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Ecuador, Lenín Moreno è il nuovo presidente

Lenín Moreno, candidato di Alianza País, è il nuovo presidente dell'Ecuador. Il 2 aprile ha sconfitto al secondo turno, con il 51 per cento dei consensi, le proposte neoliberiste dell'ex banchiere Guillermo Lasso, della coalizione di destra Creo-Suma. "Alla fine del mio mandato voglio poter dire che è stata sradicata la denutrizione infantile, l'estrema miseria, la corruzione e la mancanza di imprenditoria giovanile", ha dichiarato il vincitore, che ha poi ringraziato Rafael Correa "per essere stato il leader con il quale il popolo ecuadoriano ha recuperato fiducia e orgoglio nazionale".

La vittoria è stata proclamata ufficialmente dalle autorità del Consejo Nacional Electoral e la regolarità delle consultazioni è stata confermata dagli osservatori internazionali dell'Unasur, dell'Oea e dell'Unión Interamericana de Organismos Electorales. Nonostante questo, Lasso continua a non riconoscere il risultato e a denunciare presunti brogli, invitando i suoi sostenitori a scendere in piazza. Ma i suoi appelli cadono sempre più nel vuoto: dopo i primi momenti di mobilitazione, la situazione a Quito è tornata sostanzialmente tranquilla.

Vicepresidente di Rafael Correa dal 2007 al 2013, Moreno è molto noto a livello internazionale per la sua lotta a favore delle persone con handicap (lui stesso ha perso l'uso delle gambe dopo essere stato colpito dal proiettile di un malvivente): su questo tema è stato a lungo inviato speciale del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. Per un soffio non aveva vinto al primo turno, il 19 febbraio. Aveva staccato Lasso di oltre dieci punti percentuali, ma non aveva raggiunto il 40% necessario per essere eletto alla massima carica, fermandosi al 39,35%. L'esito del ballottaggio non era scontato perché Lasso poteva contare sul sostegno di Cynthia Viteri del Partido Social Cristiano, giunta terza con il 16%, che aveva invitato i suoi elettori ad appoggiare la candidatura del miliardario. Quanto al socialdemocratico Paco Moncayo, quarto con il 6,7%, non aveva dato indicazioni di voto.

Gli ecuadoriani hanno comunque voluto garantire la continuità della politica di Correa, premiando le realizzazioni dell'ultimo decennio: la diminuzione della povertà e la riduzione drastica delle disuguaglianze, le decine di migliaia di anziani che godono di una pensione da cui in precedenza erano esclusi e di bambini che hanno potuto abbandonare il lavoro e incominciare ad andare a scuola, la costruzione di nuovi ospedali e nuove scuole, le opere pubbliche che hanno trasformato il paese: strade, ponti, gallerie, aeroporti.

Guillermo Lasso è stato tra i responsabili e tra i grandi beneficiati della crisi del 1999, che mise sul lastrico centinaia di migliaia di persone e portò il paese ad abbandonare la moneta nazionale per il dollaro: in quell'anno era infatti ministro dell'Economia e dell'Energia del governo Mahuad. In seguito fu ambasciatore itinerante sotto Lucio Gutiérrez, il presidente eletto con un discorso progressista e che poi portò avanti una politica di totale allineamento a Washington e venne cacciato da una rivolta popolare.

Il 19 febbraio gli elettori erano stati chiamati anche a rinnovare l'Asamblea Nacional, in cui Alianza País ha conquistato 74 seggi su 137, e a pronunciarsi in un referendum sul divieto di esercitare cariche pubbliche a chi detenga fondi nei cosiddetti paradisi fiscali. La vittoria del sì con il 54,9% dei voti segna un importante passo avanti nella lotta per una maggiore trasparenza della politica. Come ha sottolineato Alex Cobham, della ong Tax Justice Network, questo provvedimento "dà a una società un livello di protezione contro l'utilizzo di giurisdizioni segrete da parte delle élites e dei politici. E aiuta a fondare l'idea che l'uso del segreto finanziario sia una forma di corruzione che dobbiamo eliminare". Proprio l'Ecuador, presidente pro tempore del G77 più Cina (il gruppo delle Nazioni Unite che riunisce i paesi in via di sviluppo), sta attualmente promuovendo la creazione di un organismo sovranazionale per eliminare i paradisi fiscali. (4/4/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato