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Argentina, uccisa testimone contro i repressori

E' stata trovata morta il 19 maggio nella sua casa di Cˇrdoba, con segni di colpi in testa e un cavo attorno al collo. La polizia parla di omicidio a scopo di rapina, ma l'ipotesi appare poco probabile, anche perchÚ l'abitazione era in perfetto ordine. Elsa Marta Sosa era stata testimone e parte civile in diversi processi per violazione dei diritti umani nella provincia di Mendoza. Era la moglie di Aldo Fagetti, desaparecido nel febbraio 1976 durante il mandato di Isabelita Perˇn, dopo essere stato sequestrato da una pattuglia di agenti e militari.

Dopo anni di lotta Elsa Sosa aveva ottenuto nel 2007 che il giudice Acosta chiedesse alla Spagna l'estradizione di Isabelita (richiesta poi respinta da Madrid). Elsa non Ŕ la prima a pagare con la vita la battaglia per la giustizia: la sua vicenda ricorda quella di Silvia Suppo, assassinata a pugnalate in pieno giorno nel 2010. Sequestrata durante la dittatura, al ritorno della democrazia Silvia aveva denunciato le torture subite e la scomparsa del suo compagno, Reinaldo Hammeter, e la sua testimonianza era stata fondamentale nei processi contro i repressori della provincia di Santa Fe. Nel 2006 era sparito Julio Lˇpez, testimone chiave contro l'ex commissario Etchecolatz: della sua sorte non si Ŕ mai saputo nulla.

Questo nuovo crimine avviene in un momento in cui i responsabili del terrorismo di Stato rialzano la testa, sostenuti da un clima a loro favorevole. Alle dichiarazioni negazioniste di esponenti del governo si aggiungono infatti le sollecitazioni della Chiesa cattolica per una riconciliazione tra i familiari delle vittime e quelle dei militari autori di tante atrocitÓ. E agli inizi di maggio Ŕ arrivata la sentenza della Corte Suprema de Justicia, che ha concesso a un ex repressore il beneficio del 2x1 grazie al quale, a partire dal secondo anno di detenzione, i giorni passati in prigione in attesa di giudizio valgono il doppio. Sostenendo che tale beneficio Ŕ applicabile anche per i casi di violazione dei diritti umani, il massimo tribunale ha aperto la strada alla possibilitÓ per molti condannati di ottenere la libertÓ. La sentenza Ŕ firmata da tre dei cinque giudici della Corte: due di questi erano stati designati proprio dal presidente Macri. "E' abominevole. Il governo intende cancellarci", Ŕ stato il commento della presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo, Estela Barnes de Carlotto.

La decisione ha suscitato le reazioni indignate non solo dei partiti politici dell'opposizione, ma di gran parte del paese. Il 10 maggio centinaia di migliaia di persone hanno riempito Plaza de Mayo per esprimere il proprio sdegno e riaffermare la determinazione a non tornare indietro in materia di diritti umani. Moltissimi portavano al collo un fazzoletto bianco, in segno di solidarietÓ con le Madres, e quando lo hanno agitato in aria la piazza Ŕ stata attraversata da un'enorme onda bianca. Poco prima il Senato aveva detto sý all'unanimitÓ alla legge, giÓ approvata dalla Camera, che esclude dal 2x1 gli autori di crimini di lesa umanitÓ. (20/5/2017)

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La protesta scende in piazza (7/4/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato