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Ecuador, le ragioni della sconfitta di Arauz

Contrariamente alle indicazioni dei sondaggi, l'11 aprile il banchiere Guillermo Lasso ha vinto le presidenziali in Ecuador. Per colmare il divario che lo separava dall'avversario Andrés Arauz, ottenendo oltre il 52% dei consensi, ha potuto contare su parte dei suffragi che nel primo turno erano andati al candidato del partito Pachakutik, Yaku Pérez, e a Xavier Hervas, di Izquierda Democrática. Un risultato della feroce campagna anticorreista portata avanti da tutti i principali media e della politica di persecuzione e di lawfare con cui il governo di Lenín Moreno ha cercato di cancellare ogni eredità del suo predecessore.

Dopo il voto del 7 febbraio Pérez ha insistito su presunti brogli che gli avrebbero impedito di passare al ballottaggio, chiedendo l'annullamento del primo turno e arrivando a sollecitare l'intervento delle forze armate. E si è fatto portavoce delle accuse di finanziamento da parte della guerriglia colombiana dell'Eln ad Arauz, una fake news costruita dalla destra internazionale contro l'esponente correista. Fallito il tentativo di rientrare in gioco, Pérez è riuscito a ottenere che la Conaie, la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador, prendesse posizione a favore del "voto nullo ideologico".

Per la sconfitta di Arauz è stato dunque determinante il mancato appoggio di una parte delle comunità originarie, cadute nella trappola di un indigenismo creato a Washington. Come scrive lo scrittore e saggista uruguayano Jorge Majfud, gli Stati Uniti hanno scoperto il potenziale politico del movimento indigeno e hanno cominciato a sovvenzionarlo con generose donazioni "attraverso fondazioni come la National Endowment for Democracy e l'Usaid, che ha operato nel paese con un bilancio annuale di quasi quaranta milioni di dollari (...) Il bilancio della Cia e della Nsa è asceso a decine di migliaia di milioni di dollari all'anno, simile al pil di uno o due paesi centroamericani. (...) Ora in Ecuador sono anche benefattori del 'giornalismo indipendente' e di gruppi come la Fondazione Q’ellkaj che, con il proposito di 'rafforzare la gioventù indigena e le sue capacità imprenditoriali', si è trasformata in una ferrea avversaria del governo di Rafael Correa. Nel 2005 un gruppo composto da Norman Bailey (agente della Cia e consulente di diverse compagnie internazionali come la Mobil International Oil) fondò la Corporazione Imprenditoriale Indigena dell'Ecuador (Ceie). Una ricerca di Eva Golinger rivelerà che quattro dei cinque fondatori del gruppo indigenista d'opposizione, Ceie, hanno collegamenti diretti con il governo degli Stati Uniti: Angel Medina, Fernando Navarro, Raúl Gangotena e Lourdes Tibán".

"Pachakutik è legato alla destra, i dirigenti continuano ad appoggiare la destra", ha dichiarato recentemente il presidente della Conaie, Jaime Vargas, che alla vigilia del ballottaggio ha invitato a votare per Arauz (e per tale ragione è stato estromesso dal partito). La denuncia di Vargas è condivisa da Leonidas Iza, tra i più noti dirigenti della Confederazione. E' così venuta allo scoperto la frattura in seno al movimento indigeno, già evidenziata all'atto della scelta di Pérez come candidato: sia Vargas che Iza sostengono che tale decisione non venne presa dalle comunità rappresentate nella Conaie, ma solo dai coordinatori di Pachakutik. Che scelsero un personaggio dall'ambiguo ecologismo, vicino alle posizioni dell'élite finanziaria e allineato a Washington in politica estera.

La vittoria di Lasso prefigura un approfondimento della svolta neoliberista nel paese, già intrapresa da Moreno dopo il tradimento del programma con cui era stato eletto. E a spianare la strada si preannuncia la privatizzazione del Banco Central, un progetto che potrebbe concretizzarsi ancor prima del passaggio dei poteri il 24 maggio. (13/4/2021)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato