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Cile, gli indipendenti in maggioranza nella Costituente

Con una Costituente in cui sono rappresentati in modo paritario uomini e donne, i cileni si preparano a seppellire definitivamente l'eredità di Pinochet. La composizione della Convención Constituyente uscita dalle urne del 15 e 16 maggio riflette una schiacciante sconfitta della destra, che pensava di essersi garantita una sorta di "potere di veto" imponendo la regola dei due terzi per l'approvazione degli articoli della nuova Carta Magna. Contando di ottenere il 35-40 per cento dei voti, era certa di poter impedire qualsiasi reale cambiamento del sistema. Ma gli elettori hanno deciso diversamente e l'alleanza Vamos por Chile, espressione della maggioranza attualmente al governo, ha dovuto accontentarsi di 37 seggi su 155.

A dominare la Convención saranno i 48 candidati che si erano presentati come indipendenti: ambientalisti, esponenti dei movimenti sociali, femministe, giornalisti, avvocati. A questi vanno aggiunti i 28 costituenti eletti per la sinistra, riunita nella lista Apruebo Dignidad (Revolución Democrática, Partido Comunista, Convergencia Social, Federación Regionalista Verde Social, Comunes, Igualdad). Deludente il risultato della Lista del Apruebo, l'alleanza comprendente tra gli altri il Partido Socialista, la Democracia Cristiana, il Ppd, che ha ottenuto 25 seggi. Una conferma della sfiducia dell'elettorato nei confronti di quel centrosinistra che, quando è stato al governo, non ha saputo fare i conti con il lascito dittatoriale. 17 seggi infine sono stati assegnati alle comunità native, che finora non godevano di alcuna forma di riconoscimento. L'affluenza è stata inferiore rispetto al referendum del 25 ottobre: solo il 43% degli aventi diritto si è recato alle urne.

Nella stessa tornata elettorale i cileni erano chiamati a scegliere sindaci, consiglieri comunali e, per la prima volta, i governatori delle sedici regioni amministrative in cui è diviso il paese. Finora esisteva la carica di intendente, di nomina presidenziale e con autonomia limitata. Anche questo voto ha riservato delle sorprese: i tre governatori eletti al primo turno (per gli altri si dovrà attendere il ballottaggio del 13 giugno) appartengono tutti all'opposizione: Rodrigo Mundaca Cabrera (Frente Amplio) nella regione di Valparaíso, Jorge Mauricio Flies (indipendente) in quella di Magallanes, Andreas Macias Palma (Ps) ad Aysén. E per quanto riguarda il voto comunale, a Santiago la comunista e femminista Irací Hassler Jacob ha sconfitto il sindaco uscente Felipe Alessandri, nipote dell'ex presidente conservatore Jorge Alessandri; a Valparaíso è stato rieletto l'indipendente Jorge Sharp Fajardo, dal 2006 uno dei protagonisti delle mobilitazioni studentesche.

La sconfitta nelle urne si aggiunge per il governo a quella subita a fine aprile in seguito alla bocciatura, da parte del Tribunal Constitucional, del suo ricorso contro la riforma che autorizzava il ritiro fino al 10% dei fondi privati versati per la pensione. La legge era stata promossa dall'opposizione e approvata dal Congresso per aiutare gli strati in difficoltà di fronte alla pesante crisi economica prodotta dalla pandemia. Il tentativo di bloccare il ritiro era stato accolto da proteste, barricate, cacerolazos, scontri con i carabineros ed è stato pagato a caro prezzo dal capo dello Stato, che ha visto crollare la sua popolarità al 9%. "In pratica è la fine del governo di Piñera - ha commentato la deputata del Partido Humanista Pamela Jiles - Il presidente potrà continuare non so per quanto tempo alla Moneda, ma resterà a vegetare". (18/5/2021)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato