scomparsa il 15 novembre - e del probabile affondamento - del sottomarino ARA San Juan, con 44 persone a bordo, ha rivelato la presenza di navi statunitensi in acque argentine senza il permesso del Congresso. Un elemento ancora più inquietante se si considera che Buenos Aires sta negoziando con Washington l'installazione di basi militari nella Tierra del Fuego. In settembre il governo era riuscito a ottenere dal Senato l'approvazione all'ingresso nel paese di truppe straniere per esercitazioni congiunte. L'iniziativa era stata poi bloccata alla Camera da un progetto di legge, presentato dal blocco kirchnerista, volto a proibire manovre militari straniere su territorio nazionale.

Accanto alla repressione delle proteste continua l'offensiva giudiziaria contro gli esponenti del precedente governo e in particolare contro Cristina Fernández, leader della nuova formazione Unidad Ciudadana. Il giudice federale Claudio Bonadío ha chiesto l'arresto dell'ex presidente per alto tradimento, in merito alla presunta copertura dei funzionari iraniani indicati da Cia e Mossad come i responsabili dell'attentato del 1994 contro l'Asociación Mutual Israelita Argentina. L'accusa si riferisce all'accordo tra Buenos Aires e Teheran (accordo approvato dal Congresso e mai entrato in vigore), che avrebbe permesso agli inquirenti argentini di procedere all'interrogatorio dei sospettati in Iran. Cristina gode dell'immunità, essendo stata recentemente eletta senatrice: la richiesta di arresto dovrà dunque passare attraverso un voto parlamentare.

A fine ottobre veniva archiviata la denuncia contro Macri per arricchimento illecito, patteggiamenti incompatibili con la funzione pubblica e falsificazione di dichiarazione giurata e ai primi di novembre l'ex vicepresidente Amado Boudou era arrestato per "associazione illegale". Quasi contemporaneamente la procuratrice generale Alejandra Gils Carbó, osteggiata fin dall'inizio dal capo dello Stato per la sua indipendenza, era costretta a dimettersi e veniva sospeso il giudice Luis Arias, che aveva avuto l'ardire nel 2016 di frenare l'aumento spropositato delle bollette elettriche nella provincia di Buenos Aires. (20/12/2017)

In archivio 2017 altre notizie sull'Argentina:

Il primo desaparecido dell'era Macri (25/8/2017)

Uccisa testimone contro i repressori (20/5/2017)

La protesta scende in piazza (7/4/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato