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Argentina, il Senato boccia la legalizzazione dell'aborto

All'alba del 9 agosto, dopo quasi 17 ore di discussione, i senatori hanno respinto con 38 voti contro 31 (e due astensioni) la legalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza, che in giugno aveva ricevuto il sì dei deputati. Una sconfitta per milioni di donne che in questi mesi si erano mobilitate. Tantissime sono rimaste a manifestare fino all'ultimo di fronte alla sede del Senato, nonostante il freddo e la pioggia incessante. La proposta di legge stabiliva il diritto all'aborto libero e gratuito negli ospedali pubblici fino alla quattordicesima settimana di gestazione. La sua bocciatura, negando alle donne il controllo del proprio corpo, lascia come unica risorsa l'aborto clandestino. E questo si traduce, per quante non possono permettersi di pagare un intervento in condizioni di sicurezza, nel ricorso a pratiche pericolose e spesso mortali (secondo alcuni calcoli, si praticano ogni anno nel paese tra i 370.000 e i 522.000 aborti clandestini).

Ma la ola verde, come è stata chiamata dal colore scelto dal movimento, ha perso una battaglia, non la guerra. La campagna nazionale continuerà nonostante le pressioni dei settori più conservatori e degli esponenti religiosi. La stessa ex presidente e ora senatrice Cristina Fernández, un tempo contraria, ha affermato di aver cambiato idea vedendo "le migliaia di ragazze che sono scese in piazza a protestare". La lotta di questi mesi ha riproposto all'attenzione nazionale un tema che non sarà più possibile eludere.

Scrive Mariana Carbajal su Página/12 all'indomani del voto del Senato: "Abbiamo vinto. Alle menti antiquate si è imposta una gioventù piena di fervore che ha incontrato nel fazzoletto verde un simbolo di uguaglianza. Abbiamo vinto i fondamentalismi, perché è risultato evidente e al centro del dibattito il sostegno del culto cattolico da parte dello Stato e la pretesa della gerarchia ecclesiastica di influire sulle politiche pubbliche sanitarie ed educative. Già si vendono nelle strade i fazzoletti arancioni, bandiere della separazione tra Chiesa e Stato. Abbiamo vinto, perché gli argomenti basati su credenze religiose hanno mostrato le menzogne di quanti si oppongono ai diritti. Abbiamo vinto, perché l'aborto ha smesso di essere un tabù, è uscito dal segreto ed è stato depenalizzato a livello sociale". (9/8/2018)

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"No alla militarizzazione dell'Argentina" (27/7/2018)

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a cura di Nicoletta Manuzzato