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Ecuador, vittoria (parziale) di Moreno

Il referendum del 4 febbraio, con la vittoria del Sì a tutte le domande, costituisce un indubbio trionfo per il governo Moreno. In particolare l'approvazione dell'emendamento alla Costituzione che cancella la rielezione indefinita, permettendo alle cariche elettive una sola possibilità di concorrere a un nuovo mandato, preclude all'ex presidente Rafael Correa la possibilità di ricandidarsi nel 2021.

Altro quesito fondamentale riguardava la ristrutturazione del Consejo de Participación Ciudadana y Control Social, un organo creato da Correa con la funzione di designare le autorità di controllo, compresi i membri della Corte Costituzionale. Ora quest'organo sarà gestito in via transitoria da un nuovo Consejo, che verrà nominato dall'Asamblea Nacional all'interno di una rosa di candidati indicati dall'esecutivo, e che dovrà valutare (e potrà rimuovere) tutti i funzionari legati alla precedente amministrazione. Quanto all'abrogazione della Ley de Plusvalía, che colpiva la speculazione su beni immobili e terreni, è un chiaro regalo alle destre e in particolare al settore della costruzione.

In tal modo il plebiscito, voluto da Lenín Moreno e convocato senza attendere l'approvazione della Corte Costituzionale, segna una svolta nella politica del paese. La battaglia tra le due anime di Alianza País aveva già portato a una scissione: l'ala correista aveva destituito Moreno dalla presidenza di Ap, ma la decisione era stata invalidata dalle autorità elettorali. Questo aveva spinto Correa e i suoi sostenitori ad abbandonare il partito, per dar vita a una nuova organizzazione, il Movimiento Revolución Ciudadana. "Potranno tenersi il nome, le sedi, gli schedari di Ap, ma le idee, il popolo, la Rivoluzione e il futuro sono con noi", aveva commentato l'ex presidente attraverso Twitter.

Se Moreno esce vincitore dal voto del 4 febbraio, molti commentatori mettono comunque in risalto i limiti di tale vittoria. Già in precedenza il movimento correista aveva affermato che si sarebbe confermato come forza politica se il No avesse ottenuto oltre il 30% dei suffragi. Tale percentuale è stata superata in cinque delle sette domande, e in particolare si aggira sul 36% nelle tre su cui Correa aveva fatto campagna: la proibizione della rielezione indefinita, la ristrutturazione del Consejo de Participación Ciudadana e l'abolizione della Ley de Plusvalía. Lo ha sottolineato lo stesso Correa dopo aver conosciuto i risultati: "Tutto lo spettro politico, dall'estrema destra all'estrema sinistra, con l'appoggio 24 ore al giorno tutti i giorni dei grandi mezzi di comunicazione, contro un solo movimento che ha ottenuto il 36% dei voti, sai che base politica significa? Naturalmente sarei stato felice di vincere, ma sapevamo che era quasi impossibile, perché avevamo meno di un mese per la campagna, non avevamo risorse, eravamo stretti da un assedio mediatico, insomma sono risultati straordinari".

"Per ora c'è una maggioranza non correista in Ecuador. E' un cambiamento significativo in confronto a quello che fu elettoralmente questo paese fino a poco tempo fa - scrive l'economista Alfredo Serrano Mancilla, direttore del Celag - Detto ciò, tuttavia, anche la seguente conclusione è evidente: Correa e la Revolución Ciudadana sono più vivi che morti. Se l'obiettivo era far sì che il correismo scomparisse lentamente dopo i primi mesi di governo di Lenín Moreno, chiaramente questo obiettivo non è stato per nulla raggiunto. La consultazione ha constatato un fatto innegabile: ci sarà correismo a lungo. Un 36% ha appoggiato Correa in un contesto in cui aveva contro tutto, cioè il 28,8% del totale dei votanti del paese. Un valore molto vicino a quello che Lenín aveva ottenuto al primo turno, con l'appoggio anche di Rafael Correa: 28,99%. Cioè Correa, con tutto contro, ottiene ora quasi la stessa percentuale raggiunta da Lenín un anno fa, ma con tutto a favore". Senza contare, sottolinea Serrano Mancilla, che Lenín Moreno e Alianza País non possono dirsi detentori del risultato del Sì, ottenuto riunendo l'intero arco oppositore. Il presidente "non ha una propria forza elettorale per guidare questo progetto politico. L'opposizione ormai lo sa". E presto gli presenterà il conto. (6/2/2018)

In archivio 2017 altre notizie sull'Ecuador:

La svolta di Lenín Moreno (15/12/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato