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Cile, oltre un milione di persone in piazza contro il governo

Erano oltre un milione le persone in piazza a Santiago il 25 ottobre, in quella che č subito apparsa come la pių grande manifestazione della storia cilena. E' stata questa la risposta alla sanguinosa repressione con cui il presidente Piņera ha cercato di soffocare la mobilitazione popolare in corso dal 18 ottobre. Il bilancio č tragico: decine di morti e alcune centinaia di feriti. La decisione delle autoritā di dichiarare l'estado de emergencia e di chiamare l'esercito a riportare l'ordine ha mostrato l'intransigenza di un governo che si rifiuta di ascoltare le ragioni dei suoi concittadini. Per la prima volta dal ritorno della democrazia i militari sono tornati a pattugliare le strade e a controllare i punti nevralgici della capitale, dove č stato decretato il coprifuoco (poi esteso a gran parte del paese). Migliaia gli arrestati, mentre crescono le desapariciones e le denunce di torture e di abusi sessuali nei confronti delle persone detenute.

Intervistato dal Financial Times, Sebastián Piņera aveva recentemente definito il Cile "una vera oasi in questa America Latina in preda ad agitazioni". La realtā si č incaricata di smentirlo clamorosamente: č bastato l'annuncio dell'ennesimo rincaro del biglietto della giā carissima metropolitana di Santiago. La protesta, inizialmente limitata al costo dei trasporti e che vedeva studenti e studentesse come principali protagonisti, si č ben presto trasformata in rivolta contro un sistema economico che - secondo uno studio della Banca Mondiale - fa del Cile insieme al Ruanda uno dei dieci paesi pių disuguali al mondo. E questa disuguaglianza č rafforzata da una Costituzione che nelle sue grandi linee č ancora quella imposta da Pinochet.

Le mobilitazioni e i cacerolazos si sono intensificati coinvolgendo ampi strati di popolazione e il ritiro dell'aumento del biglietto non č servito a riportare la calma. Non sono mancati incendi, atti di vandalismo e saccheggi che fanno pensare all'opera di provocatori. Piņera, sull'esempio del suo collega ecuadoriano Lenín Moreno, ha attribuito ogni responsabilitā all'influenza del castro-madurismo e in modo irresponsabile ha dichiarato: "Siamo in guerra contro un nemico potente e implacabile". In pratica una giustificazione a qualsiasi violenza dei soldati contro manifestanti disarmati. Che hanno comunque mostrato di essere pronti a sfidare il coprifuoco e di non essere disposti a lasciare la piazza.

In discussione č il perfetto modello neoliberista impiantato dalla dittatura, che i governi del periodo democratico non hanno modificato. L’acqua, la sanitā, l’istruzione, la sicurezza sociale: tutto č privatizzato e per avere accesso a questi beni fondamentali le famiglie sono costrette a indebitarsi pesantemente. Dopo la prima reazione minacciosa, Piņera ha cercato di correre ai ripari convocando una riunione di tutti i partiti politici. Tra le schiere dell'opposizione poche sono state perō le adesioni: Frente Amplio, socialisti e comunisti hanno declinato l'invito. E il pacchetto di misure annunciato dal presidente č stato considerato dai dimostranti solo un palliativo. (26/10/2019)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato