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El Salvador, il Fmln perde le elezioni legislative

A più di una settimana dalle elezioni del 4 marzo i risultati non sono ancora definitivi, ma una cosa è certa: il partito di estrema destra Arena, Alianza Republicana Nacionalista, pur perdendo circa 80.000 voti rispetto alle consultazioni del 2015, si afferma come la maggiore forza parlamentare e insieme alle altre formazioni conservatrici, Partido de Concertación Nacional e Partido Demócrata Cristiano, potrà contare sulla maggioranza degli 84 deputati nazionali. Il voto, considerato un importante test in previsione delle presidenziali che si terranno il prossimo anno, si è svolto in un clima di sostanziale calma, ma anche di scarso interesse: si sono recati alle urne poco più del 30% degli aventi diritto (l'affluenza è scesa del 18% rispetto al 2015) e moltissimi sono stati i voti nulli.

Il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional  soffre una vera e propria emorragia di suffragi: più di 360.000. Alla presidenza dal 2009 prima con l'indipendente Mauricio Funes, poi con l'ex comandante guerrigliero Salvador Sánchez Cerén, paga la difficoltà di governare senza una solida maggioranza, per cui ha dovuto talvolta negoziare l'appoggio del partito di centrodestra Gana, Gran Alianza por la Unidad Nacional. Senza contare che l'oligarchia detiene ancora il potere nei posti chiave dell'apparato statale e ha in mano i principali mezzi di comunicazione.

Il Salvador in questi anni ha compiuto innegabili passi avanti, soprattutto nei campi della sanità e dell'istruzione e ha registrato una diminuzione dell'insicurezza grazie alla lotta contro le maras, le bande criminali. Ma con una serie di sentenze "politiche" la magistratura, annullando importanti decisioni dell'esecutivo, ha ostacolato una vera trasformazione. Tra le riforme in attesa, una legge tributaria progressiva che mitighi le enormi disuguaglianze; una depenalizzazione dell'aborto almeno nei casi di rischio per la vita della madre, stupro o malformazione del feto; l'abrogazione definitiva della legge di amnistia del 1993 che, pur essendo stata dichiarata incostituzionale due anni fa, impedisce tuttora la condanna di quanti si resero responsabili di violazione dei diritti umani durante il lungo conflitto civile.

Il 4 marzo gli elettori erano chiamati a rinnovare non solo la composizione dell'Assemblea Legislativa, ma anche le amministrazioni di 262 municipi. La vittoria di Arena si è estesa al governo della capitale: il nuovo sindaco sarà Ernesto Muyshondt (sospettato di legami con la criminalità organizzata), che si è imposto sulla candidata del Fmln, Jackeline Rivera.

Proprio in questi giorni il Vaticano ha annunciato la prossima santificazione dell'arcivescovo Romero, ucciso nel 1980 per ordine del fondatore di Arena, Roberto D'Aubuisson. Il 12 marzo alcune migliaia di persone hanno ricordato a El Paisnal, località a pochi chilometri da San Salvador, il 41° anniversario dell'assassinio del sacerdote gesuita Rutilio Grande, amico e collaboratore di Romero, per mano di membri della Guardia Nacional. Questo crimine originò un profondo cambiamento in Romero, che da allora cominciò quella forte denuncia dell'ingiustizia sociale che lo porterà a essere lui stesso vittima degli squadroni della morte. (12/3/2018)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato