Latinoamerica-online.it

Bolivia, neutralizzato il tentativo di golpe

È durato meno di mezza giornata il tentativo di golpe del 26 giugno, portato avanti da alcune unità dell'esercito guidate dal generale Juan José Zúñiga. Blindati militari occupavano Plaza Murillo, a La Paz, e uno abbatteva la porta del Palacio Quemado, la sede del governo dove il presidente Arce era riunito con i suoi ministri, permettendo ad alcuni insorti di fare irruzione all'interno. Zúñiga, parlando con i giornalisti presenti, spiegava l'intenzione di liberare tutti i "prigionieri politici", compresi i golpisti Jeanine Añez e Luis Fernando Camacho. Nel frattempo, all'esterno, le persone che si erano radunate in difesa della democrazia venivano accolte dal lancio di gas lacrimogeni e anche da colpi d'arma da fuoco.

Arce affrontava il generale ribelle intimandogli di far rientrare i soldati nelle caserme e faceva appello ai boliviani a mobilitarsi contro il colpo di Stato. La Central Obrera Boliviana proclamava lo sciopero generale, mentre la presidente pro tempore della Celac, l'honduregna Xiomara Castro, convocava immediatamente i membri della Comunità a condannare quanto stata avvenendo. Dopo alcune ore di tensione Arce nominava i nuovi comandanti delle forze armate (José Sánchez per l'esercito, Gerardo Zabala per l'aviazione e Renán Guardia per la marina), che prestavano giuramento, mentre le truppe protagoniste della sommossa si ritiravano e Zúñiga veniva arrestato. Quest'ultimo, prima di essere portato in carcere, cercava di coinvolgere il capo dello Stato nell'accaduto, sostenendo di aver ricevuto da lui l'ordine di far uscire i blindati dalle caserme "per aumentare la sua popolarità".

In serata il governo ha reso noto che il generale arrestato ha confessato di non aver potuto portare a termine i suoi obiettivi perché non erano giunti in tempo i rinforzi attesi. Come è stato poi confermato, nel tentativo di colpo di Stato (che ha provocato quattordici feriti) erano implicati i vertici delle tre armi, oltre a militari a riposo e personale civile. Il comandante della polizia, pur convocato a far parte del piano, si era invece rifiutato. Ventuno le persone finora arrestate.

Il presidente Arce ha affermato di aver contattato, nel corso della crisi, Evo Morales: "Possiamo avere divergenze, la principale è che noi crediamo che lo strumento politico appartenga alle organizzazioni sociali e non a una persona in particolare, è una grande differenza che abbiamo con il compagno Evo; con tutto questo, quando abbiamo visto che stava per avvenire un golpe ho dato istruzione che mi mettessero in contatto con il compagno Evo e l'ho avvertito di quello che stava accadendo affinché prendesse le sue precauzioni, perché era chiaro che venivano per me, ma mi era chiaro che poi sarebbero andati alla ricerca di Morales. Per questo come compagno, perché alla fine questo siamo, l'ho chiamato per metterlo sull'avviso". La controversia tra i due esponenti del Movimiento al Socialismo aveva avuto un inasprimento agli inizi di maggio, quando le organizzazioni che appoggiano Arce avevano tenuto un congresso a El Alto designando il dirigente Grover García nuovo presidente del Mas. Secondo l'autorità elettorale, però, tale designazione non risponde allo statuto del movimento, per cui è necessrio procedere a un nuovo congresso unitario (cosa finora non avvenuta).

Al di là dei dubbi sollevati sul golpe da settori contrari ad Arce, è facile individuare chi aveva interesse a un "cambiamento di regime" a La Paz. La Bolivia fa parte, insieme ad Argentina e Cile, del cosiddetto "triangolo del litio", che secondo alcune stime vanta il 53% delle riserve mondiali di questo metallo. A preoccupare gli Stati Uniti, oltre al possibile ingresso del paese nei Brics, sono i contratti recentemente firmati dall'esecutivo boliviano, per lo sfruttamento del litio, con il consorzio cinese CBC (Catl, Brunp & Cmoc) e con le compagnie Citic Guoan, anch'essa cinese, e Uranium One Group, della corporazione russa Rosatom. Non stupisce dunque che il 24 giugno la ministra degli Esteri di La Paz, Celinda Sosa Lunda, abbia convocato l'incaricata d'affari statunitense, Debra Hevia, per lamentarsi di "dichiarazioni e azioni" realizzate da parte del personale dell'ambasciata e considerate "intromissioni negli affari interni del paese". In particolare la rappresentanza diplomatica ha fomentato le proteste di trasportatori e commercianti per la mancanza di dollari e la penuria di combustibile. E sicuramente, tra gli strumenti di destabilizzazione, figura anche l'esasperazione della lotta intestina all'interno del Mas, con accuse come quella di Zúñiga relative all'autogolpe. Questa ipotesi, ripresa dall'ala evista, è stata scartata da Alvaro García Linera (vicepresidente durante il mandato di Morales), che ha ricordato come "lotte intestine ci fanno dimenticare i nemici maggiori. Che come ieri rialzano la testa". Senza contare che, il giorno prima del tentato colpo di Stato, Zúñiga era stato destituito proprio da Arce. (28/6/2024)

Articolo precedente sulla Bolivia: Evo Morales non potrà ricandidarsi

 

Latinoamerica-online.it

a cura di Nicoletta Manuzzato